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Natale2009_MessaDiMezzanotte-Giovanni_Nicolini-20091225.mp3

Data: 25/12/2009

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Questo penso e chiedo anche per ciascuno di noi questa sera nella nascita di questo bambino. Chiedo appunto che sia questo bambino che nasce, come dicevo all'inizio della liturgia, è per noi e a ciascuno di noi. Perché qui di fatto si gioca proprio il senso profondo del nostro rapporto con il Vangelo e di quella che noi chiamiamo la fede. Perché troppo facilmente siamo portati a pensare che bisogna credere in cose molto lontane da noi, molto lontane dal nostro comune modo di pensare, di ragionare, di vivere, cose straordinarie, altissime, alle quali ci avvicineremo con timidezza e anche con perplessità. Ma il cammino del Vangelo è esattamente l'opposto. Non si tratta di pensare a cose lontane, ma si tratta di accorgersi di cose vicine. Non si tratta di considerare vicende troppo grandi per noi, ma semmai correre il rischio che la vicenda di Dio sia troppo piccola perché noi ce ne accorgiamo. Perché come voi sapete, cari fratelli e care sorelle, l'itinerario del nostro incontro con Dio, come tante volte qui cerchiamo di ricordare, non avviene perché noi staccandoci dalla nostra povera storia ci dirigiamo verso i cieli. Ma proprio per il cammino contrario, perché Dio abbandona i suoi cieli, rinuncia alla sua lontananza inafferrabile e scende verso di noi. E questa sera noi facciamo festa a Dio che finalmente diventa un bambino. E questo, vedete, è prezioso, non solamente perché ci consente di non dover fare pensieri troppo difficili e itinerari pericolosi per chi soffre di vertigini, andare in alto, sempre più in alto. E neanche occorre mettersi nello scetticismo, diciamo, che magari appartiene alla nostra epoca e alla cultura o sottocultura nella quale viviamo, per dire ma sono fiabe, sono fiabe. L'invito molto semplice di questa sera è quello per il quale ognuno di noi deve guardare semplicemente alla sua vita, alla sua persona. Ci guardiamo anche tutti insieme, certamente, ma grande sarà la ricchezza, il bene che verrà a noi da questa serata, se ognuno guarderà dentro di sé. E' un bambino che verrà a noi da questa sera, rifletterà sulla sua storia, sulla condizione del suo animo, sulle vicende della sua vita, sulle ultime cose accadute. Perché il bambino è lì, il bambino va cercato lì. Per cui, vedi, devi chiederti questo, ma che cosa è nato? E devi cercare questo bambino. E' molto piccolo, eh. Appunto dicevamo cos'è la nascita di un bambino. E' niente. Però è tutto. Perché? Perché dentro questo avvenimento incomincia nella tua storia la storia di Dio. E incomincia la possibilità per te di uno sguardo nuovo. Perché la fede, vedete, non è provare a fare la fatica con i nostri poveri occhi e la nostra povera testa di fissarci su luci abbaglianti. La fede è il dono di uno sguardo. La fede è il regalo che Dio ci fa del suo sguardo. E' la possibilità di vedere le cose come lui le vede. E quindi, certo, come vede Dio, come vede i bambini, come vede le mamme, come vede la morte, come vede le feste, come vede la guerra. Tutto. Come vede lui. E quindi la fede è un occhio nuovo, penetrante, che ci consente di guardare dentro nella nostra storia. Per scoprire che cosa? Che è una storia amata da Dio. Che noi siamo amati da Dio. Non lo sapevamo, non lo pensavamo neanche molto importante per la verità. E se avevamo qualche idea della fede in Dio, pensavamo sì di dovercelo meritare, di doverci comportare bene. Ogni giorno i giornali sono pieni delle cose che si possono fare e di quelle che non si possono fare. Il telefono più volte suona in casa per dire, ma lei che cosa ne dice questa cosa, la chiesa, cosa dice, cosa fa? Ma non è questo. E questo non è il mistero della nostra vita. Il mistero della nostra vita è precisamente la risposta a questa domanda. Che cosa sta succedendo? Che cosa ti accade? Che cosa ci accade? Ecco. E allora, se assumiamo questo sguardo, vedete, allora dicevo, siamo qui questa sera per prendere atto che ci è nato un bambino. Mi è capitato qualche volta che qualche mio amico carissimo, che si considera fuori dalla fede, venisse tutto svalordito a dirmi quello che io vi sto dicendo adesso. Lo sai Giovanni, mi è nato un bambino. E' nato un bambino. Ma io capivo però che dentro alla nascita di questo bambino per lui c'era una specie di scoperchiarsi di qualche cosa, di svelarsi. E' come se tutto cambiasse per lui perché è nato quel bambino. Capita, no? Anche nelle cose umane, insomma. Perché è nato quel bambino, quella vita è tutta cambiata. Ecco. Allora, questo è il viaggio del Vangelo. Il Vangelo è sempre esterno a noi, se lo guardiamo come cosa capitata ad altri, o forse dei principi molto importanti di pensiero o di comportamento, ma sì, noi siamo sempre poi più uguali. Invece no. Il Vangelo è l'accostarsi affettuoso del Signore a te e pian piano sussurrare all'intimo del tuo cuore la bellezza della tua vita amata da Lui. Per cui, vedete, il senso della vita cristiana è quello di essere esperti della salvezza. Esperti della salvezza. Ci sono degli esperti della salvezza anche nel memoria del Vangelo che ci possono aiutare perché pensavo oggi, sì, io dirò questa cosa stasera. Avevo fatto desiderio di dirla. Ma poi pensavo, però ci sarà qualcuno che dirà, ma io però non trovo nessun bambino stasera che è nato nella mia vita. Non trovo una vita nuova che è nata dentro di me, accanto a me. Non trovo questo fuoco acceso nella notte, io non riesco a vederlo. E può essere anche che qualcuno di noi stasera non riesca a vedere. Io spero di no. Però avete sentito, ci sono dei personaggi importanti del quadro dell'Evangelo di questa notte, che sono quei pastori, quei pastori che la notte vegliano e vegliano sul loro greggio. E' bellissimo perché, vedete, c'è qualcuno che veglia su di noi. Nella grande storia della salvezza, e questo ruolo riconosciuto dai padri della Chiesa Antica anche, l'hanno avuto e in un certo modo l'hanno ancora i nostri padri ebrei. Perché hanno vegliato nella notte della storia, sapendo che si sarebbe liberato per tutto il mondo una luce nuova. E loro l'hanno custodito nell'umiltà dell'essere il popolo più piccolo della terra, dei poveri pastori, viandanti nel deserto, gli ultimi dei popoli. Ma loro aveva parlato Dio, e hanno custodito nella notte della storia la speranza per noi. Questo capita anche, certamente anche a voi. Per tanti aspetti, molti di voi, lo so bene, sono questi pastori della notte, e accanto ai loro figli, ai loro fratelli, ai loro amici, che sono in un travaglio che tende a non scoprire luce, e a essere una notte che, invece di essere interrotta da una luce, sembra diventare sempre più fonda. Voi che cosa fate? Vegliate sulla loro notte. E' bellissimo questo. E' bellissimo. Perché certe volte ci sono dei tempi lunghi per questa illuminazione della vita. Però voi, a cui la vita è stata illuminata, voi che avete con sorpresa scoperto la nascita della fede dentro di voi, come la nascita di una presenza, no? Come la nascita appunto di uno sguardo nuovo e buono su di voi. Voi che avete scoperto che non si può più andare avanti a vivere da soli, perché c'è una mano ormai che ci ha preso per mano e che ci conduce. Voi che avete scoperto che non si può più andare avanti con il rigore delle leggi e quindi delle colpe e delle pene e delle condanne, non si può più andare avanti così, perché la storia del mondo non si può risolvere in questo modo. Voi avete scoperto, invece, la meraviglia di un amore che vi ama al di là e comprendendo tutte le nostre minorità, tutte le nostre ferite, tutte le nostre soste. Dice San Paolo, scrivendo al suo fratello Tito, di essere venuto a conoscenza insieme a lui e a un gruppetto di altre persone, che sono i cristiani, un piccolo gruppo di persone, che è stato donato, è stato fatto un regalo per la salvezza di tutta l'umanità. Non crediate mai che ci sia una umanità condannata, non credetelo mai. Questo bambino che nasce questa notte e che in un breve itinerario arriverà alla piccolezza ancora più grande della sua croce è la salvezza di tutta l'umanità. E per quanto noi possiamo mettere avanti il male, la protesta del male, la preoccupazione del male, l'angoscia e il pianto del male, vedete, il bambino che è nato questa sera è la rassicurazione che c'è un amore più grande di ogni male, capace di avvolgere tutto. Tra l'altro di questo, voi siete esperti, no? Voi siete tutti esperti, perché tutti voi avete sperimentato anche la durezza e la violenza del male, ma quando questo è stato celebrato in una persona affidata al vostro amore, voi rapidamente l'avete chiuso nel mantello del vostro amore, quella persona ferita e sbagliata, e l'avete saltata. Noi siamo partecipi di questo. E perché siamo partecipi di questo? Appunto perché il Vangelo è venuto dentro di noi, ha visitato la nostra vita. Questa sera noi celebriamo il nascere di questo. È nato una volta sola, ma no, eravamo anche l'anno scorso, come questa sera, qui in questa assemblea, a festeggiare questa nascita. E quante volte il Signore è nato, no? Tanto per dire, insomma, in questi giorni mi è capitato che, mentre andavo pensando a queste cose, mi trovavo molto sperduto, no, in questo grande ospedale della città, e dicevo, ma io però non so che fare qua, che posso fare? E mi sentivo piccolissimo. E quindi, per la mia consueta vanità, e la mia consueta ambizione, mi sono sentito un po' come quel bambino. E io che posso fare? Ah, niente. Sono venuto qua, avrei il compito di essere un segno, posso essere semplicemente un piccolo segno dell'amore di Dio. Ma poi mi sono reso conto di un'altra cosa, e cioè che tutte le persone che incontravo, sia le persone ammalate nei loro letti, sia le persone che stavano vicino a curarle, sia quelle che incontravo sui viali dell'ospedale, tutti mi facevano dei regali, chi un sorriso, chi un saluto, chi una sorpresa, come mai sei qui? E quindi me ne tornavo a casa, in queste sere, all'ospedale, pieno di regali. E mi sentivo come quel bambino, che cosa può fare un bambino? Niente, niente proprio. È il segno supremo della debolezza. E veniva riempito di regali. E capivo che ancora una volta, quindi, il Signore, per me, a me, era nato. Per questo ve lo dico, per dire che in tanti modi, eh, nasce questo bambino. Certe volte è proprio un bambino che nasce, eh, che è una cosa meravigliosa. Ma in ogni caso è sempre lo spuntare di un germoglio, l'accendersi di una luce, come dice il profeta. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto improvvisamente una grande luce. Allora io ti chiedo, caro fratello e cara sorella, proviamo questa sera, proviamo ciascuno di noi, prova anche tu in questo momento. Ti prego, prova a riflettere bene, a ripercorrere questa storia che non hai forse ancora considerato in tutta la sua ineffabile bellezza. Consentimi di invitarti a guardare nella tua storia molto luminosa, di cui forse non hai scoperto ancora l'ultima luce. Forse è anche una certa devianza di educazione, di cultura, che ha reso più abituato a considerare le cose che non vanno bene. Prova questa sera, in nome di Dio e nella potenza della nascita di questo bambino a considerare quel bellissimo che c'è dentro di te, che è nato dentro di te. Cosa che non si può né comprare né meritare e per fortuna neanche rubare, può essere solo accolta come un regalo sorprendente. Te lo ricordi adesso, un regalo sorprendente che hai ricevuto? L'hai lasciato soppire troppo a lungo dentro di te. Non ne hai fatto il principio che secondo Paolo ci dovrebbe condurre a una vita mite, prudente, delicata, affettiva, preziosa. Perché quando si è ricevuto un gran regalo, il gran problema di un gran regalo che cos'è? Tenerlo bene. Tenerlo bene e lasciarlo fiorire, farlo fiorire. Allora, la nostra vita non è per andare a conquistare un premio se ce la caviamo, a stare dentro alla gara di tante leggi che sono troppo difficili per noi. La nostra vita è un'altra. La nostra vita è la preziosità, la custodia di questo regalo che Dio ha fatto nascere dentro di te. Allora, il bambino diventa molto importante, capisci? Non è quel figlio di Dio che è nato a Bethlehem tanti secoli fa. Vabbè, poi c'è tutta una dottrina e io la prendo e dico non bisogna fare così, non bisogna fare così. Tutte cose sacrosante. Ma invece, in realtà, è qualche cosa di più tua che permette di dirvi, di più nostri. Io spero molto che questa assemblea di fratelli e di sorelle, fatta di piccoli, di poveri, di peccatori, noi siamo gente da niente, siamo gente da niente. Possiamo appunto diventare, come vi dicevo, quegli esperti della salvezza. E' vero? Quei pastori che vegliano nella notte. Così, andando a casa o domani ritornando con suetudini e vero, normali, diciamo, della tua vita, tu possa, in qualche modo anche tu, essere uno scopritore del bene più che un accusatore del male. Cosa serve? Indicare continuamente il male. Questa accusa, perché questo è sbagliato, questo è sbagliato, questo è sbagliato. Che cosa risolve? Non aiuta neanche chi il male lo sta facendo. Cosa vuoi fargli? Paura dell'inferno? Non c'è più nessuno che ha paura dell'inferno. E invece gli devi far vedere una cosa meravigliosa. E cioè che tutto quello che gli succede è la possibilità per lui di uscire dall'inferno, della sua solitudine, delle sue paure, dai suoi problemi di coscienza, dal sentirsi accusato. Puoi venire fuori. Ecco, esperti di salvezza. E chi sono gli esperti di salvezza? Quelli che non sbagliano mai. Assolutamente no. Come farebbero essere esperti di salvezza se non avessero mai sbagliato? Non avrebbero mai avuto bisogno della salvezza. Perché noi siamo esperti di salvezza? Perché siamo della povera gente. Perché siamo dei peccatori. Perché siamo persone fragili, come tutti. Qualche volta mi sembra più degli altri. Più degli altri. certo. E allora ancora più forte, più profonda, è questa esperienza della nascita di una luce e dell'improvviso bagliore di una notte illuminata. Io lo so bene che cos'è. Io lo so bene. Io so bene che cosa voglia dire. Quando all'improvviso nasce qualche cosa e tu te lo trovi dentro e dici, beh, e questo che cos'è? Da dove viene? Da quale concatenazione di ragionamenti o da quali conseguenzialità della mia vita? Niente, niente. no, no, è proprio un regalo di sorpresa grande. Il Vangelo è la sorpresa di Dio nella tua vita. E quindi, certo, è anche gioia. Eh, certamente. Avete sentito più volte questa sera dire la parola gioia. Eh, si capisce. Ci sono tante fatiche, tante preoccupazioni, tante angosce. Però, abbiamo l'obbligo grande di una liturgia della gioia. e questa liturgia della gioia, capite, bisogna scommetterla in tutti i modi. È vero? Beh, è capitata una cosa difficile, insomma, in questi giorni, appunto, ho dovuto telefonare così, in mezzo alla notte che un papà e una mamma, un gioco, che inspiegabilmente non si prevedeva, ma erano arrivati due o tre angeli nella notte che avevano preso i loro bambini. e adesso, e ci ho impiegato un'ora da decidere di fare questa telefonata. E non è stata semplice. E però, poi, al mattino, e loro mi hanno ritelefonato. E io, non me lo aspettavo, evidentemente, perché temevo, anzi. E loro mi hanno detto, bene, adesso vediamoci a parlare degli angeli. E ci siamo visti a parlare degli angeli. Perché dappertutto, eh, dappertutto c'è. Questa luce c'è proprio dappertutto. Questo ve l'ho detto per dirvi che la scommessa è alta, non voglio sfuggire dal fatto che la vita è molto difficile, molto complessa, talvolta è irrimediabilmente dolorosa, certamente. E noi siamo anche persone probabilmente, posso dire, forse molto fortunate, no? Rispetto a tante altre. Ebbene, però, la scommessa di Dio è assoluta, è assoluta. Questo bambino può e deve poter nascere dappertutto. Dappertutto. Non c'è un posto dove si debba dire che è impossibile, che non c'è niente da fare, che la notte è impenetrabile, non può essere. Dice, ma come faccio? L'impresa è troppo grande, sai? Quel mio fratello lì proprio... E no, no, no, no, coraggio, coraggio. Ecco, l'essere esperti della speranza e della salvezza vuol dire questo. Non cedere mai. Lo farai con la tua preghiera, con le tue lacrime, con le tue carenze. Lo farai con la pazienza perché dice che si sta lì e si aspetta la grande speranza. E certo. Così. Così. allora, il regalo di questa notte trasformalo in un grande grembo di vita. In una grande capacità di generare questa luce intorno a te. Non perché tu hai delle capacità straordinarie, ma semplicemente per quello che hai ricevuto. Hai presente in questi giorni passati, no? Abbiamo ripercorso tutto il cammino che ha portato fino a questa notte. E ci siamo accorti anche di che cosa era successo quando a Nazare un angelo era entrato nella casa di una giovane donna. E lei, dopo quel colloquio mirabile, drammatico e sublime, subito si è alzata e è andata a comunicarla a un altro. Ecco. la nostra vita è chiamata ad essere questa umile comunicazione di quello che abbiamo ricevuto. Abbiamo una grande responsabilità per intorno. Tutto il bene che Dio ha fatto per noi, tutta la sua presenza, che sono diventate memoria preziosa della nostra vita. Quindi la nostra storia della salvezza personale è la nostra responsabilità. Ti guardi intorno e dici però forse qualcuno sta aspettando qualche cosa. E' proprio questo. E vedete, in questo spazio e in questa collocazione non è che tu debba essere una brava persona. No. No. Non è che devi essere un giusto. Non è che devi funzionare. La cosa bellissima è che così come sei Dio ti ha amato. Ti ama e ti ha fatto il regalo. Così come sei. senza condizioni. La fede nessuno la può meritare. E quando succede che nasce qualche cosa dentro uno è solo stupito. Anzi, sapete no che cosa succede? Che finché non avviene questo regalino uno pensa che deve essere una persona poi come tutte le altre di mettere a posto i conti della vita. Quando invece ti viene fatto quel regalo lì scopre improvvisamente tutta la sua povertà, la sua miseria, la sua inadeguatezza. e tutto cresce. Bene. Io chiedo per ciascuno di voi per me prima di tutto che sono il più augurato ma poi anche per tutti voi e per chi anche fosse qui così forse sentendosi un po' spettatore incredulo vorrei dirgli beh così come sei guarda dentro di te e troverai la perla. grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti.