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VDomenicaDiPasqua-omelia-Giovanni_Nicolini-20130428.mp3

Data: 28/04/2013

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Io mi sono molto collegato in questi giorni al testo del Vangelo, ma facendomi molto prendere per mano da queste parole dell'Apocalisse che descrivono la pienezza dei tempi, la fine di tutto, come una grande celebrazione nuziale. Dio è la sua sposa e la sua sposa è l'umanità. Grande nozze tra Dio e l'umanità. La fine di tutto è questa. È una infinita potenza d'amore che raccoglie tutti. Lei scende, stendente, adorna e la celebrazione delle nozze è una tenda dove il Signore e l'umanità stanno insieme. È la loro tenda nuziale. Ecco la tenda di Dio con gli uomini, egli abiterà con loro, essi saranno, notate, suoi popoli, ed egli sarà il Dio con loro e il loro Dio. Ecco, tutti i popoli. Mercoledì mattina viene qui il Vescovo Elio per le cresime. Gli comunicheremo che tra i cresimandi uno è figlio dei genitori entrambi di fede islamica. Ma tra i fritti qui, conosciute persone, hanno pensato che per i loro figli desideravano questa strada. E' popoli. E' popoli. Leggeriti. E' più diversi. Quelli che si stupiranno perché lui dirà, ho avuto fame, mi avete dato da mangiare, gli diranno, ma quando mai ti abbiamo visto? Tutte le volte che l'avete fatto a uno di questi più piccoli dei miei fratelli, l'avete fatto a me. Una tenda dove ci saranno tutti, perché in questa tenda ancora dice, asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. Non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate. E dice, ecco, io faccio nuove tutte le cose. La grande perenne novità è l'amore. E' l'amore che per trovare se stesso non si separa dalle contraddizioni e dalle fatiche, ma anzi entra dentro. In questo senso è impressionante il viaggio di Gesù. E' andato a prendere per mano tutte le infernità, tutte le paure, tutti gli esili, tutte le lacrime, tutti i peccati. E' andato a prendere per mano tutti, tutti. E questo è molto importante, perché l'amore è così potente e trepotente, che esige che non ci sia però una linea di separazione, per dire che si arriva fin qui e dopo di là non si può. Non c'è nessuna vicenda, nessuna trafissione, nessuna violenza, che impedisca il nascere dell'amore. Sempre, sempre. Dentro alla guerra, dentro al campo di concentramento nazista, nel carcere della doccia, nel luogo che in questo momento affolle il vostro cuore, come un luogo di angoscia e di lavoro e di dolore. Non c'è luogo dove non possa germogliare l'amore. Addirittura molte volte, per molte esperienze umane, l'amore è fiorito nel deserto e nell'abisso. Vita. Vita che germoglia dalla morte. Là dove si direbbe, basta, più niente. Oppure in toni più severi, si direbbe, questo è proprio proibito. Ebbene, anche, dov'è proibito? Fiorisce. Ed è per questo che Paolo, proseguendo il viaggio di Gesù in mezzo alla povertà della storia, è vero, prende la nave e gira per tutto il Mediterraneo, no? Per portare l'amore di Dio. Di lui si cita, dicevano, dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni. Che cosa sono le tribolazioni? Sono la tribolazione della croce, dicono i testi apostolici. E cioè tutte quelle fatiche della storia che lui è venuto a tutte ad assumere, con una specie di sfida e di scommessa, per dire che anche l'itero può venire il bene dappertutto. Bisogna mettere completamente da parte un certo tipo di giudizio che perde immensità di possibilità di bene perché scarta a priori. Questo è fuori. È proprio la cosa più anticristiana che si possa pensare. Perché invece la potenza buona del Signore può essere dappertutto. Ogni lacrima, ogni dolore. E quindi tutte le tribolazioni vengono tutte assimilate alla tribolazione della croce, alla grande tribolazione. Ho ricordato quell'altro testo dell'Apocalisse che abbiamo già incontrato, che parla di persone che sono con questo abito bianco e dice, ma chi sono queste qui? Dice, sono quelli che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'agnello. E l'abito è bianco perché è stato immerso nel sangue dell'agnello. E questa potenza di bene, più forte di tutto, perché tutti abbiano un posto nella tenda di Dio. E quindi lui chiede solamente questo. Bisogna che assolutamente vi vogliate bene. E qui mi permetto di fare qualche piccola precisazione, a partire da una precisazione che è molto forte e che può sembrare un po' strana e anche incomprensibile. Perché la parola di Gesù comincia così. Ora il figlio dell'uomo è stato glorificato e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà. Cos'è se glorificare? Cos'è se glorificare? È parlare bene. È parlare bene di te. È illuminarti. Il figlio e il padre che si vogliono bene fanno così. E il padre dice, hai visto che bellezza è mio figlio? E il figlio dice, hai visto che buono è mio padre? E sono illuminatori l'uno dell'altro perché si vogliono bene e ognuno è proteso nell'altro per illuminarlo. Come proprio capita a te che ami illuminare i tuoi figli perché risplenda quella bellezza e quella bontà che tu intimamente conosci e vuoi che risplenda. E quindi chi ama illumina l'altro. E il suo piacere, la sua gioia è la bellezza e la bontà dell'altro. Perché chi ama vede sempre la bellezza, vede sempre la bontà, vede sempre il riscatto e la speranza. Perché ha un occhio penetrante, è l'occhio dell'amore. Ti assicuro che c'è del buono. E quindi questo lui ci chiede. A partire quindi però dalle relazioni più dirette, le più immediate. Il padre e il figlio, certo. L'uomo e la donna. Bisognerebbe risalire fin dal principio nel racconto biblico, no? Proprio nel testo della creazione della donna, un testo assolutamente fondamentale. Perché vede creare la donna. Perché siccome ha fatto l'uomo a sue immagini e somiglianza, non può non crearlo nella relazione d'amore. Perché solo nella relazione d'amore tu sei quello che sei. Non è solitudine l'amore, è comunione. Ed allora tutto è così, tutto è così, tutto è sempre comunione. Certe volte una comunione che costa sangue, che costa latrine. Questa relazione d'amore è inevitabilmente una esposizione radicale a una diversità. Perché l'altro non è quello che sei tu. Non ha quello che hai tu. E il rischio è quello di opprimere, soffocare la relazione con un possesso. E' vero, è di assimilazione, di equiparazione. E quindi di dominio. Invece il vero amore è la comunione delle diversità. E' le sforzi alla diversità. Che è la diversità fisica, psicologica, ma di pensiero, di cultura, di razza, di nazione, di storia. E' per questo che è una continua sfida e quindi è un continuo cammino. Al punto che c'è un piccolo problema grammaticale, anche nel testo di oggi. Perché a un certo punto dice Gesù, vi do un comandamento nuovo, due punti. E vi amiate gli uni gli altri. Propriamente però il testo, in modo un po' strano, dice, vi do un comandamento nuovo affinché vi amiate gli uni gli altri. Non è semplicemente l'esecuzione di una cosa. L'amore è sempre un affinché, perché è sempre ulteriore, è sempre altro. È condizione dell'amore, la sua crescita. O è una dinamica d'amore, altrimenti non è più amore. Se resta semplicemente scritto nel registro parochiale, non è più amore. Se è un contratto antico, non è amore. E' meglio piuttosto che sia pianto, che sia crisi, che sia perplessità, che sia dubbio. Ma non può non accompagnarci continuamente. Domenica di grande affinzione, sapete, per me. Perché? Devo continuamente andarmi a confessare, perché non sono capace di voler bene. E quindi sono continuamente rigettato dietro al muro della mia banalità, della mia mediocrità. E continuamente ho bisogno che qualcuno mi aiuti a buttar giù il muro. Perché io non voglio, però, rimanermi prigioniero. E in un modo o nell'altro, anche per te, che invece hai una strada veramente buona e mese, diversa dalla mia. Anche per te, però, è un continuo andare. E quindi è sempre risurrezione, capisci? Siccome c'è stata Pasqua, adesso bisogna amare. Perché non è sopportabile consegnare qualcuno qualcosa alla morte per dire che è finita. È impossibile questo. Bisogna che ci sia risurrezione. E la risurrezione, capisci? Comincia così. Perché noi siamo capaci di far risorgere dai morti? Perché, per grazia di Dio, non ci fermiamo davanti a nessuna situazione. Voglio venirci anch'io. Voglio venire anch'io. E se tu piangi, io voglio piangere con te. Come sono contento di far testa con te. E se sei nella solitudine, unisco la tua solitudine alla mia. E non siamo più da soli. E se tu non hai pane, io voglio venire a spezzare il mio pane con te. E questo è il mistero nuovo. E questa è la caratteristica. Perché fra l'altro, notate, c'è persino una nota laica delle parole di Gesù. Perché dice, da questo tutti sapranno che siete miei discepoli. Se avete amore gli uni per gli altri. Non scherzo questo, eh. Perché si dice annuncio qua, un insolà. Ma come si fa a capire che cosa vuol dire? Bisogna che qualcuno si voglia bene. Allora si comincia a capire. Gesù l'ho cominciato a capire così. Quella cosa che vi ho raccontato di quando mio papà è tornato dalla guerra. Io praticamente non ricordavo di averlo mai visto. E bambino, vedevo il papà e la mamma che si abbracciavano e si baciavano. E piangevano e sorridevano. Allora lì, lì, è cominciato a venirmi dentro nel cuore il mistero dell'amore. La contemplazione dell'amore. La potenza convincente dell'amore. Sì, è il segno. Capite come c'è tutto da fare la strada. È tutto da fare. Capite come la nostra storia, sia la nostra storia personale che quella collettiva, sia la storia del passato come anche la più recente, è purtroppo segnata dal fatto di giustificare separazioni, divisioni, scomuniche, guerre, crociate, violenze. Siamo arrivati a giustificare la pena di morte. A dire le ragioni per cui anche una guerra può essere giusta. Eh, ma sì e sembrano. Eppure se non si veglia a manco, eh sì. Tant'è che c'è un piccolo consiglio che mi sembra le scritture mi chiedono di darvi, non perché io lo seguo, sono inaventiente. Però fate attenzione. Prima di dire una parola, prima di compiere un gesto, riflettete un istante, un istante solo, e chiedetemi. Lo faccio perché gli voglio bene? Perché gli voglio bene gli parlo? Oppure perché gli voglio bene preferisco il silenzio? Perché gli voglio bene compio questo gesto? Perché gli voglio bene... No, non lo compio. Perché è difficile dire che cosa è buono e che cosa è cattivo. Non si può capire solamente da questa finalità. Ed è per questo che capite che voi tutti gli altri precepti restano. È vero. Non rubare. Certo. Non dire bugia. Certo. Onorare. Certo. Perché? Per amare. Perché altrimenti potresti onorare l'idolo, uccidere il fratello. È vero? Allora ci ha dato, vedete, questa chiarezza del cammino, questa luminosità, che anche nella nostra piccola vita, nella modesta liturgia della nostra esistenza, possiamo però celebrare in grande, in grande, in grande. Possiamo avere il coraggio di dire, sì, che questo lo dico perché ti amo. E questo lo faccio perché ti amo. E che se anche me ne vado è perché ti amo. Devi poterlo dire. E lo puoi a te stesso, no? Ma poi basta certe volte un sorriso, una fugace carezza. Ma tu, dentro di te, lo stai già celebrando, come la grande liturgia dell'amore. Questa è Pasqua. Questa è Pasqua. Accenavo all'inizio al fatto che, detto da Giovanni l'Evangelista, che Dio è amore, qualcuno ha cominciato ad avere l'audacia di dire e dunque l'amore è Dio. Penso che vada bene. Penso che sia così. Persino il vecchio San Tommaso, un po' ateo forse, però, insomma, l'ha detto anche lui, che se uno ama, vi ricordate, che se uno ama chiunque lui sia, in quel momento agisce in Dio e come Dio. Appunto perché Dio è amore. E quindi l'amore, in qualunque modo, si colga e si ponga, se è amore. E' da Dio. Questo costringerebbe a molte revisioni, a molte cose condannate a priori, a molte cose vissute tranquillamente, ma andrebbero forse verificate. ringraziamo il Signore per questa domenica della delicatezza, della gentilezza, della prudenza, della sapienza, del bisogno di essere presi per mano, del bisogno che tu mi aiuti, del bisogno che tu mi cordoni, del bisogno che tu mi conceda di avere un piccolo spazio davanti, per poter dire, essere e fare quello che fino ad oggi non sono stato capace di dire e di fare. Buona Pasqua concedimi un piccolo passo ancora. E' questa la Pasqua. E' la possibilità di dire Buona Pasqua a tutti, al credente, al non credente, al fratello di altra fede, a colui che, bisogna dirselo, in realtà potrebbe essere anche nemico. Gesù questa cosa la sa. E quindi lui non sposa direttamente una teoria della non violenza, ma dice ama il tuo nemico. E' diverso. Non è che tu sia così a posto, così a posto, e che la nostra storia è così a posto, no, perché certe volte può darsi che nasca mio malgrado un muro fra me e te e non riusciamo a capirci e non riusciamo a parlarci. Però io ti voglio amare e chiedo a Dio di abbattere il muro di separazione, perché possiamo essere i due una cosa sola in lui. E quindi amiamo anche i nemici, anche amiamo tutto quello che diventasse nemico. Anche la nostra malattia, anche la nostra poca intelligenza, anche il nostro cattivo carattere, bisogna riconciliarci. Quante persone ci hanno voluto bene proprio perché siamo dei poveretti. C'è spazio per tutti e c'è spazio per tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti.