Lorenzo dice che mi tiene d'occhio, se detto così. Quello che mi dispiace è che però in questa settimana torna via, quindi va bene anche essere sorvegliati. Ma volevo un momentino anche dirvi che per me questa è una domenica molto importante che ogni tanto ricorre perché 36 anni fa, come oggi circa, ero appena arrivato in questa piccola parrocchia di Campania dove non mi hanno fatto parroco perché giustamente l'arcivescovo di allora non si fidava di me e però è successo che appunto avendo saputo che non c'era un vescovo che mi accompagnava, venne ad accompagnarci, accompagnarmi Don Giuseppe Dossetti che era il mio padre spirituale che per me fu una gran festa, molto più che se c'era il Papa. E in quella domenica appunto c'erano queste scritture che abbiamo ascoltato e in questa settimana mi sono continuamente stupito perché tutte le volte che si sono ritornato sopra non solo non ricordavo che pochissimo di quello che potevo aver detto 36 anni fa ma soprattutto mi impressionava come tutto mi apparisse nuovo e pieno ancora di domande, di aperture, di pensieri da ereditare così con stupore e quindi una grande cosa. Tra l'altro appunto mi sono portato dietro anche questo testo che è l'Antico Testamento in greco perché quando Martino me l'ha un po' aggiustato poi mi ha messo in copertina dietro la carta trasparente appunto una fotografia di quel giorno proprio di quei 36 anni fa dove c'è appunto Don Giuseppe insieme alla mia mamma e per me è un'immagine importante perché appunto il rapporto con la parola del Signore è un rapporto di generazione, siccome generati nel Vangelo è un rapporto di generazione, siccome generati è un rapporto di generazione del nostro battesimo siamo stati generati come figli di Dio e poi però certo è il Vangelo, è la parola del Signore che continuamente ci genera e ci rigenera alla vita nuova fino a quello che è l'avvenimento culminante della parola che è questa grande memoria della Pasqua che anche questa mattina ci riunisce insieme, la Messa, il cuore della nostra fede perché tutta la parola di Dio è tutto un grande, immenso annuncio della Pasqua di Gesù e quindi della vittoria sul male e sulla morte e quindi sulla vita nuova alla quale veniamo generati e incessantemente rigenerati dal potenza e dallo splendore di questa parola. è una fotografia molto bella che potete però vedere, sono un po' leggero. Ma io stamattina volevo poi però di tutta questa faccenda perché è una parola ricchissima anche oggi, un po' confidarvi insomma il mio pensiero che è anche una mia speranza ed è una mia preoccupazione e provo a farlo attraverso alcune conservazioni, in particolare riferite a due persone, a Isaia che è il protagonista della memoria della prima lettura che è stata proclamata e Simone Pietro il pescatore del brano del Mangelo. Li voglio ricordare perché tutte e due queste persone entrano in una grande esperienza, in una grande consapevolezza della loro condizione di essere dei poveri peccatori. La vicenda di Isaia si svolge in un luogo solenne e supremo della fede dei padri ebrei, nel tempio di Gerusalemme. Una mattina lui va al tempio, ma quella mattina diversa da tutte le altre, è vero, fa sì che lui nel tempio del Signore veda la gloria di Dio, veda la bellezza e la luce di Dio. Quindi abbia un'esperienza fortissima del suo fulgore, come se Dio, che si vuole a lui comunicare in tutta la sua luce. Isaia resta come colpito da questo perché questa luce del Signore gli fa percepire tutta la condizione povera, misera della sua vita, che lui interpreta dicendo io sono un uomo dalle labbra impure e vivo in mezzo a un popolo dalle labbra impure. Come facciamo noi, è vero, a sopportare la vicinanza di questa luce, di questa gloria, di questa bellezza. E appunto il testo di questa mattina racconta che un angelo si stacca dalla gloria di Dio, prende una molla, quelle del caminetto, no? E prende una brace dal fuoco e l'appoggia sulle labbra di Isaia. E viene accompagnato questo gesto con delle parole che dicono che appunto questo fuoco divino purifica le labbra di Isaia e che adesso non deve più temere. Le labbra sono una parte importante del corpo, no? Perché le labbra sono quelle che mettono in comunicazione quello che c'è dentro di noi con quello che c'è, ci circonda e vive intorno a noi. È vero. Allora lui avvertiva il dramma di queste labbra impure e quindi incapaci di una parola di luce e invece questo atto di Dio fa sì che lui possa finalmente, è vero, esprimere tutto quello che Dio gli mette dentro. Fino al punto che Dio pone una domanda su un progetto che ha nei confronti di tutto questo popolo, dice devo mandare qualcuno, ti manderò? E a quel punto Isaia osa dire, va bene, mandami, mandami. Allora gli riempie, no, la vita, il cuore, il pensiero della sua parola e poi lo manda perché questa parola Dio la comunichi. Questo l'ha tenuto presente perché questo è il miracolo che il Signore ha fatto per tutti noi e che questa mattina rinnova. È vero, noi ci siamo presentati a Lui con tutta la impurità delle nostre labbra e della nostra vita, ma Lui ci purifica e ci riempie del Vangelo perché poi noi, tornando a casa, ognuno a casa sua, e nel nostro lavoro, e nelle feste come nelle prove della vita, nelle nostre relazioni più importanti, persino là dove sappiamo che tutto può essere per noi molto difficile o addirittura ostile, dappertutto noi siamo mandati per comunicare il dono che abbiamo ricevuto. La parola di Dio non è un qualche cosa che si può né conquistare né capire né imparare, è solo grazia, è solo dono. E' vero, noi questa mattina in modo forte rinnoviamo questo. E quindi questo passaggio per Lui da una condizione di peccato che gli rende difficile, insopportabile la vicinanza di Dio, al fatto addirittura di essere pieno della parola di Dio e di poter andare nel suo nome. In tutt'altra circostanza, avete sentito, capita la cosa anche a Simone Pietro. Non siamo nel Tempio di Gerusalemme, siamo al nord sulle rive del lago di Galilea, e sulla riva si raccoglie moltissima gente che vuole ascoltare Gesù. Ma appostata alla riva ci sono due barche, Simone Pietro e i suoi colleghi, i suoi compagni di lavoro. E il Signore, senza chiederglielo, sale sulla barca. Poi glielo chiede, dice ti dispiace se ti scosti un po', io così posso parlare alla gente. Lui si scosta, è vero, e lui può vedere meglio tutta la gente, e tutta la gente vede meglio lui che è su questa barca a dire la parola. Poi finito di parlare, gli dice adesso vai in là un po', e buttate le reti. E Pietro gli dice ma tutta la notte le abbiamo buttate, abbiamo preso niente. E questo è molto interessante, perché intanto la figura della barca, capite? Anche questa mattina il Signore si reimbarca con te, capisci? Si reimbarca con te. Non sei tu che puoi capire, conquistare e meritare il Signore. È Lui che ti merita per la grandezza del suo amore, e per questo gesto di discesa verso di te, fino alla barca della tua vita, che è anche la barca della nostra vita, che è anche la barca delle chiese, la barca della chiesa, la barca della storia. Dio non è un essere perfetto che sta immobile nella sua luce eterna, ma Dio è precipitato fino a noi, fino alla riva del lago della nostra vita, che salta sulla nostra barca. Ma la nostra barca si presenta con me, vuota. La mia barca è una barca vuota. Una notte di pesca, preso niente, preso niente. Non hai pescato? Niente, pescato niente. E' vero, Martino ci va un po' a pescare, ma li prende sempre sotto misura, e quindi li deve ributtare dentro, è ravissimo, è preschio un pesciolino. Va bene, mi spiace un po', non voglio anche disturbar troppo, ma va bene, riprendo un momento la vicenda di Pietro, perché la vicenda di Pietro, in tutt'altro contesto, assomiglia molto alla vicenda di Isaia. Là come il Signore si è manifestato nella sua gloria, qui questo Gesù gli salta in barca, evidentemente ha una parola di grande potenza, e poi quando appunto gli dice, adesso butta la rete, e a quel punto, da quella barca vuota che dicevamo, dietro gli dice, abbiamo faticato tutta la notte, abbiamo preso niente, ma sulla tua parola getterò la rete. E' vero, perché appunto lì sta il dono. Il dono è il Vangelo. Il Vangelo che è carne perché è la persona di Gesù, è il Vangelo che è venuto per visitare ogni uomo, ogni donna della terra, portandogli del bene. Allora succede che anche Pietro un po' reagisce come Isaia, perché quando poi le due barche si riempiono di pesci, in quasi ad affondare, Pietro si butta davanti a Gesù e gli dice, vai via, vai via perché io sono un peccatore. Ora, la cosa molto importante è che questi due si rendono conto delle loro fragilità, delle ombre della loro vita, insomma, chiamateli come volete, se volete, come il Signore Pietro, dice, si accorgono di essere dei peccatori, quando vedono, quando possono sperimentare la bellezza e la bontà di Dio, nel Tempio di Gerusalemme e sulla barca dove è saltato il Signore. Solo che, mentre i nostri peccati sono, secondo tutte le religioni, la ragione della distanza da Dio, e quindi, se siamo dei peccatori, siamo distanti e Lui è distante da noi, per quello che il Dio di Israele ha fatto con il suo popolo e che ha portato a pienezza quando ha mandato il suo figlio in mezzo a noi, proprio quella condizione di peccato e proprio quella distanza è l'itinerario che Dio percorre per venire a prendere le persone che di queste condizioni povere e negative sono prigioniere. E quindi, il peccato si dice, questo è il peccato, è che sei lontano da Dio, che Dio quindi è lontano da te e quindi tu sei fregato. Ma invece no, invece diventa straordinariamente alla rovescia perché il tuo peccato è là il punto dove Lui viene a cercarti e a prenderti. Per cui Pietro gli dice quello che è normale, io sono un pecatore, te sei, quel che sei, va via, perché non possiamo noi stare insieme. E invece, e invece, questo va detto, Dio è venuto per stare con noi, è venuto per riempire di pesci la nostra barca vuota, è venuto per purificare le labbra della nostra vita perché possano ricevere ed esprimere il Vangelo del Signore. Il peccato è la nostra condizione di peccatori, non è quindi la ragione della nostra allontananza e della nostra condanna, ma è il grande motivo per il quale il Signore viene in mezzo a noi, anche questa mattina. anche questa mattina. Viene qui a visitare le nostre povertà, le nostre ferite, e viene per stabilire con noi un'alleanza affettuosa molto più potente di quella lontananza che i nostri peccati possono avere messo. Perché oggi io desidero molto confidarvi questa cosa? Perché, secondo me, noi cristiani non stiamo funzionando bene. perché non stiamo funzionando bene? Perché noi continuiamo a indicare le situazioni sbagliate. Tu hai peccato, questo non si può, questo è fuori senso, là non va bene. Però Dio non fa così. Dio porta un regalo ed è il regalo di Dio che fa vedere all'altro che è lontano. Non è che Gesù salta su questa barca per dire tu sei un pecatore e uno sciagurato. Salta sulla barca per parlare agli altri dalla barca di Pietro e per andare con Pietro a riempirgli la barca di pesce. Ed è questa esuberanza della bontà di Dio che mette Pietro nella consapevolezza di dire ma allora come faccio? Capito? Allora io ho l'impressione che noi cristiani continuiamo a dire alla gente te sbagli che sei forte che sei peccato quello lì non è un matrimonio quello lì vuole? E non diamo però la buona notizia. Mentre invece è solo la buona notizia che può far vedere in modo vero e potente quello che io sbaglio la mia lontananza perché la buona notizia denuncia la mia lontananza ma immediatamente è la carezza della misericordia di Dio ed è la sua mano per prendermi con sé. Tant'è che come poi risponde Gesù quando Pietro gli dice va lontano perché io sono un peccatore. Avete sentito? Chi dice non temere non temere d'ora in poi sarà il pescatore di uomini è la quarta volta che noi sentiamo questo non temere nel Vangelo di Luca. Lo ha detto al sacerdote di Zaccaria quando quello ha preso uno squaglione blu perché era dentro per fare il Tempio e Dio gli è apparso nel Tempio per dirgli che finalmente sarebbe diventato papà perché alla sua vecchia moglie sarebbe nato un bambino che si sarebbe chiamato Giovanni Battista. E l'angelo l'ha detto alla ragazza di Nazareth quando è entrato dentro e lei si è stupita e quasi spaventata del saluto straordinario di rallegra e di piena di grazie lei si spaventa per un saluto simile perché lei sa e lo saprà e lo canterà nel canto del Magnificat di essere una persona misera ma l'angelo le dice non temere che quando i pastori sono nella notte con le loro pecore e vegliano sul loro grece improvvisamente il cielo si illumina e gli angeli dicono ai pastori non temere e questa mattina nella barca Gesù dice a Pietro non temere e addirittura io farò di te pescatori di uomini e come Isaia poteva dire va bene allora manda me è vero lui lo fa pescatori di uomini che cosa vuol dire pescatori di uomini? vuol dire che come tu sei stato pescato adesso andrei a pescare dei tuoi amici no? perché? perché con le labbra pure di Isaia gli potrai regalare quella potenza della parola evangelica che adesso è stata regalata a te che ti ha riempito di pesci la barca e ti ha rinnovato pescatore di uomini capite? però sempre c'è la buona notizia non si può pensare che i peccati siano delle infrazioni alla legge era così una volta sarà così per il codice civile per il codice penale per il codice della strada ma non si può dire questo per il nostro rapporto con Dio noi non siamo in rapporto con una legge noi siamo in rapporto con la figura meravigliosa del figlio di Dio che sta con noi e abita nei nostri cuori ed è intimo alla nostra vita molto di più di quello che noi possiamo essere intimi a noi stessi ebbene lui è venuto per dire non temere e per rinnovare capite? è venuto con buona notizia è venuto con una pesca sovrabbondante con la sua luce serena con la bellezza della sua carezza la fede non è possibile che sia un errore perché la fede è una seduzione è una seduzione d'amore che diventa ancora più forte perché capivo se lui si compiaceva di te di te di te ma invece devo dirti che si è compiaciuto anche di me e ognuno sa che filibustiere è ognuno sa quanto la barca della sua vita sia vuota ognuno sa quanto è fuggitivo violento aggressivo ognuno lo sa com'è no? bene ma il Signore si è compiaciuto di te e questa mattina ha invitato te a ricevere la sua farola capite? allora noi oggi mi sembra che abbiamo un grande bisogno di questa buona notizia del Vangelo perché se non c'è prima la buona notizia la gente si arrangia per suo conto e noi possiamo dirglielo anche da Roma da Bologna dalle Curie eccetera sbagli sbagli ma la gente che cosa può fare? va avanti con le sue misure con i suoi criteri con quel che gli sembra bene con quel che preferisci ah ma se non c'è qualche cosa di più bello che ti seduce e ti porta via sei attaccato poi alla tua vita così come è è vero non può cambiare niente e evidentemente non si può pensare di far cambiare il cuore della gente facendogli la paura dell'inferno questo non va bene non è così perché la parola Vangelo come tante volte ci siamo ricordati vuol dire notizia buona partita una buona notizia no? perché altrimenti è come se tu pensassi di tirar su tuo figlio a sverle tuo figlio lo devi tirar su a baci a baci e quanto più lo baci e lo riempi del tuo affetto tanto più gli potrai anche dire adesso bisogna fare i compiti di scuola eh oh bisogna persino andare al catechismo eh oh ma lui potrà ricevere perché si sentirà amatissimo da te e questo essere amatissimo da te sarà la sua vera forza ora questa è la via di Dio capite meravigliosa e quindi oggi Isaia e Simone Pietro sono qui per ricordarci da questa cosa buona mercoledì comincia la quaresima mettiamoci d'accordo se potete al venerdì sapete che bisogna fare di madre va bene il pesce costa un po' però a chi piace è anche buono va bene però c'è la faccenda dei fioretti mi metto un sasso nella scarpa vado a trovare quella mia cognata solita odiosa cognata oppure che ne so insomma mi scorsi lascia perdere apri il libro secondo me questo è oggi perché la parola penitenza è una parola molto importante che non vuol dire mettersi i sassi nelle scatte ma vuol dire dare una direzione nuova al proprio pensiero e alla propria vita capite allora cominciamo da quaresima una cosa bellissima apriamo un po' di più il Vangelo è vero e apriamolo anche con questa immediatezza affettuosa perché non è vero che quando tu apri il libro del tuo Vangelo della tua camera tu leggi il tuo Vangelino l'è vera ma attraverso questo succede una cosa molto più grossa che in quel momento il Signore ti parla e tu lo ascolti esattamente come Pietro capite quando tu leggi il Vangelo in realtà ascolti una persona ma che è bene non dire leggi il Vangelo bisogna dire sempre ascolta il Vangelo perché leggere si legge un libro ascolta si ascolta la persona io ascolto la persona di Gesù allora fioretto parocchiale tanto per darsi delle aria bene e impegniamoci a tenere un pochino più aperto la parola del Vangelo abbiamo dei buoni esempi no? certo e questo Don Giuseppe è un buon esempio eh un buon esempio forse addirittura Martellini mi hanno detto che vado alla Camera dei Deputati là dove viene il Presidente a fare una festa insomma questa roba è un uomo che è stato molto importante per tantissimi motivi è vero ma soprattutto è stato un uomo della parola è stato un uomo di Dio nella cattolicità italiana ed europea che aveva molti problemi riguardo alla Bibbia lui ha portato la Bibbia è stato un grande personale poi c'è il Papa Giovanni e poi vi volevo segnalare da ultimo una persona come San Francesco San Francesco ha lasciato anche degli scritti non cita mai la Bibbia mai c'è mai scritto fra parentesi Matteo 4.4 perché? perché Francesco parla Vangelo parla Vangelo non c'è bisogno che lo citi perché le parole del Vangelo sono delle sue capite? che bellezza è questo il grande segreto è vero? che questa parola seducente sia anche per noi poveretti la nostra parola sia questo il linguaggio della nostra relazione con noi stessi col buon Dio con gli altri con la realtà che abbiamo intorno con la nostra vita parlare Vangelo per parlare Vangelo proviamo ad ascoltare Vangelo grazie a tutti grazie a tutti