Ma questa sera dico qualcosa solo per loro, perché non sono svenuti, non si sono arrabbiati, nessuno è ancora caduto per terra, Pietro ne ha approfittato un po' per farsi accarecciare lì da una ragazzotta, ma sono ancora vivi. Però d'altra parte io cercherei di dire a voi che questa cosa che probabilmente giustamente vi sembra troppo lunga, troppo noiosa, tutta nella notte, però un motivo ce l'ha. Ed è che noi, io sono un nonno, poi ci sono le mamme, i papà, gli zii, le zie, e abbiamo tutti un desiderio però, che giustifica questa cosa troppo lunga. Cioè noi abbiamo bisogno di dirvi che un po' più che duemila anni fa, ma voi qualche cosa già sapete, in una terra lontana che era una colonia dell'impero romano, in una città certo molto importante, è venuto fuori un giovane, un ragazzo, che poi è morto anche molto giovane perché gli ha fatto la pelle, che si chiamava Gesù. E questo Gesù ha detto e fatto delle cose che sono state talmente importanti che arrivano fino a noi questa sera. E' questo il motivo per cui ci siamo visti questa sera. Perché lui ci ha fatto vedere un mondo tutto nuovo, una vita tutta nuova, una speranza tutta nuova, e siccome tutti invece siamo anche un po' sempre dentro a delle notizie non tanto buone, si capisce che noi, anziani, abbiamo bisogno di avere queste notizie buone, perché sennò ci rassegniamo alle cattive notizie. Ma poi soprattutto desideriamo che voi abbiate una vita bella. Anzi, addirittura, abbiamo il desiderio che voi abbiate una vita molto più bella della nostra. Perché noi magari non sempre siamo stati capaci, e siamo capaci di custodire tutta la bellezza di quello che questo giovane uomo della Palestina ha detto tanti anni fa. E noi invece vorremmo che voi poteste vivere in modo più bello di come viviamo noi. E per esempio, per quello che abbiamo ascoltato dalla prima lettura, quella del libro della Genesi, lui per esempio ci dice una cosa molto importante, e cioè che tutte le cose che ci sono intorno, tutto, tutto è stato fatto da Dio, e a Dio tutte le cose che ha fatto, ovviamente le ha fatte lui, gli piacciono molto. E quindi a lui sembrano tutte molto belle e molto buone. Capite, questa qui è già una cosa grossissima. Perché? Perché un po' il rischio è che ci siano alcune cose buone, poi tutto il resto è uno schifo. Oppure questo sì, mi va benissimo, ma quello neanche un po'. Invece, si viene a sapere che in tutte le cose, in tutto quello che succede, c'è del buono. E che il compito che noi abbiamo, un po' anche proprio perché siamo qui questa sera, è proprio quello di trovare il buono che c'è dappertutto. Avete presente quella zia guignosa che continuamente stufa, sgrida, c'ha del buono anche in lei. E in tutte le cose che succedono c'è del buono. Molte volte uno per conto suo non le può capire, ha bisogno di un altro che gli dia una mano. Ma intanto, vedete? Ecco, questa è la prima cosa che abbiamo ascoltato questa sera, dalla parola di Dio. La seconda cosa che abbiamo ascoltato, per esempio, è che pure è molto grossa, è che siamo tutti un'unica famiglia. E che tutta l'umanità è un'unica famiglia. Noi questa sera riceviamo nella nostra famiglia un nostro fratello che viene molto da lontano. Si chiama Armando, Armand nella sua lingua. Armando ha avuto tutto un cammino molto difficile. Anche qui, nella nostra città, non è mica che viva tanto bene Armando. Né per l'abitare, né per il lavoro. Però, insomma, si è incontrato con qualcuno, si è cominciato a fare strada insieme. E questa sera noi lo riceviamo qui come un nostro fratello, capite? Perché lui è un nostro fratello. Tu sei un nostro fratello. E lui, però, è il segno, capite, di questa famiglia umana, dove siamo tutti fratelli, perché siamo tutti figli di un unico padre, che è Dio. E questo è quello che ci ha detto la lettura, dove abbiamo sentito di Abramo, di suo figlio, di quel sacrificio d'amore. Capite? Il Dio padre ha mandato qui in mezzo questo suo figlio, appunto, che è questo giovanotto che si chiama Gesù, per dire, per far capire che siamo tutti fratelli. Per esempio, per quel filibustiere qui, che è qui davanti, che si chiama Filimon, fra me e lui, dire che siamo fratelli sarebbe difficile. Lui è un mingerlino, io sono un vecchione, io sono un pallidone, lui è più colorato di me. Eppure siamo fratelli, siamo fratelli. E quindi non ci sono più i nemici, non ci sono più gli altri da noi. E ogni persona che arriva a casa tua e sulle campanello è tuo fratello. Ti farà piacere o meno piacere la visita di questo qui che arriva, ma in ogni modo è tuo fratello. E questa sera in questo posto, nostro padre ci ha ricordato questa cosa, capite? Che siamo tutti fratelli. Noi celebriamo questa sera la festa di Pasqua, mentre intorno la gente anche si accoppa, ne compina di tutti i colori. E anche noi, anche nel nostro cuore, abbiamo tante inimicizie e tante divisioni. Ma ci sono tutti figli dello stesso papà, eh? È una roba grossa questa qui, capite? Le ragioni per stare insieme, per mangiare insieme, per giocare insieme, per camminare insieme, sono molto più forti delle ragioni che giustificheretero invece che ci guardiamo di traverso, che ci buttiamo fuori l'un l'altro, che non ci salutiamo. Invece siamo tutti fratelli. Anche te sei mia sorella, io sei tuo fratello, eh? Abbiamo un rapporto non sempre semplicissimo, io e lei, questa qui, questo soggettaccio che sta lì. È vero? Però, quindi io le voglio bene, lei mi vuole bene, e le ragioni del nostro volerci bene sono tutte molto più forti delle ragioni delle nostre diversità. E allora per questo motivo diceva ancora la parola di Dio che l'unica roba da fare a questo mondo è continuamente quello di liberarci da tutte le galere della testa, del cuore, dell'organizzazione, che ci tengono prigionieri. Bisogna liberarsi da tutto quello che ci impedisce di volerci bene. E il senso della vita è continuamente questo venire fuori dalle galere dei nostri cattivi pensieri, dei nostri giudizi cattivi. Perché? Perché dobbiamo tutti trovare sempre e ritrovare continuamente la libertà del nostro volerci bene. e qui si potrebbe ancora andare avanti molto, ma siccome è molto tardi e adesso quindi qui qualcuno comincerebbe a svenire, è vero? Non possiamo andare avanti troppo. E quindi ci diciamo solo che sapete questa sera siamo in molti qui nella nostra Chiesa e la cosa che mi commuove è che ognuno di noi è molto prezioso al cuore di nostro Padre. Tu sei molto importante per lui e tu magari puoi pensare che la tua vita l'hai giocata poi neanche troppo bene e che tante occasioni le hai persi e io, frettaccio pecatore, ancora non ho trovato la via della via semplice conversione del cuore. Eppure, così come siamo, siamo tutti molto cari, siamo tutti molto amati. Anche la persona con la quale fai fatica a parlare, capisci? Però è molto amata da dire. E mi ricordo quando mia mamma mi diceva, quando litigavamo io e i miei fratelli, voi stasera non venite a tavola, o fate la pace o a tavola non ci venite. Noi siamo qui intorno a questa tavola. Allora questa tavola esige che assolutamente noi ci vogliamo bene perché riconosciamo che ognuno di noi è sotto la protezione di un papà e di una mamma che vogliono la pace fra di noi. Bene. Tutte queste cose e molte altre che adesso non abbiamo il tempo di ricordare, sono per dirci le meraviglie che questo giovane uomo della Galilea è venuto a dire a tutta l'umanità. E sono però la tua responsabilità, cioè tu sei qui questa sera, capisci? Perché tutto questo deve diventare il tuo modo di stare in mezzo agli altri. c'è un, secondo me, un piccolo difetto nella liturgia di questa sera. Cioè, secondo me c'è molto, ma troppo l'insistenza che tu o sei dentro a questa baracca, o... ma non è vero. Perché tutto quel bene che noi abbiamo ricevuto dalla bontà di Dio fino a questa sera non è che sia un'esclusiva nostra e quindi noi siamo quelli belli e gli altri sono quelli brutti. Tutto quello che di bene abbiamo ricevuto a noi è la nostra responsabilità di bene nei confronti di tutti. E questa è la cosa importante. Pensa ai tuoi colleghi di lavoro che ti sembrano dei marziali, che ti danno fastidio, che sono degli estrami, sono dei figli di Dio anche loro. Capisci? La responsabilità che noi ci prendiamo questa sera è proprio questo. Ma non c'è il problema della fede, della non fede. Prima di tutto c'è un'altra cosa. Prima di tutto c'è la realtà di nostro padre e il fatto che siamo tutti appunto come dicevamo fratelli. Dopo si potranno fare dei passi insieme, ci saranno delle diversità, uno crede a Dio in un'altra maniera, uno non crede niente, però più grande di tutto è venuto a dirci questo Gesù, c'è il fatto che Dio è il padre di tutti. Insieme ad Armando c'è un bambino che questa sera riceve i segni ultimi del suo battesimo. E il papà e la mamma di questo bambino fanno un grande regalo a tutti noi che siamo qui questa sera portandolo qui per gli ultimi segni del suo battesimo. perché questo bambino che non ha deciso lui, che non ha capito lui, ma che è solo portato da quello che il suo papà e la sua mamma desiderano per lui viene proclamato qui davanti a noi figlio di Dio. Dice, ma come? Ma lui che meriti ha, che scelta... Niente, niente, niente. Lui è il più piccolino di tutti noi. E quindi come si fa in famiglia? È il predilezzo del padre. E' il più prezioso di tutta la famiglia. E' vero? Quindi Armando è però molto prezioso perché viene da molto lontano. E invece Giacomo è molto prezioso perché è il più piccolino. E quindi è il più importante della testa questa sera. Grazie al papà e alla mamma che ce l'hanno portato. E noi prometteremo a loro di stare molto vicini perché questo bambino continui a essere nella predilezione di Dio. Eh, capite? Allora tutta questa vita preziosa. Voi che avete anche questo fazzolettone intorno al colma. Io lo conosco perché l'ho portato sempre anch'io da quando ero bambino a quando ero grandone. L'ho portato sempre anch'io. Eh, è per il modo di dire che venite da tante case diverse, da tante storie diverse, ma però vi considerate tutti fratelli, tutti amici, tutti come in un gioco insieme. La vita è un gioco insieme. Chiediamo al Signore la grande grazia che possiamo tutti continuare insieme questo bellissimo gioco del volerci bene, della battere i muri di separazione, di riconoscere che la persona più lontana è cara a nostro padre ed è il nostro fratello amatissimo e che quindi le vie della pace sono sempre più grandi di tutto quello che ci sarebbe suggerito di meno positivo e di meno bello. Allora, grazie a Dio, ringraziamoci reciprocamente, collochiamo la festa di Pasqua di quest'anno proprio in un posto speciale del nostro cuore. C'è un po' di fatica anche dentro alla Chiesa, no? C'è un po' di questioni che vanno a finire sui giornali. sapete, credo che noi bisogna che superiamo tutte queste cose portando avanti semplicemente la buona notizia del Vangelo. Quello lì è quello che conta. Dopo, oh, il Vangelo è così grande, così grande che non c'è nessuno che ci sta dentro fino in fondo nel Vangelo. Si capisce dei problemi, delle difficoltà ci sono sempre. Ma noi abbiamo deciso questa sera che non vogliamo più giudicare nessuno, più parlare male di nessuno e che noi riteniamo che la nostra unica parte da fare, la nostra unica responsabilità sia dare una buona notizia a qualunque persona e a qualunque vicenda. E questo qui qualche volta è difficile, eh? È vero. Ma perché che notizia buona darò? E davanti a questa situazione difficilissima come faccio a darti una buona notizia? Ecco, questa è la grande scommessa. Ci vediamo fra un anno, se Dio vuole o qui o in paradiso, e ci diremo com'è andato quest'anno. Siamo riusciti a dare la buona notizia di Gesù sempre? In che modo? Bene. È in questo che stabiliamo fra di noi questa sera una grande alleanza di fraternità e di pace. Grazie. Grazie.