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Veglia_Pasquale_Omelia_Giovanni_Nicolini-Dozza-20130330.mp3

Data: 30/03/2013

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Bene, intanto benvenuti. Stasera in ogni caso è bello essere insieme. Volevo soprattutto un momento chiarire il significato di una parola che un po' già abbiamo ascoltato, questa parola risurrezione, risorgere, è una parola che a me fa un po' paura, perché penso sempre a una fossa, una cosa chiusa e poi che bisognerebbe venire fuori, mi fa paura. E quindi ci tenevo molto a dire che questa parola risurrezione non è una parola che riguarda l'aldilà, ma è una parola che riguarda l'altiquà, la nostra vita, questa sera. È questa sera che siamo chiamati a risorgere. Perché risorgere vuol dire potersi alzare in piedi e incamminarsi per una vita nuova. E quindi ognuno di noi sa qual è la vita vecchia che va lasciata dietro, buttata dietro, e bisogna fare questo atto di coraggio, di umiltà, di bellezza, per riprendere una strada nuova. Dall'inimicizia dobbiamo risorgere alla comunione. dal nostro cuore turbolento dobbiamo risorgere alla pace. Dalle nostre divisioni cattive, dai muri di separazione, dobbiamo risorgere a una grande abbraccia. Quindi è difficile, eh, la risurrezione. Sarebbe impossibile. Quindi la risurrezione può essere solo un regalo del Signore. O ce lo regala Lui, o se no c'è niente da fare. E quindi questa sera è un po' la celebrazione dell'impossibile. Della cosa che fino a questa sera è stata dichiarata impossibile. C'è qualcuno fra di noi che proprio in questi giorni ha ricevuto un esame clinico e quindi dopo, quando ci siamo visti un momento, mi ha detto e basta, non c'è più niente da fare. Allora abbiamo cercato di vedere che invece questo è proprio il momento in cui bisogna alzarsi. Bisogna recuperare vita, persone, affetti. Tutto guardare in modo nuovo. Molto fortemente e alla svelta. Quindi la risurrezione riguarda noi questa sera. Può darsi che qualcuno abbia idea, bene, di quel che bisogna lasciare indietro. La forza dalla quale bisogna assolutamente uscire perché è insopportabile, è una gran fregatura. Ci hanno cacciati dentro, ci siamo cacciati dentro, ma la vita è bellissima. No? La vita è bellissima. Pensate che io stanotte compio 73 anni del mio battesimo. 73 anni fa sono stato battezzato. È bellissimo questo, no? Mi verrebbe quasi voglio di crepare oggi. È vero. Così scriverebbero i miei fratelli. Crepone il giorno. Una roba solenne. E quindi questa sera i battesimi che celebriamo sono fortemente la memoria del nostro battesimo. E questa esigenza evidente che si pone anche questa sera. Bisogna incominciare una strada nuova. È vero? Magari anche per tutto il bene che abbiamo già ricevuto. Proprio per il bene che abbiamo ricevuto. Non sempre bisogna risorgere solo da qualche cosa di triste, di chiuso, di oscuro. Molte volte bisogna risorgere perché è talmente bello e grande il regalo che il Signore ci ha fatto in questi ultimi giorni che non possiamo più andare avanti come prima. Bisogna fare la doccia, lavarsi i denti, vestirsi delle feste, imparare una canzone, dare un bacio. Perché tutto è cambiato. Perché quando succede Pasqua, succede come un innamoramento, no? È vero. Sapete che mia mamma, quando si era proprio al lunedì di Pasqua, sarebbe come post domani, alla sera faceva una solenne riunione dei suoi figli, noi siamo cinque figli, e lei dava un solenne indirizzo. E diceva che da quella sera lì fino a giugno non ci si poteva innamorare. Se no, bocciate in matematica, la famiglia è poco dotata delle materie scientifiche e non potete innamorarvi. Da giugno, liberi costumi, vedremo poi come fare. E' vero. E' perché? E' perché si perde la testa. E quindi in certo modo, con lucidità, con educazione, questa è la sera in cui bisogna perdere la testa. E in cui quindi può finalmente succedere quello che mettendo un sasso su sasso nella nostra vita non sembrerebbe possibile. Invece è possibile. E' possibile perdonarsi, è possibile incontrarsi, è possibile cantare insieme. Questa sera ho telefonato a una mia amica che è in un brutto posto, al Sant'Orso, è in un posto dove pensava di essere venuta fuori e tre giorni fa c'è ricaduta dentro. E le ho telefonato chiedendo di, pensando di poterla io, o in qualche modo, visitare, consolare. E ha consolato lei. Mi ha fatto tutta una predica questa sera, mi raccomando, comportati bene, di delle parole di speranza, è vero, e lei mi ha incoraggiato. Perché la Pasqua può verificarsi in tutti i fatti della vita. C'è però una condizione, e questa condizione noi, nelle liturgie di questi giorni, l'abbiamo un po' cercata e anche inseguita, e anche, mi pare, ricevuta. La condizione è quella di mettere in evidenza una cosa che sembra brutta, di per sé, ma invece piano piano può rivelarsi molto molto bella. E questa cosa molto brutta, che però forse è anche molto bella, è la povertà. La povertà aggiusta moltissime cose, moltissime. ma soprattutto ne mette a posto una subito. E cioè che nessuno di noi può sciogliere l'enigma della sua vita. Nessuno può risolvere la sua vita. Nessuno può realizzare la sua vita. Tutte balle. Le hanno raccontate i grandi filosofi greci, la Chiesa, secondo me, si è fatta troppo insolpare da queste cose, ma non è così quello che dice la parola di Dio. La parola di Dio dice chiaro che ognuno di noi è un poveretto. Perché quindi per campare, per andare avanti bene, per vivere, per gioire, ha bisogno che qualcuno si pieghi su di lui. La nostra vita, che per questa qui è piccolina, per me è molto lunga, in ogni modo è sempre il risultato di tutto il bene che abbiamo ricevuto. Se la De Lorenzi Maria, che era nel 1946 la mia maestra di seconda, mi hanno cacciato in seconda perché mia madre, quando avevo quattro anni, mi fece cominciare a imparare a leggere, a scrivere, perché c'era la guerra, non sapevano cosa fare, si distraevano facendo questi poveri bambini mandarli avanti troppo alla sferta. Quando è finita la guerra, mi hanno mandato a scuola, non mi prendevano a scuola, dovevo andare in terza, mi hanno rimesso in seconda. E però io devo molto alla De Lorenzi Maria, che adesso penso che sia in paradiso, sia diventata una farfalla, insomma, però, e però lei mi ha insegnato bene a leggere, a scrivere. E ho un dedito io nei confronti della mia maestra di seconda. E ho un'infinità di debiti nei confronti di tutti quelli che mi hanno fatto vivere. Perché senza di loro non sarei certamente qui, non saprei quelle poche cose che sono, non sarei consolato, non avrei nessuna voglia di stare con voi questa sera. E invece tutte queste cose ci sono. Perché? Non perché le ho tirate fuori da me, ma perché le ho ricevute. Tutta la mia vita è stato un grande regalo, però anche la tua, anche la tua. Eh? Se penso al tipo che sei, alla pazienza di tua moglie, insomma, vabbè, non possiamo andare oltre. E quindi tutto è un regalo, capite? Tutto è un regalo, tutto è grazie. E tutto è la possibilità, quindi, di continuamente fare questa Pasqua. perché prima non sapevi leggere, adesso sai leggere, no? Prima non sapevi ballare il tango, adesso sai ballarlo. Prima non sapevi aver pazienza, adesso puoi. E quindi tutta la vita è questa somma di regali che ci hanno fatto risorgere sempre a un qualche cosa di nuovo. Allora, capite, in questo senso la povertà diventa una grande benedizione perché diventa come un grido nel quale si dice aiutami, dammi una mano. No? È vero. Mi hanno insegnato quelli lì che se ne intendono della psicologia che quando un bambino è a poco età vuole stare sempre attaccato a sua mamma. e se lo staccano da sua mamma lui si mette a piagere. E però questi qui che se ne intendono mi hanno spiegato che lui si mette a piagere perché ha paura di morire. Perché sua mamma e lo stare attaccato alla carne di sua mamma è la sua vita. E quindi lui è una bellissima immagine, capite, del fatto che noi dipendiamo l'uno dall'altro. Perché se mi staccano da te io muoio. dopo piano piano impara invece che anche la maestra dell'asilo che anche il papà per esempio o anche il nonno sono persone buone che non gli voglio tirare il collo. Però c'è questo sospetto se mi stacco da te muoio. E questa è la povertà però nella sua piega meravigliosa, capite? Per cui anche noi che siamo qui questa sera siamo tutti molto debitori, no? Uno dell'altro siamo tutti molto debitori di persone che non sono con noi questa sera ma che riempiono il nostro cuore la nostra memoria la nostra vita e ci sono certamente tante persone anche che dipendono da noi da una nostra parola da una nostra carezza da una nostra preghiera e quindi la povertà diventa preziosa perché è il principio del nostro prenderci per mano. La terribile ipotesi degli orologi svizzeri che vanno sempre a pallino che sempre sono perfetti è una gran fregatura perché se fosse così nessuno avrebbe bisogno l'uno dell'altro ma saremmo tutti come dei marron glasè dentro a una scatola e nessuno avrebbe bisogno dell'altro e nessuno avrebbe bisogno di pregare di ringraziare invece le nostre mamme ci hanno insegnato fin da piccole a chiedere per favore e a dire grazie e questo è un piccolo galateo che sotto però ha tutta una sapienza capite? perché è perché tutto dobbiamo chiedere agli altri e per tutto possiamo ringraziare gli altri questa sera per esempio quando abbiamo letto quel testo della Genesi la prima lettura che parla che Dio ha creato tutto le bestioline le piante e questo qui è una roba molto importante perché fino all'altro ieri noi nei confronti della natura siamo stati molto violenti c'è una bellissima poesia greca di un grande poeta greco che paragona il nostro rapporto con la natura come la mia navigazione su una piccola barca a vela in un mare molto tempestoso e questa poesia incita a dire dai spacca quelle onde vai avanti perché devi vincere e quindi la natura l'abbiamo sempre concepita come una cosa che bisognava vincere quando nel 1972 sono andato per la prima volta in Terra Santa ed era l'ultimo anno che andare con la nave costava meno che andare in aeroplano ho fatto un viaggio bellissimo purtroppo adesso in un'ora si va quella vive e è bella che finiva invece grande navigazione poi era una nave che portava i passeggeri anche la roba per cui si fermava nei porti per scaricare e intanto facevi dei bei giri ho visto delle cose belle del Mediterraneo le grandi isole beh insomma succede che una volta nel mare Egeo la nave va e c'era il fondale molto basso io stavo sempre a guardare il mare di giorno a un certo punto in questo mare meraviglioso guardando così vedo in fondo al mare un sacchetto con su scritto copp che io o me ho detto ma qui cumela come andiamo a finire il sacchetto della copp in fondo al mare Egeo ed è stata la mia prima modestissima esperienza della fragilità della natura è vero? e mentre una volta quindi la natura pensavamo di prenderla per il collo e tirarglielo e sfruttarla fino alla fine adesso con l'università stiamo facendo tutto un piccolo percorso per dire che no che come il buon Dio diceva che la creazione ci è affidata e che dobbiamo custodirla anche la creazione però è piccola e povera e che quindi dobbiamo volerle bene trattarla bene capite? siamo tutti dentro a una realtà quindi di povertà che suscita l'amore questa è la vita che ci è affidata e quindi questa sera adesso celebriamo due battesimi è vero? è come questo rinascere a una vita nuova secondo questo pensiero tutto quello che abbiamo ricevuto tutto il debito enorme che abbiamo contratto è vero? perché io sono molto più vecchio di lei però anche lei in vita ne ha conosciuta e anche lei ha un bel debito da pagare per tutto il bene il bene il bene che abbiamo ricevuto a me pare che la resurrezione da chiedere questa sera sia proprio questa a una vita piena di gratitudine per il bene che abbiamo ricevuto e certo bisogna allontanare molte cose insomma che in fondo anche all'interno della comunità cristiana ci sono state un pochino infiltrate per esempio andare in paradiso è una gara tremenda ma chi che ci va? adesso mia ci andrà San Giovanni Evangelista San Giovanni Bosco forse il Papa Giovanni ma io certo non ci vado solo che questa cosa è semplicemente non vera non vera perché il Signore è venuto in mezzo a noi per portarci tutti a casa di suo padre eh questo bisogna averlo molto chiaro che l'unico che rischia di non andarci alla casa del padre è quello che dice io ci vado ma quello lì non se lo merita ecco in quel momento si corre un po' di pericolo perché lui è venuto per aprire una porta per tutti una strada per tutti questo bisogna averlo molto chiaro che Dio sia buono bisogna averlo molto chiaro molti di noi molti da noi si sono allontanati perché abbiamo presentato la vita in Gesù come una gara dura come una roba tutto sotto la legge e allora hanno detto no ma io non me la sento è vero e noi abbiamo in mente molte persone che hanno lasciato questo cammino e che adesso bisognerebbe andare a recuperare in questi giorni poi è successa questa roba straordinaria no? di questo nuovo vescovotto che hanno fatto lì giù a Roma uno venuto da lontano e insomma ha colpito questo qua vero? tutti continuano a dirmi ma ti piace il Papa? sì mi piace non bisogna spiegare perché ti piace il Papa eccetera ti piace il Papa? sì mi piace il Papa e lui per esempio ha detto una cosa incredibile che secondo me Roma trema perché l'ha detto che per esempio quando lui era giù lì la sua Argentina ogni tanto facevano delle gran radunate e diceva allora adesso chi deve prendere il battesimo venga andavano e lui li batteggiava buona però questa cosa qui è semplicemente importantissima perché noi abbiamo perso l'idea che il battesimo sia un regalo del Signore e che nessuno si può meritare e che nessuno si può preparare il battesimo nessuno perché è regalo e che siccome tutta la vita è regalo tanto più i sacramenti sono tutto un regalo bisogna prenderli come regalo e nessuno se li merita e sono il segno della bontà gratuita di Dio ma quello lì non capisce una mazza va bene ma certo benissimo e il battesimo è per lui è per promuovere una vita nuova ma se non si parte da un regalo capite uno se l'è meritato e il battesimo e il Gibello non sa più niente allora siamo molto incoraggiati capite questa sera molto incoraggiati a vedere appunto di recuperare tutto il senso della vita appunto come un grande regalo finaletto andaluso e poi in politica poi le donne abbiamo ascoltato adesso proprio dal canto del diacono il Vangelo della Ressurrezione e le donne che sono state le prime a saperlo gli apostoli se la facevano addosso erano chiusi tutti impauriti da matto e lui risorto ha detto allora andate a dirglielo a quelli lì e il bello è che secondo il Vangelo di Luca non gli hanno neanche creduto dice ma queste qui sono fuori parte loro come un vaneggiamento di cantava il diacolo prima però questo è un grande compito delle donne adesso questo è molto importante bisogna che ripartano loro cioè questa vita nuova che non è più secondo la legge ma è secondo l'amore questa vita nuova dove anche il più piccolo e l'ultimo va aspettato perché forse viene a casa c'è una mamma qui in parocchia che da qualche mese non lo vede più quel suo figlio forse l'ho già raccontato a qualcuno e lei però mezzogiorno e sera sempre prepara il posto a tavola e gli altri due figli le hanno detto oh mamma e sapeva insomma sai come è fatto no no no lui deve sapere che lui è sempre aspettato e che come viene qui è subito accolto di questo adesso c'è molto bisogno c'è un bisogno enorme di questo affetto di questo primato assoluto dell'amore di questa liberazione dalla legge che dice come sono le cose ma non è capace di salvare c'è molto bisogno di un affetto e di un amore più grande che in ogni modo salva non è un caso capite che nel Vangelo il primo annuncio sia stato affidato a loro di questa cosa bisogna proprio tenere conto dopo gli apostoli prenderanno il coraggio andranno andranno fino ai confini della terra ma senza questo inizio tutto si ferma e quindi mi pare che questa sera nell'affetto della nostra preghiera dobbiamo proprio dare un posto di privilegio alle nostre donne giovani meno giovani tutte vicine a noi meno vicine a noi tutte perché possano trovare proprio in mezzo a noi in modo anche molto laico se volete non con delle ave marie insomma forse semplicemente con dei sorrisi con delle carezze con una tensione dell'animo del cuore recuperare questa comunità umana un po' disgregata questa comunità umana convinta che in realtà poi alla fine ognuno debba arrangiarsi questa povera comunità umana che pensa che la vita sia sempre una gara per vincere magari per essere anche il più bravo il più buono ma sempre una gara dove quindi ci sono i pierini e poi ci sono gli altri che non valgono niente secondo me c'è molto bisogno invece di questa donna che con forza si ferma accanto al più piccolo come quella mamma che ieri sera si fermava sotto la croce di suo figlio abbiamo molto bisogno di questa resistenza e quindi per loro in questa Pasqua facciamo una preghiera speciale poi magari proveremo a scrivere a questo vescovo argentino e pensare un po' anche lui come recuperare in termini più globali i nostri piccoli pensieri i nostri piccoli desideri di questa sera questa sera batteggiamo un piccolo bambino che si chiama Giacomo e batteggiamo anche una ragazza una nostra amica sorella figlia che ha fatto un cammino lungo in mezzo a noi e che è molto affidata alla paternità e alla maternità di tutti perché la sua vita complessa delicata la consegna in modo particolarmente affettuoso all'affetto di ciascuno di noi e quindi essere qui questa sera a questo battesimo ci prendiamo una bella responsabilità quindi osservate tutto con attenzione e assumete tutto nella grande ricchezza del vostro cuore non dimentichiamo evidentemente le persone che non sono con noi questa sera e che voi portate e che noi portiamo nel cuore soprattutto quelle che inseguiamo con più nostalgia con più preoccupazione la potenza del nostro affetto le ha tutte convocate qui insieme con noi di patrussici le le suulli chiamati le ris explicare