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VenerdiSanto-Giovanni_Nicolini-20100402.mp3

Data: 02/04/2010

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

La fedela, la�� Applaus Filippo Rezível Vangelo, quindi ricordate l'agnello, è lui che si identificava con questo agnello sacrificato, e poi il pane e il vino, e poi quell'ultimo gesto, la singolarità di quel mettersi come servo davanti ai suoi cari. In certo senso questo viaggio di Gesù continua, e però assume oggi un andamento straordinario e inevitabilmente imprevisto. Devo dire subito che mi sono sentito mai come quest'anno del tutto impari alla possibilità di voglia, ma forse anche di accettare questo itinerario del figlio di Dio. Perché in realtà, siccome lui, come dicevamo ieri, proprio prima di iniziare ogni gesto della liturgia, lui viene sostanzialmente a rivelare e a donare l'amore, e ieri attraverso questi gesti, questa assunzione, ci ha rivelato l'amore. Già in modo fortissimo, quel agnello. Quindi lui si collocava, diciamo, nella parte del agnello. Lui è quel agnello il cui sangue, eccetera. E poi appunto il pane e il vino, e poi il gesto della lavanda dei piedi. Però per rivelare e per consegnare l'amore, nella liturgia di oggi, che cosa assume il Signore? Che cosa prende della nostra realtà, del nostro mondo, della nostra vita, della nostra vicenda umana? Che cosa prende per rivelare e consegnare l'amore? E questo è il punto focale di tutta la nostra fede. Prende la morte. E legge la morte come la realtà più significativa, più forte e più feconda della morte. E questa resta per noi una contraddizione spaventosa. Certo, sì, ci ricordiamo i linguaggi dell'innamoramento. Ogni tanto qui in questa aula li ricordiamo. Ti voglio un bene da morire. Al punto che anche la locuzione morire d'amore, insomma, ancora la si accoglie, le si dà un posto, insomma, anche nel linguaggio comune. Però, quando si arriva a questo punto, e qui, mi sembra, ci si incontra con la contraddizione più grave del Dio degli ebrei e dei cristiani. Come fare, no? Ad assumere la morte come segno. Ed è molto interessante il fatto che la scelta delle parole di Dio che la maternità della Chiesa ha fatto è coraggioso e non fa sconti. Per cui, da una parte, il canto del servo di Isaia, il quarto canto, e dall'altra il testo della lettera agli ebrei sono di un verismo impressionante. Perché, in realtà, questo precipitare verso la morte è una decadenza. È qualche cosa di imbarazzante. La nostra cultura ha censurato, no? La morte. Non riesce più a reggerla. Noi l'abbiamo isolata. Si fa tutto il possibile che nessuno muoia in casa. È meglio che ci sia un posto dove si va a morire. E addirittura contraddicendo persino una norma giuridica che c'era sempre stata. E se uno muore in casa non si porta via. Perché è insopportabile. E con molta forza, con molta coraggio, la parola di Dio affronta questo volto insopportabile. Non tanto della morte quanto della morte come avvenimento. quindi del morire. Al punto che Isaia dice ma ma come facciamo a annunciare questa roba? Ma chi crederà al nostro annuncio? E infatti si può dire che la stessa santità della Chiesa in questa ventina di secoli che sono passati dal passaggio di Gesù in mezzo all'umanità è certo non resiste molto. E quindi in qualche modo la sua predicazione è istintivamente valutina. perché diceva è impossibile credere in una roba così. Soprattutto se si pensa che questa è l'ipotesi della speranza l'ipotesi della novità è assurda. Chi ci crederà? E descrive questo servo ridotto in un modo tale che ci si volta via. Avete visto? Non si guarda. Ancora mi veniva in mente quel documentario terribile che vi dicevo ieri sera ci ha fatto vedere Giovanni Battista per parlarci della Shoah dove la mia della presa era nazista e quindi apposta si soffermava a filmare gli aspetti più deteriori più brutti o in mente per esempio a un certo punto una lunga sequenza su due piedi nudi di un uomo un uomo messo in mano oppure su di un volto contratto e la macchina da presa si compiaceva perché bisognava far vedere quanti erano brutti gli ebrei dopo è rimasto documento terribile terribile perché per noi è impossibile vedere quelle immagini senza di fatto pensare al nostro Signore perché in questa bruttezza proprio ci entra ha perso al punto che come sapete dal titolo quinto della lettera gli ebrei ci incontriamo sempre al venerdì santo con quel versetto che in modo nevrotico addirittura parla della sua passione al genzema al genzema di lui è stato malissimo e siccome è stato malissimo appunto come avete visto il testo di Giovanni ne parleremo niente salta completamente tutto lo trasforma come vedrete ma il testo della lettera degli ebrei neanche si firma la descrizione del Vangelo dei tre Vangeli dove appunto loro dormono perché non resistono perché sono tristi non riescono a vegliare con lui si addormentano di tristezza lui è da solo addirittura per un versetto di un codice del Vangelista Luca lui addirittura suda sangue quindi certo spinge molto in là noi che nel nostro tempo siamo esterti di nevrosi sappiamo benissimo che cosa vuol dire questa roba qui che si può benissimo bere la propria morte come in un bicchiere grigio molto prima di morire e il genzema è un'esperienza drammatica dal punto di vista della psiche di Gesù Gesù vive anticipatamente tutto lo sconvolgimento della sua risposta sono stato sempre più portato a pensare che in fondo la sua passione è qualcosa di già più acquisito dopo il Cetepo bene ma il testo della lettera degli ebrei va oltre quando dice che nei giorni della sua vita terrena propriamente il testo direbbe nei giorni della sua carne e anche qua ci si potrebbe un po' riflettere offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo dalla morte e per il suo pieno abbandono a lui bene saluto in fondo è un povero uomo che chiede di non morire che cosa deve chiedere? di non morire i termini eleganti questo è confermato dai Vangeli gli danno voce direttamente qui il discorso è indiretto nella memoria evangelica lui dice se è possibile passi questo calcio quindi lui gli dice chiaramente che non lo vuole se sta in lui non lo vuole ma qui non è più neanche così qui è è un poveretto come quelli del documentario che vi diceva è uno che con forti grida e lacrime tra l'altro il testo dice che offre questo a Dio non ha nient'altro da offrirgli se non forti grida e lacrime perché quando si arriva a quel punto lì non c'è nient'altro che si possa offrire no? non ti posso dire dei dei rosari non posso fare delle offerte non posso fare delle buone azioni ciò più viene e ti offro forti grida e lacrime perché non altro da offrire che questo per chiederti una cosa e non morire capite? ma tutto questo però potrebbe essere comprensibile ancora no? fino a un punto e cioè al punto della fede cristiana che è questa la follia perché? perché quello che è così piccolo non dovrà avere più niente da offrire a Dio se non le sue grida pensate gridare è impressionante che abbia gridato al genzebale tutte le volte che vado al genzebale io avverto questa memoria di questo gridare bene grida e lacrime per chiedere di non morire bene ma chi è che fa questo? è Dio questo è il punto è Dio ve l'immaginate? Dio si può far finta di niente insomma ma invece è Dio quindi è quel Dio che ieri tanto fosse un po' per sorridere dicevamo che fin da ragazzino fosse no? chiacchierandone con Giovanni Battista diceva io sono quello lì va bene a lui che certo però impressionandoci no? si mette quella grebbiale e gli lava i piedi insomma sì vabbè è un gesto di umiliazione però ancora vero ma oggi è pazzesco è semplicemente pazzesco noi stiamo inseguendo da duemila anni la racionalità del cristianesimo voglio vedere dove si può andare a finire voglio che me lo racconti mi viene detto che c'è un certo accordo episcopale che oggi il Vangelo è difficile annunziarlo e quindi conviene più portare la gente sulla ragione sul buon senso e decidendo questo nel senso che sulla ragione vai a dire che Dio è questo qua non saremo allora tutti come quelli che sotto la croce dicevano scendi giù dalla croce e ti raccrediamo ma altri meglio no? e lo deriva e appunto Isaia dice ma chi ci crederà? chi ci crederà? perché questo è il passo di oggi capite? e questo passo di oggi in fondo non riusciamo a riceverlo nella sua verità semplice radicale se non pensiamo che in questo momento Gesù avvicina nel modo nella misura suprema quello che vuole annunciare e dare ricordiamocelo che è l'amore è appunto la morte e questo è il punto perché ieri per farci vedere l'amore è pane e vino e diceva è il mio corpo che è per voi bellissimo e poi la lavanda dei piedi bene ma oggi oggi è questo questa straordinaria liturgia della morte come liturgia dell'amore però che vi dicevo senza sconti no? porti grine e lacrime che liturgia è? è una liturgia sgraziata? è una liturgia disperata? chi è che muore bene? ho sempre inseguito che lo faccio tutt'ora con una certa attenzione per esempio una delle persone che più di ogni altro almeno nella memoria cristiana ufficiale perlomeno della memoria cristiana occidentale no? è la persona che viene più citata come l'avere celebrato la sua morte come una grande liturgia che è Francesco Francesco d'Ansisi celebra la sua morte però poi la celebra come una liturgia vi ricordate? per esempio si tenuda completamente che si stende per terra non vuole altro che terra perché dice sono venuto su da lì torno lì insomma quindi con tutta una intenzione attenzione al punto che è presente il nuovo padre generale gli dice no adesso rivesti per obbedienza insomma non si sa bene come poi sia finito a morire se proprio nudo o meno nudo però la celebra tutta nel senso che controlla tutti i passaggi è impressionante la morte di Francesco e mi ha molto impressionato nel nostro tempo la morte di Papa Giovanni il segretario di Stato che va a salutarlo e però quando lo vede così scoppia a piangere gli dice ma signor cardinale ma non si può così non è previsto dal rituale della morte dei pontifici bisogna fare altre cose impressionante ma al di là poi del modo della sua morte certo chi di voi è abbastanza vecchio da ricordare insomma fu proprio impressionante proprio è uno dei più grandi ricordi della mia vita perché mentre il Papa moriva il cardinale vicario di Roma in piazza celebrava la messa e quando è arrivato a dire la messa è finita è tornato e però lì moltissimi hanno capito una persona per me importantissima che diceva Papa Giovanni l'ho capito nel momento in cui però altrimenti non è una gran liturgia non è una gran liturgia appunto ho avuto modo di pensare città notte sono stato due orette all'ospedale perché mi ha chiamato perché qualcuno se ne andava non è una grande liturgia e però è l'apice del segno dell'amore è quello che nella lingua italiana come tante volte ci siamo ricordati ha portato delle graziosità della lingua per esempio quel bellissimo dare la vita che unisce misteriosamente il morire a una fecondità femminile che per Gesù è preziosa quando sta concludendo la sua serata con i discepoli mancano quindi pochi pochi tempi perché lo vengano a prendere per ucciderlo lui vede che solo nel dolore e quel dolore dei discepoli che lui deve morire gli ricorda il dolore della donna quando è nel travaglio del parto perché appunto deve poi promettere che quel dolore si tramuterà in gioia perché è venuto al mondo un uomo è una stranissima meravigliosa forma di preannuncio nella risurrezione di Cristo il dolore il dolore perché dopo appunto come abbiamo anche ascoltato mentre lo celebravamo lo dicevamo insieme questo testo che già ieri mi permettevo di dir secondo me è il testo più bello di tutta la Bibbia ebraica cristiana questi capitoli 18-19 del Vangelo secondo Giovanni dove l'ispirazione divina diventa anche suprema arte letteraria perché se adesso magari uno quando avete la possibilità di riprenderlo questo testo lo vedrete è stupefacente e continua a preparare sorprese al suo ascoltatore perché trasforma tutto e racconta la stessa cosa che raccontano anche gli altri tre ma in lui in realtà è tutto diverso perché è tutto composto è tutto una grande liturgia appunto è tutta una grande liturgia dell'amore ed è per questo che la maternità della Chiesa colloca la passione di Giovanni nella celebrazione del Venerdì Santo perché appunto è una morte che diventa liturgia d'amore capite? è per questo è per questo e questo allora è la terribile meraviglia di oggi questa grande liturgia dell'amore però devo anche dire non è che dovete pensare questo ma sono cose che sapete meglio di me io mi sento l'ultimo di voi ogni volta vabbè il mio mestiere adesso qui è però bisogna tenere presente e questo mi pare un elemento molto importante per la nostra vita che non è che questa liturgia dell'amore e del morire e del volere un bene da morire sia nel momento in cui ci cacciano in una camera di terapia intensiva in realtà è molto più forte e molto più bello perché? perché è la liturgia di tutta la vita perché è la liturgia di tutta la vita la morte non è semplicemente quella che aspetta alla fine quando finisce la vita terrena la morte è questo dare la vita che è sempre che è quella che ci ha continuamente generato e rigenerato perché tutte le persone che ci hanno voluto bene in qualche modo hanno dato la vita per noi ci hanno fatto vivere e sono tutte persone che è difficile dire che sono morte perché noi vivessimo ma certo ci piangono pensare alla loro vita come una vita spesa per noi e noi abbiamo grande gratitudine per tutte le persone che sono passate per la nostra vita e che oggi noi desideriamo pensare nel giardino di Dio perché ci hanno dato la vita tant'è che quando una persona muore è uno strappo poi io penso che sia assolutamente cristiano anzi divino piangere perché una persona muore ma poi però mi permetto sempre di dire ma guarda che però ritornerà sai è viva ed è così perché queste persone ci hanno dato la vita quindi diciamo così la difficoltà di mettere insieme il testo di Isaia e degli ebrei con l'abbassanile di Giovanni beh non bisogna poi spingere troppo perché perché la liturgia della morte d'amore e la celebriamo sempre adesso vi dico una cosa di cui non dovete fidarmi troppo perché non ne sono tanto persuaso anch'io però per esempio mi sembra di dover dire che l'innamoramento se è grande se è profondo se è vero è un evento di grandissima castità perché è molto vicino alla morte perché l'innamoramento è come un perdersi tanto che in termini un po' scanzonastici si dice ha perso la testa no? ha perso la testa per forza non compina più niente eh? perché perché è entrata nell'innamoramento l'innamoramento se è vero è una cosa molto seria molto grande perché è la percezione che ti perdi nell'altro e per l'altro ma questo è molto vicino al mistero di Dio e quindi va bene insomma serata un po' frantumata ma sono molto preso come se fosse che tutto ascolto per la prima volta penso che l'anno scorso fosse così ma non me lo ricordo però appunto alla fine tutto questo diventa una promessa sublime è una consiglia sublime perché allora se fosse veramente così e quando è veramente così la morte non ci fa più paura perché diventa il respiro della nostra vita sia per tutto quello che abbiamo ricevuto sia perché è quello che nel nostro innamoramento osso dire così possiamo dare desideriamo dare e quindi in qualche modo mi permetterei di dire che ci si può anche un po' abituare a morire poi ho sempre paura perché vado tutto in furgo e la sera successiva il diavolo mi bacchetta parecchio ma credo che si possa pensare credo che si possa avere la idaccia di pensare che questa vita è meravigliosa perché abbiamo il piacere di spenderla di darla perché grazie a Dio non dobbiamo fare continuamente l'accumulo della buona salute e centomila continuamente medicine preventive e passare la vita con l'apparecchio della pressione lo dobbiamo fare perché siamo in questo pezzo di mondo lo dobbiamo fare perché dice la scrittura che bisogna obbedire ai medici lo dobbiamo fare perché ancora le scritture dicono che il fatto che siamo un po' malati è vero è occasione per un po' far penitenza per tutti i guai che abbiamo avuto cosa è in tutto quindi siamo obbedienti però ci deve essere un riscatto ci deve essere un riscatto negli ultimi mesi la comunità cristiana ha corso secondo me dei rischi gravissimi cioè quello di far aumentare bruttissima la morte quindi a tutti i costi magari con una pompa da bicicletta ma bisogna tenere in vita la vita non lo so è pericoloso è molto pericoloso una volta c'erano le compagnie della buona morte che si trovano delle cose poco allegre ma erano però riflesso di una sapienza profonda che è quella che noi teniamo nella preghiera dell'Ave Maria dove alla mamma del Signore chiediamo tutte le volte a lei di pregare per noi questa sera che ne abbiamo bisogno e nell'ora della nostra morte sì quindi in realtà la straordinarietà della liturgia di questa sera è anche alla fine è una ricomposizione è anche una pacificazione è anche un patto d'affetto che si può fare con il senso della nostra vita talmente alto talmente alto da dare senso persino alla nostra morte e questo Gesù ce lo dà anche a noi la grande tradizione della Chiesa ci consente di considerarlo è svelato quello il segno della nostra fede e quando Gesù ricordavamo lo portano nel nel posto dove Lazzaro è sepolto e piange e dicono quanto lo amava guarda quanto lo amava dicono vedendo che Gesù piange e secondo me il crocefisso nel risp nozzle sia più sempre che pare o or se or o lo o il o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o o