Il regalo che abbiamo ricevuto ieri dalla liturgia del Giovedì Santo, della Cina del Signore, era l'immagine della Chiesa come Chiesa povera, e quindi Chiesa di poveri. E abbiamo insieme gustato e veduto come le parole di Dio ricordassero a ciascuno di noi semplicemente la storia della sua vita, vita nella quale la nostra povertà è stata continuamente visitata e soccorsa dalla bozzata di Dio. Molte volte questa povertà ci ha infastiditi, ci ha fatto arrabbiare, l'abbiamo censurata, l'abbiamo emarginata, ma poi sempre in un modo o nell'altro questa povertà è ritornata ad affacciarsi alla nostra vita. E però quando la nostra vita diventa piano piano la storia della nostra vita, allora quella povertà non è più un motivo di angoscia, di tristezza o di rifiuto, perché la nostra povertà entra potentemente in questa storia bellissima che Dio scrive nella vita di ciascuno di noi. Per cui ci permettevamo di dire che anche la povertà più povera, che è i nostri peccati, la nostra vita ferita e le nostre personalità disturbate o addirittura aggressive, persino questa vicenda della nostra vita diventa poi nella memoria che progressivamente si costruisce dentro di noi occasione ancora più grande per dire di come Dio si sia piegato sulla nostra povertà. La liturgia di questa sera, la liturgia della croce, la memoria della crocifissione e della morte di Gesù, vuole portare avanti il nostro cammino parlandoci della sua povertà, non solamente della nostra, ma della sua povertà. E qui devo aprire una piccola parentesi per anticipare che poi in realtà, anche questa sera, noi non diremo l'ultima parola sulla povertà del Signore. La dovremmo dire domani, se il Signore vorrà, nella veglia della notte, quando gli angeli annunzieranno che in Lui la morte è stata vita e che Lui era il risorto. Allora forse proveremo a dire un'ultima ipotesi sulla povertà stessa di Dio. Però il cammino di questa sera, il passaggio di questa sera è evidentemente preziosissimo, perché abbiamo ascoltato la narrazione della passione secondo l'Evangelista Giovanni. Quelli con i quali stiamo facendo strada insieme da più tempo, sanno che io considero questi due capitoli del Vangelo di Giovanni, il capitolo 18 e il capitolo 19, come l'assoluto capolavoro di tutta la Bibbia. Anzi, quasi un mistero letterario, che non si riesce proprio neanche a sondare, e che anche quest'anno mi ha creato molte domande, molti imbarazzi, anche proprio qualche difficoltà, perché è proprio miracolosa, capite? La parola di Dio è miracolosa. Una volta che il Signore vi desse un po' di tempo, potreste provare, per esempio, a leggere come in modo parallelo la passione di Giovanni con una delle altre memorie della passione degli altri tre evangelisti. E voi vedrete, è sorprendente. C'è una grande preoccupazione di tutti e quattro gli evangelisti di essere molto fedeli agli avvenimenti, ai particolari, ai passaggi, e quindi certo con delle differenze, ma tutti tendono molto a una grande precisione della memoria storica. Eppure, la passione di Giovanni è tutta capovolta, perché raccontando gli stessi fatti che portano fino alla morte e al sepolcro, in realtà tutta la sua narrazione è tutta una narrazione di gloria. E quindi lui riesce a trasformare e già la passione di Gesù nella pienezza della sua regalità e nella luminosità assoluta della sua gloria, proprio perché il crucifisso risplende. Per cui non si può pensare alla croce del Signore come a un incidente di percorso, a un passaggio che poi viene superato, a una difficoltà che poi viene tolta dall'orizzonte. No, dentro alla sua passione sta la sua gloria. Noi adesso non possiamo verificare troppo acutamente questo, e quindi noi proseguiamo su questo cammino della povertà, appunto incontrandoci questa sera con la povertà del Signore. Così come è detta dal profeta Isaia, noi abbiamo ascoltato questa sera il quarto canto, ci sono quattro canti di Isaia che sono chiamati i canti del servo, questo è l'ultimo canto del servo dove nei termini più forti la parola antica consegnata ai nostri padri ebrei diventa profezia di Gesù in modo particolare della sua passione, con una descrizione sconvolgente, cioè questo servo di Dio che proprio viene abbruttito nel percorso della sua vita, che scende a livelli subumani, tanto che non può più essere riconosciuto neanche come uomo. Ma noi dentro a questa descrizione ci poniamo una domanda, perché succede questo? Perché ha fatto questo? Perché questo il Padre gli ha chiesto? Avete notato il particolare, è vero, quando sono nell'orto e c'è quel apostolo che taglia l'orecchio di un servo, è vero, del sommo sacerdote e lui gli dice, ma perché fai così? È vero, io devo fare la volontà del Padre, devo avere il calice che lui mi dà, è vero? Per cui, certo, tutta la memoria di Gesù è tutta la memoria della sua obbedienza al Padre. Perché il Padre gli chiede questa obbedienza? Perché il Padre gli chiede di scendere in tutta la condizione umana, di non abbandonare mai la condizione umana in nessuna delle vicende. Dove più non c'è più qui giusto e sbagliato, sano e malato, diritto e prevaricazione, niente. Il cammino di Gesù, questo ce lo dimentichiamo troppo spesso, è un cammino con il quale il Figlio di Dio vuole incontrare con amore, questa sarà la parola chiave, con amore, tutte le condizioni della vita umana. Tutte. Anche Pilato, anche Giuda, anche Pietro, tutti. E questo è il cammino di Dio. in Gesù ci viene rivelato in che modo Dio si incontra con l'umanità. Si incontra con l'umanità scendendo nella nostra condizione, nella nostra vicenda, nelle nostre situazioni, dappertutto, sempre. E viene con un intendimento assoluto di volerci bene. e con un volerci bene, con un volerci bene, che ha non semplicemente la caratteristica di una non imputazione, ma proprio una salvezza, e quindi il perdono. Quindi Dio è venuto in mezzo a noi, in Gesù, a perdonarci. Questa cosa noi ce la ripetiamo tante volte, ma ci sfugge un po' poi nella prassi quotidiana della nostra vita. Invece è venuto per questo. Non c'è niente di tribunalizio in Lui. Lui è venuto non per giudicare, ma per salvare. Non ha senso parlare di Lui se non in questa direzione. E ricordate, ne abbiamo già citato, come questo ci è stato chiarito dalla vicenda di quella donna che gli era stata portata, è vero, perché sono presi in adulterio ricordandogli che, secondo la legge mosaica, doveva essere lapidata. E Lui aveva fatto un primo passo dicendo che solamente il senza peccato poteva partire con la prima pietra e tutti se ne andarono. Ma poi appunto c'era impressionante il secondo passaggio, ricordate, no? Perché tutti se non sono andati via, ma Lui no. E perché Lui non se ne è andato via? Perché Lui è il senza peccato. E quindi è Lui quello che semmai ha la pietra del giudizio, no? È quello che deve giudicare, è quello che deve salvare chi si muove bene e condannare chi si muove male. E Lui le pone quella domanda, ma donna, ma nessuno ti ha condannato? Nessuno, signore. E c'è quella risposta, capite? È quella risposta che bisogna tenere ferma. Lui le dice, neanch'io ti condanno. E come può dirlo? E perché lo dice? E come mai Lui dice così? E noi lo sappiamo questa sera perché dice così? Perché Lui ha dato la sua vita per salvare quella donna. Lui non scaglia la pietra perché Lui muore per lei. Questa è la sostanza di Dio. Potrà piacere, non piacere, essere teologicamente stupefacente, razionalmente assurda, però è così, è così, con un'enorme fatica, eh? Noi siamo i figli di una teologia secolare che mai come in questi ultimi mesi, e un po' mai come in questi ultimi giorni, per merito o per colpa del Vescovo di Roma, non so, ma percepisco sempre di più la teologia che si impara a scuola come una teologia atea. Atea. Purtroppo è atea. Perché? Perché non tiene conto che Dio, invece, è così, che dalla parola di Dio noi questo veniamo a sapere, in modo assoluto, e che in questa parola non si possono introdurre ragionamenti di modificazione. È ammesso certamente un ragionamento, una riflessione, che però non può non essere dentro alla fedeltà. Ora, la fedeltà, questa è l'esigenza, altrimenti si parla di un'altra cosa, non del Dio di Israele, non del Padre di Gesù. Possono esserci altre ipotesi, religiose, ideologiche, di interpretazione della vita, ma non per noi. E noi abbiamo vissuto, invece, un secolare aggancio con questa teologia atea, permettetemi di dirlo, in una parrocchia di periferia, queste cose si possano dire ancora tranquillamente, penso. È vero? Una teologia che è stata terribilmente al servizio della violenza dei poteri mondani, una teologia atea che quindi ha potuto giustificare la guerra, la tortura, i tribunali inquisatori, le crociate, l'esclusione. Ma non è la parola di Dio e non è la parola di questa sera. Perché questa sera, questo cammino di Dio in mezzo a noi, è quello che lo porta in fondo alla condizione umana fino a quello che è l'abisso ultimo dell'esperienza umana, la morte. Certo, si dovrebbe aggiungere la morte ingiusta, la morte tra i malfattori, no? Dovremmo addirittura mettere molti termini peggiorativi di questa morte, come appunto suggeriva la profezia di Isaia. Però questa sera si compie, capito, l'ultimo cammino di Dio in mezzo all'umanità. Perché al di là della morte che cosa c'è? E questo è il punto. Ecco, vedete, lui è venuto a dirci che la morte non è l'ultimo termine, non è l'ultima parola. E io dirò questo per dire che non è che però questa sera bisogna precipitare nella liturgia di domani per dire che l'ultima parola è la resurrezione. Non ci chiariremmo, rischieremmo di confondere un po' il gioco. È un'altra la parola che sta oltre la morte. È l'amore. È l'amore. È l'amore che cambia radicalmente la morte che infatti a motivo di Gesù e in Gesù non è più la morte. Il nome nuovo della morte è il dare la vita. Gesù non muore, dà la vita. Tra l'altro con una finezza ancora letteraria il testo della passione che abbiamo ascoltato e recitato e celebrato insieme questa sera dice che quando lui a un certo punto capisce che è arrivato l'ultimo momento allora lui a un certo punto volge il capo e spirò e via traduzioni di ma il testo semplicemente dice questo e consegnò lo spirito e quel verbo consegnare è quel verbo della tradizio che poi si dovrà dire per l'annuncio dell'Evangelo per la testimonianza cristiana per la comunicazione dei doni di Dio e quindi Giovanni descrive la morte di Gesù come dono dello spirito perché tra l'altro pochi istanti prima nella stessa narrazione evangelica l'avete ascoltato che è solo dell'Evangelista Giovanni c'è un'altra anticipazione di Pentecoste non c'è dubbio quando vedono che lui è morto quel soldato cosa fa con una lancia gli trafigge il costato e dal costato trafitto escono sangue e acqua e l'Evangelista si preoccupa di dire che questa cosa guarda che è proprio vera l'ho vista vuole porre una garanzia perché? perché l'acqua e il sangue sono i grandi segni del dono dello spirito e del sacrificio della croce perché l'acqua e il sangue portano a tutta l'economia della salvezza è vero dalla morte di Cristo dal costato trafitto che cosa sgorga? la vita la vita perché è sceso così in basso? perché bisognava dare la vita a tutti anche i morti bisognava dare la vita bisognava scendere persino negli imperi per annunciare il Vangelo a quelli che erano morti senza avere ascoltato il Vangelo di Gesù ed è sceso a predicare l'Evangelo fino agli imperi perché nessuno il padre vuole che sia fuori dal suo abbraccio affettuoso che non può non essere che un abbraccio di perdono è chiaro noi ribaniamo quella chiesa di ieri quella chiesa povera quella chiesa di peccatori ma c'è ma c'è e quella comunità di peccatori piccolo gruppo umano a rappresentare l'intera umanità e quindi la destinazione dell'Evangelo fino ai confini della terra perché l'Evangelo e l'età messianica non riguardano il piccolo popolo di Israele che l'ha così affettuosamente mirabilmente e gelosamente custodito ma nella pienezza dei tempi è vero da Gerusalemme bisogna andare fino ai confini della terra fino alla dozza bisogna andare è vero perché perché tutti sono amati da Dio e quindi che cos'è la croce del Signore è il segno dell'amore è la pienezza dell'amore e questo è appunto il cammino di Dio ed è il cammino che il Signore questa sera propone a tutti noi qual è il senso della nostra vita non possiamo andare a sbattere contro la morte non possiamo non possiamo bisogna intraprendere una strada nuova bisogna assolutamente prendere questa strada dell'amore per ciascuno di noi il Signore ha segnato un interenario un cammino che capelli bianchi o capelli freschi freschi ci ha fatto fare in ogni caso un tratto di strada è la nostra strada è vero è la nostra strada dell'obbedienza al Padre è vero è la nostra strada dell'obbedienza al Padre che ci porge il calice della sua volontà le vicende che attraversiamo le persone che sono intorno a noi gli sguardi le fatiche le ferite gli errori gli abbracci i baci sono la storia della salvezza che il Signore ha affidato alla tua esistenza perché tu possa avere l'onore l'onore l'ebbrezza la gioia la pace di percorrere il suo stesso cammino d'amore incontrando tutti con amore questo è il compito che ci è stato assegnato questo è il senso profondo del nostro battesimo questo è il significato della vita cosa stiamo a perdere tempo per non perdiamo tempo mettiamo tutte le nostre energie le nostre attenzioni le nostre forze in questa poi strada che diventa evidente basta pensare a dove abiti alle persone con le quali sei alle persone del tuo passato e del tuo presente a quelli che incontrerai domani alle persone con le quali certe volte sono sorti muri di separazione che hanno fatto pensare che non si poteva condividere niente ma ma tu tu non puoi far altro che passare accanto volendo bene tutta la storia della salvezza è la storia dell'amore di Dio per l'umanità tutta la vicenda di Gesù è la pienezza di questa storia e questa sera noi siamo qui a celebrare la consegna a noi di questa storia questo è il senso bello capite della nostra vita io non voglio portare turbamento però insomma per esempio quando giorni fa appunto si diceva speriamo che lo spirito santo faccia andare bene il conclave a me viene il vomito lo spirito santo aveva molto più da fare se invece che fare questo qui facevano un altro io non vi domino e lì aveva da lavorare molto di più adesso francamente può andare in riviera per un po' insomma può fidarsi un po' di più no? ma lo spirito santo non è uno zampino di coniglio o una muleta no? per cui dobbiamo essere comprensivi sempre con noi stessi perché siamo della povera gente ma ma si può fare il discorso di dire ma che cosa ho fatto di male perché il buon Dio mi mandi anche questo ma questi sono idoli questi sono idoli perché precisamente quella cosa che ti pone una domanda anche seria ma come mai il modrio mi ha mandato questo tu sai benissimo che te l'ha mandato per darti una strada ancora più profonda del mistero dell'amore tu lo sai che è così no? si fa fatica no? accettarlo ci sono situazioni nelle quali io non posso che essere immerso nella mia angoscia e ho bisogno di tendere una mano e ho bisogno che tu prenda la mia povera mano nella tua mano e mi dia consolazione perché la pochezza della mia fede certo molte volte mi sommerge nell'angoscia della vita ma in realtà capite senza fare esibizionismi cartesiani razionalistici in realtà tutta la vita è semplicemente un'occasione per voler bene sia quando le cose sono semplici sia quando diventano prova non è che abbiamo due figli uno funziona l'altro no qui c'è Dio ma no ma no ma no ma no è su quello che fa più fatica è vero c'è in realtà un appello molto più grande di spesa affettuosa del tuo pensiero del tuo silenzio delle tue lacrime della tua mano è vero ma che cos'è come fai a spiegare il perché di quella cosa quindi vedete questa sera è importantissima perché se non sono proprio del tutto sciocchezza le cose che ho maturato nella preghiera di questi giorni e provo a dirvi questa sera beh la vita è molto interessante evidentemente anche molto impegnata non è che quando uno è vecchio allora non compila più niente non fa più niente ma no ma no certo farà fatica quando non sarò più capace neanche di andare in bagno da solo farò fatica sicuramente farò fatica anche qualcuno debba aiutarmi certo è una cosa che ci penso è certo che ci penso però sarà un'occasione d'amore sarà un'occasione di sfogliazione sarà un'occasione di consegna di umiltà di silenzio di sorriso anche quello che potrebbe sembrare così increscioso e ancora una volta mi è venuto dentro adesso poi mi hanno regalato un librone di tutta la sua memoria è vero della la memoria della Etti è vero di Amsterdam e insomma e di quella sua famosa preoccupazione no che ogni tanto qui ci siamo ricordati aveva il suo desiderio di iscriversi nella lista che questo gruppo di ebrei di cui lei doveva far parte ogni settimana doveva compilare lista degli ebrei che dovevano essere messi sul treno per andare ad Auschwitz e lei faceva parte di questo gruppo che era costretto dai nazisti a scrivere la lista dei loro fratelli da spedire alla morte e lei che manifestò a un certo punto il desiderio di iscriversi nella lista e davanti allo stupore anche al rifiuto dei suoi compagni lei chiede a quella spiegazione no? dice no ho un timore ho un timore il suo timore è che ad Auschwitz non ci sia nessuno ebreo nessuno dei suoi fratelli ebrei che possa pregare per la salvezza dei loro carnefici e dice perché questo è il nostro compito se noi non facciamo questo non siamo più neanche noi e allora scrive il suo nome e quindi va col treno butta un bottiglione di roba in campagna piena di tutto quello che aveva scritto raccolto e molti anni dopo viene trovato per dire che quindi non c'è paradiso e inferno capite? non c'è luce scura non c'è sacro e profano non c'è perché l'Evangelo del Signore ha invaso tutto adesso non c'è da poter dire questo è buono questo è cattivo quando la mia sorella più piccola come fa ogni anno mi ha regalato un'agenda l'agenda del 2013 ho trovato due versetti del libro del Siracide adesso e dopo beh insomma la settimana prossima sarebbe da leggere questo testo in modo a un certo punto dice così tutte le opere del Signore sono buone egli provvederà tutto a suo tempo non c'è da dire questo è peggiore di quello a suo tempo ogni cosa sarà riconosciuta buona è da mettere no? nell'agendina perché l'agendina è la registrazione del tempo insomma no? a suo tempo ogni cosa pensate che bellezza questo cammino del Signore è vero che rende favorevole sempre il cammino anche quello che questa sera tu stai facendo con tanta fatica quello dal quale questa sera tu forse hai la tentazione di fuggire dice aiutiamoci perché siamo tutti dentro a questa grande avventura è prevista non nella possibilità modestissima di ogni individuo siamo tutti troppo troppo poveri ma infatti la preghiera che ci ha insegnato è al plurale padre nostro padre nostro e tutte le volte che io dico il padre nostro ti coinvolgo e ci sei anche tu allora tutti insieme questa sera e adesso due cose tre a pregare per tutti capite perché adesso preghiamo per tutti è una preghiera speciale è la sera in cui si fa la preghiera universale più vasta non con proposte nostre ma fissate dalla maternità della chiesa e poi andiamo a baciare il crocifisso stasera andiamo a baciare il crocifisso riconoscendo che ci vuol far familiare di questo e poi infine comunicando al suo corpo e così appunto la morte del signore diventa grembo della vita e il senso della nostra vita è appunto come dicevamo dare la vita grazie a tutti grazie a tutti