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VI DomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20100214.mp3

Data: 14/02/2010

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

La fede, guardo soprattutto il testo di Geremia adesso, vuol dire avere il grande regalo di potersi fidare. Perché dice Geremia che la grande maledizione della vita è doversi sempre arrangiare ed essere sempre soli, ed essere gli esclusivi gestori della propria storia. Per questa povera gente che sono questi pastori del deserto, come si fa da soli? Non si può. E quindi proprio quello che magari istintivamente noi esaltiamo, l'essere capaci di non avere dipendenze, la propria autonomia, la propria realizzazione, che sono un po' gli idoletti, no, anche della nostra sottocultura, e per la tradizione, per la sapienza ebraica e cristiana, sono una condizione di maledizione. Perché sono talmente esperti di povertà, che senza l'altro non ce la caverebbero. Questo ci dà subito una possibilità, perché un amico potrebbe dirti, no, no, io la fede non ce l'ho, ste Cristo, ste Papa, moche moche moche, io la fede non ce l'ho. Però vuole molto bene a sua moglie, e senza di lei non saprebbe come vivere. E magari anche la tratta un po' male, eh? Però non riesce a fare una cosa che lei non sia d'accordo. E se non sono insieme, lui subito si sente a disagio, diventa nervoso. Quando mia mamma doveva curare il suo cancro al seno, si doveva passare sempre qualche stagione un po' da soli, poi soprattutto quando ebbe un incidente di automobile molto grave. Ed era via proprio, ricordo mio padre insopportabile proprio, una cosa. Arrivava a dei culmini di ansia, di violenza, disastro. Era un uomo tutto diverso, però noi capivamo che era così, era lui, perché c'era la mamma. Va bene, quella lì è la fede. Il principio della fede è quello lì. Il principio della fede è lo scoprire, ognuno di noi, la sua insufficienza, la sua povertà, la sua fragilità. E certo come si può anche accettarla. Quindi per esempio, imparare a piangere, imparare a gridare, imparare a chiedere. Certo, cose comuni della vita, ma sono già la grande porta della fede. Perché la fede appunto, dice ancora il profeta, è il paragone bellissimo di una pianta del deserto. È un paragone che viene ripreso anche dal Salmo responsoriale, che oggi è il primo Salmo del Libro dei Salmi, ed è forse il titolo di tutti il libro, perché forse è il titolo della fede e della preghiera di Israele. Ed è bellissimo, non è capitato il grande privilegio di camminare nel deserto? Ed è bellissimo nel deserto, perché appena c'è una piccola sorgente, e proprio qualche goccia d'acqua, subito è verde. È meraviglioso. E nella grande aridità tu subito vedi lo splendore. Ed è uno splendore stupefacente, commovente, che non ti puoi spiegare con l'aridità che è intorno. Ma c'è che lui invece ha trovato l'acqua. Ecco, allora dice che è benedetta la vita quando nell'aridità si trova l'acqua. Non è che tu fai qualche cosa, ma sei tu preso, inondato, illuminato, afferrato, protetto, amato, benedetto. E quando sei qui tu, tutto cambia. Ecco, tutte le volte che si può dire questo, e quindi scoprire la nostra povertà come protetta, come sotto uno sguardo, come amata, come accarezzata, è la fede quella. Quel poveretto che vuol fare tutto da solo, di lui si dice che addirittura, anche quando gli capita una cosa buona, non se ne accorge. Perché non pensa che ci sia qualche cosa di buono, che può venire da lui, fatto per lui. E invece la bellezza è quella di una vita nella quale si scopre che tutto è come dedicato a noi. E' bello come, quando si può dire, no? Sono andato a sciare con i bambini in questi giorni. E allora si poteva arrivare a dire, guarda, persino il tempo tiene per noi, vedi? E' un po' freddo, ma è luminoso, c'è il sole. Guarda, la neve oggi è perfetta. E' un po' durina, ma anche farinosa. Ci tiene in piedi oggi. Ecco, quando tu puoi aiutare un bambino, una persona, ad accorgersi di come tutto è chinato su di lui, e tutto lo avvolge e lo fa fiorire, ecco, allora, tu gli hai aperto la porta. Non sei tu che puoi dare la fede, per carità, sono cose troppo grandi e troppo misteriose che si compiano nel segreto, nel cuore di ciascuno, nell'avventura misteriosissima della vita di ciascuno. Però puoi aprire una porta, ecco, puoi fargli il paragone di questa pianta nel deserto, puoi fargli capire che tu stessi, tu stessi, non saresti niente di quello che sei se non fossi stato fin dall'inizio visitato e irrigato da fonti ricchissime di bene, da sorgenti limpidissime, al punto che in fondo, in fondo, tu hai potuto rimanere così, una poverissima cosa, un piccolo seme nell'orto, una creatura insignificante, un uomo qualunque, eppure anche per te la vita è diventata una meravigliosa vicenda, proprio per come tutto questo mondo si è piegato su di te. E si capisce che questo non è corrispondente al nostro istinto, no? Il nostro istinto è quello io, io, ma io. Sì, è vero. Forse bisogna prendere un po' di pacche, è vero, avere bisogno sul serio. Sì, però certo questo è il mistero della fede. Quindi la fede è la bellezza dei poveri che sono visitati con amore. La fede, come ci siamo detti altre volte, forse è solo dei poveri, e quindi è solo di quella parte povera di noi. E ci sono continuamente anche dei disturbi, no? Perché poi ci sono dei ritorni di ambizione, di vanità, di pretesa, di giudizio, e allora quelli certo non sono gli ambiti che favoriscono la nostra fede. La nostra benedizione, sentite com'è bello, no? Benedetto l'uomo che confida nel Signore, e il Signore è la sua fiducia. Non teme quando viene il caldo. Può anche permettersi continuamente di avere paura, perché può continuamente dirlo, ho paura, ho paura. Come stamattina, con questa parola di Paolo, in questo capitolo secondo me terribile, della prima lettera ai Corinti, dove dice assolutamente, guarda, se Cristo non è risorto, sei fregato, niente c'è, passami nel rivoltello, è perché faccio fatica, no? E allora, quando faccio fatica, attacco via la mia fede alla fede di qualcun altro. Penso, per esempio, che se non fosse passato San Francesco d'Assisi, la fede sarebbe molto meno. E senza mio papà, forse non ce l'avrei. E sono sicuro, d'altra parte, che lui ha voluto comunicarmi la sua fede, proprio perché ci credeva. E non voleva, volendomi bene, che io non avessi quello che lui aveva avuto. E quindi, vedete ancora una volta, tutto è un grande gioco d'amore. È un grande gioco dell'amore. Per cui, anche in questo momento, siamo qui portati, ancora una volta, dal grande bene che abbiamo ricevuto, e dalle grandi luci che sono state accese sulla fatica e sulla oscurità del piccolo sentiero della nostra vita. E come sapete, in questa prospettiva, è importantissimo che ci sia anche il deserto, perché così è chiaro che tutto viene dal tono di quella goccia d'acqua. E così, in fondo, capite, è anche un po' necessario che siamo anche cattivi, che siamo un po' cattivi, che un po' compiniamo dei guai. ed è forse anche di una certa importanza il guaio che ti è capitato e che adesso ne hai fatto memoria della tua vita, ma infatti l'hai in qualche modo riconquistato, perché, perché in fondo, proprio quel guaio ha provocato quello sguardo e quella mano e quella improvvisa vicenda che ti ha stupito perché non ti aspettavi che ci fossero al mondo delle robe simili, e invece ci sono. I bambini della oncologia pediatrica ieri pomeriggio hanno inaugurato solennemente una mostra di loro dipinti. Sono stati ospitati addirittura al Museo di Arte Moderna, quindi se volete andarci vedrete. E la tesi di questo pittore che va a insegnare lì all'ospedale a loro è che c'è il bianco che vuol dire la vita, il nero che vuol dire la morte, e in mezzo c'è l'azzurro e lui li incoraggia a passare tra la morte e la vita e a creare l'azzurro. E i loro quadri sono tutti molto colorati, sono qualcosa, dei quadri non vuole anche dire niente, sono solo colori, colori, colori. è la vittoria di quella passaggio in mezzo. E quindi in realtà attraverso quelle figurine pitturate, quei foglietti dipinti, loro ti dicono come sono e com'è il mondo per loro e qual è la loro guerra quotidiana. ma c'è l'azzurro, c'è, c'è, e dentro ha tanti altri colori, è bellissimo. Ecco, la fede è questa possibilità che ti viene data di vedere che ci sono i colori e che non sei condannato alla guerra implacabile tra il bianco e il nero, tra la vita e la morte. C'è un'altra strada che è più fiorita della vita e più potente della morte. È l'amore, è l'amore dal quale sei stato circondato. È la bellezza del tuo non essere da solo sulla strada della tua vita. Bene. Detto tutto questo, c'è il Vangelo. E c'è il Vangelo secondo Luca e ci sono le beatitudini e i guai. E ci sono i poveri, perché i poveri ci sono. Ieri sera un ragazzo che ha perso il lavoro da quasi un anno c'è il permesso di soggiorno, ce l'ha, ma nessuno l'ha pigliato a lavoro, e mi ha detto, mi ha detto, vieni qui, ti faccio conoscere Martino, vediamo se hai qualcosa da farti fare, provo a venire lunedì. Poi mi andava via, ho detto, ma dove abiti? Abito a quarticcia. Ah, e dove? Sono in una tenda. In una tenda. Eh sì, a un certo punto non avevo più l'affitto da pagare, non potevo più. in una tenda. Stamattina era tutto bianco, ecco, ma sotto ho fatto un po' di telefonata a quarticiera, ma dico, dove avete le tende? Perché gli ho detto lunedì, e quindi, stanotte, i poveri ci sono, severi, nella loro povertà. E non è certo l'unica povertà, ci sono i bambini che dipingono i quadri, ci sono, ieri abbiamo avuto tutto un convegno, perché nell'Iraq curdo, e hanno puttato giù talmente tante bombe che hanno inquinato tutto, ci si che i bambini in altissima percentuale nascono con il cuore scassato, o li operi o crepano. Allora hanno cominciato a portarli un po' qui in Italia, qui, adesso ho fatto benissimo, 25 qui da noi, sono tutti guariti, bellissimi, un bellissimo film, ci hanno fatto vedere su di noi, sono tornati, ma adesso ne hanno già registrati 5.000, e però ieri ci dicevano che sono 10.000 in realtà, perché non hanno potuto controllare tutta la zona, 10.000 bambini che aspettano l'operazione delle loro mamme, no? Allora ieri si combinava, andiamo giù in Kurdistan a fare un ospedalone, beh, bellissimo, andiamoci, andiamoci, i poveri ci sono, e però, e però, vedete, ci sono degli altri poveri, e ci sono i poveri che non hanno tutte le belle cose che abbiamo avuto noi e di cui abbiamo parlato prima, perché anche noi saremmo presa poco come i bambini del Kurdistan, o avremmo degli altri guai, o saremmo già morti, come ci diciamo tante volte, se non avessimo incontrato questa sorgente d'acqua che è stato il bene che Dio ha mandato nella nostra vita, per cui noi siamo dei privilegiati assolutamente, e il nostro privilegio ancora di più aumenta, perché noi in realtà non siamo semplicemente della gente fortunata, ma siamo dei poveri diavoli amati, siamo dei peccatori perdonati, siamo dei perduti, cercati e ritrovati, siamo della gente che non avrebbe saputo cercare e trovare niente, ma è stata cercata e trovata, noi siamo sopraffatti dal dono di Dio, questo ancora di più, capite, esalta la nostra ricchezza. Allora, allora diventano poveri non solamente i bambini del Kurdistan e non solamente il mio amico che dorme nella tenda di Corticella, ma anche tutti questi altri, molti nostri amici che non hanno il tuo stesso dono, che sono lì e che pensano che la vita bisogna farsela così come si può, come si è capaci, come si è fortunati, magari come si è bravi anche a rubare, sarà anche così, ma sempre solo come un cane e che quindi non riescono a pensare alla divina potenza dell'amore. Ma voi sì, invece, voi che siete qui, sì, noi che siamo qui, sì, dice, ma Gesù Cristo è una fiaba, sarà, ma quando tengo in mano questo pane, perché è il mio compito, non è perché io sono niente, ma tengo in mano questo pane e dico, vedi, questo è il mio corpo, offerto il sacrificio. In quel momento lì io ho in mente tantissime persone che hanno fatto così della loro vita, offerto il sacrificio per voi. Gesù Cristo, non Gesù Cristo, ah, va bene, spero che anche tu ci credi un po', anch'io un po' ci credo, se non altro certo mi sembra di volergli bene, però so benissimo che cosa vuol dire. Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, offerto il sacrificio per voi. E penso alla meraviglia di tutta questa vita offerta, di questa vita quindi non buttata via, non messa in naftalina per conservarla, ma spesa, spesa. In questi giorni lì in montagna a sciare si faceva l'educazione sessuale, no? Sti poveri bambini, insomma, vabbè, in ogni modo cerchiamo di insegnarli qualcosa anche di quello. Io non ho fatto niente, però ogni tanto mi facciamo dire due parolini. io sono un grande sostenitore dell'innamoramento. È molto importante l'innamoramento, perché con l'innamoramento ti rubano il cuore e tu perdi la testa. È importantissimo, perché l'innamoramento è una perdizione, è un perdimento, diciamo, è un perdersi. E quindi è un grande segno del Cristo. È un grande segno di questo strano Dio che Gesù ci è venuto a rivelare. Un Dio che si è perso per noi. Anche se il sistema continua a dire che siamo noi che corriamo il rischio di perdersi perché lui è troppo bravo, troppo su, troppo su, troppo perfetto, ma la verità è quella dell'Eucharistia, di un Dio che si perde per noi. Questa è la verità. L'altro non è vero. non è vero. Un Dio che non fa niente e ci giudica non è lui. È un altro. Sarà di un'altra ditta. La nostra ditta non è così. Quello che noi abbiamo conosciuto e che abbiamo conosciuto come non si può conoscere di più. Perché io so benissimo le persone che hanno dato la vita per me. Io le conosco. Ed è per quello, tra l'altro, che credo nella risurrezione di Cristo. Perché queste persone che adesso non sono più a camminare qui, ma sono nel giardino di Dio, continuano a essermi vicini. E io continuo a ritrovarli. E continuo a essere aiutato da loro. E loro continuano a offrirmi la vita. Allora, per questo, siamo immensamente ricchi. Per cui, il guai a voi ricchi non lo si legge bene, sapete, in altri modi. Se prima non lo attribuiamo a noi, guai a voi ricchi. Perché? Perché intorno a te c'è un sacco di povertà che non è solo il ragazzo della tenda. Bisogna trovarlo, eh, per carità. Abbiamo un sacco di posto qua. No. Ma non è solo lui. Sono anche, ma io mi permetto di dirti questa mattina, soprattutto, tutti quelli che non hanno la bellezza della tua vita, della tua esperienza d'amore, della tua pace. perché in fondo, malgrado tutto, e più magari hai fatto stupidate, e magari più la prova ha imperversato su di te, più stamattina tu devi dire a te stesso, non dirlo a me, dillo a te stesso, se puoi, dillo al buon Dio che in realtà però non sei stato dimenticato, non sei stato abbandonato e che anche, come dicevamo, persino quello schiaffo che la tua vita ha preso è stata occasione di non poche carezze. Allora intorno a noi ci sono tanti di questi poveri invece, diversi, capite? Hanno la cravatta, insomma, hanno l'automobile e una delle difficoltà del rapporto con loro è che loro girano pensando di non aver bisogno di niente e di nessuno, qualche volta tragicamente facendo finca di non avere bisogno di niente e di nessuno, perché in questo mondo non si può aver bisogno, non si può essere poveri e quindi se anche uno è povero deve far finta di essere ricco e di non avere bisogno. Invece ha bisogno, ha bisogno. E allora che cosa si può fare per loro? Bisogna volergli bene, bisogna volergli bene, bisogna sapere che più sono chiusi nella loro solitudine, più il padre li ama, li cerca, li aspetta, più vuole che tu sia gentile con loro, che non dica che sono fuori, non dirlo che sono fuori, semplicemente perché non è vero, sono forse fuori da qui, perché noi li abbiamo convinti che non sono degni di qui, perché loro sono convinti che questa qui è tutta gente che ha capito tutto, sa far tutto, fa bene tutto, forse con un po' di ipocrisia, ma questo allora non è il loro posto, questo è gravissimo, che la chiesa non sia il posto di chi è completamente fuori, questa per la chiesa è un dolore, è una ferita, come tu sentiresti una ferita se un tuo figlio per colpa sua, perché è un asino lui, perché è un lazzarone lui, ti abbandonasse, ma tu come ti sentiresti, dirò finalmente se l'è andato, così qui c'è più pulito, ma te ti sentiresti morto, se quel tuo figlio non l'avessi, allora Dio è fatto così, però, oggi io mi permetto quindi di fare un appello speciale, lasciate che il ragazzo di Corticella lo cerchi io, perché voi avete molto di più da fare, avete delle persone preziose e importanti da cercare, che non sanno della meraviglia di questa tenerezza del nostro Signore, che non sanno di questa potenza d'amore, che non lascia mai in nessuna prova e in nessuna vicenda della vita, non ce l'hanno a questo, allora, allora sei, è di loro che ti devi occupare oggi, e dici, ma cosa posso fare? Fagli vedere che sei un povero amato, non fagli pensare che i cristiani sono delle persone untuosamente virtuose, fagli sapere che tu sei uno salvato momento per momento, faglielo sapere che saresti niente, senza tua moglie, i tuoi bambini, i tuoi ragazzi, la bontà di tante persone, la pazienza di tante altre, mi raccomando, diglielo, perché sono cose che anche lui ha lì vicino, il vecchio profeta dice che il rischio è che non se ne accorga, faglielo vedere, come anche con lui, è buono Dio. Grazie. Grazie. Grazie.