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VIDomenicaDiPasqua-Giovanni_Nicolini-20100509.mp3

Data: 09/05/2010

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Come sapete il battesimo è il primo regalo che Dio fa e come tutti i regali, soprattutto i più preziosi, deve essere chiaro che è regalo. E' talmente regalo il battesimo che per fortuna la Chiesa ha sempre custodito con affetto geloso il battesimo degli infanti, dei piccoli, e ha sempre resistito a obiezioni che le venivano fatte, circa questo gesto che si compie e che una persona non può capire, non può consapevolmente ricevere. E quindi perché? Perché non aspetti quando è grande, perché non aspetti che lui capisca, che lui voglia, che lui meriti, che lui sia in grado di assumere degli obblighi, eccetera. No, no, no, regalo, regalo. Questo è importantissimo, anche se noi poi purtroppo ce lo dimentichiamo, e quando poi diventiamo adulti la vita è meno regalo di quello che dovrebbe essere. Perché il fatto che sia regalo il battesimo vuol dire una cosa molto grossa, e cioè che da parte di Dio è tutto regalo. Fino al paradiso. Il paradiso nessuno lo può conquistare, e nessuno lo merita. E ho visto che più le persone entrano nel Vangelo del Signore, più sono consapevoli di non meritare niente, e più sono stupiti della bellezza e della bontà di Dio che tutto regala. Noi siamo della cristianità occidentale, della chiesa latina, e in questo pezzo di chiesa che è la nostra, perché poi sono chiese grandi e vere anche le altre, noi abbiamo avuto un grande santo che è Francesco d'Assisi. Francesco d'Assisi è stato forse uno dei segni più forti di una pura trasparenza evangelica. Ricordo sempre che quando è venuto a Bologna, sarà che noi polonesi siamo un po' mazzucconi, però quando è passato per le strade, i polonesi l'hanno scambiato per Gesù Cristo, cioè erano convinti che fosse lui. Però in qualche cosa avevano ragione, perché Francesco è un uomo trasparente. Per esempio quando scrive, lui non cita mai le parole del Vangelo, perché le parla. Quindi quando parla è tutto Vangelo, ce l'ha così dentro nella testa e nel cuore, e quando parla parla Vangelo. Bene, proprio lui, proprio lui, quando un suo scolaro che andava dietro a lui, diceva, ma caspettina com'è bravo questo qui, voglio diventare bravo anch'io così. E allora tutto quello che faceva Francesco, questo qui che si chiamava Giovanni della Verna, si è messo a dire adesso lo faccio anch'io. Coppio, così voglio vedere se non mi va bene anche a me la faccenda. Allora quando Francesco mangiava, lui mangiava. Se dice un'ava, dice un'ava. Se andava a riposarvi, se andava a piedi nudi, piedi nudi. Però, scarso risultato. Allora a un certo punto se stufati gli ho detto, ma te, che cos'hai di speciale? Che sei speciale perché tutti i posti dove andiamo, se c'è qualcuno che non va d'accordo, vengono da te a chiederlo. Se c'hanno una brutta disgrazia, vengono a te, perché te li ricordi. Ma te che cos'hai di speciale? E lui gli risponde a Francesco, ma vedi Giovanni, semplicissimo. E' che guardandosi intorno, il buon Dio non ha trovato nessuna persona, piccola, mediocre, banale, miserabile come me. E allora ha scelto me. Perché è tutto regalo, capite? È tutto regalo. Io senza retorica sono convintissimo, perché lo so in termini precisi, di essere il peggiore di qui dentro. Però sono, guarda qui, tutto paludato, adesso pattenzo tre bambini, disgraziato, ma cosa fai? Tutto regalo. Tutto regalo. Questo è uno dei problemi che qui nelle parole che oggi abbiamo ascoltato e che stiamo celebrando si scontravano. Perché andavano questi devoti, diciamo, ma te vuoi essere pattezzato? No, no, no, no. Te prima devi fare questo, poi devi fare questo, poi devi smettere di fare questo. San Paolo, che era lì, che cercava di aprire la porta a tutti i paganoni, a tutti gli ateoni del suo tempo, va a Gerusalemme e dice, ma qui cosa combiniamo? Se mettiamo tutti questi catenaci, entra più nessuno, eh? Ed è la storia appunto del dire, no, bisogna lasciarli in pace, eh? Perché devo fare il regalo anche loro. Cos'è entrita con le tue regole? Zittoli. È sbagliato mettere delle regole come condizione. È sbagliato. Le regole semmai vengono dopo. Eh? Allora mi hanno fatto in regalo una roba bellissima, una roba per fare la viva voce in automobile. Io dovevo montare quella vecchia e invece un dei miei fratelli, un po' a Pazzarullo, ha fatto una gran spesa, temo, e me l'ha regalato uno super bello, c'è un libretto di istruzioni. Capisco niente. E quindi è un bellissimo regalo che non so usare. Eh? Le regole sono solo regole per l'uso. Eh? Cioè, è chiaro che qui il papà e la mamma, il padrino e la madrina, oggi pigliano tutto gratis. Poi pian pianino, gli diranno, ma te lo sai che ti ha fatto un bel regalo? E gli cominceranno a spiegarlo. E come io devo imparare a usare in viva voce? Anche loro gli insegneranno, capisci? Che cosa vuol dire il battesimo? La bellezza che è il battesimo. Per cui il nostro bambino andrà a scuola, è vero? E lui, per esempio, anche se ci sarà un suo compagno di scuola tutto diverso di lui, come colore della pelle, come lingua, lui saprà una cosa importantissima, che è quello lì e il suo fratello. Eh? E quando magari litigherà, è vero, con la maestra e dirà, io con quella brutta vecchia lì non ci voglio più andare, noi gli ricorderemo che anche quella povera brutta vecchia maestra è sua sorella, anche lei. E lui ritornerà a scuola e cercherà di conllele bene a quella pistetica, perché è sua sorella. E via e via. Ma prima c'è il regalo. Sempre prima c'è il regalo. Oppure qualcuno va fermato sulla porta dicendo scusi lei perché vuole entrare, ma lei è cristiano cattolico, ma lei vuole bene al Papa, ma lei gratta o non gratta la schiena alle ragazze, come se... Eh? Qualcuno ve l'ha chiesto? Dittemi, perché non si può. Lì devono entrare tutti, eh? Chiunque entra è ben accolto, è desiderato, è aspettato. Magari noi non lo conosciamo, ma il Signore, eh, che viene come ospite ogni domenica mattina, lui l'aspetta. Puoi fermare tu sulla porta uno che il Signore ha invitato? Puoi mettergli tu le condizioni? Qui dentro è tutto gratis. Allora i tre piccolini che stamattina ricevono il battesimo sono per ricordarci che tutto è regalo. E che tutto va custodito come un bel regalo. E certe volte, capite, per custodire un bel regalo sapete cosa occorre? Occorre un pochino essere poveri. In che senso bisogna essere poveri? Perché se te sei tutto uno viziato sempre con delle briochine, eh, alla fine non c'è più nessuna briochine al mondo che ti dà soddisfazione. Perché se invece mangi sempre il pane secco, insomma, quel dolcino lì ti sembra, vero? E se te ti tieni dentro una certa povertà nel cuore, la tua moglie ti sembrerà sempre la più bella donna del mondo. E se invece diventi come tutto ricco e schizzinoso, dopo la tua collega d'ufficio, quella lì sì, che è la mia donna, la sapeva. La tua donna è quella lì. È solo la povertà che ci consente di vedere la bellezza. Francesco D'Assisi, che era un povero nell'anima, ammirava tutti e tutto. E quando la mattina veniva su il sole, che sicuro di che su un giornale c'è anche scritto il minuto preciso che viene su, lui però invece era tutto stupito, diceva, ma signore mio, ma come sei bravo che hai fatto venire sul sole. Poi guardava i fiori, la terra, beh ma signore, ma ti ringrazio e ti benedico perché guarda che bei fiori. Perché è solo una certa povertà dentro che ci consente di meravigliarci di tutto e di continuare a ricevere tutto come un regalo. E l'altro ieri mi hanno detto, ci sono tre signore lì che sono nel carcere, che hanno bisogno di parlare. Boh, allora io non le conoscevo, sono andato e avevano bisogno di parlare. Ma certo, perché avevano bisogno di un po' di tabacco, di francobolli, è vero? E di buste per spedire delle lettere, perché sono lì dentro, nessuno ne va mai a trovare, neanche da palanca, non possono neanche sfumacchiare un po', è vero? Allora stamattina gli ho mandato il tabacco e però mi hanno detto, a te, dove devi metterlo nella borsa un pochino sotto perché se no non passa mica la guardia, è vero? Allora l'hanno nascosto, spero, e spero che sia arrivato. E con quel po' di tabacco lì fa domenica, eh? I cari vanno anche a mensa per far piacere al cappellano, va bene? Però tabacco si vuole, ecco, perché tutto è regalo, tutto è regalo. Allora per questo motivo la seconda cosa della messa di oggi e dei bambini è che il Signore dice che ci porta su una montagna, difficile dire che la dozza è una montagna, ma la liturgia è come sempre un po' la memoria di una montagna, e su questa montagna ci dice, guarda, guarda, che cosa viene giù dal cielo, e alla domenica viene sempre giù dal cielo una città che è bellissima come è bellissima una giovane sposa. E questa città che scende dal cielo, lui la descrive oggi dicendo che è una città accogliente, dove tutti appunto possono andare, e perché siamo sicuri che è accogliente, è piena di buchi, di porte, tre per parte, tre per parte, tre per parte, perché? Perché il padre aspetta i suoi figli da tutte le direzioni, non solamente della geografia, ma anche della storia, e anche delle loro idee, e anche delle loro religioni. E allora la porta della domenica, la città della domenica, bisogna che sia piena, piena di porte. E così si capisce in che maniera poi cresce gli piccolini, cioè bisogna che lo stupore del regalo continui, capisci? E loro, per esempio, nella ospitalità che tu dai nella tua casa, nella cordialità che tu hai verso la vita, farai vedere a loro questa città accogliente. E quando io ripenso alla mia casa da bambino, e alla mia casa da ragazzo, io la ricordo come una casa accogliente, piena di gente, alla domenica e pomeriggio, c'era una roba, perché ognuno riceveva la sua gente. Mio papà faceva la politica, mia mamma giocava a canasta, noi eravamo tutti un po' fantasiosi, e tutti con la nostra gente. E poi alla fine si calcolava quanti eravamo, e ci si metteva a tavola tutti. È bella una città accogliente, è bella una vita accogliente. Allora, alla domenica, il Signore ci porta verso questa Gerusalemme del cielo, perché anche la nostra vita abbia tante porte per accogliere tutti. Sapete che altrimenti non si ha mai tempo, non si ha mai posto, anche l'altro collega d'ufficio è solo un ostacolo, è vero, e tutto diventa come stretto. Invece la domenica è per recuperare la larghezza, e i bambini che oggi battezziamo verranno su con il senso di una grande larghezza della vita. Ve l'ho ricordato per esempio come è nella capanna africana, nella chiesa africana, che è una capanna un po' largata, davanti ci si è un banchino, tu entri dentro, ci sono dieci bambini pigiati sulla banchina. C'è capri, ma come fanno a starci? Ne entrano altri due, ci stanno, altri tre ci stanno. C'è posto, e loro si stringono, si stringono, si stringono, e c'è sempre posto su quella panca. È come nell'Eucaristia del Signore, c'è sempre posto qui. E quindi basta speciare un po' di più il pane della vita, il pane dell'amore, il pane della pazienza, e c'è posto per tutti. Perché adesso, se no, vedi qui che loro sono un po' preoccupati, perché la loro bambina è una grande cantante. Allora già domenica scorsa aveva un po' cantato, diceva, ma cosa facciamo? Andiamo via. No, dico, ma piace parlare mentre sei il canto. La sapete. Va bene così. Va bene così. Far posto, capite? Far posto. Se succede così, succede una roba meravigliosa. E cioè, che se abbiamo questa larghezza nel dono di Dio, diventiamo simpatici a Dio. E allora dice, sai cosa facciamo? Dice Gesù Cristo, io e mio papà, veniamo a abitare da te. Mi dai posto a te? Dice, verremo e faremo timora in lui. Per cui, mentre una volta c'era solo un tempio, bisognava andare fino a Gerusalemme per far visita a Dio, adesso casa tua è la dimora di Dio. Ci sta bene a casa tua. E quindi ci stanno bene non solamente i tuoi amici, i tuoi ospiti e quelli che passano, ma addirittura a Dio. Dio sta bene in casa tua. Sicché adesso, ogni persona è come un tempio di Dio. Un luogo dove Dio abita. È per quello che per noi le persone sono tutte importanti. Belle e brutte, giovani e vecchie, sante e cattive. Per noi le persone sono tutte importanti perché sono tutte un luogo dove Dio ha voluto abitare. Un'utenda di Dio. Giovanni, dimmi allora alla fine un'ultima parola perché sennò la predica diventa lunga. Come si fa a tenere tutta questa bellezza? L'ultima risposta che il Signore ci dà è questa. Fare sempre la pace. Fare sempre la pace. Lui fa così, eh? Noi ci ritroviamo la domenica mattina e ognuno dice sono stato un mascalzone e lui dice vieni dentro perché fa la pace, capisci? Tutte le volte Dio supera la distanza che noi stabiliamo con Lui perché facciamo le nostre strade strane per conto nostro ma Lui ci riconosce come figli e dice dai dai vieni dentro, vieni dentro. Fare la pace è il grande segreto. Non basta dire che c'è la pace, eh? Non basta dirlo. bisogna fare la pace continuamente e fare la pace vuol dire tirar fuori continuamente il bene. Per esempio questi bambini che futuro hanno? Un futuro baciocchiosissimo. Cioè saranno paciati molto, accarezzati molto, pullati molto, festeggiati molto e se sarà così diventeranno persone forti, capaci anche loro di far pace. perché se, come tante volte ci siamo detti in questa stanza, se uno non è voluto bene non è capace di voler bene allora bisogna volergli molto bene. Vengo a abitare da te, sto con te. Così anche Lui impara a voler bene. Fare la pace vuol dire continuamente gettare il ponte perché siamo lontani. Fare la pace vuol dire venire apposta a dirti, devo dirti una roba, beh, dimmi cosa vuoi. Voglio dirti che ti voglio bene e vieni fin qua a passire di sta roba qua. Sì, vengo fin qua per dirti che ti voglio bene. Quando vado a trovare i miei fratelli in Africa mi dicono facciamo due passi nel villaggio ma c'è da strepare perché per fare mezzo chilometro ci si intiega cinquanta minuti perché tutti vengono fuori dalla capanna e per salutarsi in Africa ci si vede un quarto d'ora e spaciucchia la mano e poi tante domande tutte di rito una grande liturgia è bellissimo questo. Noi abbiamo disimparato la liturgia dell'amore non si può darlo per scontato l'amore bisogna continuare a fare l'amore e a dire sempre continuamente certe volte lo si fa con una festa altre volte lo si fa piangendo insieme ma bisogna continuare sempre a ristabilire fra di noi la comunione dell'amore questa è la strada che si apre oggi per questi tre piccoli ma bisogna dire che questa è anche la vita bella che Dio ci ha voluto regalare e che siamo venuti questa mattina anche per merito di questi tre a ricordare per ciascuno di noi e per tutti quelli che non sono con noi ma che sono nel nostro cuore grazie a tutti