E' così, la settimana è un po' di lindu, perché all'inizio sono stato molto attirato dall'inizio del libro degli Atti degli Apostoli, che è la seconda lettura che abbiamo ascoltato, e quindi ho pensato molto a questi due libri, per merito e colpa di San Luca e quindi il Vangelo, e poi gli Atti degli Apostoli, e con un passaggio consapevole, ricco, importante, come se in qualche modo il Signore avesse già fatto la sua parte, e adesso tocca a noi, non si può partire, certo, senza l'attesa di domenica prossima, del De Coste, il dono dello Spirito Santo, ma poi il Vangelo regalato a noi, con tanta sovrabbondanza, adesso affidato a noi, e davanti, sapete, c'è tutta l'umanità, tutti i popoli della Terra, tutte le culture, tutte le fedi religiose, tutti gli ateismi, ci sono gli splendori e i drammi di questa grande umanità, e noi siamo qui col tesoro del Vangelo, e qual è il progetto di Dio a questo punto? L'ha portato fino ai confini della Terra, e notate bene, eh, abbiamo celebrato un battesimo rapidamente prima, non è che bisogna che tutti diventino figli di Dio, è che lo sono già, è che il Padre è loro Padre, lo conoscono in pochi, ma Lui è il Padre di tutti, e loro sono proprio Suoi figli, e Gesù è questo figlio del Padre, che ha portato a pienezza quel grande gioco, iniziato con la preparazione e la profezia del popolo della Prima Alleanza, e poi Lui ha portato tutto a pienezza. Adesso tocca a noi, eh, tocca a noi, che non abbiamo andare a dire che la gente deve diventare buona per... No, eh, dobbiamo tutti diventare buoni a partire dal dono di Dio, dal regalo di Dio, eh, una dottrina malferma, eh, ci ha un po' portati a pensare sempre alle cose come un premio da conquistare, è vero? Perché se non te lo meriti te lo diamo, e se non te lo meriti sei fregato. Invece, no, si deve partire da un dono già fatto. Gesù è il dono del Padre, e in Lui dono per tutta l'umanità, tutta l'umanità adesso è nel cuore dell'unico Padre, come figli amatissimi. Figli amatissimo tu che sei qui questa mattina, ma figli amatissimo anche quella persona che tu insegui con il tuo affetto, e magari con la tua preoccupazione, magari anche molto lontana da qui, non solo magari geograficamente, ma come pensiero, come intesa, ma nel cuore del Padre è un figlio già amato, ricercato. Per lui il figlio di Dio ha già offerto la sua vita. Solo che appunto questa umanità va informata, va chiamata, va raccolta, va carezzata, va nutrita, va sanata. Certo, e adesso ci siamo noi, mamma mia, come si farà? E questo è importantissimo, anche perché, vedete, già scopriamo nella nostra storia che ci sono già anche gli interlocutori, perché anche tu sei a messa stamattina con un sacco di gente nella testa e nel cuore. E questo è quello, è quella speranza, è quella preoccupazione, è quel sorriso, è quella lacrima. Quanto mondo stai portando a messa in questo momento? Eh, è quello, vedi, questo. È vero, la sosta privilegiata che questa mattina per la festa dell'ascensione, è poi la necessità di andare da qui per comunicare il dono ricevuto. È come una specie di seconda storia, che è sempre la stessa, è vero, perché il Vangelo è sempre in perfetta attualità, è vero, sempre, assolutamente. E però è da portare negli atti degli apostoli. Allora, prima parte della settimana è andata così. Seconda parte, un po' più, tristamente se volete, ecco, è dominata dal Brennero. E quindi le barriere, le porte chiuse, le esclusioni. Una parola bellissima del Vescovo di Roma, venerdì, che gli ha dato un premio dell'Europa della pace. E lui, per ringraziare, ha dato all'Europa un'ammonizione piuttosto severa, diciamo così, una buona sgridata da babbo e da nonno. E termina questo discorso con i sogni che lui fa, appunto, di una terra dove non ci sono frontiere, dove tutti sono riconosciuti e accolti come figli. E quindi la necessità di superare ancora una volta i muri chiusi, le porte serrate, è vero, invece, la necessità ancora di costruire, di lanciare ponti, di riconoscere passaggi, di individuare volti e cuori e terre che aspettano, è vero tutto questo. Niente Brennero, no, niente Brennero. La porta aperta. Quella porta aperta del tuo cuore, che infatti tu conosci benissimo. Perché? Perché non passano per quella porta quelli che ce lo meritano, quelli che la pensano come te, ma passa quel tuo figlio che la pensa tutta diversa, che vive in modo completamente diverso dal tuo, che vive in maniera che non ti piace per niente, ma è tuo figlio. E quindi anche lui deve passare. E tu lo aspetti, lo cerchi, è perché c'è un posto anche per lui. Perché in questo giardino di Dio c'è posto per tutti. E quindi la festa di oggi, il suo ritorno, lui non è che ritorna come è venuto, è ritorno diverso. Intanto ritorna con le mani, con gli occhi, con la testa, col naso, col cuore. Uno di noi, uno di noi, è vero, ritorna con un corpo come il nostro. È diversa. E poi ritorna con il viaggio che ha fatto in mezzo a noi, è vero? Ti ricordi quando ti è passato vicino e tu avevi sbagliato e lui ti ha fatto una carezza di perdono. Te lo ricordi, no? E quindi in realtà qui lui è venuto ed ha accumulato e ha preso su di sé tutti i segni del male, della morte, della divisione, della paura. E però ha preso su tutto, tutto, tutto, tutto. È vero? Ha fatto a un certo punto quella promessa, e io quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me. Innalzato da terra? Si riferiva alla festa di oggi? Beh, non subito, non proprio. Si riferiva a un altro innalzamento, a quello della croce. Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me. Capisci però cos'è successo? Che in quel sacrificio d'amore ci ha raccolti tutti. Capisci come poi è entrato? Oggi nella casa del Padre, nello splendore della sua luce infinita, carico di tutti noi, carico di tutto il nostro male, tutto crocifisso sulla croce. La morte crocifissa sulla croce, perché possa risorgere come vita. sicché il grembo, è vero, quella morte tremenda, è stato grembo della vita nuova. Abbiamo batteggiato una bambina qui prima, è vero, è certo, è certo, vita nuova. E lui si è assunto tutto il nostro male perché tutti potessimo essere aspettati, tutti potessimo essere mandati, tutti potessimo essere risonanza della sua voce, carezza della sua carità, sguardo del suo amore. Ricerca appassionata fino alla passione di quei fratelli e di quelle sorelle che stanno aspettando da te il miracolo dell'amore, da te il miracolo di questa parola nuova, capace di far nuova tutta la vita. Com'è importante la tua vita? Com'è importante il tuo voler bene? Dicevo, bisogna portare il Vangelo fino in cima. Per me, ma come si fa? È vero? Chissà che doni ci vogliono, chissà che doni dello Spirito Santo, chissà che qualità straordinaria. No, ne basta una. Basta che tu sia un cristiano. Eh, è tutto lì. E che cosa vuol dire essere il cristiano? Essere così con Lui. Essere così con Lui. E Lui che continua a visitarci, no? Domenica per domenica, giorno per giorno, ora per ora, per farci strada. E la meraviglia, il miracolo di questo Vangelo, che non è una dottrina, eh, non è una tesi, ma è semplicemente la vita nuova che bussa continuamente alla nostra porta e tu sei così, capisci? E Lui questa mattina si congeda da Lui, da noi nel brano del Vangelo. E dici, ti ricordi cosa ti avevo detto, eh? Eh, in tutta la Bibbia c'è scritto che io devo morire, c'è la passione, devo essere crocifisso, e poi c'è la resurrezione, e poi c'è la vita nuova per tutto. Te lo ricordi, vero? Ce lo sta dicendo adesso, perché il Vangelo è sempre adesso. Una teoria è una roba sempre uguale, ma per tutti, fissa, ferma, invece il Vangelo è un risveglio vivo, te lo ricordi, vero? Te lo ricordi. Siamo qui perché cosa, fratelli e sorelle carissime? Per ricordarli, per rinnovare nel ricordo, per ringraziare nella potenza dello Spirito che rinnova in noi quegli avvenimenti. Ancora una volta siamo intorno a Lui, lo abbiamo ascoltato, e adesso c'è la cena. Quella parola diventa pane. Quella parola diventa pane di salvezza, pane di riconciliazione. Senti il Vangelo come è vivo? È così il Vangelo per te. Dici, ma io sono peccatore, sono lontano. È appunto per questo sei qui, perché il Vangelo è designato a noi, peccatori. A noi, peccatori. E invece, capite, di essere al di qua della barriera del Vangelo, diciamo così, esclusi, e là c'è un giardino, tutto perfetto, e noi sicuramente là non abbiamo posto, non c'è posto per noi. No, no, adesso, è una porta aperta. Vieni, vieni qua. Vieni anche tu. e lo sapete che tutti siamo chiamati là. E non è che possiamo pensare di andare là, perché ce lo meritiamo. Noi ci andiamo perché, perché come sempre, cerchiamo di ricordare, lui ci vuole bene. esattamente come nostra mamma, che ci aspetta, o la mia, mi aspettava, è vero? E in qualunque modo tornavo a casa, lei mi aspettava. E in qualunque modo arrivavo a casa, era pronta la messa, anche per me. e noi quindi siamo stati abituati da questo dono d'amore che abbiamo ricevuto in tante esperienze della vita, a conoscere questa gratuità dell'amore di Dio. L'amore di Dio non è mai un premio, è sempre una premia, si comincia sempre da quella. No? Adesso facciamo così anche per confessare i bambini, no? Ve lo dicevo, come facciamo? È vero? Per prima roba dobbiamo tutti insieme ricordare le cose meravigliose, che abbiamo ricevuto nella nostra vita. Te lo ricordi? Te lo ricordi? È vero? E vi ricordavo che in una casa addirittura hanno preso una cariolina, una cestina. È vero? E tutti si sono aiutati a mettere dentro nella cestina le robe bellissime che Dio aveva regalato. È un ricordo, un segno, un disegno, una fotografia, un dolcetto, tutte cose che ricordano le meraviglie di Dio. E cos'è la confessione? È il dire Dio me, Signore, che l'ho un po' sciupato tutto quel bel regalo che mi avevi fatto. L'ho un po' sciupato. Io l'ho sciupato, me l'aggiusti, me l'aggiusti. E nella potenza della sua misericordia, per il sacrificio d'amore di Gesù, viene aggiustato e il dono si recupera. Si parte sempre dal dono. non vai in paradiso, non vai in paradiso se te lo meriti. Vai in paradiso perché ti è stato donato di andarci. Quella bambina, Stella, l'abbiamo chiamata. Quello mi ricordava neanche tu che non me l'avevo dato. Stella, è vero? La Stella ha avuto il regalo, la promessa del paradiso, come stile? pochi minuti fa. Bene. Figlia di Dio, in tutti i segni. Che cosa cercherà Stella? Che cosa cercheranno i suoi genitori? Che quando un regalo l'è bellissimo, si cerca di custodirlo bene. È vero? Dice, me l'hanno regalato una bellissima macchina fotografica. Mettila nell'armadio per ora. E però piano piano, sai anche quella macchina fotografica, regalo bellissimo, lo tirerai fuori piano piano. Ti devo insegnare una bella cosa oggi. Come sono state brave le nostre madri e i nostri padri? Perché piano piano hanno tirato fuori il tesoro del Vangelo e ce l'hanno regalato. E noi abbiamo capito piano piano cosa vuol dire uno sguardo, cosa vuol dire un bacio, che cosa vuol dire una lacrima, che cosa vuol dire un saluto. E la nostra vita si è riempita del dono di Dio. È vero? Allora, se dovessimo fare la cariola di tutti i regali che Dio ci ha fatto e un me, basta mica un bastimento dai qua. È vero? Ecco, questo è il dono della vita. E questa è la festa di oggi. È la festa di oggi. Dice, ma allora devo andare proprio in Cina. Aspetta un momento, se ne è ripetuto più, due volte almeno, le cose che adesso dovete aspettare un momentino. Quando? Domenica prossima. Aspetiamo un momentino domenica prossima. È una settimana dell'attesa. Provate a vedere se potete viverla anche un po' anche così, capite? Ci sono tante cose importanti che ci aspettano, tante persone. E che cos'è? Che motivo ha questa attesa? Che Signore vuole venire con te? Che non ci devi andare da sola. È vero? Il tono del suo spirito che aspettiamo domenica è vero addirittura sigillato da questa attesa. Adesso sta bolle. È vero? Sta bolle. E siccome lui nella festa dell'ascensione pare che si sia levato in alto, sta tutti col naso in su. E improvvisamente arrivano due uomini, è vero, piuttosto solenni, vestiti di bianco, forse sono gli stessi che nel sepolcro del Vangelo di Luca andavano ad annunciarli che il Signore era risorto, e che questa uomina dice, ma cosa state col naso in su? Mettetevi come aspettate perché viene lui in giù. Con il dono del suo spirito in maniera che anche voi possiate essere uomini e donne del Vangelo. Anche voi possiate essere padri e madri dei vostri nuovi ulteriori fratelli. E possiate anche voi generare bene, generare perdono, generare pace. Da soli non saremo capaci, è vero? E quindi c'è, adesso la bellezza di questa attesa. In maniera che così saremo sicuri che si può andare. Sì, sì, sì, sì, sì. Ma non ho ancora imparato a usare bene la macchina fotografica. Non importa. Quella usa lui, ci pensa lui, a usarla per te e insieme a te. Perché si capisce che questo implica il fatto che dobbiamo vivere una vita più grande della nostra. Più grande della nostra. Essere cristiani non è una roba impossibile, detta così. Come fai a diventare non possibile? Viene lui. C'è lui. E quindi ti accorgi che piano piano, capisci, guardi con i suoi occhi. Guardi con i suoi occhi. Se guardi con gli occhi tuoi facilmente il brainer non si chiude. Ci sono delle ragioni per chiuderlo. Adesso basta. Ma se tu lo guardi con i suoi occhi e tu ti accorgi oh, ma quello lì è il mio fratello. Eh, ma guarda chi si vede. Ma vieni, vieni. Ma come è che sei ancora là? Vieni subito. Perché questi diventano gli occhi di Dio. Il cuore diventa il cuore di Dio. Capite? Eh, per fare questa impresa del Vangelo. Bisogna che il Signore ci aiuti in questa maniera. Allora sono importantissime queste due domeniche e il tempo che ci corre dentro in mezzo. Si capisce che i tempi sono urgenti. I tempi sono urgenti. È vero? Quel mio ragazzino battezzato cominciamo ad essere un po' allarmati. Perché? Gli hanno trovato il cuore. Gli hanno rimesso il cuore nuovo. Ma insomma, lui non si riprende. Sono 45 giorni che adesso faccio io sì con la testa ma fermo lì. Insomma, insomma signore cosa ne facciamo? E lo dico che tu prendi la decisione o te lo prendi tu o ce lo dai ma insomma c'è un po' di stanchezza anche nel papà e nella mamma c'è un po' di ansia anche voi siete qui a messa sicuramente con una certa ansia per qualche cosa per qualcuno signore come dobbiamo fare? Bello che lo dici in primo plurale bello che puoi dire cosa devo fare? No, non dirlo nessuno no cosa dobbiamo fare? Tutti noi e il signore con noi tutti noi e il signore con noi ma oggi c'è la meraviglia di una presenza già là per cui quel tuo figlio per il quale sei molto preoccupato è già là portato da lui da quello che è adesso è alla destra del padre ma a credere mica che sia lui là come è vero in nartalina lui è lì con tutta la storia lui è lì con tutto il dramma il padre l'ha mandato per quello perché non c'è nessuno che deve rimanere fuori dall'amore del padre perché tutti devono essere raccolti da lui perché non ci stanchiamo mai di ripetere che il padre non vuole che nessuno dei suoi figli vada perduto e mi permetto di dire neanche io neanche te e quindi qualunque sia la condizione del tuo animo mi raccomando ma dici ma se fessi che peccatore sono guarda se facessi la gara ti prego sicuro in ogni modo senza fare la gara quello che conta è che alla fine la vince lui capisci perché la potenza di quello che lui ha fatto con la sua parola e il suo sacrificio d'amore è tale la sua misericordia è sempre più grande del tuo peccato e quindi tu sei nelle sue braccia è con questo animo che da oggi a domenica prossima ci prepariamo a questo dono nuovo del Vangelo per tutta l'umanità grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti