Va bene, volevo fare innanzitutto una piccola precisazione che non credo secondaria rispetto alla iconografia tradizionale della festa di Pentecoste, qui ne abbiamo una che è stata dipinta da Giovanni Paolo e che corrisponde alla tradizione iconografica antica e di sempre, però rispetto alla parola di Dio non è esatta, perché in realtà in quel momento c'erano molte persone riunite insieme, può darsi che letterariamente si sia voluto un po' enfatizzare, in ogni modo non erano dodici ma erano centoventi e poi si segnala che c'era la madre di Dio, quindi c'era lei anche, e c'erano altre donne e poi c'erano altri fratelli del Signore, quindi è un buon gruppo insomma. Dopo la cosa è stata un pochino imbrigliata, per cui alla fine sono rimasti quei dodici lì con il fuoco sulla testa, però noi oggi abbiamo bisogno di pensare a un dono infinitamente più diffuso e quindi per questo decisamente noi celebriamo la Pentecoste come ancora una festa del nostro battesimo. In modo particolare certo bisognerebbe che trovassimo una strada per poter un po' trattare più da vicino quello che certamente è uno dei problemi più grandi anche della cultura del nostro tempo, che è tutto il tema del femminile, se ne parla poco oppure in genere se ne parla in termini molto superficiali, il tema è delicatissimo, senza tradizione di fatto e quindi è un'impresa ardua, però bisognerebbe farlo. Anche nel nostro tempo e anche nel pezzo di mondo in cui viviamo il livello della sofferenza delle donne spesso è altissimo e non solo e non tanto per i fatti della cronaca, che pure certo sono gravissimi e piuttosto anche esplinciti, ma penso proprio a una situazione di gemito, di fatica, di dolore molto diffuso tra le donne, chiaro che i discorsi rischiano sempre di essere molto generici e generare questi livelli, ma credo che però nessuno di voi sfugga, insomma, certamente c'è un problema e certamente la comunità cristiana non può dissociarsi da queste, insomma, se fatto i primi duemila anni molto mascalisti adesso bisognerà pensare, insomma, qualche cosa. Non farò in tempo a pensarci, ma però ne ho avuto desiderio, insomma, quindi un po' ho cercato qualche attenzione. Quindi mi fa molto piacere, ecco, oggi questa cosa però confermarla. e certamente anche dire di quanto forse poco noi comprendiamo e quindi siamo poco grati della presenza essenzialissima della donna nella nostra vita. Noi citiamo volentieri il testo della Genesi, dove appunto è fatto l'uomo perché fosse veramente se stesso in quella umanità che doveva in qualche modo essere fatta immagine e somiglianza di Dio, Dio ha creato la donna. E solo nella comunione tra l'uomo e la donna è la creatura umana. E così non c'è una creatura umana uomo e una creatura umana donna, ma la creatura umana ha immagine e somiglianza di Dio, è la creatura della comunione tra l'uomo e la donna. Qualcuno, infatti, anche un po' forse spingendo troppo sul testo ebraico, anche nella prima narrazione della creatura umana, dice il settimo giorno Dio creò l'uomo, la traduzione italiana dice, ma giustamente, maschio e femmina lì creò, però c'è una tesi non secondaria e non sbagliata che potrebbe spingere verso la versione maschio e femmina lì creò, o lì creò. E quindi questa creatura umana ha una sottolineatura fortissima di questa comunione tra l'uomo e la donna. E questo certamente però può diventare subito più importante, almeno nella nostra vita, no? Di attenzione, di considerazione, di pacificazione, di ascolto, di onore, e credo che quindi non vada male, insomma, riflettere. E poi in ogni caso, ecco certo, questa Pentecosta come dono, proprio nel quale il Signore si è compiaciuto di comunicarsi, è vero, e alle persone, ma alle loro diversità. Avete visto come i testi di oggi si divertono con le diversità. Fanno due descrizioni, perlomeno, della diversità. Da una parte descrivono questi ebrei che sono sulla piazza, la mattina di Pentecoste, ma vengono da tutti i paesi del Mediterraneo, del Medio Oriente, bisogna dire, certamente del Mediterraneo. E quindi sono tutti ebrei, ma sono assimilati ai popoli nei quali sono nati. A Gerusalemme, nei tempi della Prima Chiesa, c'era un certo problema per queste vedove, c'erano molte vedove, perché molti ebrei che abitavano in tutto il Mediterraneo a quel tempo, quando era finito, insomma, l'età giovanile, gli impegni del lavoro, eccetera, e così amavano trasferirsi a Gerusalemme e andare a morire a Gerusalemme. Adesso ancora c'è molto desiderio degli ebrei di tutto il mondo, per esempio, di essere sepolti a Gerusalemme. I cimiteri di Gerusalemme sono piuttosto fatti appunto per questo desiderio che loro hanno. E quindi però sono tutti gli effetti appartenenti a quelle nazioni ormai, come cultura, come lingua, come civiltà, ma sono ebrei, quindi sono tutti lì, parlano tutte lingue diverse. I tempi del Signore, loro sanno che pochissima gente ormai sapereva l'ebraico. L'ebraico bisognava saperlo per leggere in sinagoga la Bibbia, ma di fatto, anche interessante, in Palestina si parlava un dialetto che si chiama Aramaico, un dialetto illustre, quasi distirpe ad essere una lingua, però, insomma, di fatto, e quindi molto frazionati, ma molto uniti nella fede. E adesso è questa bellissima vicenda per la quale vengono da tutte le parti. Fra di loro non si capiscono. L'ebraico nessuno lo sa più, ma siccome appartengono a quel popolo che ha aspettato il dono di Dio, tutti insieme ricevono il dono di Dio. E si rivolgono a questi discepoli del Signore e dicono, ma com'è? Voi si spiega lì lei, parlate la vostra lingua e noi capiamo. Molto, molto bello, insomma, anche dal punto di vista letterario, che cosa voglia dire la universalità del linguaggio evangelico, no? E' vero, questa lingua dell'Evangelo che è capace di comunicarsi a tutti i linguaggi, che vuol dire però quindi a tutte le culture, alle situazioni, alle vicende. E l'altra diversità, quella segnalata dal testo della Lettera ai Corinti, che è la diversità interna alla comunità cristiana. E' vero, perché? Perché quei Vangeli che abbiamo messo sotto l'altare, allora appartengono a persone diverse, di età diverse, di cultura diversa, con delle storie diverse. E' vero? E quindi lì sotto, quei librotti che vediamo, sono di fatto in segno anche di grandissime diversità nella unità dell'avere ricevuto lo stesso dono. E' vero? Ma Dio si compiace di questo, perché? Perché non c'è nessun libro che possa esprimere fino in fondo il Vangelo. Quando si arriva alla fine del Vangelo di Giovanni, no? Vi ricordate? Poi mi sembra che ne abbiamo già parlato. E' vero? Il Vangelo termina dicendo. queste cose che abbiamo scritto su questo libro le ha dette e le ha fatte il Signore. Inseguiamoci, dice, quattro cose. Se dovessimo scrivere tutto quello che lui ha detto e ha fatto, esagerando, dice, penso che il mondo intero non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. e per me è stato interessante, così da giovane, sì, 300 anni fa, insomma, pian piano scoprire che poi infatti ogni persona è un libro, no? Ogni persona è una storia irripetibile, meravigliosa, profondissima, no? dietro ogni sguardo c'è un universo infinito di gioia e di dolore, di speranza, di pace, di paura, di forza, di riconoscenza, di malattia, c'è tutto, no? Ogni persona è un universo, ogni persona è un universo meraviglioso. E però appunto, per il dono della nostra fede e per questo dono comune che tutti abbiamo, i Vangeli sono diversi tra di loro dal punto di vista dell'edizione, della rilegatura, alcuni sono tenuti bene, altri malissimo, malissimo. Io ho, c'è il mio, che sono molto affezionato perché avevo una copertina tremenda, perché nel giorno degli innocenti, mi pare del 2008, ci fu quella terribile strage a Gaza, no? e furono uccisi moltissimi giovani che erano delle guardie civili, insomma, dei poliziotti sferminati da un missile mirato che li ha fatti fuori. Allora, mi ero impressionato, insomma, l'ho usato come copertina per un po' di anni. Poi si è tutto rovinato e adesso ci ho messo quel bellissimo quadro di Van Gogh che rappresenta il seminatore. È un quadro bellissimo, insomma, è vero, dove addirittura io, per darmi delle aria, ovviamente, tutto fantasiose, guardandolo con una lente di ingrandimento, ho scoperto che forse io assomiglio un po' a quel ragazzo che semina, ma probabilmente assomiglia anche a tutti voi. è vero, è vero, è vero, è vero, e quindi sono molto orgoglioso della mia Bibbia. È vero, le Bibbie sono diverse, le hanno poggiato lì, mani diverse. Io ne ho messi un po', qualcuno, sono piccolini, verdini, se qualcuno si è dimenticato o non l'ha portato in ogni modo può prenderlo da lì. È vero? Perché? Perché ognuno è un Vangelo del Signore, no? Un Vangelo del Signore. È vero? E quando due, proprio magari un marito e una moglie, fanno una fatica voi a andare d'accordo, quando siamo all'estremo del problema gli dico è che siete due Vangeli troppo belli, insomma, no? E quindi si capisce che, insomma, c'è un tale confronto, c'è un tale incontro che è anche un po' esclusivo, bisogna che abbiate pazienza, no? E trasformiate in riconoscenza quello che vi sembra solo una fatica, ma non ci intendiamo su niente, insomma. Eh, ma per forza, per forza, il Signore è stato così forte all'esprimersi in te come in te, ecco, per forza c'è, è vero, un brifido per andare d'accordo, è certo. E poi, siccome il Vangelo continua a crescere insieme a chi lo legge, le persone mutano continuamente in modo meraviglioso, perché? Perché il Vangelo è sempre più profondo dentro di loro. E quindi, non è che diminuiscono i problemi, certe volte aumentano anche, però che bellezza, no? Appunto, dicevo tornando dalla campagna stamattina, ma com'è bella la vita? Eh, questo per me è il segreto della bellezza, no? Ma si vive in una meravigliosa biblioteca umana, piena di Vangeli meravigliosi, che continuamente si aprono e comunicano, no? Ed è bellissimo vedere come Lui si diverta ad essere Lui sempre, e che però in te prende forma, parola, sguardo, sorriso, diverso da quello, no? Infiniti sorrisi, infiniti sguardi, è vero? Perché? Perché il dono di Dio è infinito. E quindi, la nostra molteplicità e la nostra diversità, che cosa non è? se non la meraviglia di un capolavoro, che rappresenta il volto di Dio in infinite modalità, in infinite storie, che portano anche, eh, il dolore, il mistero, le cose sbagliate, certo, perché? Perché Lui è venuto a visitare e a prendere tutta la storia, Lui è diventato uno di noi, uno di noi, è vero? Ma però così, potente nel volerci bene, è vero? Che ha impressionato tutto il genere umano, per cui anche uno che neanche lo conosce, dice, ma guarda che tipo, eh, certo, ma tu che cristiano sei, è vero? Devi, in qualche modo, approfondirti in questo esercizio, abbandonare i criteri mondani, che qualche volta la comunità cristiana assume, e sono proprio spiacevoli, quando giudichiamo le persone sul loro comportamento, sulla loro idea, ma poi hanno fatto questo, ma poi c'è quest'altro, questi giudizi, attraverso questi criteri, sono banalissimi, vanno buttati via, buttati via, anche il modo di giudizio delle scuole, da me non piace mica, è vero? Invece in questi giorni sono stato dentro in un liceo, non ho nessuna voglia proprio, invece, mi sono divertito moltissimo, vabbè, si è dovuto dire due chiacchiere, insomma, ma soprattutto mi è piaciuto ascoltarli, è vero? e tutte le volte che qualcuno ha parlato, poi ci erano fatti vedere anche proiettati, e mi veniva da dire, ma guarda com'è bello il Signore, ma guarda com'è bello il Signore, è vero? E quindi tu devi imparare a guardare le persone precisamente in questa maniera, no? Cioè, cogliendo in ogni persona il passaggio di Dio, la traccia del Signore, lo sguardo di Gesù, è vero? la sua mano, riconoscila, come mai non la riconosci ancora? Come mai non abbiamo occhio ancora? È vero? E questo va portato molto avanti, questo arricchisce la relazione, San Paolo faceva degli esercizi tremendi, è vero? E qui nella Lettera ai Corinti è proprio un esercizio, perché lui dice, vedete come siete diversi? A te il Signore ha regalato questo, a te ha regalato questo, sono i doni dello Spirito Santo, è vero? Però, il tuo dono è bellissimo, se e perché combina con l'altro, no? E faceva vedere com'era bella la diversità, e nello stesso tempo il volersi bene di quelle diversità, per cui uno per conto suo magari è piuttosto sciatto, è vero? Uno con gli altri magari fa un po' fatica, ma che bellezza, com'è bella la vita, come desidero chiedere al Signore che tutti quelli che in questo momento sono qui a messa, non certamente per quello che io posso dire fare assolutamente pericolo e che rovini il gioco, ma che tutti però possano tornare a casa con una convinzione più forte, più profonda, che la vita è bellissima, e che quindi bisogna viverla bene. E certe volte si fa molta fatica, perché è molto visitata dal dolore, dalla prova, e non può uno viverla da solo, non può viverla da solo, siamo qui alla domenica per metterla insieme la nostra vita, capite? E molte volte uno sguardo, un saluto, e più profondamente il volerci bene, e più profondamente il pregare l'uno per l'altro, fa sì che nessuno sia solo, non si può da soli, da soli non si può, la solitudine non è buona, anche può più piacere, per esempio a quelli che vanno in giro in bicicletta, poveretti, e gli piacerebbe, e gli piace essere il primo, il campione, a noi non piace essere il campione, non piace essere il primo, perché? Perché se ti accorgi che uno è rimasto indietro, ci aspetta però che io lo aspetto, perché cosa vado a fare davanti da solo? Mi sento un salame andare avanti per conto mio, da solo, e lo aspetto, intanto così che speriamo, noi amiamo la vita come conversazione, è vero? non come gara, non come conquista del primato, ma invece come arricchimento, è vero, del vincolo d'amore, che continuamente manifesta la sua fecondità, no? È vero? E anche per quello, fra l'altro, è che bisognerebbe recuperare molto il femminile. In questi giorni mi sono accorto, molti passi del Vangelo, trattano proprio Gesù, attribuendogli degli attributi al femminile, quando deve spiegare chi è lui e che cosa ha fatto, quando parla del suo grembo, quando parla del dare la vita, e usa tutta una terminologia molto legata al parto, è vero? E quindi c'è questa fecondità del nostro essere insieme, e c'è la bellezza feconda di questa diversità. Allora, invece di giudicare le persone, è meglio accoglierle capendo che cosa di buono in ogni cosa c'è dentro di loro. Vero? Perché tu non lo approvi per questa cosa e per questo aspetto, ma non hai visto quest'altra meraviglia che è dentro nella sua storia. Bisogna scoprire Gesù nelle persone. Questo è il retto modo per conoscere, altrimenti non lo conosciamo, non è vero che ci conosciamo. Ci conosciamo solo così. Tutto questo assume, nei testi biblici di oggi, una parola. E' la parola pace. E' la parola pace. Bisogna essere dei facitori di pace. Allora abbiamo ascoltato, nel breve testo evangelico, è vero come lui sia facitore di pace. Entra là dove tutte le porte sono chiuse per paura, entra dentro e dice pace a voi e fa vedere appunto i segni dell'amore, i segni della croce. Lui è quello che ha dato la vita per noi. E' vero? E quindi il far pace è quello che gli ha consentito di coprire la distanza, perché lui è Dio e noi siamo dei poveretti. e poi di diventare nostro fratello, uno di noi. Pace a voi. E' Dio, eh? E' Dio. Che superando tutto quello che noi siamo, in ogni caso fa pace con noi. Ci vuole bene. Non c'è nessuno con il quale Dio non fa la pace. Corrono un certo rischio quelli che non vogliono fare la pace. Certo. E perché? Dice due volte. Dice pace a voi. Mostra le ferite e loro sono contenti perché lo riconoscono. E poi dice pace a voi. Perché lo dice una seconda volta? Perché? Perché la prima volta ha fatto la pace con te. La seconda volta la sua pace te la affida e poi dice come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi. Cosa siamo venuti a prendere questa mattina? La pace. La pace siamo venuti a prendere. Il Signore fa pace con noi. Siamo stati cattivelli, abbiamo litigato, eccetera, eccetera. Ma il Signore viene a fare pace. Prima ho incontrato una persona che mi diceva eh, io non sono nella condizione della pace. Ho detto impossibile stamattina. Se c'era un altro Vangelo si poteva anche vedere. Ma dato che si è messi così e le ho dato pace. Dico ma non se ne parla neanche. Avanti, avanti. è la festa di questa pacificazione di Dio. La seconda pace è quella che ti affida perché tu te la porti a casa. E ti manda a casa dicendo come il Padre ha mandato me anch'io mando voi. Anch'io mando voi. E lì una certa teologia deviata ha costruito a partire da quello una specie di autorità da tribunale. Ma l'avete mai visto voi Gesù come un giudice di tribunale? Nessuno l'ha mai visto perché lui non è così. Come l'ha mandato il Padre? L'ha mandato come un giudice? No, l'ha mandato come un bambino. L'ha mandato come una persona tra gli altri. Uno che per trent'anni ha fatto il falegname e per gli altri tre ha messo in piedi le ragioni perché lo facessero fuori. Quindi una vita anche piuttosto eside. E come l'ha mandato? L'ha mandato piccolo, povero, mite, obbediente, ricco di perdono, capace di commuoversi per tutte le sventure dell'umanità. Volendo bene a tutti fino appunto a dare la vita. Come il Padre ha mandato me. Così io mando voi. Io mando a voi. Oggi è la festa del Vangelo, è la festa del nostro Vangelo, di come il Vangelo in te, in te, in te si è fatto storia e questo Vangelo è chiamato a diventare potenza di pace. Sei mandato a fare la pace. Questo è il senso profondo della nostra vita. E ha fatto bene a farci diversi perché le circostanze della storia sono molto diverse. Dove te abiti, dove te vivi, dove te in questo momento magari stai piuttosto scomodo, ti ha messo lì perché vuole che tu faccia pace lì. No, che tu faccia pace lì. È vero? Eh, questo è molto importante però, capite? La nostra diversità misura l'intervento di Dio nella storia. Tu sei importantissimo e sei fatto così e la pace che tu puoi portare è portata in quel modo, con quel linguaggio, perché quella è la storia nella quale tu vivi. Quindi non come per un giudizio, ma per la salvezza. Cosa serve essere in un posto per dire che questi chi sbagliano e questi chi fanno male? Eh, va bene. Ultima cosa, no, penultima. La penultima è che un mio carissimo amico, una persona straordinaria, mi ha scritto una lettera molto bella e mi ha dato un dolce rimprovero perché gli dà un po' impressione che io dica spesso che non ho la fede. E lui mi dice, ma come si può? La fede deve essere una cosa sicura. è vero, e quindi dobbiamo essere convinti della fede. E, no, no, no, no, è pericoloso, è un difetto del catechismo, è un difetto del catechismo. E ti ha dato la fede come se fosse una serie di robe da sapere e da fare. Sono quelle e non scherziamo, buona, la fede è quella lì, se no vai fuori dalla fede. Eh, no, no, no, no, no, no, no, no, la fede è un grande cammino, è identificato con la tua stessa storia, la fede è la storia che Dio infreccia con te, ancora prima che tu te ne accorghi e lo sappia. È vero? Ma poi con andamenti come sono quelli della storia, una volta va bene, una volta va meno bene, una volta si andano d'accordo, una volta non capiscono una massa di quel che vuole, è vero? La volta prima mandava bene quella parola che aveva detto, adesso quella stessa parola non mi va più bene perché sono... Eh, è così. E quindi in realtà la fede è necessariamente sospensione. Ve l'ho raccontato, no, che l'ultimo versetto, il penultimo versetto del Vangelo secondo Matteo dice che lui risorto fisse un appuntamento per loro sul monte alto della Galilea e loro ci vanno e quando loro sono tutti lì lui si fa vedere si manifesta e dice che lo adorarono e la vecchia traduzione dice alcuni però dubitavano e in questi anni noi ogni tanto abbiamo mandato a dire a Roma no, non va bene, è sbagliata quella traduzione, non è vero che alcuni dubitavano o abbiamo vinto stavolta l'ancoretta non forse per il nostro contributo ma insomma l'ancoretta perché? Perché lì dice che lo adorarono e dubitarono perché il dubbio accompagna la fede forse qualche volta uno non credente può essere in una posizione abbastanza forte della sua non fede e dire no, per me è così non c'è oppure non so c'è ma non si interessa di noi insomma quindi uno potrebbe essere abbastanza sicuro chi è dentro al gioco della fede è sempre nel dubbio e lo è necessariamente no? perché? è perché siccome questa fede continuamente essendo un cammino cresce e va avanti eh, tutte le volte si va in crisi no? si va in crisi il Vangelo è dato per porre la crisi nella nostra vita e quindi per farci capire che bisogna ricominciare la strada che dobbiamo accettare di essere messi in gioco noi non siamo dei guerrieri perché abbiamo la fede assolutamente no assolutamente no siamo proprio dei piccoli che avendo la fede continuamente sono messi in gioco dal dono di Dio e continuamente devono convertirsi crescere cambiare è vero? eh, per forza per forza e quindi non dovete stupirti che siamo sempre al principio per fortuna sei ancora al principio per fortuna hai l'impressione di aver tutto capire per fortuna hai l'impressione di dire ma mi sembra che adesso un po' comincio a vedere qualche cosa ma intendiamoci certo questo è il cammino della fede e che non è un cammino perché così arrivi a capire tutto il catechismo no, no, no è perché di fatto appunto sei dentro al mistero della storia e quindi tuo figlio non hai mai finito di capirlo e la stessa sostanza della tua vita tu ancora non l'hai capita e mai la capirai continuerai a ricevere delle luci ma sarai sempre invece nella provvisorietà sempre necessariamente e quindi sempre in una parola che è stata molto criticata ma che invece va assolutamente ripresa che è tutto quello che dice il relativo ma certo tutto è relativo siamo qui tutti contenti a Pentecoste alleluia buona però sapete domani non può essere una fotocopia di oggi non lo sarà in ogni modo non lo sarà e sarà buono domani se accetteremo che rispetto a oggi si riprenda il cammino ci si metta in gioco non si tiene lì è vero come se fosse il codice di Amurabi il Vangelo il codice di Amurabi era bellissimo però siamo un po' in là con i riccioli degli assidi adesso c'è un'altra moda adesso è un'altra storia adesso il Vangelo si posa su esistenze diverse e quindi dobbiamo riprendere necessariamente il cammino l'ultima cosa la facciamo la prossima volta perché sono andato troppo di lunghi grazie a tutti grazie a tutti grazie a tutti