Bene, preferisco partire dalla risposta che di fatto questa domenica esige, perché nessuno può dire veramente chi è. Anche Gesù si è messo in un certo imbarazzo, perché da una parte ha chiesto ma per voi io chi sono. E però quando gliel'hanno detto, e Pietro gliel'ha detto anche giusto, non sei il Cristo di Dio. E lui gli ha detto subito fermati, non dire niente a questo. Perché? Perché quello che siamo nel nostro più profondo lo stiamo diventando, no? Non lo siamo ancora. E quindi c'è in qualche modo lo svantaggio che per la fede e la sappienza cristiana è difficilissimo racchiudere le persone, gli avvenimenti in una definizione. perché ogni realtà è come proiettata in avanti e sta diventando qualche cosa. Anche le cose più preziose, e forse soprattutto quelle più preziose, sono tutte in facimento. E quindi anche la tua vita è in facimento. Però forse è utile la definizione che Pietro gli dà, perché è vero che lui è il Cristo. Il Cristo vuol dire l'eletto di Dio, quello mandato per una cosa molto speciale. E qual è la cosa molto speciale che questo figlio di Dio è venuto a portare? È la centralità dell'amore. È questa la cosa importante che è venuto a portare. E cioè che la vita ha nell'amore il suo significato. Ha la sua direzione, la sua ragione, la sua stessa, il suo figlio. Tutto il resto va bene se è strumentale a questo. Altrimenti spesso può essere un po' anche un incomodo. Anche le cose belle della vita, bisogna tenerle un po' attenti. Per un ebreo il pericolo più grande è l'idolatria. Che vuol dire adorare, spendere la vita per una cosa che non deve essere così. Non deve spendere la vita. Devi raccoglierla, usarla. Tutto ha una sua preziosità. Ma la preziosità per la quale va speso tutto è l'altra. È l'amore. È l'amore. Tra l'altro non ci saremmo noi se non ci fosse questa finalità dell'amore. Non saremmo qui. Allora tutto diventa bello, tutto diventa prezioso, ma tutto deve servire a questo. E si capisce che questo avviene secondo tempi, modi, modalità molto diverse. Probabilmente la strada di questa signora è diversa dalla mia, è diversa dalla nostra età. Forse sono diverse le nostre culture, le nostre attitudini. Però abbiamo lo stesso cammino. Tutti stiamo andando in quella direzione. Allora lui dice, adesso aspettate, e quindi di questo Cristo non dite niente. È vero, perché bisogna che prima succedano delle cose importanti. Dice che il figlio dell'uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli iscrivi. Venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Mamma mia, ma che cosa stai dicendo? Di te, ma poi lo dici anche di me. E in qualche modo sì, lo dici anche di me. Perché? Perché se il grande obiettivo della vita è l'amore, la vita va spesa in quella direzione. La vita va spesa. La vita va vissuta. La vita va consumata. Mi ricordo che una volta un mio amico mi raccontava che era andato a comprarsi una Volkswagen, come usavano una volta quelle massicce. Erano però superati dei modelli nuovi. Lui chiese al concessionario, ma questa qui è robusta, insomma, come le altre. Guarda, se la porti al terzo piano e la butti giù, scende giù in tante. Lui la guarda sotto e non la compra. Perché in quel momento lì però, dico, perché non l'hai comprata? Perché mi è venuto in mezzo che però tutto deve poter essere consumato. Tutto deve essere consumato. No, c'è qualche cosa di abominevole in certi idoli che restano sempre uguali. Invece le cose sono buone, si servono, si consumano, si spegnono. Quando morì la mia mamma era domenica, fatto come oggi. Ero ancora in campagna a fare il trete e è finita la messa. Una delle mie sorelle, sorelle della mia comunità, la mamma se n'è andata. Io ero partito alla mattina presto da Mantua, dove lei abitava, per la messa della domenica in parrocchia. E sono ripartito. E in pace. In pace perché lei la sua vita l'ha giocata benissimo. La proprio spesa. La proprio consumata. E quindi certo, vicino al suo corpo, ho pianto, ma volentieri anche. Ho pianto volentieri. Nel senso che ho pianto anche ringraziando Dio. È vero. Dicendo che bella vita che lei dà. E lei come l'ha spesa bene. Perché è un'arte, capite? È un'arte la carità. È un'arte l'amore. È vero. Ci sono certe volte delle deviazioni, degli ostacoli. No. È vero. E ho pensato oggi di approfittare per dire una cosa che forse non va bene per tutte le rubriche etiche. Cioè che se tu hai preso una via dell'amore. Non esagerare nel domandarti se l'è giusta o non è giusta. E un altro ti dice ma qui però, insomma, perché quello che conta è la spesa. Il mio padre nello spirito mi diceva. Se uno ha incominciato una strada e lì ci butta tutta la sua vita e la spede. Qualunque sia la scelta, qualunque sia, alla fine Dio padre non lo deluderà. Alla fine di quella strada troverà il volto sorridente del padre che lo accoglie. Perché? È perché l'importante è questo, capite? È spenderla. È successo che cinque anni dopo, proprio lo stesso giorno, io sono caduto in un coma. È stato anche interessante perché per una decina di giorni ho vissuto un'altra vita. Non mi ritrovavo più quando sono tornato in questa. Però sono stato anche un po' pericolosetta la cosa. E dopo un po' che ci ero caduto dentro, è successo che appunto lei è venuta dentro nella mia vita, la mamma. Allora, beh, cosa sta succedendo? E lei mi ha detto, è che avevo voglia di vederti. Va bene, allora sono stati bei giorni. Dopo ogni tanto facevo delle domande a tanti miei fratelli di famiglia. Per dire, ma noi la mamma l'abbiamo incontrati? No, no, no. No. Ma cosa ti inventi? Perché mi sembra da vedere che ci fossimo incontrati al santuario della Madonna di San Luca. Poi a Milano Marittimo dove da piccolino ho visto per la prima volta il mare. Le cose assurde. E dicevo, i miei fratelli di mare, non può dare... No, no, guarda, non può darsi. Per saper perdere, risadisci e bene. Però è stata una cosa interessante, insomma. Siccome è un calendarietto dove segno tutte le circostanze, vedere vicino quelle due circostanze lì mi fa piacere, mi è lieta. Credo che in ogni caso sicuramente mia mamma continui a fare bene il suo mestiere e quindi continui a raccomandarmi anche che alla fine questa vita strana che ho fatto possa essere alla fine anche spesa. E quindi oggi mi piaceva dirvi che dobbiamo pregare l'uno per l'altro perché ognuno possa spendere la vita bene. E cosa vuol dire spenderla bene? Appassionatamente. Cerchiamo sempre di essere appassionati. Appassionati. Non esterni e strani alla nostra vita di tutti i giorni. Chiediamo la grande grazia di trovare in ogni giornata, è vero, quelle indicazioni preziose, anche se non c'è niente di eccezionale, no? Non c'è niente di eccezionale. E poi non è che uno va a cercare apposta in freddo e non lento. No, vive com'è, ma appassionatamente. Appassionatamente. Chi è che è uno che ha vissuto appassionatamente? Francesco d'Assisi ha vissuto appassionatamente. Forse anche un argentino che fa il padre, o Francesco che vive piuttosto appassionatamente. E vuol dire che da tutte le cose piccole e da tutti gli avvenimenti che succedono, anche modesti, uno ci tira fuori un canto d'amore. E' questo che conta. E' questo che conta. È vero. Quando uno, alla mattina, è vero sì, è tutto stupito, perché viene su il sole, che è quello che Francesco d'Assisi dice al Signore quando lo loda, perché viene su il sole. Eh, bene, bene. Dice, ora è tutto previsto, l'orario, il minuto, preciso. Sì, va bene. E io sono contentissimo che sia anche preciso. Vero così l'aspetto, è vero. E però quando viene su, mi piace ringraziare. Mi piace. Mi piace ringraziare per i vostri volti. Mi piace ringraziare per le persone con le quali pranzerò oggi. Voglio andare a vedere anche quel ponte che hanno fatto su un lago al quale sono affezionato. E' vero. E' vero. E' certo. Mi piace. Essere cristiani non vuol dire che non piace la vita. Ma vuol dire che la vita la si accoglie spendendo. E' vero. E' cogliendo quindi la preziosità. Capito? Questa è la cosa meravigliosa. E quindi il Signore dice che bisogna aspettare a dire che lui è il Cristo. Aspetta che prima arrivo fino in fondo. E anche noi che dovremmo essere dei cristiani è meglio che non lo diciamo troppo. Dissate cosa sei? Eh sono uno scolaro. La parola discepolo vuol dire scolaro. Uno che cammina dietro a un altro. E' vero. Per fortuna c'è qualcuno che mi cammina davanti e io cerco di andarli dietro. Ho bisogno di tutti. Eh? Ho bisogno di tutti. E da tutti si impara molto. Quando si ha l'impressione che ci sia qualcuno che non ha niente da insegnarci vuol dire che è meglio che ripensiamo noi. Eh? Al nostro pensiero, al nostro sguardo. Perché probabilmente ci sta scappando un'occasione preziosa. E' vero. C'era sempre questo problema del frequentare le cattive compagnie. Non frequentare le cattive compagnie. Allora è stato per quelli che quando il cardinal Diffi mi ha fatto fare, come vi ho già raccontato, il vicario della carità, il vicario dei poveri, dei problemi. E sono andato a trovarlo quella sera lì. Perché una volta alla settimana mi invitava a cena per litigare. E allora gli ho detto, ma ha fatto un errore perché da stasera io andrò a frequentare le cattive compagnie per fare la carità. E lui mi ha detto, ma guarda, basta che non mi dici quali sono che a me non importa niente. Ma a voi quel che ne voglia. E quindi sì, ho imparato a frequentare le cattive compagnie. Non ci sono dei ragazzi troppo giovani, sono ancora le vostre dipendenze. A voi lo dico però. Perché non sono mai cattive. Non sono mai cattive. Sono sempre buone. In questi giorni i nostri fratelli dell'Oriente Cristiano stanno facendo una cosa meravigliosa. E il Vescovo ci ha raccomandato di ricordare questa cosa. Hanno messo insieme il loro concilio. Le chiese d'Oriente non hanno questa tradizione come ha la chiesa di Roma. E anzi sono piuttosto magari separate. Hanno anche lingue diverse nelle loro preghiere. Però forse anche per una certa spintina che gli abbiamo dato noi e soprattutto l'argentino che sta a Roma. Anche loro hanno fatto questo passo e sono i primi giorni e fan fatica. Fan fatica. Con un piccolissimo incidente, un piccolo malinteso, quelli di Mosca non ci sono andati. Sono importantissimi quelli di Mosca. Allora, se avete occasione di mandargli un telegramma, fatelo. Ma c'è anche tu. Sei importantissimo. È vero. Eh, si capisce. È vero. Perché? Perché non sono mai cattive compagnie. Sono sempre occasioni preziose. Eh, sempre. Sempre. È vero. I nostri genitori, correndo un grandissimo rischio, ci hanno sempre invitato a frequentare le cattive compagnie. E ci hanno sgridato perché siccome facevamo gli scout, a quel tempo lì gli scout avevano delle regole abbastanza severe. E loro avevano l'impressione che questo ci tagliasse fuori da qualche... E loro dicono, non mi capiscono. Non mi capiscono. Bisogna essere se stessi e far bene, ma per tutto. È vero. Eh, se no, come facciamo a dire che Dio è nostro padre e quindi siamo tutti fratelli e sorelle. È vero? Bisogna abituarsi. Ci saranno dei passaggi da fare. Ma non c'è nessuno. Né che deve essere agitato, né che tanto o meno deve essere buttato fuori. È essenziale. È essenziale. Perché, sapete, ogni persona in realtà è un capolavoro di Dio. Perché quella roba che Gesù Cristo dice che deve far lui dare la vita fino a che gli fa la pelle, poi il crocifisso, poi risolva. È la strada di tutti. È la strada di tutti. Come vi ho detto altre volte, quello che tu sei è un bellissimo libro di Cristo. È vero? È come il Signore vive dentro di te. È vero? E la tua vita viene in qualche modo formata per questo Cristo. Dici, non credo neanche nei radici. Non importa perché è lui che crede in te. È vero? E quindi è lui che ti plasma, ti porta avanti. Non è che per essere un libro di Dio bisogna essere credenti, fare i primi i venerdì del mese, non grattare alla schiena dei ragazzi. No, sono degli ascensori questi. Se tu pensi che sia meglio sì o no, vedi tu. Ma quello che conta è che è lui che è presente e opera dentro di te. Il Cristo, perché dice adesso zitti però? È perché vuole che il Padre vada avanti a fare la sua opera, capite? Il Padre deve fare la sua opera in noi. Lo Spirito Santo, che cos'è? È il cuore del Signore che agisce dentro di te. È vero? E quindi quello che sei, quello che fai, quello che diventi, è sempre molto delicato. Molto delicato. Piano, piano, piano prima di dire, ah questo è sicuramente sbagliato. Piano, piano, piano. Questi giorni ho dovuto fare una roba, capisco niente, alla facoltà di jurisprudenza. Sono andato a ripescarmi delle memorie che avevo fatto, un esame di filosofia del diritto, dove mi ricordo che presi tre, tre trentesimi, tre trentesimi, e me le ha date. Tanto che i sedi di laurea ero sicurissimo di non prendere la loda, perché comunque costitavo sulla mezza, in un modo bestiato. E però lì avevo imparato qualche cosa, che è interessante. La storia dell'avvocato difensore è più antica del cristianesimo. E che cos'è l'avvocato difensore? L'avvocato difensore è uno che dice, la regola è quella lì, e deve valere per tutto. Però lui, ecco, però lui è fatto così, ha avuto la mamma così, ha avuto quell'incidente lì, ha fatto quella storia lì, e quindi bisogna adattare la regola a lui. Pensate che quando abbiamo studiato la teologia, sì, trecento anni fa perché sono besti, ma però c'era già il concilio, una roba così era fuori dalla regola, eh? Perché? Perché si diceva, la legge è la legge, quindi o è giusto o è sbagliato. Non venirvi a dire ma aveva l'asia bisvesica, non conta niente. Invece no, è contamore. E non è che conti molto solo perché spiega come mai sei anche così di festoso, ma spiega, e questo è bello, quello che Dio sta facendo dentro di Dio. Certo, quello lì dice, ha rubato una cassetta di frutta. Sì, è vero, però mi hanno detto che poi ha fatto le parti anche con i suoi soci, beh, insomma, è già qualche cosa. È vero, se due si vogliono bene, si vogliono bene, le make è tirarsi le coltellate, però non sono secondo le regole, però non sono, eh? Però si vogliono bene. O è meglio tirarsi le coltellate? O è meglio ignorarsi? O è meglio che un uomo sia chiuso nella sua vita? No, è meglio che si vogliono bene. Questo, capite, cambia molto le cose, è vero? Voi potete capire a che cosa anche si può allungere. Allora, è meglio quando ci si vuole bene. Perché l'amore è il significato dell'esistenza, è il progetto del Cristo, ed è il progetto per il cristiano, ed è il progetto anche per te, e la tua vita è preziosissima, e ci è preziosissima la tua vita, perché ci piace molto ed è molto importante come il Cristo opera in te. Saremo diversi di caratteri, di cultura, di fede religiosa, però è un grande bene che possiamo farci l'un l'altro. Per cui questa domanda di Gesù oggi, che domina la liturgia, è molto importante anche per noi. Capite? E quindi, dopo che lui ha detto secondo voi chi sono io, e per la gente chi sono io, è vero? Chiediamocela anche noi. E chi sono io? Sei la parola di Dio, sei il Vangelo del Signore. Nella tua cizia, negli anni in cui sei nato, nella scuola che hai fatto, sei il Vangelo. Ti ricordo ancora una volta che il Vangelo di Giovanni finisce dicendo queste robe qui sono state scritte perché voi abbiate la fede e vi salviate. Ma se si dovessero scrivere tutte le robe che sto Gesù ha detto e ha fatto, lui dice così, penso che non basterebbe il mondo intero per contenere i libri che si dovrebbero scrivere. Sapete perché sono talmente tanti i libri? Per questo motivo che ognuno di noi è un libro di Dio. Pensate. Pensate che meraviglia, che biblioteca. E che Dio, che arricchisce la sua biblioteca, dice adesso facciamo questo qui, adesso facciamo questo qui. Allora, a me verrebbe voglia di dire qualcosa, potrei farlo un po' meglio, eh? E invece è mica vero. E invece è mica vero. Perché? Perché le persone sono importantissime per il bene che fanno, ma forse soprattutto per il bene che bisogna volervi. ma forse, soprattutto, per il bene che si può fare per loro. È vero? E quindi scoprite che il bene che uno fa è un pezzettino, ma il bene che uno riceve ha bisogno di ricevere anche il bene. È vero? Quando incontro fuori qualche signora, fuori dalla messa, c'è sempre qualche matta. È vero? Gesù sagrato ha la sua predica oggi, mi ha così commossa. Pufrezza. La lasci parlare, è buona. È vero? Però, è vero che di per sé dovremmo forse ringraziare per tutto. Eh, ringraziare per tutto. Io padre ci ha insegnato che bisognava ringraziare perché una pasta asciutta buona come questa l'abbiamo mai mangiata. il signore proprio ci vuol dire il signore quella lì che l'ha fatta l'ha fatta bene, buona. No, ma prova a pensarci. E quindi dovrebbe esserci un filo diretto tra il signore e quella cuota. Certo, un filo diretto, un filo diretto. Gli uomini e le donne di Dio fanno sempre il cantico delle creature, cioè prendono tutta la creazione e tutta la storia e la ricordano, la esaltano e la sorridono come opera di Dio. E questo è importantissimo. Uno come San Francesco d'Arsita è bravo, così bravo, così bravo che lui riesce a ringraziare proprio per tutti. Per cui adesso il cantico delle creature è un'unica poesia, ma è stato fatto in tempi diversi, eh? Perché lui ha cominciato a laudare sì, mi signore per la creazione che è più facile laudarla. Poi quando è sceso alla storia le sta un po' più difficili, però una mattina ha scritto laudato sì, mi signore, per quelli che si perdonano. Eh? Si vede che aveva visto la della rossa, ma guarda anche della rossa. Allora, è andato a scrivere laudato sì. a forza di scrivere laudato sì, quando è stato vicino a tirare il gambetto, ha detto laudato sì, mi signore, per sora nostra morte corporale, dalla quale nessun uomo può scappare. Però poi la descrive bene per far vedere che anche quello è l'ingresso in un paradiso, è l'ingresso in una grande fioritura, perché tutto è così. Allora, scoprire oggi il senso di questa domanda, capite? Soprattutto il riferimento a quel vicino di casa che dobbiamo controllarci per non strocciarlo, nei confronti di quel figlio che, insomma, ci sta un po' deludendo, nei confronti della nostra pressione cletropalta, e via, e via, chiediamo al Signore la grande grazia che tutto entri in questo cantico delle creature che ci consente di cogliere dappertutto la presenza e l'azione di Dio. Proviamo a fare questa scommessa. Se avete delle difficoltà mandatemi un biglietto e se avete qualche volta una buona notizia magari mandatemi anche quella, perché ne ho anch'io un po' bisogno, insomma, qualche volta di essere tirato su. La cosa importante è cogliere in questa domenica un passaggio importante. Se non l'avessimo mai fatto fino ad oggi, oggi questa roba ce la chiediamo. Signore, fammi capire chi sono, chi sono gli altri, perché ci sono, cosa è che succede, fammelo capire. È vero? E se te è successo una cosa difficile, che siete venuti a messa stamattina col cuore pesante, e se il vostro cuore fosse anche pieno di pianto, non abbiate paura di domandare al Signore perché. Lui ci insegna a fare domande. Il Vangelo non è una strada per ricevere le risposte. È così, ma è soprattutto per allargare le grandi domande della nostra vita. lo chiediamo per i nostri figli, soprattutto per quelli che portassero qualche fragilità, qualche fatica, qualche ferito. Lo chiediamo per gli stagi difficili della geografia e della storia dell'umanità. Signore, è lì come la mettiamo? È vero? Quelli là che sono accresi a fare il loro concilio e tante cose belle o difficili o dolorose che ci sono. Signore, prendici per mano e facci capire in che modo tu sei presente e stai facendo il tuo bene.