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19951208 - Immacolata Concezione.mp3

Data: 08/12/1995

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Grazie a tutti. Forse è anche con un po' di difficoltà che questa sera ho deciso di comunicarvi questo piccolo cammino che ho fatto in questi giorni con la figura della Madonna. Vi porterei a una espressione del libro della Genesi durante l'interrogatorio, diciamo, che si svolge tra Dio e l'uomo. Un uomo che Dio non trova più perché ha paura di lui. Anche su questo converrebbe fermare pietosamente la nostra attenzione perché molto spesso ci si scaglia con rozzezza e banalità sull'incredulo. invece bisogna sapere che è una condizione naturale l'incredulità. E' ovvio fuggire da Dio. E' ovvio fuggire da Dio. Fa un po' sorridere tutta una tesi che sostiene come in qualche modo perfettamente naturale, razionale. Sì, la ricerca di una qualche ragione della vita credo di sì, che sia razionale e naturale. Ma Dio, Dio il Padre di Cristo, da quel Dio si fugge perché abbiamo paura e vergogna. E appunto abbiamo paura e vergogna perché siamo nudi. Volevo accostarmi con molta cautela, peraltro, a questo elemento della nudità che è molto importante per la nostra fede. Però ci sono molti meccanismi di difficoltà, di opposizione, di fastidio che spesso ci tengono lontano da questa vicenda che è subito all'origine. Creati, il testo ci tiene a sottolineare che erano nudi e non ne avevano vergogna. E qui invece, nel dramma della disobbedienza, del divorzio da Dio, c'è questa paura di Lui fuggire perché si è nudi. E appunto in tutto questo c'è una domanda che Dio fa. Dio dice ad Adamo, ma chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare? Ed è proprio successo così. Lui ha mangiato dell'albero, si è lasciato ingannare dal serpente, adesso non sto a vedere il problema, l'uomo, la donna, insomma. Di fatto hanno mangiato quel frutto, si sono lasciati sedurre. L'ipotesi del mangiare quel frutto, come sapete, era quello di un inganno da parte di Dio per impedire che loro divenissero come Lui. Dio sa che se ne mangerete diventerete come Lui. L'uomo ha ceduto alla sua tensione di potenza, diventare come Dio, non avere bisogno di Dio, ma mangiato del frutto e appunto si è ritrovato nella sua nudità. E allora ha avuto vergogna e poi è scappato. È vero, è successo così. Si è dunque accorto che era nudo perché ha mangiato dell'albero. Come si è accorto? Allora era nudo anche prima, sì, era nudo anche prima e non ne aveva vergogna. E perché non ne aveva vergogna? Era nudo, poi adesso si accorge che è nudo perché prima non aveva vergogna e adesso ha vergogna. Perché adesso questa nudità è una denuncia che lo riempie di vergogna e lo fa fuggire. Che cosa è successo? C'è un salmo della scrittura molto forte, molto importante, che in qualche modo tenderebbe a suggerirci che quando Dio ha fatto la creatura amata e l'ha fatta di terra, vi ricordate che poi dopo averle dato forma, dopo averla plasmata, ha soffiato la sua vita in lei e ha comunicato il suo spirito. E noi istintivamente, a proposito di questo soffio di Dio, pensiamo, e non credo sia sbagliato, che appunto è proprio questo che fa la creatura simile a Dio, perché Dio gli ha comunicato la sua vita, il suo cuore. E quindi questa creatura, che è di terra, in realtà è simile a Dio perché? Perché Dio le ha dato il suo soffio, le ha dato il suo respiro, le ha donato il suo cuore. Il Salmo 103 dice che quando Dio ritira il suo soffio, vengono meno e ritornano nella loro polvere. E mi sono accorto, andando a fare una piccola ricerca, che quindi in realtà, forse, quel soffio che lui aveva dato all'inizio, bisognerà trovargli un nome, insomma, era qualche cosa che faceva sì che loro erano nudi, ma non ne avevano vergogna. Perché? Perché c'era quel soffio. Che cos'era questo soffio? Sono stato spinto sempre di più dai testi di questa liturgia a pensare che quel soffio era in realtà la misericordia di Dio. E voi mi dite, ma che bisogno c'era della misericordia di Dio? Sei impazzito Giovanni. Perché doveva dare la misericordia? Non era ancora entrato il peccato nel dramma della vita. Perché la misericordia? Che cosa c'entra? Invece c'entra. Invece c'entra. Perché questa creatura, per essere simile a Dio, deve avere una particolarità. Che è difficile dire. Ma insomma, bisogna però poter provare a dirlo. E cioè che a differenza di tutte le altre creature pur bellissime, il sole, la luna, le stelle, e tutte le meraviglie del creato, questa creatura è diversa ed è simile a Dio perché è vera solo nell'altro. Solo se c'è l'altro. E questo tante volte ce lo siamo detti. Ci siamo detti cioè che il segno vero che noi siamo fatti a immagine di Dio è che la verità della nostra vita non è mai la nostra solitudine, ma è sempre la nostra comunione. Sempre. Contrariamente ad altri ideali di pensiero, di prospettiva, di descrizione dell'umanità, dove ognuno ha dentro di sé tutte le potenzialità d'essere la perfezione di sé stesso, l'intelletto, forse anche persino l'armonia, la bellezza. Invece questa memoria degli ebrei e dei cristiani è per dire che questa creatura, che è certamente straordinaria, è straordinaria perché c'è l'altro. E quindi, capite, bisogna dire una cosa che faccio fatica a dirvi. Perché in un certo senso bisogna dire che questa creatura è perfetta nella sua insufficienza. Ed è simile a Dio perché non basta a sé stessa. E contrariamente a quello che si dovrebbe pensare istintivamente, perché figurati, se è simile a Dio, basterà a sé stessa altro. Chissà come starà bene per suo conto, avrà bisogno di niente, no? Perché è simile a Dio, scusa. Come fai a dire? Eppure credo che bisogna dirlo. Cioè, bisogna dirlo perché? Perché di fatto il nome di Dio è l'amore. Ora, sta a voi adesso pensare per conto vostro se l'amore lo considerate una perfezione o un'imperfezione. Certo non c'è dubbio. Se l'intelligenza implica e convoca solamente me stesso, perché io ho la testa, capisco, l'amore implica sempre l'altro. Ma se è vero che Dio è l'amore, e se è vero che dunque, se siamo fatti a sua immagine e somiglianza, ci deve essere dato quello che è proprio di Dio, e cioè l'amore che è il cuore di Dio, evidentemente la nostra condizione esige una misteriosa insufficienza, che evidentemente Dio copre. Perché? Perché plasma la statua e soffia. E ti dà il suo soffio. Ma se ritira il suo soffio, se ritira il suo soffio vengono meno e ritornano nella loro polvere. E quindi ritornano nella loro nudità. La nudità che cos'è? La nudità, permettetemi di dirlo così, lo dico male, poi lo dico imbarazzato, è in qualche modo la nudità è la vergogna di se stessi. Che strana cosa. La nudità come problema esiste solo per la creatura umana. Queste cose ho l'impressione di doverle dire tanto alla stessa, perché vedo in giro tanta esposizione, tanto disinvolta, quindi mi affretto a dirlo prima che sia troppo tardi. Ma la nudità è un problema, è un imbarazzo, solo per questa creatura. Solo una vecchia contessa scema fa i calzoncini al suo cane pechinese. Ma nel momento in cui gli fa i calzoncini fa una cosa vergognosa. C'è qualche cosa di lato, quasi di lussurioso in un pechinese con i calzoni. Perché in realtà non c'è il problema della sua nudità. Invece noi sì. Ma perché? Perché è scolcezza, perché è pornografia, perché... No. Perché è quell'isposizione in difesa di noi stessi. Se Dio ritira il suo soffio. Sapete cosa mi è venuto in mente a proposito della nudità? Mi è venuto in mente quel meraviglioso vecchio ubriaco che d'altra parte aveva inventato il vino. Dio lo benedica. E quindi aveva imparato a coltivare le vittime. Ricordate? Dopo la vicenda del diluvio. Aveva cominciato a fare i coltivatori. Vigne. Vigne, vino, vino, bevi. E Noè entra nella sua ebrezza. E a motivo di questa ubriacatura scopre le sue vergogne. Ricordate? Ed è in qualche modo indifeso nella sua vergogna, nella sua bruttezza. E però, permettetemi di dire, anche nella sua fragilità creaturale. È lì, esposto, è ebbro. Tra l'altro su questo voglio poi aggiungere una cosina. E poi ricordate, no? Il figlio che accusa, che indica, che oltraggia la miseria di suo padre. E ricordate la meraviglia degli altri, no? Vi ricordate? Quel cammino a spalle indietro, perché non vogliono vedere la nudità del loro padre, è una coperta. E così la nudità del padre è coperta, è riparata. Da che cosa? Da quella coperta della misericordia di quei figli. Sì che il loro padre è il loro padre. E loro non possono e non vogliono vedere la nudità del loro padre. Perché vogliono vedere semplicemente il loro padre. La sua bellezza, la sua dignità. L'essere lui il grande eroe di questa creazione scampata e nuova. L'inventore del vino. Allora, con la coperta della misericordia, arretrano e non guardano la nudità del loro padre. E non vogliono vederla. Adesso qualcuno di voi, vedo che sta cominciando a arrabbiarsi, perché dice, ma, oh, è l'immacolata concezione o no questa? Sì, è l'immacolata concezione. Ma sono sempre più convinto di anno in anno che questa festa la Madonna l'ha voluta per noi. E questo lo dico a proposito. Perché secondo me se non si legge bene questa festa, se non la si legge con attenzione, con trepidazione, ma permettetemi di dirlo, se non si vive questa festa con il cuore della Madonna, così come lei è veramente, e si rischia molto un atteggiamento evasivo, sfuggente, per cui non è più lei alla fine che noi festeggiamo, eh? Bisogna stare molto attenti allora. Allora, dunque, c'è questa faccenda della nudità e la necessità di essere coperti dalla misericordia di Dio, perché altrimenti, abbandonati a noi stessi, che cosa siamo? Niente, povere creature. La nudità non è una sconcezza, ma è appunto semplicemente la condizione ferita della nostra vita se siamo ritornati soli. Per esempio, se non siamo, ma non esiste, lo devo dire in un'altra forma verbale, se non fossimo voluti bene da nessuno, saremmo nudi. La nostra vita sarebbe nuda, fragile, esposta. Invece, i nostri fratelli, le nostre sorelle, tutti quelli che ci vogliono bene, sono scudo e corazza. Sono l'abito della nostra gloria. E sono andato a rivedermi là dove Mosè e poi il grande sacerdote avevano dei vestiti splendidi. E vi ricordate quell'abito sacerdotale che portava su anche tutti i nomi di Israele? Sì, perché lui li doveva portare davanti a Dio, ma lui era rivestito di loro. Noi siamo tutti rivestiti dalla bontà di Dio. E ai nostri bambini piccoli, appena fuori dal fonte, gli regaliamo un abito dicendo vi siete rivestiti di Cristo. Non siete più nella nudità della vostra fragilità, della vostra mortalità, della vostra paura. Oggi è la festa dei vostri abiti splendenti, che è l'abito tessuto di bellezza, d'amore, di carità, di pace, che Dio e i Suoi angeli hanno tessuto per ciascuno di noi, per noi tutti insieme, che siamo una comunità di peccatori, ma rivestiti della misericordia di Dio. La nostra nudità è protetta. Così è di lei. E di lei in pienezza è. Ed è per questo che oggi è la festa di lei, ma incalza il testo dell'Apostolo per dire che è la festa di tutti noi. Benediciamo il Signore che ci ha benedetti in Cristo, fin dal principio. Ci ha rivestiti. Esattamente come quando, entrando da lei, l'angelo dice Ti saluto, piena di grazia, piena di grazia, interamente rivestita dell'amore di Dio, interamente avvolta del suo manto di misericordia, di pietà. Strada un po' pazzoidale, che tenderebbe a concludere così. L'essere rivestiti della misericordia di Dio non è un rimedio perché siamo dei peccatori, ma costituisce la bellezza della nostra condizione di figli di Dio, prima del nostro peccato. E noi ci vantiamo delle nostre infermità, perché questo provoca Dio a rivestirci della sua bonità infinita. E di fatto questo, nella memoria spirituale della piccola Vergine di Nazareth, così si fissa. Infatti lei dice Ha guardato l'umiliazione della sua serva e ha fatto per me grandi cose, un manto bellissimo. E l'angelo dice Ti saluto, piena di grazia. L'angelo l'ammira. Il Signore è con te, perché tutta la bellezza e la bontà di Dio avvolge. la sua creatura amata. Che sei tu, però. È lei, perché questa sera tu sappia bene che sei tu. Certo. Tu attraverso anche, e soprattutto se vuoi dire, e forse vuoi dire necessariamente, dillo. Attraverso la vicenda del tuo peccato, certo. Attraverso l'ebbrezza del vecchio Noè. Beh, dillo pure, sì. Ma di Noè mi piace ricordare la coperta della misericordia. E mi piace oggi far festa, con te e per te, per i meravigliosi abiti di misericordia, che Dio ci ha dato, che continuamente ci restituisce, che continuamente nei gemiti della nostra vita di pecatori, noi veniamo a domandare qui, e sempre dalla pazienza di Dio riceviamo. È la festa della misericordia di Dio, questa. Lei, e questo intendevo prima, su un certo sospetto nell'interpretazione della festa, lei non staccarla troppo da te, non farla troppo speciale, perché se la fai troppo speciale la perdi, allora, come fa a essere il tuo baluardo, la tua difesa? Come fa a essere tua madre? Non allontanarla troppo da te. È come te, pienamente rivestita della luce di Dio. Ma così, ed è per questo che la maternità della Chiesa ci ha fatto leggere quella brutta vicenda di peccato, di spogliazione, di nudità, di fuga, così, come lei, questa meravigliosa umanità, povera e ricca, che è raccolta questa sera nella nostra vecchia Chiesa, è l'umanità che Dio ama, quella rivestita dalla sua misericordia, quella del soffio. Questa sera noi festeggiamo la restituzione del soffio, perché quando Dio restituisce alla polvere il soffio, tutto risorge. Anche noi, figli della risurrezione, con gli abiti splendenti della bontà del nostro Signore. ritorno un momento a Noè, perché per un momento voglio delineare il prezzo di tutto questo, non so se vi siete accordi in questi giorni, che quando si leggeva della Passione di Cristo, stiamo leggendo la Passione di Cristo, in quel testo che è puramente paradisiaco, proprio viene dal cielo, che è il Vangelo secondo Giovanni, ad un certo punto della narrazione della Passione, ci si accorge di una cosa. Ed è così anche per gli altri tre Evangeli. Cioè, ci si accorge che i soldati ai piedi della croce fanno quattro parti delle vesti del Signore. E quindi ci si accorge e siccome però non è scritto, in fondo non lo si deve commentare e volentieri quello di cui ci siamo accorti, poi però lo lasciamo anche noi discretamente in disparte, ci si accorge che lui sulla croce, d'altra parte è ovvio, è nudo. che è un pensiero quasi insopportabile. Che questo avergli tolto le vesti e portato lui nella sua nudità è così intensamente drammatico che io penso che sia questo il motivo per cui nessuna delle quattro memorie evangeliche di fatto lo dice, te ne fa accorgere perché poi gli abiti sono lì per terra e ci si getta sopra il dado o lì si divide. Quindi lui non li ha gli abiti, è nudo. E una bella immagine del vecchio Noè voluta dai padri dice che Noè è come Cristo è profezia di Cristo perché a motivo dell'ebrezza del calice della passione è entrato nella nudità della croce e perché ha fatto questo? Per rivestire noi della sua vita e della infinita misura della misericordia di Dio. Avete infatti ascoltato o no? No, forse in questo momento la testa l'ho persa non mi ricordo se è quello che vi sto dicendo è dentro nell'orazione della messa o nel prefazio abbiate compassione perché sono sclerotico duro e in ogni modo dice a un certo punto a lei la preghiera della chiesa questa sera che in vista della morte del suo figlio l'ha preservata perché perché c'è sempre di mezzo la morte del figlio in questo abito prezioso che noi abbiamo c'è sempre di mezzo la sua nudità c'è sempre di mezzo lebrezza del calice della passione e la sua nudità sulla croce perché noi siamo rivestiti di lui e quindi sentite è sempre misericordia la creatura fatta immagine di Dio e pensata da Dio è già tutta avvolta dalla misericordia di Dio cioè dalla croce di Cristo cioè dal suo sacrificio d'amore noi siamo tutti rivestiti dall'amore che Dio ci ha dato in Gesù ma perché vi dico queste cose? ah perché dovete essere in pace e perché dovete esultare e perché come dicevo all'inizio della messa non dobbiamo mormorare dobbiamo essere lievi e grati anche se siamo cattivi anche se molti sono i nostri peccati più forte di tutto questo dobbiamo gustare e vedere com'è buono il Signore e questa sera la Vergine Madre la nostra Mamma del Cielo si mostra nello splendore delle sue vesti di grazia piena di grazia non perché noi la incoroniamo lontana da noi ma perché l'abbiamo accanto a noi come dice la bella invocazione tipica della nostra Chiesa a Bologna intorno all'immagine della Madonna di San Luca nostra difesa nostra difesa bellissimo no? nostra difesa a dire a noi come una madre sa fare per incuorare i suoi poveri figli vedete quanto è buono il Signore gustate e vedete quanto è buono il Signore e in lei ci mostra la bontà del Signore perché anche noi possiamo esserne trepidamente certi è buono il Signore buono e oggi è la festa dei vestiti è la festa del suo regalo è la festa di un'esultanza che nessun lutto può spezzare è una corsa verso la casa di nostro Padre che nessun inciampo dei nostri peccati potrà interrompere nessuno di corsa con questi abiti bellissimi incontro al Signore che viene è l'avvento cogliete si prepara un incontro la sposa si deve adornare è già pronta ci appare in tutta la sua bellezza la chiesa è pronta la tua persona è pronta la tua famiglia è pronta la tua casa è pronta il presepe è preparato accogli il Signore che viene a nascere in te compiacendosi della bellezza che è in te per la misericordia del Padre del Padre che fai il segno che funo Grazie a tutti.