In una domenica come questa avrei particolarmente bisogno che si potesse realizzare un sogno della mia vita che non si rilasperà mai. E' un sogno di poter costituire alla domenica tanti piccoli cerchi o un solo grande cerchio in cui tutti insieme interrochiamo il Signore per capire cosa vuole dirci, che indicazioni dà la nostra vita e quindi per aiutarci reciprocamente a capire che questi cerchi intorno al Signore sarebbe la sogna. Particolarmente in una domenica come questa dove a mio parere si deve piuttosto bene che la parola di Dio è purtroppo grande per noi, è infinitamente più grande anche della Madre Chiesa e trascende ogni possibilità di ogni singolo pensiero e quindi la sua rappresentazione privilegiata è quella del mosaico dove ognuno aggiunge alla luce ricevuta dal frattesimo la piccola tessera della sua ispirazione e della sua preghiera. Qualcuno dice che la parola di Dio è soggetta a una interpretazione infinita perché finiranno prima i temi piuttosto che dire prima la possibilità di togliere tutto quello che la parola vuole comunicare al nostro cuore. e quindi è certo che mi sento un po' isolato e soprattutto mi dispiace di dovermi fare subire inevitabilmente una interpretazione limitata, quella che il povero è venuto a fuori dalla preghiera di questi giorni anche dalla passione della storia, preferisco dirmi subito che dei molti condizionamenti che abbiamo in dà sempre da quello che succede, e l'impensativo è sempre quello di fare baciare insieme la parola che il Signore sedina nei nostri cuori e le vicende che in qualche modo vicine alle vittime si coinvolgono. Questi giorni non sono riuscito a distarcarmi dalla vicenda di questi ragazzi salutati e di quello che è successo, di questo è successo. Soppa in poco in realtà, non hanno voluto che vedessi le fotografie, erano brutte quindi non so, non so. Questo però mi ha accompagnato sempre nella mia giornata. Con tutto questo volevo dirti con chiarenza, prima, ribadire quello che ho tentato di dire già all'inizio della celebrazione della storia. Di fatto questa, secondo me, è una domenica straordinariamente positiva che vuole essere per il cuore di ciascuno di voi e per noi tutti insieme una rassicurazione. Appunto circa la buona riuscita del Vangelo. Il Vangelo riesce, eh? È una torta che riesce bene. È una seminagione che porta al fronte. In tutti. Sempre certo, a proposito di questi ragazzi, in questi giorni ho molto pensato alle loro madri, poi sono andato a pensare alle loro parrocchie, insomma, ho vagato abbattanto nelle mie angosce pomeridiane. Però non possiamo perdere quello che oggi, forse appunto il contrasto e il conto, l'interversario di Montizio e Cattino vuole alternare in modo certo. E ciascuno di Vangelo nel tuo cuore, nel tuo, dieci. E ognuno per sé deve ricevere la tua vita. Detto questo, proviamo a fare un pochino di straga insieme, a partire proprio dal testo di Edechiele, che chiarisce bene. E che anche rispetto a questi fatti, secondo me, fa capire bene. Perché guardate che bisogna capire. Non basta dire, è vagato. E deve indaginiero dire, ah, si tratta di un fenomeno bestiale. Si sa benissimo che queste cose ci sono. Non si può sapere, evidentemente ognuno che tiene lontano, ci sono. È importante capire. Ed è importante capire anche in profondo. Allora è importante questa immagine strana, che potrebbe sembrarvi così anche un po' lontano, dove il Dio, per spiegare che cos'è quella sua elezione d'amore, che ci consente in questo momento di essere qui, perché ci ha regalato la fede, parla di un gesto per il quale lui stacca da una grande pianta un ramuscello e lo mette da un'altra parte, lo pianta su un altro parte. Prende un ramuscello, lo stacca e lo mette da un altro parte. E' importantissimo. Perché? Perché ci dice che le lezioni di Dio, le lezioni d'amore, lo caro di Dio, la grande vicenda che ti coinvolge, con la quale tu sei stato conosciuto da lui e lo conosci, è uno spostamento. Lui ti ha preso, ti ha staccato, pensavi di essere una gran pianta, e ci ha preso solo da un ramuscello e l'ha piantato da una mamma. La vita del credente è proprio in modo fondamentale questa vita come spostata, alla quale l'Apostolo dà decisamente un nome nel breve brano della lettera idoripica che lo conosciuto. Una condizione di esilio. Il credente è sempre necessariamente esiliato. Perché non esiliato? Perché mentre il nostro istinto di carne, che è soprattutto paura, e credo soprattutto paura della moglie, preoccupatissimo, vuole allontanare da sé ogni cosa che non si capisce, che riconosce con più grosse timoni, per cui noi vogliamo costruire un sistema socio a cui siamo piantati in mezzo, la fede esige che in mezzo ci sia un altro. Un mio carissimo amico ebreo dice che la fede per rete è che noi produciamo una vita decentrata. Da questo punto di vista, secondo me, c'è una certa pericolosità che corrono anche i cristiani, mi ricordo di avervelo già detto un'altra volta, quando esagerano un po' troppo per dire che al centro di tutto c'è l'uomo. Non è mica vero. È meglio di no. È meglio di no. E la fede è proprio la profanazione che al centro non c'è l'uomo. Al centro c'è l'uomo. Il signore. E la vita è buona perché al centro c'è l'uomo. E mi sentite che ci siete anche con le migliori intenzioni. E abbiamo anche poi tutto questo grande bagaglio di paura proprio a che è qua. Ora, infatti, se voi guardate bene, le forme più importanti della città rischiano sempre di mettere il nuovo centro e quindi inevitabilmente in modo possessivo e violento. Sono così tutte le filosofie, sono così tutte le giurisprudenti. Bisogna dire, con molti cautela, che sono così un po' ma anche spesso le teologie. Tutte le forme degli atteggiamenti davanti alla vita che ci consentirebbero di dire Ah, sì, io capito? Questo è chiaro. Questo va in giro a lui. Dice questo. E io ho in mano il sistema. È pericolosissimo aver in mano il sistema. Perché noi siamo carne e ferita. Noi siamo quella ludica che si nascosta e che Dio mi seguiva, mi ricordate domenica, dicendo ma dove sei? Quella è la verità. Se dà alcune cose che sto dicendo, allora tutte queste certezze sono una specie di gran barba che noi costruiamo per darci delle ragioni. Vedete quei ragazzi soldati hanno fatto quello che sempre fanno gli esercizi forti. E che invece non ha potuto per esempio fare Giovanni Battista quando per due anni è stato a Caio a studiare l'arabe. Quando lui stava lì, lui era un eseguato, un forestiero. E doveva camminare in punta di piedi, metterlo a cultura diversa, non poteva applicare nessuno, doveva rispettare tutti, doveva in certo modo adeguarsi a quelli che erano le consuetudini, le credenze del posto che lui viveva e bisogna muoversi con grande del mondo. L'esercizio potente che cosa fa? Fa vita di essere, secondo me, in patria. Costruisce malamente un'amica. Questo mio amico ebreo molto intelligente dice sempre che infatti gli ebrei sono veri e sono molto produttivi quando si ricordano di essere degli eterni studiati. Quando invece si inventano che c'è quella terra lì e magari dicono anche che ci sono nati che è una gran barba, il fatto che si diventano come tutti gli altri, si rimedono al centro come tutti gli altri e inevitabilmente si rinventano a loro. Invece la fede è sempre eseguata. Ed è eseguo ventani di forti che l'Apostolo dice questa mattina per dire che è addirittura eseguo del corpo. Cioè la vostra stessa identificazione personale per cui, per le mie grandi orecchie, la mia figura sgranziata, però mi definiscono e permettono alla presidina di dire già ad ora, non c'è un po' d'ossi. In questa stessa dunque realtà che è quella che primitivamente sembra appartenerci l'Apostolo Alberto dice quindi, vinti, mesi, vinti, mesi, vinti. Il corpo è buono, se diciamo così, è un corpo da viaggio. Se invece lo fissi dentro a qualche cosa e dici di cui ci sono io, questo ne è la fede. La fede è accettare quindi di vivere questa precarietà, l'uomo del mistero, la paura. E il suo istinto è quello di annullare il mistero della diversità, la paura. E quindi la sua fedezza è eliminarla la diversità, o sovraffarla, o colpirla. Ogni odio di razza, di cultura, di spirpe nasce sempre da questo, io ne ho la paura dell'altro. Il pensiero di un artista afferche la grande cultura ebraica diffusa in Tantano, una mila vagabili. perché non ci sono solo loro. E non è vero che loro sono sopra tutti, c'è anche qualcun altro che questo non si sopra. La fede è invece essenzialmente questa considerazione dell'altro e considerazione così forte di quell'altro che è Dio che al contrario di poter tu sopraffarlo sei tu che hai bisogno di essere salvato, preso per l'altro, sovraffato, fatto, finito. Infatti, dovete pensarci quante aggressioni ci sono nei confronti del mistero di Dio. Il mondo è il peccato originale, no? Il servente dice Dio sa che diventerete come lui. E l'istinto di sopraffazione nei confronti di Dio, di competizione per eliminarlo, quel che avrà poi nel tentativo di fare una torre alta fino al cielo, è l'istinto di Dio perché così tu non ci sei, tu non ti senti niente. in ogni modo tu non mi metti in questione. La fede invece è questo mirabile accettare di essere messi continuamente in questione, messi in gioco. Questa è la regola del gioco della fede. Per cui anche quando si parla di sicurezza, che non è dire che non ci dovessi essere sicurezza nella fede, no? Certo, certo. Guardate, bisogna essere certi che è un regalo. E a partita di cui bisogna essere certi che la vita è un regalo, che la sapienza è un regalo, che l'intelligenza è un regalo, e che non è né un merito, né una conquista, né la cosa che ci torpeva. e che non è un regalo. Il credente è un uomo trepidante e grato. E' un uomo, come tante volte ci siamo detto, stupito, perché tutto quello che ha l'ha ricevuto. L'assegnazione fragile, sentivo dire dal nostro vescovo, non è mai proprietario, segnino a meno un uso culturale. E tutto continuamente, leggerlo dall'altro. Accettare di essere spostati. Esistiamoci. Indiattici. Ma detto questo, però, detto questo, e proprio perché diciamo questo, a questa persona, in fondo capite, è anche fragile, credente è una persona fragile. Perché con niente gli fai il testo, e con niente lo fai gli altri. Con un niente raccogli, e con un niente lo distruggi. Perché sei abituato, magari a te stesso, a vivere come carità. E quindi, la carità è il nostro ciclo leggero, c'è, non c'è, è vero. Quale persona è più fragile di una persona amante? No? È una persona che vive, come tutti voi, questo mi spiace, vive se stai bene sì. Dice, ma però, sei vatti bene, pochi quattrini, non ti ha dato la fede. Stai bene? Sì, ma perché sei bene? E in fondo c'è un'unica risposta. Quella che ci diciamo stai. La che sei voluto a vivere. È fragile, questo mondo. È sublime, è fragile. Bene. Ma in tutto questo, ancora oggi, con tenerezza, entra nello splendore del mondo. Marco, Marco, la memoria e la genna di Marco, solo lei, ci racconta questa parabola. Bisogna fare un po' più piccole parabole del seminatore, perché tutti nel tavola che ci sto facendo. Allora si rischia qualche volta di non godere qualche luce improvvisia. E quindi, nella prima, soprattutto delle parabole della semente raccontata da Marco, c'è una particolarità, ci sono alcune preziosità delle queste. Allora, diceremo di Dio che non ho, che ha seminato, e poi, che sia andato in tutto l'inverno, che piano faccia il suono, lui è stegno, o fa i suoi pisolini, lui è stegno. Perché? Tutto accresce. Automaticamente, come dice, automaticamente la terra produce. Siamo lontanissimi, eh? Da quell'altra parabola dove dice lui sei, ma che terreno sei, il sassuoso, il moro, le spine, la strada, niente. Qui non c'è niente. In questa memoria di Marco, anzi, dice il seminatore, faccia perché vuole, tanto cresce. E tra una giornata, è interessante, dice come? Tu stessi non lo sai. La sua offerta è come più grande di noi. Per cui per immagino che il papà di pisolino ha tra l'alto in alto, cresciuto. Chi? Non lo sai. E' venuto in mente. E' venuto in mente. Una spiegazione di questa parabola, la sua piccola, poi non ci sono abbezzanati, quindi veramente. Ci è venuto in mente che sia un Dio, questo seminatore. Che non è una grande originalità di pensè rispetto alla parabola, che è un problema che lo crea. Perché, che voi, o Dio, non sapete neanche come mai la faccenda riesce, è un po' grave. E però, penso, tutto per di dire che questo seminatore era curiosamente vero. Ed è in certo modo proprio un affannaggio della nostra fede. noi siamo contentissimi di tutti gli uomini e donne che hanno la loro fede, ma della nostra siamo super contenti, se no la capiremo. Noi siamo contentissimi della nostra. Ora la nostra fede secondo me contiene questo elemento. E cioè, che pensino Dio è stipito dell'opera di Dio. Si, c'è un riflessio di tutto questo. E dobbiamo tornare ai soldati. E questa volta però ho un'immagine diversa dei soldati. ed è quella di un soldato, un invasore, potentissimo, che fa un servizio di polizia, che se ti muovi ti tollo, il quale però è diventato un ramoscello, Dio l'ha preso, l'ha spostato e lui è credente. È un caporale credente. L'amico questo qui, gli va a dire, se fai qualche cosa, perché Dio mi vuole da dire. E lui gli dice, venga cosa tu? Senti, venga cosa tu? Venga cosa tu? Venga cosa tu? Venga cosa tu? Venga cosa tu? Venga cosa tu? Venga cosa tu? Venga cosa tu? Venga cosa tu? Perché è una parola qua. Con solo Dio. E così noi lo facciamo sempre a scelta di fare la comunione. Il Signore si volta verso i suoi amici e dice, oh, ma la chiede così? Non l'hai visto. È struttito. È struttito. È Dio che è struttito della sua opera. Proviamo a dirlo in un altro modo? Diciamolo così. Che Dio è grande. Ma Dio e la sua opera è più grande. Certo. Infatti è per quello che il nostro Dio ci ha fatto capire che lui non sarà isolato. E quindi è diventato più grande, no? Per esempio, quando ho mandato qui Gesù, da qui Gesù è venuto qui. C'è dubbio. Dio è miglioratissimo, no? Intanto sappiamo che è il nostro padre. Poi sappiamo che è il padre di tutti. Poi sappiamo che attraverso il suo figlio che lui ha mandato tutti i posti, come questo Gesù di eterno che lui vive. Non so. È miglioratissimo Dio. Sapete questi monoteismi, sentito, è tutto lato, tutto lato, tutto da sotto. Lui è tutto che senta più niente. Non c'è nessuna comunicazione. Non c'è niente da fare. Ti sono, mi dici, mi dici, fai perché mi dici. Mi dici un po' buona. E io dici no. Noi lo conosciamo e ci vogliamo vedere. Perché Gesù è venuto e ce l'ha rivelato, ce l'ha fatto conosce. E in sottoparola, vuol dire che lui è venuto qui a glorificare il padre. Cioè, a rendere il figlio di noi più grande. E quindi Dio è grande. Ma Dio è noi. È più grande. Dio è noi. Da lui cercati, da lui perdonati, da lui fatti figli, da lui chiamati a festa. È molto più grande. La sua opera è così grande che lo stilisce. Dio è non lo stai. Dio dice, guarda, non so come si è. La terra, capite? Perché questa è l'audacia della parabola. Non che il seme è forte, qualunque sia la terra è strong, perché è Gesù Cristo, quindi va. No. È così. Ma per me ti interessa dire che la terra da sempre lo dice. Da sempre lo dice. E sarà per corretore, no? Perché uno si guarda e dice, mmm, piuttosto sterile, la facenza, no? E invece lui viene capito. Non so neanche io come avvenga. Come può essere che funzioni il Vangelo dentro di te? Non si capisce. Funziona. È una domenica di irradicare le possibilità della parola del Signore. Di irradicare il crocciamento. Qualunque sia la sua condizione, quale il coordinato, qualunque, qualunque, che sta giù, che viene di sera. Ma dovrai bene mettere? Non dirò un altro domenica. Questo domenica dice adesso. Che l'incontro è felice. E che se insieme aiutati ci saranno i fiori. E ci saranno i fiori. E ci saranno i fiori. E ci saranno i fiori. Un'opera grande. Che va bene. Non si potrà dire. Ma no. Che Dio sa tutto. Ho previsto tutto così. Ma oggi, mi piace lo stipulare di Dio. L'ammirazione di Dio. Questo straordinario in cui stesso non lo sapete. E' bello che si dice. E' bello che Gesù è davanti a questo soldato straniero e pagato. E' bello che Gesù è davanti a questo soldato. E' bellissimo. E quando lui deve salutare i suoi, che sono tutti tristotti. Perché hanno capito che stanno vedendo profani da te. Lui dice ma chi è dentro quello che vuole? Avete visto le opere che sono successe? Nel valutato di tutti anche voi. Mi è sembrato di capire che questa domenica sia stata regalata al mondo perché Dio deve diventare più grande. Perché deve essere visto come ancora più nuovo. E viene da dire intanto che quello che di Dio conosco è tu chissi. Tu chissi. A parte che se sapessi come veramente non potrei vivere, no? Perché non vedrei com'è. E non potrei più vivere. Vivere in questo modo. Ma ci sarebbe sicuro di niente. Non abbiamo idea della bellezza di Dio e della Sua Occia. E poi diamo qualche tramento. Grazie. Grazie di straccio. Una macchetta sulla spalla del Padre Eterno. Poi si fa via di straccio. E quindi il tempo è dato e questa ultima ora della storia è bilanata perché lui possa crescere. perché anche tu possa entrare nella sua ammirazione, nel suo stupore. Perché anche tu possa sentire oggi che tra gli un picchi di cuore il cuore è solo una goccia. la carità non è finita. La carità non è finita. La carità non è finita. Si credeva di essere arrivati a un punto supremo. E invece c'è ancora. E vorrei dire, la parabola non ha mente in scissione. E qui, come vuoi, in questo momento allarga il cuore per dire di tutti. Di tutti. Per tutti gli anni questi. Sarà giù. E poi, come vuoi, perché altrimenti ricostruiresti anche tu una specie di contrattazione di Dio. Cioè un Dio che poi alla fine si auto elimina, o elimina, o stabilisce dei confini. E invece, ai confini, dice quel salto, un vecchio, c'è la pace. Non c'è più di nasa. E quindi bisogna andare avanti. O dice, poi c'è il confine, allora il confine è l'avanti. C'è la pace. Allora perché cuore? Perché il mistero del Signore è l'avanti. E' chiaro che i due elementi della liturgia di oggi sono strettamente legati. Capite? Quello che è da chiedere per i ragazzi, i soldati, è che se dovranno pagare anche loro un po' e che è comprensibile. Però, appunto, tutto poi però diventa un'occasione anche per loro per rimettersi nella strada della speranza. No? Per uscire da tutto l'indiano, una barbarità che purtroppo forse forcare tutti nella carri, fino ad ogni caso ci lega, per trovare anche loro questo splendore di una vita prepidante che tutto ricerca e che si stupisce di tutto. Una vita che quindi necessariamente si diga con gratitudine penso a tutti e penso a tutti.