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XVII DomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20101003.mp3

Data: 03/10/2010

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Dunque, un po' di posto per sedersi c'è su anche, non crolla il po'. La prima parola che oggi abbiamo ascoltato dalle scritture è un lamento e anche un po' una protesta, perché le cose non vanno bene. E quindi uno si guarda intorno, legge il giornale, guarda la televisione, chiacchiera con un amico, poi ci pensa su e dice no, no, no, no, non funziona, non funziona. Andato all'ospedale a trovare un suo amico e continua a dire ma qui non funziona la faccenda. E quindi a un certo punto gli passa per la testa che c'è anche Dio e gli dice ma com'è che hai combinato così male? Hai fatto tutte le cose ma lei fate piuttosto malino, eh? Non funziona qua. E c'è una protesta. Molte volte sento questa protesta. Molte volte la sento anche dentro di me. Anch'io qualche volta sono scontento. Un po' è così perché siamo più capaci di osservare e di essere attirati dai guai che dalle cose buone. Se un giornale pubblicasse solo buone notizie fallirebbe in una settimana. E quindi siamo irresistibilmente attratti dalla cattiva notizia. Però insomma, di fatto le cose non funzionano e c'è una protesta. Adesso non abbiamo il tempo di andare a indagare tutta questa faccenda. Prendiamo atto che il buon Dio si colloca a dare una risposta a tutto questo. Dice però sta attento perché invece le cose vanno verso la strada buona. Vanno verso la... Fidati, fidati. Sia per il dolore che ti ha accompagnato questa mattina in questo posto. Sia per la gioia che tu hai per questi piccoli. Sia per pensieri tuoi di preoccupazione o di speranza. Tranquillo, guarda che si va avanti bene. Però occorre che qualcuno qui si metta a far funzionare meglio quella roba che noi chiamiamo la fede. La fede vuol dire fidarsi. La fede vuol dire... Ma ci sono sei, sette parole sulle quali conviene puntare. C'è qualche persona sulla quale conviene in questo momento scommettere. Ma poi alla fine bisogna che perfino scommettiamo su noi stessi. E dire ma insomma, poveretto come sono. Però, dai, coraggio. Coraggio. Tanto che il battesimo di questi bambini questa mattina è particolarmente provocatorio secondo le scritture. Perché in quello che a Paolo scrive al suo figlio Timoteo. E che abbiamo ascoltato nella seconda lettura di questa liturgia. È proprio di dire ma mi raccomando eh. Devi un po' ravvivare. Devi ritrovare con forza la tua persona. Il significato della tua vita. La bellezza della tua vita. È per quello che all'inizio della messa mi sono preoccupato di ricordare insieme a voi che ogni persona è un capolavoro di Dio. E anch'io lo sono e anche tu lo sei. Solo che ci se ne dimentichi. E poi ci si scoraggia. E poi la vita ci ha dato delle bastonate. E poi credevamo chissà che invece. E allora anche noi eh ci lasciamo andare. Questi bambini che questa mattina capite vengono accesi come fuochi di Dio. E che vengono nella loro lanciati nell'esistenza. Con il progetto alto del Vangelo. Che cosa chiediamo per questo piccolo? Che sia un cristiano. Mamma mia. È più che una bomba atomica un cristiano. È vero. Quando un cristiano è un cristiano. E noi siamo dei cristiani mediocri. Per un pezzettino lo siamo. Allora questa mattina questi bambini ci sono regalati per dire. Ma ricordati com'è grande la vita. Ricordati com'è importante la vita. E il fatto di fare questi bambini il regalo del battesimo. Stamattina sono venuti a trovarmi due persone simpaticissime. Con una loro piccola bambina. Allora uno non la vuole battezzare. L'altro non vuole battezzare. Allora che cosa facciamo? È vero. Ci crediamo? Non ci crediamo? Ce l'abbiamo su col Papa? Con la Chiesa? Insomma. Tanti guai. Come si fa? Ho detto aspettate un po'. Aspettate un po'. Perché? Ma perché? E quindi nelle loro obiezioni c'era anche di dire. Ma poi perché battezziamo un bambino? Ci penserà lui da grande? Se vuol farlo lo farà? Allora io mi permettevo di dirgli. Però che stamattina mangi la Papa? Vuoi vero? Che sia vestito? Vuoi vero? E gli fai anche tanti bei regali. Bene. E poi gli ho ricordato che ieri sera quando eravamo qui ho fatto quella raccomandazione un po' sciocca di dire. Mi raccomando sti bambini. Riempiteli di baci. Riempiteli di carecce. Non chiedetegli niente di disciplina. Se non li avete prima riempiti di affetto e di dolcezza. Perché? E perché appunto la vita è meravigliosa e bisogna custodirla bene. E allora voi li avete portati qui questa mattina per fargli anche questo regalo che specifichi in modo forte. Guarda che questo qui è un figlio di Dio. Non è mica perché quel bambino che non è batteggiato, che è giù là in fondo, che vive in un'altra cultura, allora non è figlio di Dio. Altro che se lo è. Ma questo qui viene dichiarato e segnato figlio di Dio perché il suo compito sarà quello di dire intorno che siamo tutti figli di Dio. Anche quel bambino là che è nato alla sua stessa ora e che non è batteggiato è figlio di Dio come lui, certo, come lui. E questo qui è batteggiato per l'altro anche, capite? E noi siamo stati batteggiati e siamo cristiani, abbiamo combinato poco nella nostra vita. Però il senso del nostro battesimo è per dire che ogni persona del mondo è figlia di Dio e siamo tutti figli dell'unico padre. E il padre ci tiene a tutti i suoi figli. E vuole bene a tutti? Sì, vuole bene a tutti. Ma il suo cuore, dove è più attaccato, è a quelli più lontani, a quelli che funzionano meno, è vero? Stamattina a tutti noi che siamo qui manca magari una persona, no? Quella persona, io mio, ma non c'è quella persona. E il nostro cuore si distrae dalla messa e corre là dietro a quella persona. Perché è il cuore del padre e della madre. È sempre vicino a tutti i suoi figli, ma in modo speciale è più vicino a quelli più lontani. E il cuore di Dio è fatto così. È vero? E quindi ci ha riunito, fa festa, a questi cinque per dire. Però ricordati che ci sono tutti gli altri che sono miei, che sono tutti importanti. Allora, allora bisogna tornare a sperare, capite? Qui stamattina non ci si sta in chiesa, roba da matti, di solito ci stia allarghissimi. È vero? E pensate com'è piena di cose meravigliose, che ognuno di noi vive e porta. Mi ricordo che il vecchio sindaco di Firenze, che era una persona nota, che si chiamava Giorgio Lapira, una volta tornò da un viaggio in Cina, è vero? E poi tornò, quando scese all'aeroporto, i giornalisti gli chiesero tante cose dei cinesi, che sono in tantissimi. E poi dicevano, ma lo sa che dentro pochi anni saremo sette miliardi, otto miliardi? Non la preoccupa questa cosa? E lui, questo amarello, così rispondeva, ma no, pensate che bellezza, sette miliardi di cuori, sette miliardi di intelligenze, quattordici miliardi di mani. Sarà una meraviglia. Le cose andranno molto meglio, perché ogni persona è una meraviglia aggiunta. Allora avete capito che questi cinque qui sono qui questa mattina, ma subito cominciano a operare e a lavorare per noi, che siamo più vicini, per ricordare a noi, intanto, il valore e la responsabilità della nostra vita. Detto tutto questo, allora cosa facciamo? Diciamo quello che dicono gli apostoli nel Vangelo, è vero? Dove vanno da Gesù e gli dicono, ma Dio me aumenta la nostra fede, perché ne abbiamo proprio due grandi. Ste robe qui non ce le ricordiamo mai, non ci vengono mai in mente. Tiriamo a campare tutti i giorni come possiamo, poiché pensiamo che siamo delle persone importanti, con un grande compito. E allora a questo punto il Signore dice, ma porco cane, siete venuti a protestare perché tante cose non vanno bene? Siete venuti a portarmi questi cinque qui per dire che sono cinque meraviglie? Ma allora tirate un po' le conseguenze. Perché? Perché vuol dire che se tutti ci mettiamo dentro nel gioco, eh, le cose sicuramente cambiano. Le cose sicuramente vanno avanti nella direzione dell'asteranza. Capite che quindi sono battezzati loro ma è fatto tutto per noi. Ed è fatto per tanta gente che è tutta quella che loro incontreranno, fin da quando si metteranno nel primo banchino di scuola, e poi nella grande avventura della loro vita, loro rincontreranno e quello che noi chiediamo oggi per questi cinque è che siano persone importanti. È vero. Per la vita di tanti altri. San Paolo scrivendo a suo figlio gli ricorda, dice, guarda che noi abbiamo ricevuto una forza meravigliosa, il gusto di voler bene e anche un po' di testa per riuscire a capire come sistemare meglio questo bene. È vero che è così, vero? Abbiamo avuto dei grandissimi regali. Ebbene, è il nostro battesimo. Allora a questo punto il Signore ci congeda e dice, sì, e c'è un sacco da fare, vero? Non credere mica di essere come quello lì che ha lavorato nel campo di patate, dice questa parabola a lui questa mattina, poi torna a casa e dice, beh ho finito, adesso mi siedo, mangio. Ma no, perché? Perché non si è mai finito, c'è ancora un sacco di roba da fare, no? Come fanno le donne adesso che non fanno mica un lavoro solo, ne fanno sette o otto, e quindi tornano dall'ufficio perché hanno lavorato, poi tornano ma bisogna che metta sulla lavatrice, preparino la cena, facciano fare il compito al bambino e poi anche facciano un sorrisino al loro marito che torna tutto ingrugnato dal lavoro, ne fanno delle donne, eh, di lavoro. Sono un bel esempio per l'umanità. Nel terzo mondo e nel quarto mondo dove giocano più allo scoperto vedo che semplicemente le cose fanno così, che gli uomini si riuniscono a chiacchierare e le donne vanno nel campo a lavorare. Una volta mi è successo di vedere che alla mattina una mamma metteva al mondo il suo bambino e al pomeriggio era nell'orto. Ma dice, ma cosa fai? Eh, adesso è l'ora dell'orto, beh, non è più quella di fare il bambino. E allora dice, sì, guarda, c'è un sacco di lavoro da fare e adesso ognuno di noi sta correndo a casa sua con la testa e insegue le pareti di casa sua, i volti della sua famiglia, i suoi colleghi di lavoro, le persone che stanno vicine di casa. Quanto lavoro che c'è, vero? E che lavoro è? È quello di tentare di restituire sempre alla speranza. Prova a trovare delle parole, dei sentimenti buoni. Prova a fare in maniera che la tua vita sia come una carezza e non una sberra. Non un giudizio, ma un'accoglienza. Non un rotolamento, ma una festa. Come mi fa piacere stamattina incontrarti. Anche con due parole si può ricreare la festa e con una stretta di mano si può restituire una pace. E bisogna andare fino in fondo. E l'ultima parola un po' ironica del Vangelo è secondo me un po' ironica che è quella di dire ma Dio poi che cosa gli servo io? Eppure ti ha preso, ve. E ti ha messo anche te. No, io sono capace di niente, però ha preso anche te. È vero? E quindi è bellissimo perché dice quando avete finito tutto, dite, ma siamo servi inutili, ne? Però è bellissimo perché valgo una cicca, ma ha preso lo stesso. Sono buono di niente, ma mi ha messo dentro nel gioco. Allora questo fa venire voglia di giocare bene. Che sei una persona grande? No, sono una persona qualsiasi, ma mi ha messo dentro in un'impresa meravigliosa. E un po' siamo tutti così. Quanto vale la vita? Ah, niente. Niente, niente. In un momento si è trovati subito al cancetto. È vero? È vero. E però questa cosa così piccola è così fragile, è così cara a Dio che la rende prezioso. È come lui, no? Che oggi è addirittura il significato della festa della tua vita. E tu sei contento per lui. Sapete cosa succede, no? Ai papà e alle mamme. Che te gli dici come vanno le cose? Dice, vanno bene. Perché vuol dire che tutti i suoi figli stanno bene. Ma se ce n'è anche uno solo che non sta bene, dici come stai? Male. Perché un papà e una mamma non hanno più un loro star bene o star male. Stanno bene se i figli stanno bene. Stanno male se anche uno solo sta male. Dici, ma non hai mal di testa? Poi mi importa niente, lascia a perdere. È proprio così. Allora lasciamoci rubare il cuore nella meraviglia di questa avventura che questi cinque questa mattina incominciano per ricordare che tutti noi però possiamo e dobbiamo anche questa mattina ricominciare. E avessimo pochi giorni davanti converrebbe spenderli molto bene con grande affetto e tra grandi sorrisi. Grazie.