Sì, sono abbastanza convinto di proporre che la chiave di interpretazione, la strada per entrare nella parola che oggi il Signore ci regala, sia quella di farsi questa ipotesi, e cioè che quando Lui parla di questa porta stretta, parli di sé. Un po' devo dire che la cosa mi è venuta in mente anche per tutte queste porte della misericordia, perché non so quante ne ho già passate, e poi quando vado a dir messi in carcere, lì ce n'è una proprio, allora si limiti, la sento anche particolarmente importante. E quindi penso che Lui sia la porta della misericordia, e penso però che sia Lui quello che per primo è entrato, attraverso la porta della misericordia. E voi sapete come Lui è entrato in questa porta della misericordia, no? Lo sapete perché Lui, per entrare in questa porta stretta, si è fatto molto piccolo. E si è fatto piccolo fino alla croce. E Lui, l'innocente, il santo, il figlio di Dio, si è fatto il più piccolo di noi, in maniera che il più sciagurato di noi dicesse, ma se c'è passato Lui, forse posso passare anch'io. E però non è che dice se è passato Lui, posso passare anch'io perché Lui di per sé è tutto diverso da me. E che ormai però mi sembra di aver capito perché Lui è passato per la porta stretta della croce e del suo sacrificio da bere. Perché altrimenti io sarei tra quelli che si sforzano di entrarci, ma non ce la cavano. Ora, la cosa interessante è che appunto quindi questo esige un discepolato della piccolezza. Avete ascoltato la lettera agli ebrei, è piuttosto severa. Fratelli, avete già dimenticato l'esortazione a voi rivolta come figli. Quindi, figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore, non ti perdere d'animo quando sei ripreso da Lui. È bene, no? Riprendi il coraggio e seguilo in questa via della piccolezza. Perché certe volte questa via della piccolezza ci fa paura. E quindi ci fermiamo. Allora Lui cammina davanti a noi, noi lo seguiamo come discepoli, è vero? Come per imparare da Lui. Lui si ferma, ci prende per mano, anche ci rimprovera, certo. È vero? Noi avvertiamo la nostra coscienza rimproverata. Però non è che la sentiamo rimproverata perché Lui fa la voce grossa o ha un bastone o ci fa paura. La cosa impressionante è che la sua sgridata è molto importante ed è anche molto severa. Perché Lui ci insegna questa strada dell'umiltà e dell'obbedienza. È questo che è impressionante, è vero? Allora certo che ci sentiamo ammoniti quando vediamo come Lui perdona, come vediamo come la sua vita è continuamente offerta. Eh, certo. È il grande magistero della piccolezza per poter passare attraverso quella porta stretta alla quale diamo spesso un nome, no? Mi sembra quasi tutte le domeniche. Come sarà l'avvenimento di quella porta stretta in cui Lui passerà? Sarà quando Lui, come celebriamo questa mattina, regala la sua vita. Eh? Regala la sua vita. Non la trattiene la sua vita. Non la difende. La offre. E in quel giorno, come sapete bene, il nome della morte cambia, per cui non si muore più. Eh? È vero? Proibito morire. Perché da quel giorno in cui Lui è passato attraverso quella porta stretta della sua Pasqua, da quel giorno lì nessuno muore più. E ciascuno di tutti possiamo e dobbiamo dare la vita. Ed è bellissimo perché non è il momento in cui semplicemente, non so, le cellule del cervello vanno a fallimento e il cuore non batte più. Ma è per quando anche tu in ogni istante della tua vita, per amore, ti fai piccolo. Per i tuoi fratelli, per i tuoi figli, per le persone della tua vita. E questo è il grande segreto della pace. Anche in questi giorni l'ho un po' sperimentato. Perché ho visto come è facile non essere contenti delle persone. E tra l'altro succede in una situazione che è quasi imbarazzante. Perché ci capita di essere poco contenti proprio delle persone a cui vogliamo più bene. Ed è comprensibile che è così, vero? Perché le vorremmo sempre al primo posto. Di per sé non è che ci scutisce questo. E però, di fatto, siamo incapaci quindi, dopo, di voler bene alla loro piccolezza, alla loro povertà. E se noi non vogliamo bene ai poveri, è difficile che possiamo voler bene a Dio che invece di star là nel suo trono di eternità, si è fatto carne ed è diventato il più piccolo e il più povero di noi. Tanto che i poveri sono l'immagine privilegiata del Signore, vero? L'immagine privilegiata. E perché il Signore ha pensato di dover diventare così piccolo e così povero fino a decidere di passare per quella porta stretta che è la sua croce? Perché? E perché, vedete, la vita, ma lo sapete meglio di me, siete più bravi di voi. La vita, però, non è una conquista. Non c'è niente da conquistare. La vita è solo un grande dono da accogliere, da ricevere, da fare entrare profondamente dentro di noi. Non è da conquistare. E quella roba lì di conquistare è stato quel serpentone malefico dell'inizio della Bibbia che ha detto quella balla ad Adamo. Lui c'è cascato come una peracotta. Sua moglie parecchio, quasi di più. È vero? E così è stato il primo peccato. Il primo peccato che si è fatto? È stato il peccato della conquista. Perché lui, è vero, li ha tentati in modo tremendo. Ha cominciato a far sembrare il giardino, vi ricordate? Molto più brutto di quello che invece era, meraviglioso. E ha attaccato dicendo, ma è vero che non potete mangiare di nessun frutto di queste piante? Eh, no, se c'è altro, no. Però ha detto che non possiamo mangiare di questo frutto. E lì, loro stessi però ci cascano in una certa negatività perché dicono una roba che lui non aveva detto. E dice, anzi, gli c'è già detto che però chi lo mangia questo frutto poi crepa. Lui non l'aveva detto. Andate a controllare. Non l'aveva detto. E quindi loro ci cascano un po' già per dire che sto giardino poi non è tanto così bello, così bello. E quindi entrano nell'idea che la cosa da fare nella vita è conquistare il trono. È conquistare il trono di Dio. È diventare Dio, no? C'è una che a Rimini diventa la diva della bellezza, l'altro diventa il divo del pedale, l'altro in casa sua vuol fare da padrone, uno vuole essere più bravo dell'arcivesco. Insomma, la vita è una gara, vero? Per diventare sempre più bravi. È successo che anche la dottrina cristiana qualche volta sia un po' rovinata e sembra che sia una gara per diventare santi. Ma non c'è una gara per diventare santi. Non è una roba da conquistare. Dio non si può conquistare. E invece il serpentone è andato fino in fondo all'inganno e alla tentazione. Dice, ma non è vero che morirete per niente. Anzi, Dio sa che se mangiate questo frutto diventate come lui. Balla sonora, eh? Balla sonora. Se ne accorgeranno subito di essere stati ingannati. È un inganno pensare che bisogna conquistare. Non si può conquistare neanche Dio. Assolutamente no. Anche perché lui è impossibile conquistarlo. Perché lui non è uno che scappa. È uno che viene. E non è possibile pensare di conquistare Dio. Perché non è venuto in mezzo a noi con le fortecce e le mitragliatrici. È venuto con la nostra stessa carne. È venuto poi alla fine come il più piccolo e il più povero di noi. Non c'è niente da conquistare. Niente. È l'errore. Anche la santità, beh. Niente la conquista. È impossibile conquistare la santità. Perché? Perché la santità è semplicemente la bontà del Signore. E quindi la santità la dobbiamo accogliere. Prova a pensare com'è o com'era tua mamma. Aveva molta santità. Dice sì e io ne ho raccolto poco da lei. Eh, prova a raccoglierla anche adesso che lei è nel paradiso del Signore. Perché anche quelli che sono già là in paradiso di regali mi fanno anzi, mi fanno appalata. Chiedi a tua mamma di regalarti quella santità che prima non hai voluto prendere perché pensavi che la vita era da conquistare. Invece adesso che siamo entrati finalmente nel capire che tutto è meraviglioso perché tutto è dono di Dio. Capisci? Allora adesso abbiamo imparato a ringraziare. A ringraziare. Non allungare la mano, ma aprire le braccia. Eh? Non a pensare che sia un fatto di intelligenza o di violenza o di potenza. Ma che sia un'accoglienza, un'accettazione. Per cui abbiamo capito che la vera vita, la vera via per ricevere tutta la bontà e tutto il mistero di Dio, che cos'è? E' la povertà. Vi ricordate la prima delle beatitudini che dice Gesù, no? Beati i poveri in spirito perché vi essi nel regno dei cieli. E chi sono i poveri di spirito? Sono quelli che sentono sempre, è vero, di essere dei poveretti. Che sentono però insieme che tutto quello che gli viene dato è un grande regalo. Sono persone che vivono dentro al dono di Dio. E che è il contrario in qualche modo dell'avidità, capisci? Che è il contrario della conquista. Che è il contrario del far carriera. Che è il contrario di volersi arrampicare sul sesto grado superiore. E il contrario. E' che siamo invece qui piccolini, poveretti, siamo pergiunti anche peccatori, ma il Signore nella sua bontà ci è riunito, insieme qui anche ai veneziani, e oggi rinnova il suo amore per noi. E' vero? Rinnova il suo amore per noi. E' vero? Ma ne ho combinati più di per tolto in questa settimana. Sì, ma lui ti ha perdonato. Adesso sta buon lei, non preoccuparti, e ricevi il dono di Dio. Ricevi il dono di Dio. E' vero? Eh? Sì, vabbè, avrei voglia di parlare della confessione, ma non ve ne parlo. Perché è questa la nostra condizione. Per cui se vivessimo da cristiani, vivremmo nello scupore del dono di Dio e nel continuo ringraziamento. E nel continuo ringraziamento. E ci vorremmo bene tra di noi, perché è come se dovessi dire, monso, il cielo, beh, gli ha dato troppo, ti posso dare qualche cosa. E anche lo scambio di affetto e di carità che c'è tra di noi. E altro non è che l'esuperanza del dono di Dio. Per cui il Signore ci ha talmente riempiti dei suoi regali e del suo amore, da poterci dire, adesso qual è la cosa più importante? Vai a dare anche te. Vai a dare anche te. E pensate che roba. Ci pensiamo troppo poco. Perché Dio è l'amore. E l'amore è da Lui. Però ce l'ha dato talmente tanto che siamo diventati anche noi. Delle ipotesi, delle ipotetiche fonti d'amore. Quanto bene che puoi fare, vero? Quanto bene. E dice, come faccio a saperlo? Da tutto quello che hai ricevuto. Da tua mamma, magari da tua mamma. Dalla maestra di seconda. È vero? Dal caposcauto. Persino qualche volta dal parco. Ho ricevuto del vento. Persino dal parco. Sapevo mica che i paroci potrebbero voler bene. Eh? E quindi, quanto bene hai ricevuto. Quanto bene hai. Che nella liturgia di questo giorno, la tua povertà, come viene riempita del dolore del Signore. Uscita di qua ti verrà subito in mente. Bisogna che gli dia un colpo di cellulare, beh, quello là. Perché è ghignoso e una settimana che cerco di scappare. Adesso mi telefono. Bene. Bene. Perché sei potentissimo. Non per quello che hai o perché è quello che ti conquista. Ma per il dono che ricevi. Capisci? E questo è il segreto della porta stretta. Resistere alla tentazione di dire, ah ma io me lo merito, ah ma. È vero? Tanto che c'è quella specie di dramma, anche avete sentito, dentro al Vangelo, no? Ma sono pochi o tanti salvati? Dimmelo adesso, sono pochi o tanti. Tutte le scritture di oggi, è per dire che sono una mucchia. Tratto come dice la focalisse, no? Là nel capitolo 7, come dice, vedi una folla numerosa che non si poteva neanche contare. È vero? Tutti i salvati sono un sacco. E descrive anche, è vero? Descrive gli ebrei che lui vuole salvare. Descrive tutti i pagani che lui vuole salvare. Alluminando anche dei posti dove vuole andare a prenderli, prenderli, prenderli. È vero? E dice, li voglio tutti portare a casa. Come una volta i contadini, quando venivano su dalla campagna a Gerusalemme, portavano i frutti della terra e qualche volta qualche agnellino. È vero? Per offrire qualche cosa al Signore, voglio portarli tutti come offerta a Dio questi qua. Li vado a prendere, li vado a prendere. Allora, li prende tutti. E no, qualcuno non lo prende. E chi non lo prende? Appunto, chi pensa ancora a una conquista. Chi pensa di meritare. E quello lì lui non lo conosce. E gli dice una cosa severissima. Gli dice, ma io non so da dove tu vieni. E in quel momento lì, non è mica ironico, eh? E non è capito, è sincero. Perché? Perché lui sa che non si arriva dalla grandezza. E quindi lui non la conosce quella strada lì. Non conosce la strada del diventare grande, capisci? Perché lui ha conosciuto la strada del diventare sempre più piccolo, dando vita, dando vita, amando, amando, amando. Dio mio, ma adesso sei proprio, eh sì, adesso sei proprio pronto. Adesso sei proprio pronto. È una cosa molto importante che incontro all'ospedale. E quindi cerco di contarvela alla svelta. Perché? Io ho anche già raccontato che si sbaglia quando si pensa che uno che è vicino a congedarsi ormai capisca più niente, no? Invece non è vero. Se si ha pazienza di avvicinarsi alla sua anima. In quel momento la persona sta facendo i pensieri più grandi della sua vita. A chi ha voluto bene, a chi non ha voluto bene, a chi gli ha voluto bene, a chi non gli ha voluto bene. Delle robe enormi. E tu lo puoi molto aiutare per fargli capire che non è che adesso la sua vita si spezzi e si interrompa. È che lui è arrivato. E che tutto il suo gioco l'ha fatto. E che tutta la sua strada l'ha percorsa. E sapete cos'è la cosa più bella? E che questa roba qui, questa conversazione qui, riesce meglio con quelli che la fede non ce l'hanno. Perché quelli che hanno la fede hanno tutti anche delle complicazioni. Dunque paradiso, però un po' di obligatorio, però chissà se è meglio che faccia, non so, l'estremozione. È vero? Insomma, noi credenti abbiamo tutti i nostri pilastrini, è vero? Invece uno che non crede neanche nei radichi, c'ha più niente. È solo la sua vita che è vissuta. Beh, ma sapete che invece va molto bene. Perché lui che crede solo alla vita che ha vissuto, però puoi prenderlo per mano e fargli capire che quindi però lì è stato molto bello, vero? Là è stato molto importante. Però il tuo incontro con quella persona è stato decisivo, vero? Ma è vero che hai dei figli, è vero? Quante grandi cose, il lavoro, eccetera. È vero come hai portato avanti le cose. Pensa che roba. E lui, pensa che non ci sia più niente davanti. Se non la morte, però adesso riesce a capire che la sua vita è stata piena di dono. E che lui veramente la condotta bene. Poi ci penserà il padre Eterno che se lo tira senz'altro su, vero? E qui le scritture di oggi, se ne volete rileggere, dicono che appunto lui porterà in paradiso tanta gente che non se l'aspetta. Per cui tanti che credono di essere i primi della classe non ci riusciranno perché sono grassoni a forza di crescere in orgoglio e non passano per la porta, vero? E invece ci sono dei magliorini che entrano dentro come delle anguille perché hanno mai imparato neanche il padre nostro. Però hanno voluto bene a qualcuno e gli si è stato un regalo e là, eh? E passa. E dice che quindi qualcuno che era tra gli ultimi sarà tra i primi. E qualcuno che diceva, ma io sono tra i primi sicuro? Ho mangiato davanti a te. È vero? E dice il pancione, no? E no, dice no. No. Perché ci entriamo con la nostra piccolezza. Ci entriamo con il nostro bisogno di essere salvati. Ci entriamo con la coscienza del nostro essere dei poveri peccatori. E siamo qui, e abbiamo chiesto il perdono. Adesso cerchiamo di accogliere questa parola perché diventi anche per noi pane di vita. Siamo dei puretti. Eh? Di puretti siamo. E quindi Dio che è misericordioso si ferma davanti alla nostra povertà. Allora, questa domenica, che mi ha fatto impazzire fino a stanotte, è diventata per me la domenica della grande misericordia. Eh? La domenica della grande misericordia. Mettiamoci insieme ai più piccoli e ai più poveri. Non distinguiamoci dai peccatori e tantomeno giudichiamoci. Siamo un popolo di povera gente che ha conosciuto l'immensa potenza dell'amore del Signore. Usciti di qua, se puoi, parlane con qualcuno. Soprattutto con qualcuno che pensasse di non avere davanti a sé nessuna porta della speranza. Fagli scoprire come la sua vita è molto più bella di quello che lui ha pensato fino a questo momento. Raccontagli Gesù nella bellezza della sua vita. È molto importante perché molti ritrovino la pace e possano trovare addirittura la speranza. E qualcuno forse anche la fede. Però vi ricordate quel vecchietto, no? Che è quella dottoressa alla quale lui aveva detto l'importante è avere fede. E lei tutta spaventata gli ha risposto Ma cosa mi dice? Io la fede non ce l'ho. E lui però ha ribattuto dicendo Ma non importa mica sa la fede che noi abbiamo in lui. La cosa importante è la fede che lui ha in noi. Perché lui a noi ci pensa. E a noi in qualche modo crede. Perché noi siamo da lui amati. E quindi la relazione la fa fondamentalmente lui e prima di lui.