Avete ascoltato l'inizio di questo testo del Siracide. Siracide è un libro della Bibbia che ha la sua versione originale nella lingua greca, non in ebraico, quindi i nostri fratelli ebrei non lo considerano un libro della Bibbia, anche se un centinaio di anni fa, credo, ad Alessandria d'Egitto, hanno trovato anche il testo ebraico. La traduzione italiana pesca un po' da una parte, un po' dall'altra. Avete sentito le prime parole, no? Dice, figlio, compi le tue opere con mitezza e sarai amato più di un uomo generoso. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile e troverai grazia davanti al Signore. Questo è stato un po' un travaglio, no? Negli anni, quando ho cominciato a desiderare di leggere sempre tutta la Bibbia, non delle parti scelte. Quindi abbiamo un calendario di lettura del testo che in due anni ci fa leggere tutto il testo biblico, da Genesi fino all'Apocalisse. E ho capito piano piano che per rendere tutto comprensibile, tutto possibile, bisognava, questa parola di Dio, ascoltarla tutta nel filtro della persona di Gesù. Bisogna capirla attraverso di Lui. Allora, vi dicevo qualche volta fa che quando un testo della Bibbia vi sembra arduo, ospico, dovete farvelo leggere da Lui, gli dite, adesso il Signore leggevelo qui. E già il fatto che lo ascoltiate da Lui lo fa illuminare, lo fa crescere. E poi piano piano tutto si chiarisce, insomma. Adesso stiamo leggendo i libri dei re, per me sono insopportabili, proprio non li reggo, quindi una fatica per trovare Gesù lì dentro. Perché? Perché Gesù rappresenta qualche cosa che certamente è tutto presente anche nella profezia ebraica, ma che però nello stesso tempo è completamente nuovo. Qual è la novità di Gesù? Perché infinite volte, per esempio, il testo biblico dice che Dio è onnipotente, gli dice che grande è la tua potenza, maestuosa la tua opera, eccetera. E quindi usa sempre dei termini di grandezza. E Gesù? Ecco, Gesù è che la sua grandezza è un'altra, è vero? La sua grandezza è il voler bene, il voler bene è potentissimo, e lui porta a pienezza il suo voler bene fino al donare la vita. Per questo nella grande lettera dell'amore Giovanni confronta due potenze e dice non più come Caino che ha ucciso il suo fratello, ma la potenza di Gesù che torna alla sua vita. La grande scommessa è questa, no? Viviamo in questi giorni scandalosamente pericolosi nell'area del Mediterraneo, no? Questo rischio della guerra, ma la cosa che mi rappresca di più è la nostra incapacità, di noi che con tutti i nostri limiti dovremmo essere dei discepoli del Signore e ancora stiamo lì a dissertare se è bene fare la guerra, se non è bene fare la guerra, come si fa? Sono cose insopportabili queste, insopportabili. D'altra parte, come sapete, siamo ancora dentro a questo problema. La catechesi ufficiale non è riuscita ancora a dire che non si può, in ogni modo, mai fare la guerra. Non ci si è riuscita. Non ci si è riuscita. Io ricordo appunto, 50 anni fa, si parla sempre del Concilio, si è arrivati proprio a un soffio. È stato l'ultimo tema entrato in discussione. Dovevano completare questo testo del rapporto tra la Chiesa e il mondo e c'è stata una proposta molto più forte dicendo basta, diciamo che la guerra è totalmente bandita dalla possibilità della fede cristiana. C'era la guerra del Vietnano, i vescovi erano impelagati, i vescovi statunitensi in tutti i loro problemi e ovviamente quindi non si è fatto niente. Adesso, tra l'altro, voi sapete, il volto della guerra è completamente cambiato. Dalla festa della trasfigurazione del 1945, cioè il 6 agosto 1945, si deve dire che perlomeno da quel momento lì, ma cose erano già successe prima, la guerra ha cambiato completamente volto perché ha cessato di essere una guerra tra belligeranti. La guerra adesso è diventata un sistema di distruzione dei non belligeranti. Hiroshima è stato quel giorno. A Hiroshima si può dire che la guerra ha cambiato a volte, ma quindi non è più possibile. è proprio il regime di Caino. Non si può. E mi rapprista che ancora siamo così lontani, indecisi, indifferenti, una specie di scommessa. Fanno bene a questa guerra, è meglio non farla. Bravo il nostro ministro degli esseri. Va bene, sono tutti i ragionamenti che si possono fare, però capite, siamo fuori dalla fede. Per questo mi ha molto impressionato incontrarmi con questa parabola in questi giorni. Perché lì in qualche modo non c'è stato più un dubbio sull'interpretazione della parabola. Questo è un invito che lui fa. Prendi l'ultimo posto. Te lo fa perché è il suo. È il suo. È lui che è venuto a prendere l'ultimo posto. Anche il mio amico patistano. In queste ore sempre di più, anche con un certo peso del cuore, una certa rispezza profonda, sempre di più mi si manifesta come certamente una presenza del Signore. Certamente. Il Signore a casa nostra è venuto attraverso di lui. Un povero viaggio. Il senato del carcere, gran malattia, di fede islamica. Poi appunto una presenza quasi imbarazzante nella sua piccolezza, nella sua fragilità, nella sua povertà. Adesso sono sicuro che il Signore, in lui e con lui, ha preso in casa nostra quel posto. L'ultimo. E questo è importantissimo per capire chi è Gesù. Gesù è tutta la potenza di Dio. Tutta la potenza di Dio. E nella storia ha preso l'ultimo posto. E questo è importantissimo. Perché come accennavo, invece si cerca sempre di prendere il primo posto, no? di vincere, di conquistare, è vero, lo stesso procedimento di tipo intellettuale, no? Voglio capire. Voglio capire. Tutto ci spinge in quella direzione. Però quando tu marci in questa direzione, tu conquisti, capisci? Conquisti. Conquisti una bella donna, conquisti un testo interessante, conquisti un posto importante del tuo lavoro. E si è. Invece, lui, perché ha preso l'ultimo posto? Che cosa vuol dire che Dio si è seduto all'ultimo posto della storia? Che non perde nessuno. Perché li prende tutti, capite? Perché chi conquista va sopra. E invece lui è andato all'ultimo posto per prendere, per prendere per mano tutti, per prendere per mano anche più piccoli, più poveri, più peccatori, più sbagliati. Non gliene scappa nessuno, capite? Perché non c'è nessuno che è più in basso di lui. È la meraviglia, capite, di Dio. Allora, rileggere tutta la Bibbia sempre in questa prospettiva vuol dire però, piano piano, imparare a leggere la storia in questa prospettiva. E' importantissimo leggere la storia. Non si può guardarla come uno spettacolo televisivo. Ci siamo dentro. Che cosa diciamo ai nostri figli? Che cosa gli abbiamo detto ai nostri figli? Che segno diamo noi? Ecco, l'ultimo posto. La meraviglia di questo. Con quel contraltare della parabola in quella seconda narrazione, dove dice quindi, quando inviti qualcuno a cena, invita... È proprio vero. È come per il nostro amico. Lì inviti sicuramente il Signore. Lo inviti sicuramente. E il senso della vita cambia, perché emerge la categoria fondamentale della fede, che è la categoria del dono. Del dono. E' questo che dobbiamo adesso, proprio a tutti i costi, ritrovare. Tutto quello che siamo e tutto quello che abbiamo, l'abbiamo ricevuto, tutto. Dal sorriso di uno, dalla fatica di un altro, da chi ci è venuto a cercare. E sempre c'era dentro, a tutto questo che ci è stato donato, il mistero di Dio che ci ha potuto raggiungere. anche quando siamo fuggiti, anche quando abbiamo fatto molto, molto male. Lui è riuscito a raggiungerci. Perché? Perché ci è fatto sempre più popolo di noi. Questo è il grande segreto, no? È la grande novità nel pensiero del mondo. Ed è evidentemente la grande scommessa dell'amore. Pensate, per esempio, l'amore come noi lo viviamo in modo contrattuale, continuamente. Ah, no, se però fa così, eh, no, allora no. No. La stessa fragilità dei rapporti sentimentali, no? È sconvolgente. No. Oggi i due che stanno insieme si dividono perché, non so, lui o lei fa un tradimento. Dici, ma è stato inventato per questo, eh, però? È stato inventato perché? Perché l'altro può essere in tutta la sua fragilità, e la sua debolezza, e il suo errore, e la sua cattiveria, ma il tuo amore è più forte di quella debolezza e di quella fragilità. Capite? Questo è vero. È la potenza dell'amore. Tu dici pure qualche volta, ma tanto io ti voglio bene. Non c'è una cosa più forte. Certo, umanamente, è la più debole, no? Uno è perfino uno stupido, se vuole bene, ma ti rendi conto di che cosa ti fa, ti lasci far tutto. Certo. E questo è Dio, capite? Questo è Dio. La nostra assurda fede legata a questo raccontino fatto circa duemila anni fa. No, è Dio. Quello lì è Dio. Però qui, capite, ci giochiamo tutto il significato della vita. E certamente bisogna dire, noi singolarmente, e la comunità cristiana, e la comunità cristiana nella sua storia, quanto è andata lontano, quanto è andata lontano dalla povertà di Cristo. Quanto alla fine è ritornata sempre in spazi di regalità, in spazi di connessione col potere, in spazi di rapporti con il potere. Rapporti buoni. Abbiamo messo su anche i partiti politici dei cattolici. Perché? Perché, è vero, in termini di sapienza, sapienza gesuitica, siccome tu hai la verità, è bene che te ci ricomandare, perché così le cose andranno bene. Ma basta di questo per dire che siamo già lontani. È il tentativo che vorremmo fare nei prossimi mesi, di mettere in piedi un po' questo tipo di ragionamento, che vorrebbe dire, usciamo però da un certo modo di essere dentro nella storia, proviamo a trovare un altro. Proviamo a trovare un altro. Proviamo a essere questa voce e questa realtà dei piccoli, dei poveri, dei peccatori. Questo all'interno della disciplina ecclesiale, se non ci fanno fare la comunione, perché abbiamo combinato una mascalzonata, bisogna che ci ripensiamo. E d'altra parte però anche nei confronti di questa vicenda quotidiana della storia, che è una storia dominata dai potenti delle bombe. Eh, si capisce? È dominata. Qual è stata storicamente la tentazione? È stata storicamente quella di dire che per un momentino bisognava lasciare indietro la povertà e la sconfitta di Gesù per cercare di mettere una mano su Cesare e fargli fare l'imperatore in un modo un po' più decente. Che cosa c'è di male? Anzi. E però abbiamo perso il significato profondo della nostra vita. si parla molto, oggi no, della riscoperta del femminile, del posto della donna nella storia, del posto della donna nella chiesa. Io non ho dubbi su questo. Io sono sicuro che il femminile deve ritornare potente. Potremmo andare a cercare dei passaggi della rivelazione ebraica e cristiana importantissimi in questo senso. Il femminile è il prevalere della comunione sulla divisione, sulla forza, sulla vittoria. Resto sempre impressionato. Io lo so malissimo, è pochissimo l'ebraico, però insomma ci do qualche occhiata. Oh, lo sapete, no? Mi sembra di avervelo detto. Nella Bibbia, nella Bibbia, non c'è mai la parola vittoria. Non c'è mai. Qualche volta la tradizione italiana dice vittoria, ma non è vero. E tutte le volte che si direbbe vittoria, sapete cosa dicono loro, eh? Loro dicono salvezza. Loro non dicono mai ho vinto, ma dicono sempre sono stato salvato. E come sono stato salvato? Dalla parabola di oggi. Perché lui non si è dimenticato di me. E' venuto a cercarmi nella mia oscurità, nel mio errore. E' venuto a cercarmi nella mia violenza. Non ha avuto paura della mia cattiveria. E lì, imperiosamente, ancora, mi ha voluto bene. Altrimenti che senso ha guardare il crucifisso, no? Fa parte di questo mondo, sempre connesso i poteri, ah, ma bisogna mettere i crucifissi. Ma ci si rende conto che se mettiamo i crucifissi, questo ci giudica sulla logica con la quale noi interpretiamo e contiamo la storia? Mettiamolo in una classe di scuola. Mettiamolo in una classe di scuola. E però dopo mi viene da chiederti che posto ha in quella classe, il più asino o il più mascalzone. Perché quella croce lì, dice così, bisogna metterla nei tribunali. Ah, mettiamola nei tribunali. Mettiamola. Però questo mio amico che è morto nel suo letto l'altra notte, qui in casa mia, eh, lui nel regno dei cieli pone una domanda molto grossa, eh. Perché che cosa ne facciamo noi dei perduti di questo mondo? Facciamo quello che lui ha fatto per noi, i perduti? Ci ha voluto bene? Ci vuole bene? Oppure, ritorniamo a tutti i criteri di una giustizia che alla fine è sempre vendicativa. No? Noi che abbiamo in paroglia il capolavoro della giustezza vendicativa, no? Perché più ne hai combinate più devi pagare, no? Eh, certo. E lui che invece, capite? Più siamo andati lontani, più ci ha cercato e ci è venuto vicino. E molte cose, capite, per la parabola di oggi vanno proprio ripensate. e quando la parabola dice che quello che ti ha invitato, siccome ti sei messo all'ultimo posto, vieni e dice, no, ma vieni su adesso. Eh, ma quello lì che cos'è? È la voce di Dio, eh. È la voce di Dio che ha preso questo che si è fatto più piccolo di tutti noi fino alla morte, alla morte di croce, lo chiama nella resurrezione e lui, secondo il libro dell'Apocalisse, nella gloria dei cieli della Gerusalemme Celeste. È crocifisso, eh. È crocifisso. È un agnello immolato. E quindi ha fatto diventare il simbolo di una storia nuova questa vicenda di chiuno che si fa talmente piccolo da crepare per gli altri. È questo il simbolo della nostra fede. Ah, dice, no, ma il crocifisso lo mogliamo perché è la nostra grande tradizione culturale. No, guardiamoci in faccia. Eh? Guardiamoci in faccia. Abbiamo bisogno di ripensare tante cose. Ho pensato di portare su questa strada il commento oggi della scrittura perché? Perché mi sembra che il processo, peraltro, debba cominciare da me, capisci? E deve un po' forse cominciare anche da te. Dobbiamo in qualche modo noi chiedere operare la riforma del nostro pensiero e del nostro cuore perché è delicatissimo, capite? Basta un niente. Basta un niente. Che uno che sbaglia è fuori subito dalla nostra considerazione. Basta un niente. Questo pastore, no, passo, che ogni tanto cediamo, che ha le sue brave cento pecore, è vero, e lascia le 99 là perché deve andare a cercare quella che è perduta. Dio ha fatto così, però, eh? Dio ha fatto così un inconsciente. Lascia le 99 là per andare a cercare quella che è perduta. Sì, perché gli è cara. Gli è cara. Questo mi sembra sia la cosa. Per cui, se avrete tempo, date un'occhiata anche un testo che adesso non commentiamo, andiamo avanti, del testo della lettera degli ebrei, dove lui fa un paragone tra la vicenda dei nostri padri, lui evoca le grandi manifestazioni di Dio nel libro dell'Esodo sul monte Sinai con il tono della legge, faceva un fracasso Dio quando veniva dai nostri padri ebrei che loro si pigliavano degli raspaventi, pigliavano Moselli e diciamo, senti, per favore, dia, buon Dio, che noi ne facciamo anche a meno, preferiamo che non parli perché se per parlare fa così, come facciamo? E anche Dio si è autoeducato, no? si è autoeducato e quindi anche lui da grande che era si è fatto picco. La manifestazione di Dio dice la lettera agli ebrei oggi adesso è tutta diversa, osa dire per esempio che tu ti avvicini ma non a un monte fumante e col terremoto e col fuoco ma a questa stanza nella periferia di Bologna ha tanta povera gente come te e attraverso tutto questo ti sei avvicinato a lui ti vieni per cercare lui, no? E lui che qui in mezzo a noi è tanto piccolo che neanche lo vediamo ma anzi invece lo vediamo perché è sicuramente presente dentro a chi di noi pensa di non avere la fede pensa di non avere la carità pensa di averle combinate troppo grosse pensa che non riesce a fare la pace magari con la persona che gli è vicina è qui che è presente è qui che il Signore è presente dentro nella problematicità della storia capite? La religione ha cambiato anche la direzione no? Questi padri ebrei lo sapevano bene però capite cosa si fa? Dio si va sempre come ci diciamo sempre a cercarlo in alto invece dobbiamo cercarlo dentro nella nostra storia qui vicino qui vicino la messa di casa tua la messa di casa tua la messa che tu fai per andare a cercare nella sera un tuo amico che si è perso e tu non puoi andare a riposare lo devi andare a cercare è la tua messa quella lì è la tua grande liturgia e questa è la liturgia che dobbiamo ricostruire e veniamo a messa per imparare questa roba qui capisci? per imparare questa roba qui imparare a domandare perdono imparare ad ascoltare invece che andare ad osso alla voce imparare a mettere sulla tavola quel po' di pane quel po' di vino che è quello che abbiamo è vero? perché tutto si trasformi in un pane di vita che dà da mangiare a noi a altri a tutti è questo è vero adesso che ci è richiesto e va richiesta questa cosa molto laicalmente no? molto laicalmente qui noi facciamo dei segni anche importanti è vero? di canto di liturgia di incenso siamo contentissimi di far festa ma il dopo quando dice adesso andati in pace è sul sagrato della chiesa che comincia a avere il problema perché? perché ti si pone la domanda e come è la tua messa? capisci? perché quel banchetto lì quel banchetto lì è una parabola di questa messa e della messa che tu vuoi e devi dire nella tua casa e nella tua vita e vedete oggi ci sono molte persone che sono tagliate fuori da tutto questo perché? perché noi cristiani non abbiamo più la prima preoccupazione è quella di dire come faccio a regalargli un po' di Vangelo che vuol dire carezza e parola buona e lo sguardo il Vangelo insomma perché invece ci siamo abituati a cominciare col giudizio non col dono del Vangelo cominciamo col dire siccome quelli lì sono così no quelli lì fanno questo no il problema non è che una donna entra nel dramma dell'aborto il problema è vero è quello di dire ma come possiamo fare adesso a prendere questa nostra sorellina per mano per restituirla alla speranza alla positività è vero come faccio a farle vedere che proprio per quello che è capitato ancora di più io le voglio bene se non è così capite non c'è Vangelo molte persone non si sentono amate che si sentono giudicate e se Gesù che sa a priori che siamo tutti dei fuori gioco e lui intende cominciare con dare buona notizia ti voglio bene è vero la folla ma in quella folla di 5.000 ci sarà stato ben di tutto ma il pane è stato spezzato per tutti per tutti c'era qualcuno che aveva praticato l'aborto c'era un islamico selvaggio c'era non so che ma lui è spezzato per tutti lui scandalizza il fariseo perché si lascia carezzare i piedi sotto la tavola da quella ragazza di strada che è entrata lì lei senza niente a nessuno si infila sotto la tavola mentre lui è a tavola col fariseo lei sotto gli bagna i piedi con le lacrime gliele asciuga e il suo padrone di casa dice ma se questo qui fosse un profeta saprebbe che donna è questa qui è proprio perché lo sa ed è bellissimo perché per esempio trego vai a beccare una orazione della messa che parli che ricordi questo episodio e talvis che è la donna peccatrice pentita ma non c'è scritto del Vangelo che era pentita non c'è scritto glielo fai dire tu ma non c'è scritto ma è semplicemente una persona e poi il signore oh si è commossa che lei fosse pentita questo non lo sappiamo si sarà pentita sicuro con uno shock simile forse la sarà anche ma lui aveva bisogno che lei si pentisse lui aveva come condizione che lei si pentisse no lui è andato a toglierla bene proprio perché lei era lontana e quindi l'ha presa vicino queste cose capite le dobbiamo un po' ritrovare le affidiamo alla grazia di questa domenica vediamoci su un po' di riflessione se vi vengono delle idee ne proviamo a parlare insieme adesso con i miei amici Ate stiamo facendo un programmino parliamo di questo parliamo di questo lì diciamo ad altri tipo di attenzioni e preoccupazioni su questo fatto del recuperare il primato della carezza evangelica nella storia eh eh proviamo a pensarci proviamo a pensarci quindi ognuno deve fare una strada ma non è un caso che il buon Dio ci abbia messo tutti insieme proprio questa mattina e che quindi può darsi che possiamo anche pensare qualche cosa insieme un po' dieters sa 인� fragmentsa che così che va dunque Trump èивdi questa ultima che sia un'perion那' tutto la fine