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XXIIDomenicaTO-omelia_GiovanniNicolini-Dozza-20160828(21).mp3

Data: 28/08/2016

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Sono stato molto preso dal testo del Siracide, cioè dalla prima lettura della Messa, per il suo vocabolario. Questo libro è un libro che per gli ebrei non è nel canone ufficiale, e quindi non è scritto in ebraico. La versione antica è solo nella lingua greca. E diversi libri, che noi chiamiamo tutto Bibbia, nella sinagoga non ci sono. Appunto sono libri per loro della loro tradizione, soprattutto della grande tradizione di questa presenza ebraica in tutto il mondo, che allora, quando conosciuto, era il mondo del Mediterraneo, un mondo ancora dominato dalla lingua greca. E però succede una cosa bellissima, che la lingua di Dio, bisogna dire, è l'ebraico. Forse non sarà solo come pensano i nostri fratelli ebrei, che pensano che Dio parli solo ebraico, scriva in ebraico, forse è un pochino più poliglotta Dio, penso. Tant'è che quando ha regalato lo Spirito Santo tutti hanno imparato tante lingue in un colpo, quindi... Però bisogna dire che la capacità della lingua ebraica di parlare di Dio è di fatto inarrivabile. Però succede che quando la faccenda si sposta sul Mediterraneo e accanto all'ebraico si mette la lingua greca, e la lingua greca ha una sua capacità quasi femminile di dolcezza, di accoglienza, di intuizione, di poesia, che rende bellissimo tutto questo e va a finire che quindi i Vangeli, le lettere di Paolo, l'Apocalisse, sono tutte scritte in greco, tutte scritte in greco. Adesso si è fatto anche un movimento rovesciato e quindi il testo greco è stato tradotto anche in ebraico, in maniera che anche gli ebrei che vogliono leggere il Vangelo possono leggerlo nella loro lingua. E poi da lì, come sapete, è passato al latino, perché a un certo punto era la lingua dell'impero e quindi era la lingua universale del tempo, e poi con una certa fatica è arrivata anche nelle nostre lingue, diciamo, moderne. Però c'è una raffinatezza, ecco, e quindi questo testo è bellissimo, insomma. Provate a pensare alle prime due righe. Figlio, compi le tue opere con mitezza e sarai amato più di un uomo generoso. Questo uomo generoso è uno che si impone, ha una certa forza, perché dà molto, quindi bravissimo, no? Però l'altro è mite. E c'è una elezione per l'omitezza dell'altro. E quindi le righe dopo. Quanto più sei grande, tanto più fatti umile e troverai grazia davanti al Signore. Dove grazia vuol dire regalo. E quindi più tu sei umile, più prepara regali per te. Quindi sta attento. Se diventi grande, se diventi importante, cerca di diventare umile. Quando proprio si potrebbe dire che hai più bisogno di niente e di nessuno, incomincia ad avere bisogno di tutti. E così avanti. E poi c'è invece più sotto, siamo alla quarta riga, dice Per la misina la condizione del superbo non c'è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male. Che cos'è questa pianta del male? Sapete che c'è una pianta che è stata un po' il principio dei guai, vero? E che è al principio della Bibbia. Ora tutte le volte che si parla di piante, di piante che non funzionano bene, bisogna pensare un po' a quella pianta là. E sentite cosa dice? Per la misera condizione del superbo. Perché lo chiama superbo? Eh, perché è cascato nella trappola che gli ha preso il serpente, no? Ve lo ricordate? Perché lei un po' esagerata, Eva, aveva detto Ah no, possiamo mangiare tutti gli alberi del giardino. Ma di quelli ha detto che se lo mangiamo moriamo. Non l'aveva mica detto Dio questo. Eh, esagerato un po'. Solo che il serpente se ne approfittia e dice Ma che morire? Lui dice così perché lui sa che se voi mangiate questo frutto Diventate simili a lui. A quel punto il frutto sembra meraviglioso. Lei lo mani e poi lo dà da mangiare anche a suo marito. E quindi invece di diventare simili a Dio scoprono la loro nudità, la loro fragilità, la loro paura di Dio, eccetera. E quindi c'è spesso nelle scritture la contrapposizione tra un uomo superbo e un uomo mite. L'uomo superbo allora è il nostro povero Adamo. E l'uomo mite? L'uomo mite. L'uomo mite. Lui quando ha deciso di diventare uno di noi ha fatto subito la scelta del falegname di Nazare, della ragazza e di questo ultimo posto. Dov'è Dio? All'ultimo posto. È vero? È la grande scelta di Dio. Infatti si sperimenta moltissimo che quelli che comandano molto, stando sulla testa della gente, portano poco in realtà. Oprimono e schiacciono molto, portano poco o niente. Si fanno magari portare. È vero? E invece quante volte il Signore ti ha chiesto di stare sotto perché c'era un peso da portare, perché c'era una difficoltà, perché c'era uno dei figlioli che aveva bisogno di essere portato. Perché? Perché capivi che o lo facevi tu o se no cosa succedeva e allora bene, sei andato a quel posto. Quel posto è il posto di Dio. Il posto di Dio. Quando Dio decide di venire in mezzo a noi, decisamente, senza dubbi, prendere l'ultimo posto. E quindi obbedisce a quelle due parabole che oggi ci ha raccontate. Due parabole bellissime. La prima di resta attento quando c'è la tavola preparata dove ti siedi. Vai all'ultimo posto. Perché è più bello che il padrone di casa debba venirti a dire, ma cosa fai? Vieni, vieni, vieni, vieni. Vieni, vieni, vieni su. Piuttosto che fare la figura di aver occupato un posto che non è tuo, allora devi chiedere scusa, andare in basso. Non conviene. Interessante, no? Perché è come se dicesse che abbiamo quindi la responsabilità di una scelta. Vero? La responsabilità. Che molte volte ho sperimentato, che non è che si tratta di dire, scelgo quel posto brutto. Molte volte si tratta semplicemente di prendere il proprio posto. Vieni, vieni, ma io mi metto qua, sono, no? Io non posso andare diversamente che così. E addirittura forse essere contenti di quel posto che si occupa. Allora verrà sicuramente il padrone della Messa, il padre della Messa, che ti porterà in alto. E la seconda parabola, è vero, che dice che quando sei tu invece a organizzare la cena, è organizzala per i poveretti. Organizzala per quelli che non ti possono dare niente in ricambio. È vero? E così c'è qualcun altro che preparerà la ricompensa. Bellissimo, no? È una grande descrizione della Messa di stamattina, no? Che appunto è una Messa che il povero, quello che ha fatto in maniera di mettersi all'ultimo posto, organizza. È vero? E chiama tutti i suoi amici, i suoi colleghi. Siamo noi, i poveretti, i peccatori, i fedeli, i traditori. Tutti, ecco, una banda. Eccoci qua. Tutti perché lui ha preparato la cena per noi. La cena per noi. Bisogna dire che c'è un po' un equivoco, insomma, nella dottrina ufficiale. È vero? Per lo meno, quella ufficiale no, perché adesso questo argentino sta capovolgendo tutto. Però, in quella, diciamo, che io ho imparato 300 anni fa, il catechismo della mia parrocchia, è vero? È, insomma, è una cena questa qui che si presenta, che per arrivarci però, eh, tanto devi essere apposta. Hai fatto il bagno, sì o no? Tutto regolare, non ci sono delle stranezze nella tua vita, eh. E poi, oh, se hai già compilato qualche cosa, prima devi metterti a posto. Allora, alla fine, se riteni pensare che questa sia un'assemblea di giusti, ma è sbagliato, secondo la parabola. O non è lui, ma siccome è sicuramente lui che ha preparato la cena e fatto gli ippiti, eh, noi sappiamo già chi siamo. E il bello, capite, è quello che sia stato preparato una tavola speciale per quelli che altrimenti la tavola non se la meritano, capisci? Le altre tavole non ti invitanmi, perché sei troppo in basso a te. Ma qui, invece, sei aspettato. Sei l'ospite d'onore. Ti dici, ma guarda che io, eh. Sì, sì, sì, appunto per quello. Appunto per quello siamo qui. Eh? Questa roba qui bisogna proprio che impariamo a cantarla. a dire che la Chiesa, come desidera il Papa, è la Chiesa dei poveri, ma dei poveri in tutti i sensi, capisci? Dei poveri perché non hanno altro da mangiare, ma anche dei poveri perché questo mangiare non se lo meritano, perché non hanno fatto niente di buono per poter essere qui, eccetera, eccetera. Per loro, per loro, è preparata questa rezza. Questo bisogna un pochino che ci abituiamo, un po' di più. Qualche volta anch'io da preto di periferia faccio qualche strappettino, perché mi sembra che, insomma, l'Arsentino di Roma faccia dei cenni per dire che... dire che... Ah, io veramente non potrei... Va bene, oggi però vieni e fai la comunione. La colpa me la prendo io. Bisogna fare un po' delle eccezioni. Se vi capita, fatele anche voi. Fatele anche voi. È un'eccezione che non è da fare tanto in solo per la Messa. Certo, è importante, ma è per la Messa della tua vita, no? Fallo per la Messa della tua vita. Frequenta le cattive compagnie. Ragazzi, magari, bene un po' salvaguardare. Ma tu, però, frequenta le cattive compagnie. Perché sono i prediletti di Dio. O Dio non è quel Dio che dice Gesù, o se Dio è quel Dio che predice Gesù. Gesù è qui per quelli che non sono dentro nel gioco e nella partita. Tu invita quelli lì. E avrai la rinconquenza. Quindi, capite, tutta la liturgia di oggi è tutto per esaltare nel posto di Cristo. L'ultimo. L'ultimo. Che non ci sia il rischio che c'è qualcuno che non sia preso su da lui. Per prenderlo su bisogna che lui stia più sotto. Capite? Non succeda che qualcuno è eliminato. Non c'è nessuno che è eliminato. L'argentino di Roma ha voluto fare questo anno della misericordia. Che cosa vuol dire? Ormai lo sappiamo quasi come un catechismo. Vuol dire che per quanto un male sia male, l'amore di Dio è più grande di quel male. È più grande di quel male. Allora, queste cose qui, capite, bisogna tenerle ferme. Tra l'altro, a proposito di quelle ciocche che dicevo sulle lingue, eccetera, così. Eh, ma pensate, per esempio, alla differenza tra mamma e papà. Provate a dire mamma. Mamma. Se dite papà, è un po' più opposto. È un po' più opposto. Anche papà è un po' più opposto. Dite mamma. Però è disastrosa. Si capisce che lì c'entra tutto. È vero. Sono cose che vogliono dire qualche cosa. Capite? Vogliono dire. E vogliono dire proprio per gli aspetti più importanti. della vita. Ora, della persona di Dio. Gesù ci è venuto a dire che la cosa più importante è la tenerezza. È la tenerezza del suo. È la sua commozione d'amore. La scommessa è questa. Perché se no, se alla fine sono premiati i giusti e giustamente puniti i mascazzoni, ma non c'è niente di nuovo. È stato sempre così. La grande novità è Gesù. Però è proprio il suo popolo. Il suo popolo. Perché questi ebrei, loro sono convinti di questo, di essere l'ultimo popolo della Terra. Il più piccolo. È vero? Non hanno né le piramidi degli egiziani, né i codici giuridici dei babilonesi. È vero? Non hanno la potenza degli eserciti, dei romani. Non hanno l'arte e la filosofia dei greci, ma... Ma lui, Dio ci ha fatto una roba. E cosa va a fare? Che a noi parla. E quindi si comunica con noi. Ci dice chi è, ci dice che siamo noi. E che cosa dice di lui? Che ci vuole bene. Che ci vuole bene. Tutta la Bibbia è un gran problema. Perché lui vuole bene a questo popolino di Sciangurati che continua a comportarsi malissimo. Il rapporto tra Dio e il suo popolo è molto tempestoso. Però siccome gli vuole bene, è sempre fregato Dio. Perché l'amore è anche un po' una fregatura, no? Per fortuna. Perché così com'è, te lo tieni. Te lo tieni. Qualche volta bisogna anche dirlo. Qualche papà e mamma. C'è uno dei miei fratelli, che è un po' maschilista, e c'è anche il gruppo dirabile delle nostre sorelle. E quando c'è qualche piccola critica, molto attenta sulle sorelle, lui trova la discussione dicendo le abbiamo volute. Invece c'erano prima di lui, ma secondo lui le abbiamo volute. E certo. Anche l'esperienza dell'amore, no? Anche l'esperienza della carità. È proprio questa, no? È proprio questa. Che di fatto, in qualunque modo, quella parola mamma, apre una porta. E c'è niente da fare. Allora ecco, mi pare che sia questa la consegna di oggi. La certezza che siamo voluti bene dal Signore. La certezza che, quindi, per servire il Signore, siamo chiamati a questa stessa tenerezza d'amore. Lo faremo con una certa grinta, come volete, secondo il nostro carattere, però il passo scaso deve essere questo. Per me e per noi, dice l'Apostolo Paolo, che esiste un solo nemico, l'inimicizio. Perché lui è venuto ad abbattere il muro degli inimicizi. Lo dice questo per dire che questi ebrei, sempre divisi da tutti gli altri, il Cristo, nostra pace, è venuto ad abbattere il muro. E quindi adesso questo Dio di Cristo vuole consegnarsi, al di là di quel muro di separazione, buttalo giù il muro, perché dobbiamo andare fino ai confini della terra. Non ci può più essere questo muro di separazione. Perché Cristo è la pace. E la pace non è l'assenza della guerra, o addirittura, quasi peggio ancora, la vittoria del vincitore. Le pace sono tremende, normalmente, perché stabiliscono che c'è uno che comanda e l'altro, è vero, che non comanda. Io ho patito molto questi problemi, perché da una parte ero quasi un bambino, ancora, quando ci sono stati i fatti tremendi, insomma, poi la guerra e poi la persecuzione antiebraica. Però dopo, quando mi sono accorto che i vincitori avevano diviso la Germania in due parti e che poi avevano diviso Berlino in quattro parti, una agli americani, l'altra agli inglesi, oh, ma non è piaciuto niente, è vero. E dico, ma come? È terribile la situazione della vittoria, è una falsa pace, è un prolungamento della guerra. L'unica vera pace è l'amore. Bisogna saltare in buro, bisogna buttarlo giù. Eh, bisogna buttarlo giù. Adesso vieni che ci diamo una bella abbraccia. Questa è la pace. E l'altro è l'altro, capite? Che resta l'altro. Si c'è, che resta l'altro. Con il suo carattere, i suoi limiti, i suoi difetti. Come anche tu, resti nei tuoi limiti, nei tuoi difetti, è vero? Ma questo altro da sé, Dio lo ama. Si innamora talmente dell'umanità, Dio, che fin dal principio ha, tiene un occhio in basso. e quindi, crea subito una creatura che è lì in mezzo, sciagurata creatura che siamo noi, vero? Eh, perché siamo fatti di ciccia e dentro abbiamo il cuore di Dio. Uno scompenso tremendo. Non funzioniamo mai, non funzioniamo mai. Perché siamo troppo poveri per la nostra grandezza, ma siamo troppo grandi per la nostra povertà. Eh, e finché di questa roba si serve, e alla fine Dio diventa uno di noi. Le religioni sono finite. La religione è finita. Perché la religione è una distanza. È una adorazione a distanza. Adesso non c'è più l'adorazione, ma c'è l'adorazione suprema, che è la fede. Dov'è Dio? Qui dentro. Dice, non vi siete mica avvicinati a un a un tempio, è vero che dice nella lettera agli ebrei. non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile, né a un fuoco ardente, a un'oscurità, tenebra, tempesta, squilli di tromba, suono di tromba, di parole. Tanto che quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più la loro parola. Ma noi ci siamo invece avvicinati a un'assemblea nuova. Sono venuto a messa perché so che tu c'eri. Dici, come tu vai a messa perché c'è l'altro? Sì. Beh, allora? Perché da piccolo come c'è andato? Se non perché tua mamma ti portava. E adesso, e adesso sono piccolo, quindi ci vado perché mi fido di quella persona lì. Il prezzo non lo posso vedere, la gente è ignosa. Ma sa dove va lui? E io vado lì, mi trovo bene. Ah, è così, è così. E quindi noi, siamo questi piccoli che si avvicinano, si avvicinano non a una cosa spaventosa, ma a Gesù, all'assemblea di Gesù. È questa che ci accoglie, vedete, oggi. Ed è questa la Chiesa che si presenta nella storia. Questa è la parte che la Chiesa di Gesù deve giocare nella vicenda umana. Gli daranno ascolto in quattro gare. Non è che importa, insomma, non è che si deve vincere, qui c'è niente da vincere. Qui c'è da volersi bene. Questa è la grande gara. Allora, capite, questo ultimo posto diventa veramente una meraviglia. Speriamo che ci venga proprio il gusto dell'ultimo posto. Vero? Che ci venga il gusto dell'ultimo posto. È proprio la cosa più sapiente che potremmo fare. Il Signore venga tanti inganni che continuano un po' a giocarci, a ingannarci, poi a farci star male alla fine. Ci faccia star bene all'ultimo posto. Magari devo dirti una cosa. All'ultimo posto e da solo ho paura di aver paura. E quindi quando capirai che sto andando all'ultimo posto, se puoi, vieni qualche volta a farmi compagnia. Facciamoci compagnia. Potremmo aver paura e è molto importante che ci diamo una mano. Grazieint