In questi giorni, in queste parole del Signore, ho trovato dei pezzi della mia vita. Soprattutto mi sono ricordato di quando, da ragazzo, non mi ricordo, forse avevo iniziato il liceo, il ginnasio, e mi sono accorto dell'intelligenza, per me è stata una cosa molto grande. Non oso dire che mi sono accorto di essere intelligente, però ho scoperto la gioia dell'intelligenza, la gioia del capire. Per cui non mi è stato poi difficile, finito il liceo, seguire il consiglio di mio papà, che diceva che era meglio rinunciare alle vie più facili dell'andare dentro alla sua professione, e quindi fare il suo stesso mestiere. E poi dopo un'esitazione verso la facoltà di medicina, invece ho fatto degli studi di pensiero, ho studiato la gioia del pensiero, e ho molto amato l'intelligenza umana. E sono stato anche grato a Dio che ci aveva dato una cosa così bella, poter capire, poter fare dei pensieri, poter accorgerci di cose un po' nascoste e bellissime. Però poi tutto questo è andato un po' in crisi. La crisi è un po' rappresentata da questa espressione che il Signore oggi porta nel Vangelo, una espressione che è stata un po' edulcorata dalla nuova traduzione, perché Gesù è stato molto violento in quel momento. e quindi parlando con i Suoi discepoli, cioè con noi, dice, se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle, e persino la propria vita non può essere mio discepolo. E' successo questo scherzo, che a un certo punto però mi ha molto appassionato la vicenda cristiana, e però mi sono trovato dentro a questa frase. Per me è insopportabile, perché io pensavo di avere capito tutto, e quindi di sapere bene chi era mio padre, mia madre, chi era una persona importante vicino a me, qual era il senso della mia stessa vita. e questo, il termine è anche più severi, eh, di quello che abbiamo letto, perché il testo del Vangelo propriamente dice, se uno viene a me e non odia, addirittura dice non odia suo padre e sua madre, insopportabile. E questa per me è stata una grande lotta. Era presso a poco quella vicenda della porta asprezza che abbiamo incontrato l'altra domenica, vi ricordate? I preti normalmente dicono che quella porta stretta è la morale cristiana, è l'essere bravi, è far per bene, perché l'è dura, è vero. Ma invece per me è molto evidente che la porta stretta è Gesù. È Gesù, testone, duro, violento, che dice, oh, se passi da me, bene, se no, non c'è niente. E quello che mi è capitato è poi di avere in qualche modo un po' ceduto a questa cosa. E quindi ho accettato il Vangelo come crisi della mia vita. E quindi come un regalo da una parte, ma che mi costringeva a ripensare tutto. E quello che avevo pensato e capito fino a quel momento bisognava rimetterlo in questione. E bisognava capire da parte mia chi era veramente quella persona e quell'altra e che cosa stava veramente succedendo. Avevo tratto delle analisi, delle conclusioni. Avevo preso decisioni importanti anche per la mia vita. Tutto è andato in crisi perché ho provato ad accettare la scommessa violenta del Vangelo. Prova a rivedere tutto alla luce del Vangelo. Prova a vedere se, camminando dietro al Vangelo ogni giorno, non sei nello stesso tempo costretto a rifarti tutte le domande della tua vita. Perché questo mi pare sia il senso forte, ecco, di quello che anche oggi il Signore ci dice. Parla nel libro della sapienza e dice, ma vedi, si fa fatica a capire le cose che vediamo, che tocchiamo, le persone che ci sono più vicine, i nostri ragionamenti sono incerti, dice, sì. Una volta pensiamo una cosa, una persona, una volta la valutiamo in un modo, poi in un altro. le nostre relazioni, un giorno su in un certo volto, poi in... E dice, ma pensa, come si fa allora a capire addirittura come la pensano in cielo? Cioè, come sono le cose nella loro verità più profonda, più segreta, più intima. Bisogna che il Buon Dio ti faccia un gran regalo. E quindi credevo che mi avesse fatto un gran regalo, regalandomi l'intelligenza, e ho dovuto accettare che invece il regalo più grande fosse, forse, quella cosa che non oso neanche chiamare la fede, ma forse una certa simpatia per questo maestro della Galilea e una certa attenzione, un certo fascino che le sue parole hanno esercitato e che anche adesso continuano a esercitare su di me. Ma tutte le volte che prendo il Vangelo, che cosa succede? Che tutto quello che avevo concluso va rimesso in gioco. E qui c'è un problema un po' delicato, perché la Chiesa per organizzarsi, per espandersi, ha fatto dei libri anche, e ha detto dunque, allora, secondo il Vangelo le cose stanno così. Ma purtroppo questo non è vero, perché il Vangelo è la persona viva del Signore, e quindi non puoi scriverlo in un libro e dire che è così. Perché? Perché lui continua a camminare, e tu continui a dargli dietro, e quindi se vuoi continuare a dargli dietro, devi continuamente accettare di metterti in gioco. Quello che tu pensavi di te ieri, e oggi è ridimento un punto di domanda. È sbagliato pensare che il Vangelo ci dia la risposta a tutte le domande. È vero esattamente il rovescio. E cioè che il Vangelo, come dice Gesù nel Vangelo di Giovanni, è la crisi, è la crisi continua di tutti i tuoi pensieri, le tue sicurezze, le tue decisioni, le tue forti, per esempio, una virtù che giustamente, umanamente molto considerata, è la coerenza, no? La coerenza. Devi essere coerente. Io ho scoperto che è importantissimo essere molto incoerenti. Molto, molto, molto. La coerenza rischia di essere un irrigidimento del cuore e della mente, per dire a Omola, le cose sono così, va bene, punto. Eh, ma invece non è così. Può esserlo per un pensiero di filosofia, per un'ideologia, per un'abitudine molto marcata nella nostra vita. Ma il Vangelo ce lo impedisce. Il Vangelo continua a costringerci al viaggio. Ed è per questo che anche il nostro atteggiamento della comunità cristiana deve trovare delle vie molto maggiori di tenerezza, di attenzione, di comprensione. È pericolosissimo giudicare, perché oltre che essere cattivi, si rischia anche di essere stupidi. Perché? Perché la verità è più grande di noi. E nessuno può, in nome di una cosiddetta verità, dire tu fai bene, tu fai male. Eh, è pericoloso, pericoloso, pericoloso. È meglio essere più assorti, più interrogativi, più disponibili, cioè, a cogliere, che anche l'altro sta facendo la strada e ha capito cose che forse tu non hai ancora capito. La verità esige continuamente un dialogo. Giustamente i padri ebrei dicono che una cosa è vera è sempre messa in questione. La volta che invece si dice, basta, non c'è più questione perché è sicura, loro dicono, eh, casca, casca. Perché? Appunto perché la verità è più grande di noi. Perché l'intelligenza di Dio è più luminosa della nostra. E quindi sono, se tu ti fai, incessantemente di andante nella vita. Eh? Al punto che, vedete, potrebbe essere, però dopo cancellatelo perché non sta bene che il parroco dica così, forse sarebbe quasi meglio dire io penso di non avere la fede che dire con troppa c'è prezzo c'è l'ho. È pericoloso. Bisogna essere in qualche modo molto più disposti a questo continuo movimento che lo spirito del Signore provoca dentro di noi. E quindi, quando facevo i miei studi, uno pensa anche alla sua vita, cosa farò, e mi vedevo qualche volta sulla seggiola che occupava un'insegnante dell'università che mi piaceva molto, dire, ma andrò a finire poi così, cosa vuoi fare? Ero già anche un po' scettico, ma insomma, però, li attiravo. E invece non ho mai potuto fare l'insegnante perché da allora ho dovuto sempre fare lo scolaro. Ci pensavo anche questa mattina dove cercavo di rimettere un po' di ordine in qualche pensiero e pensavo un po' anche a questo bambino e al suo battesimo e vedevo che in realtà che cosa potevo in qualche modo venire a dire a messa stamattina con voi. è quello che a fatica sto cercando di ricomprendere. Perché non è che poi il Vangelo tu ci entri una volta e dopo hai il Vangelo, no? Oggi pomeriggio vado a parlare alla parrocchia di Giuseppe, bene, allora vieni qui a dire della povertà, e dicendo, vabbè, ma però non posso andare a dire che è quello che in questo momento mi pare un po' di capire. Perché il Vangelo è così grande che di fatto non si è mai capito. e quindi del Vangelo propriamente nessuno può essere maestro. Si può essere sempre solo discepoli, solo scolari, e magari invitare qualcun altro a dire ti piace questa sera, vuoi che la percorriamo insieme, vuoi che cerchiamo insieme? Noi siamo alla ricerca di una perla e la troviamo, ma poi immediatamente, ancora i maestri dell'ebraismo dicono una cosa un pochino più delicata, dicono che la parola di Dio è come una bellissima donna che si sporge dalla finestra e ti invita, ti attira, e allora tu, affascinato dalla sua bellezza, cammini verso di lei. Ma proprio quando stai per arrivare a lei, lei chiude la finestra e non c'è più, e quindi devi ricominciare a cercarla. E' un fascino che non si esaurisce mai il Vangelo di Gesù. Allora mi pare molto bello, intanto augurare questo a Matteo, una strada piena di luce, di verità, dove però non si arriva mai a dire ho capito, ho capito tutto, ma si è sempre pronti a ricominciare a capire da tutti, tra l'altro. Per esempio, quale ricchezza grandissima sono per noi cristiani i nostri fratelli ebrei, ma 60 anni fa li abbiamo messi nei campi di concentramento e li abbiamo gasati. Quale immenso contributo di verità e di intelligenza possono darci oggi i nostri amici che si dicono non credenti? Un tesoro enorme, secondo me. Ma rischiamo invece di lasciarli fuori perché tanto loro non ci credono. Quale tesoro immenso ci possono dare i bambini, i malati, i poveri, gli esclusi, i morti, quanto, quanto dono possiamo ricevere? Si tratta allora di che cosa? Di interpretare questa domenica con la gioia dell'ipotesi di ricominciare. Devo ricominciare la strada. Mi sono fatta troppe sicurezze, insieme alle sicurezze mi sono fatte anche delle porte chiuse, delle barriere, forse mi sono fatta anche qualche nemico, bisogna che ricominciamo insieme. La Chiesa deve essere solamente l'immagine dell'umanità intera, di un'umanità intera che cerca la verità, che cerca la pace, che non riesce mai a trovarla. È vero che cosa abbiamo noi di diverso da ogni altra persona? Credo che sia questo gusto dell'andare pietro, questo gusto del camminare, questa sorpresa quotidiana per la quale tu ricevi questa mattina una parola evangelica che dice ma è meravigliosa, la capisco appena appena, provo a camminarci dentro, provo a tenermela nel cuore, provo a portarla a casa, piccoli piccoli gesti, davanti a una meraviglia che si rinnova continuamente. E questo sapete cosa fa accadere, no? Che rinnova continuamente anche la nostra vita. Un vecchio padre della Chiesa, Ambrogio, l'arcivescovo di Milano, diceva che per vincere la noia della vita l'unica cosa era continuamente ascoltare la parola di Dio. E questo è vero, perché questo ti rimette continuamente sempre in un grande gioco, in una grande danza, in una grande ricerca. Quello che chiediamo per questo bambino, ma lo chiediamo per tutti noi appunto, è che più si va avanti nel tempo, più ci appassioni questo dovere camminare ancora. Perché in realtà il vantaggio di sapienza che anche un anziano come me può avere su un bambino come Matteo o su un ragazzo, è di essere ancora più certo che c'è molto da capire, molto da imparare, molto da ricevere. E che si può guardare al mondo come una realtà perennemente misteriosa e nuova, e a ogni persona come una meraviglia di Dio che si viene in contro come un regalo nuovo. grazie. Grazie. Grazie.