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XXIIIDomenicaTO-omelia-Giovanni_Nicolini-20130908(23).mp3

Data: 08/09/2013

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ma proverei a partire dalla vicenda di quello schiavo. Insumo brevemente la faccenda, è una lettera brevissima di Paolo per un avvenimento molto preciso. Un signore che si chiama Filemone, un suo schiavo gli è scappato via. A quel tempo è un crimine grave e quindi se il padrone lo riacciuffa, lo fa fuori. Questo qui vagando nella sua fuga è capitato a Roma dove Paolo è prigioniero però come erano le prigioni di quel tempo, prigioni leggere rispetto alle nostre. Quindi poteva ricevere le persone come voleva e quando voleva. Quindi Paolo aveva molti contatti in realtà con la gente e si è incontrato anche con questo qua. Gli ha parlato del signore e l'altro ha ricevuto il dono della fede. Questo qui si chiama Onesimo, questo è schiavo fuggitivo. Solo che Paolo poi lo rimanda dal suo vecchio padrone. Gli tira un bidone, gli dice adesso però ritorni là. La lettera, anche il testo nostro che abbiamo qui è bellissimo. Paolo glielo manda dicendo io pensavo di tenermelo vicino perché anche per la predicazione evangelica mi potrebbe dare una mano. Però non voglio fare niente senza il tuo consenso, quindi te lo rimanda. E poi gli dice accoglio. E lì dice una cosa, adesso andiamo subito via da questo testo, che appunto può essere interessante. Questo qui è uno schiavo scappato via. Paolo gli dice adesso accoglilo, ma non più come schiavo, molto di più. Molto di più schiavo. Ricevilo come un fratello amatissimo. E quindi era partito in un certo modo, ritorna ed è un altro. Ed è un altro. E Paolo chiede a questo suo amico e fratello di vederlo appunto nel modo nuovo. Vedilo così. Sì, com'è il fraccio. Noi non sappiamo come abbia reagito, eh, lui. Abbiamo buoni motivi per pensare che Paolo fosse convincente. Tra l'altro dice anche una cosa bellissima, no? Vedete l'ultima riga. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. Siamo proprio molto intensi, insomma, no? Però appunto deve ricevere un'altra persona. E questo è il punto sul quale possiamo provare a giocarci un po' questa faccenda del Vangelo di oggi. che, insomma, è complesso, è così complesso, è così delicato e quindi, diciamo, così difficile che nella traduzione riveduta l'hanno cambiata. Perché avevano paura, insomma. Sentite cosa dice Gesù. Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Il testo, invece, è molto più duro. Qualcuno forse lo ricorda, no? Direbbe il testo tradotto alla lettera Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, eccetera. Una cosa tremenda. Il traduttore ha pensato di addolcire. E forse non è del tutto male, perché per noi questo odio ha un significato solo negativo, bisogna dire. Non c'è nessuna possibilità. E come mai lui può dire una cosa così forte? Come mai, allora, c'è un apparente contrasto tra questo ex fiavo, che è così importante, così importante, e bisogna accoglierlo, e in riferimento a questi affetti più preziosi della vita, il papà, la mamma, i fratelli, le sorelle, la moglie, te stesso? Come mai? Ecco, la mia proposta di spiegazione sarebbe che quando lui dice che per essere discepoli del Signore bisogna fare così. Ecco, è come se proprio dicesse, perché capite, bisogna guardare e considerare tutto in uno sguardo, un sguardo del cuore, della mente, della vita, totalmente diverso. Così diverso, così diverso che in realtà lui, forse anche per enfasi dell'argomento, arriva a non chiedarsi della relazione. È vero, perché qualche volta non è che col padre ci sia sempre un buon rapporto, non è che con la madre, non è che sempre sia facile tra fratelli volersi bene, e anche con la propria donna non è sempre facile andare d'accordo. Allora, bisogna cambiare completamente. Per cambiare completamente, cosa deve succedere? Ecco, questo è il punto. Il discepolo. Chi è? È uno che gli va dietro. Sì, prova a dirmi qualche cosa di più. Ecco, proviamo a dire così. È un discepolo che, ascoltandolo, piano piano vede tutte le cose, tutto e tutti, in una maniera nuova. Questo è il discepolo. Essere discepoli vuol dire quindi in qualche modo assumere lo sguardo, capite? È così potente, così grande questo maestro, che al fine la sua maniera di guardare, cioè di capire, di giudicare, di reagire, mi affascina. E quindi piano piano io assumo il suo sguardo, assumo la sua interpretazione. Se vogliamo ritornare un momento allo schiavo fuggitivo, Paolo cosa gli chiede? Adesso questo qua, che ti è scappato via da schiavo, guardalo in un modo nuovo. Ti ritorna fratello. E notate bene, ti ritorna fratello. Certamente perché anche questo schiavo fuggitivo, ex schiavo si deve dire a questo punto, avrà un animo diverso, ma il vero problema è il suo padrone. Sei tu che lo devi guardare in modo nuovo. Perché capite, questa è la meraviglia della vita con Gesù. Gesù ci dà la possibilità di vedere tutto in modo nuovo. in questi giorni di pericolo della guerra, anche ieri sera ho sentito, ero in macchina a guidare le parole del Vescovo di Roma, sono tutte proprio in quella direzione. Non si può più guardare nessuno come nemico. Noi non possiamo. Perché? Perché Gesù ci ha detto che abbiamo un unico papà e che siamo tutti fratelli. E quindi non puoi più guardarlo come uno schiavo fuggitivo, lo devi guardare come un fratello amatissimo. È lo sguardo nuovo, capite? È l'oggettività nuova, è l'interpretazione nuova della storia. Era uno schiavo fuggitivo, adesso è un tuo fratello. Allora anche quando si arriva al papà e alla mamma, ai fratelli e alle sorelle, e a tutte le cose preziose, a tutte le cose preziose della tua vita, tutte vanno guardate con questo sguardo nuovo che cambia tutte le cose. Perché il tuo fratello, con il quale in questo momento è un po' difficile andare d'accordo, prima di tutto è un tuo fratello nella paternità di Dio. E quindi è una forma di relazione che, capisci, non possiamo far altro che riceverla, stupiti. E gli è carissimi. Le persone che sono qui, i nostri amici del carcere, sono i nostri fratelli, e noi non li trattiamo come i nostri fratelli. La storia del cristianesimo, in questo senso, è una storia complessa, molto complessa. Perché malgrado queste parole, noi abbiamo riedificato la categoria del nemico, dell'altro, abbiamo espresso dubbi sul fatto che chi era di razza africana avesse l'anima. Dopo c'è stato uno che ha tenuto per gli indios, no, ah, c'è stato lui che ha provocato il guaio, perché si dubitava dell'anima degli indios, e lui ha insinuato l'idea che forse gli africani l'anima non ce l'hanno, ma gli indios ce l'hanno sicuro. Quanti guai, quanti guai, quante giustificazioni dell'inimicizia, della vendetta, no, anche queste stupidaggini di questi giorni, no, ma come mai il presidente dell'America non va secondo le Nazioni Unite? Giustamente il mio fratello Mercello diceva, ma che Nazioni Unite? Bisogna semplicemente non fare la guerra, non è che devi stare alle Nazioni Unite, è che quello là non è un tuo nemico, è che tu non hai nessuna possibilità cristiana di andarlo a punire perché ha usato i gas cattivi, ma scherziamo, non si può questo. Allora capite la vastità di questo sguardo, la vastità. Mi è venuto in mente in questi giorni che quando mi accorsi che la vita di mio padre diminuiva, mi è venuta una gran paura, anche se poi in realtà ci vedevamo qualche volta, io abitavo già qua, lui a Manza, mi andavo più che potevo a casa per loro, ma avevo nascostamente un problema, ma se lui si ammala molto, succede un fatto, vi farà ridere, io non avevo mai visto la nudità di mio padre e mi era venuto in mente che se avesse avuto bisogno io avrei visto la nudità di mio padre e questo mi sembrava, non lo so, stupidamente, stupidamente, una specie di indelicatezza, una specie di profanazione, una specie di violenza, pomeriggio, prima di morire, a un certo punto ha bisogno evidentemente di un servizio, e va bene, e io tranquillamente dico, dai, dai, non ho visto la nudità di mio padre, però l'ho servito, e ho visto che lui questa cosa la coglieva, e mi dice stai in pace, vi faccio perdere tempo, la mattina che è morto la mamma aveva l'impressione così che il suo corpo non fosse del tutto ordinato e mi ha detto mi aiuti un po', e allora io glielo ho detto dico, senti bene mamma, io non l'ho mai visto, sono contentissimo di farlo per aiutarti, e lei mi ha mandato via, dice no, no, no, non devi, non devi, perché ogni persona, non solamente un papà a cui si è molto affezionati, ma ogni persona acquista, capite, a motivo del Vangelo una preziosità nuova, straordinaria, la più grande umiliazione di un discepolo del Signore è come ancora questo non ci avvenga, no, come anche noi facciamo tante categorie di giudizio, tante analisi, tante fatalmente esclusioni, no, sostanzialmente non ci vogliamo bene, capite, capita anche che non ci vogliamo bene, in questo momento siamo un po' dentro anche a un problema di questo tipo, non riusciamo a volerci bene, questo è tremendo per noi, credo che già scarci male sia un segno positivo, no, almeno non ci si dà ragione, ecco, però capite come oggi il Vangelo vuole stingerci, quindi, in questa preziosità, si fida talmente poco del mio voler bene a mio papà che lui dice, intanto devi voler bene a me, poi ti insegno io come si fa, e mi regala il suo voler bene, capite, se adesso andate a riprendere, quando avete un po' di tempo, il testo del libro della sapienza, che è il primo testo di oggi, vedrete che infatti questa roba può essere solo un regalo di Dio, tu non diventi capace di diventare così, lo schiamo fuggitivo resta schiamo fuggitivo, sai, l'altro resta altro, quelli che hanno messo i gas melenosi, sono dei mascalzoni di gas melenosi, andiamo a punirli, una cosa incredibile, insomma, vabbè, da soli non siamo capaci, è un regalo, e la prima lettura è proprio una grande preghiera a Dio perché faccia il regalo, e a un certo punto dice esplicitamente regalami lo Spirito Santo, che cos'è lo Spirito Santo? Lo Spirito Santo è il cuore di Dio, è il cuore di Dio, quello che noi celebriamo il giorno del battesimo di un bambino, è vero? È quello che le antiche profezie avevano previsto, dicendo che sarebbe avvenuto che alla fine dei tempi ci avrebbero tolto il nostro cuore di pietra e ci avrebbero dato un cuore nuovo, un cuore di carne, il cuore di Dio, lo Spirito Santo è il cuore di Dio, è l'occhio di Dio, è il sentimento di Dio, è la sapienza di Dio, è la gentilezza di Dio, è questo essere nuovo, capite? Che Sant'Agostino con un po' di ironia diceva il giorno del nostro battesimo siamo diventati figli di Dio, passiamo il resto della nostra vita a diventare quello che siamo, perché siamo sempre lontani, è chiaro, è chiaro, però questa è la strada, questa è la strada, e quindi questo dice Polato, è questo che un po' mi dispiaceva anche stamattina, un padre della chiesa antica a Pacuco, perché a un certo punto dice vuol dire che se te sei di Cristo, ti guardi le cose celesti, non ti importano più quelle terrene, spiegami un po' però, è che la vera cosa celeste è vedere come fratello amatissimo lo schiavo fugitivo, questa è la cosa celeste, la cosa celeste è perdonarsi, non è volare, e quindi non mi interesso più di niente, le religioni hanno sempre questo rischio dentro, ma la fede ebraica e cristiana non ha questo, perché è una roba che si gioca tutta dentro nella storia, nelle nostre relazioni fra di noi, perché se dico, si cita un po' in questi giorni il Papa, perché ci piglia, insomma, proprio fa gusto, ha detto una cosa tremenda, perché ha detto, che dice questo, cadrà sotto il giudizio della storia, piccola sospensione, ed è il giudizio di Dio, vuol dire un giudizio di Dio, non è una storia, ti sembra opaca la storia, ti sembra indifferente, ma dentro c'è, piano piano emerge, emerge qui dentro, quando io mi accorgo, che ti devo venire a chiedere scusa, il rapporto con Dio, ce lo giochiamo lì, ce lo giochiamo lì, questa grande liturgia, che noi celebriamo nella nostra vita, questa grande liturgia, per la quale, veniamo alla domenica, a reimparare una liturgia, che drammaticamente abbiamo dimenticato, non possiamo che ripartire, con un atto penitenziale, perché è una liturgia disastrosa, questa settimana, bisogna che andiamo a recuperarla, la grande liturgia, che Gesù è venuto a regalarci, la liturgia dell'amore del Padre, per cui quando lui dice, uno non può essere mio discepolo, se non prende ogni giorno la sua croce, non mi viene indietro, sentite, ma cosa vuol dire prendere la croce? Anche su questo conviene chiarirsi, uno è vero che può benissimo portare la croce, portando, poniamo la sua malattia, ma più profondamente, questo segno della croce, è il simbolo di una vita regalata, portare la croce, vuol dire che la vita, invece di tenerla, e invece di essere un principio di rapina, rispetto alla vita degli altri, prova a prendere questo indirizzo, no? E cioè che la mia vita, vuole essere regalata, in infiniti modi non ci riesco, ma il progetto sicuramente è questo, prendere la croce e andare indietro, cioè andare verso la sua Pasqua, che cosa vuol dire se non, come disse una volta uno degli apostoli, Tommaso, andiamo anche noi a morire con lui, e certo, andiamo anche noi a morire con lui, che non è morire, capite? Che non è morire, voi sapete, se c'è qualcuno un po' che non frequenta troppo questa parola, che glielo ripetiamo per lui, qui alla docente è proibito morire, lo sapete, non si deve morire, proibito, cosa si deve fare qui? Non morire, ma dare la vita, dare la vita, e uno lo dà nella sua vecchiaia, uno lo dà in una malattia, uno lo dà perché cura gratuitamente i malati, un altro lo dà, è vero, perché invece di vendicarsi perdona, ma la grande sinfonia della storia, è questa roba per la quale, invece di accoppare la gente, non si va più come Caino, no? Non più come Caino, che presa il suo frattempo, l'ha ucciso, adesso qual è che fa Gesù? Che invece di ucciderlo, gli regala la vita, capisci? Gli dona la vita, e siccome lui dona la vita, può fare addirittura risorgere dai morti, per cui quando a certe volte ci sono delle situazioni tremende, impossibili, ma qui è impossibile mettersi d'accordo, siamo troppo lontani, guarda che è capace di far risorgere dai morti, non c'è una cosa che sia imprendibile da parte di Dio, non c'è, non c'è, qualunque vicenda, la più lontana, la più violenta, la più cattiva, cattiva, lui è capace di recuperarla, ma la cosa grossa, che bisogna dirci piano piano, è che noi siamo capaci di recuperarla, non hai coraggio di dirvelo, perché non valga una cicca in questo, in questo gioco del Signore, ma se tu regali la tua vita, tu sei capace di recuperare tutti, di recuperare tutti, tant'è che appena, appena nella storia, risprende una scintilla di Vangelo, immediatamente intorno, c'è subito un grande convocarsi, ieri sera anche la cattedrale di Bologna, poverata, era troppo piena, per una liturgia anche un po' noiosetta, però, sono rimasto colpito, dalla liturgia no, perché me l'aspettavo piuttosto mosce, ma dalla gente, sì, dalla gente, sono rimasto colpito, molto, dal loro modo, dai loro sguardi, e anche loro non si divertivano meccanamente, però l'intenzione era profonda, appena si accende un Vangelo, immediatamente, no, si sta dicendo in questi giorni, di un fenomeno strano, ieri sulle piazze c'erano anche, molti figli di altre fedi religiose, c'erano anche molti non credenti, sì, certo, anche molti miei amici, sono messi così, e perché? Perché sta succedendo una cosa nuova, la carità, sono piccoli segni, non dobbiamo, infatizzare niente, no, siamo sempre piccolissimi e debolissimi, ma questa è la prospettiva, ed è bellissimo, quindi, che se riprendiamo oggi il testo del libro della sapienza, che cos'è? Va benone, è una preghiera perché ne ho bisogno, allora dice, signore, ma come si fa con queste robe così? Facciamo fatica a mettere insieme le robe che abbiamo qui, le più semplici, come facciamo una roba così grossa? Se tu non mi regali il tuo spirito, il tuo cuore, la tua sapienza, io non posso fare niente, quindi siamo tutti poveretti, ma abbiamo questa sublime possibilità della menticità, nei confronti di Dio, che è la preghiera dei poveri, no? Dacci il pane quotidiano, rimettici i debiti, cioè, chiediamo tutto a partire dalla nostra povertà, allora anche le nostre povertà diventano fonte della preghiera, pensate che bello, no? Pensate che bello. è venuta una persona, a dirmi un suo grande guaio, e poi mi ha detto, e sono venuto perché, fatto questo guaio, ho cominciato a pregare, e mi ha detto, ma questo è meraviglioso, perché, perché a un certo punto finalmente, la preghiera non è una formalità, non è una dichiarazione, non è l'attentimento di un precetto, è una fame e una sete, è un pianto che vuole essere consolato, è una sospensione di tutta la vita, che altrimenti non è più risolta, e dice, ma guarda, guarda, senza neanche saperlo, ho cominciato a pregare, è bellissimo, no? Perché questo ci dà una grande fiducia, perché, verrebbe il sospetto di dire, se vai troppo in là, troppo in giù, troppo sotto, eh, eh, dopo come fai? Non è vero, non è vero. Stamattina ancora passavamo per il Salmo 129-130, no? Che dice in italiano, dal profondo a te grido, mi ricordo che molti anni fa, chi ce lo spiegava in modo sublime, diceva che sto profondo, ma è un buco che non finisci tu, è una roba che nella lingua ebraica, vuol dire una voragine, senza fine, ma da là in fondo, io ti grido, e lui ci sente, e quindi questo regalo, è aperto a tutti, a tutti assolutamente, è vero, qui essendo nessuno, degno del dono di Dio, il dono rimane dono, sempre per tutti, nessuno lo merita, nessuno lo conquista, ovviamente, nessuno lo può rubare, ma tutti, lo possiamo ricevere. e il più ferito di noi, lo può ricevere per primo.