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XXIX DomenicaTO-Giovanni_Nicolini(festa_scout_inauguraz_sede)20101017.mp3

Data: 17/10/2010

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Questo Timoteo al quale San Paolo scrive una lettera, due, ne scrive, oggi abbiamo ascoltato un peccettino della seconda lettera che Paolo gli ha scritto, questo Timoteo certamente non ha fatto lo scout, perché non c'era, e però per fortuna ha trovato delle buone sostituzioni anche lui. Perché qui oggi e anche altre volte in questa letterina San Paolo gli continua a dire ma tu ti ricordi quante cose belle hai imparato e ti ricordi di come te le hanno insegnate bene e gli ricorda che aveva una bravissima nonna, una bravissima mamma, insomma era venuto su bene questo qua. Poi si era incontrato con San Paolo e via ancora e adesso San Paolo gli dice adesso tutte le cose bellissime che tu hai imparato, è vero, adesso prova a darle agli altri e a comunicarle agli altri. Perché la vita è fatta così, è questo prendere tanti bei regali e poi cercare di darli via. Come vi dicevo all'inizio della messa è stato un po' il pensiero degli scout e di questi molti che sarebbero stati con noi questa mattina che mi ha aiutato proprio a entrare dentro alle parole che il Signore ci regala in questa domenica che sono di per sé parole sulla preghiera. Ma sulla preghiera ci sono dei dubbi sempre più grandi, siamo sempre di più a dire ma che cos'è sto cavolo di preghiera e poi che cosa bisogna dire, poi che cosa serve e poi gli chiedo di passare l'esame di matematica e mi bocciano ma allora che cos'è sta preghiera, è vero? E quindi si prega senza premeno e avete sentito oggi il Signore si mostra un po' anche preoccupato perché il Vangelo di oggi finiva con una sua frasettina preoccupante, dice ma il figlio dell'uomo quando verrà troverà ancora la fede sulla terra? E che cosa vuol dire la fede? Ecco, gli scout sono qui questa mattina e ci insegnano che cosa vuol dire la fede. La fede vuol dire prima di tutto che tutto quello che siamo e abbiamo l'abbiamo ricevuto. Se noi fossimo nati e nessuno si fosse occupato di noi, noi saremmo chissà dove, non ci saremmo neanche, è vero? E siamo qui questa mattina anche abbastanza allegri perché ognuno di noi ha dietro una vita, la mia lunghissima e la tua cortissima, dove però fin dal primo momento siamo stati aiutati. E il primo pezzo di strada che fanno gli scout, quelli del branco, i lupetti, non so bene come, io sono vecchio, sono tutti dei vecchi nomi, è vero? E' tutti legati a un bellissimo libro e alla storia di un bambino, poi un po' più ragazzino, che cresce nella foresta e però cresce benissimo perché? Perché tutti lo aiutano ed è la natura della foresta aiutarli e sono gli animali della foresta aiutarli. In modo particolare un lupo, che di solito noi pensiamo che metta in pancia il cappuccetto rosso, poi anche la nonna, invece no, un lupo buonissimo, sapiente, questo qui che c'è qui alla doccia, non so se è proprio così, ma in ogni modo, che gli insegnano tante cose. Per cui uno impara a vivere bene, anche se si trova in una situazione di grande difficoltà, cresce benissimo perché tutta la natura della foresta si piega su di lui e lo aiuta. La seconda parte degli scout è il reparto, è lo scout proprio ed è il gioco, il gioco sta molto al centro della cosa, perché il gioco è una cosa importantissima. Il gioco è una specie di parabola della vita, è un'immagine della vita, ma gli scout giocano in un modo specialissimo. E qual è la cura più grande? Io mi ricordo, ho fatto il caporeparto per parecchi annetti, però io non facevo un tubo, nella mia vita ho sempre fatto fare agli altri. Io vado a fare la firma infine, ma cerco sempre di non lavorare. E' vero, i miei aiuti capo gravissimi preparavano dei giochi bellissimi, ma io tornavo dall'università al sabato sera, perché nella mia città non c'era l'università, quindi dovevo andare via. E tornavo e loro mi aspettavano e mi dicevo, cosa è preparato per domani? E mi ricordo con quanta finezza si cercava questo gioco, che doveva essere molto bello, perché doveva corrispondere al fatto che nella squadriglia c'è il capo squadriglia e il vice capo squadriglia, e poi giù giù giù giù fino a sempre più piccolini. Adesso non so se ancora si fa così, ma quando c'era l'ordine di squadriglia, c'era il capo squadriglia e in fondo il vice capo, e vicino al vice c'era il più piccolino, che era come però avvolto, protetto da tutti gli altri. E mi ricordo che c'erano delle robe, che era anche trasmissione delle nozioni, perché uno che aveva fatto qualche cosa doveva imparare a darlo via. Era quindi tutta una protezione di tutte le persone, a seconda di com'è la loro età, la loro crescita, perché tutti hanno bisogno di essere aiutati. Ne aveva bisogno il ragazzino Maugli nella foresta, ma ne ha bisogno anche lo scautino, che però ha un fratello che è un po' più grande di lui, e lo aiuta. Il capo squadriglia non è mica un caporale nazi, non è che quel bastone che ha lo può dare in testa. È vero, quel bastone che ha gli serve da appoggiarsi, tanto è stanco perché deve aiutare tutti. A partire dal più piccolino bisogna che aiuti tutti. E poi la terza strada, che è quella che io ho fatto un po' di più a lungo, è vero, è la strada. È proprio la strada. I più grandi hanno come segno della loro vita e del loro cammino la strada. Perché la vita è una grande strada, no? È una grande strada che va da qui alla casa del Padre, alla casa del Cielo. È una strada piena di avventure, di incognite. È vero, la strada certe volte è anche faticosa. Sono andato pochi giorni fa a fare un pellegrinaggio negli erimi della Maiella. Capperini, l'Appennino è tutto a punte. È vero, andare in Spagna è molto più facile. È tutta a gobbe la Spagna. Invece l'Appennino su, giù, è una fatica. Poi si sentono gli anni. Poi quest'estate avevo fatto qualche stupidata. È andata bene. Perché? Perché ci si aiuta. Eh, la strada è bellissima perché ci si aiuta. È vero. E poi si trova un posto per riposare. E poi un posto per mangiare. Un posto per pregare. Un posto dove mettere una tenda per dormire. E poi il giorno dopo si riparte. La vita. La vita è fatta così. Allora, cos'è? La cosa importante che in una parola potremmo dire di tutto il mistero e la bellezza dello scautismo. Che l'autoscautismo, come dicono oggi le scritture, è una grande festa, oddio, della povertà. Ma è una bruttissima parola. Non è mica vero. Non è mica vero. Certo, se uno è lasciato là per conto suo, nel suo guaio, è bruttissima. Ma se voi pensate a tutta la vostra vita, io ho 70 anni da pensare, sono molti. Ebbene, che cosa è stata tutta la mia vita? Una meraviglia di gente che mi ha voluto bene. Per cui fin dal principio sono stato continuamente aiutato, preso per mano, portato avanti, capite? E io sono qui oggi per il grande bene che dal principio, fino a questa mattina, tanta gente mi ha voluto. Pensate che a me tutti hanno voluto bene. Non c'è nessuno che non mi abbia voluto bene. È vero? Se c'è stato qualcuno, io non me ne sono accorto. E quindi tutti mi hanno dato un sacco. Perché per conto mio ero un poveretto. E invece chi mi ha insegnato a leggere? Chi mi ha insegnato a volere bene? Chi mi ha insegnato ad avere pazienza? Chi mi ha insegnato a piangere? Chi mi ha insegnato a fare festa? E io sono, alla fine, tutto quello che gli altri hanno fatto per me. Però lo scautismo è il mistero della vita. Mi permetto di dire a voi, che siete molto più bravi, più buoni di me, eccetera, eccetera, che però siete tutti anche voi dei poveretti. Però se voi pensate alla vostra vita questa mattina, vi viene come uno sgarmuglione. Io ieri sono stato portato a dire a messa su una collina qui del primo appennino. In quel posto lì, più di trent'anni fa, ho ricevuto del gran bene, del gran bene. La mia vita è come se fosse rinata sui prati di quella collina, dove c'è una vecchia chiesina dedicata a Sant'Antonio come questa. E ieri, con grandissima commozione, mi hanno portato su questa montagnola, a ringraziare Dio per tutta la mia vita. E li vedevo tutte le persone, sia quelle che sono ancora al mondo, sia quelle che sono già in paradiso. La mia vita è stata essere tutto aiutato, anche la tua però, anche la tua. Vi ricordate com'era domenica scorsa, quei dieci poveretti con la lebra? E il Signore che dice, ma andate dai preti, andate dai preti. E loro un po' delusi, vanno dai preti, ma mentre vanno dai preti si accorgono che sono guariti. E allora uno dice, io non ci vengo mica dai preti, andateci voi dai preti, che non servono a niente. Io vado da quello marino là, che mi ha guarito. Era un accorgersi del bene che aveva ricevuto. Vi siete accorti del bene che avete ricevuto? Questa domenica è per accorgerci di come la povertà della nostra vita è stata continuamente visitata dall'amore di Dio. Perché altrimenti, avete sentito la prima storia del libro dell'Esodo, quei quattro gatti che erano scappati via dall'Egitto, puveretti, e camminavano nel deserto. Tutte le mattine Dio faceva piovere, no? Stefarina dal cielo, ma sempre stefarina, sempre stefarina. Non ci si teme mica tanto su quella farina. E quindi arrivavano sti nemici, gli amaleciti, tutte le volte che venivano via una gran bussata. E allora hanno trovato il modo per vincere anche loro, poverini, anche se erano deboli. Mosè andava sulla montagna, è vero, su una collina, alzava le mani verso Dio, è vero, si stufava di star là con le braccia alzate, e allora gli mettevano una pietra sotto il sedere e poi due amici li tenevano sulle braccia. Qualcuno in questa roba di Mosè sulla collina ha visto che si preparava una roba più grande. Cos'era la roba più grande? Di quel Gesù che su quella piccola montagnina fuori Gerusalemme, che si chiama Calvario, le braccia gliele hanno inchiodate, e così lui sempre tiene le mani levate per noi, per sempre, per sempre. Sia quando funzioniamo che non funzioniamo, ne abbiamo voglia, non ne abbiamo voglia, lui sempre è là con le braccia alzate. Per cui dopo si fa la battaglia della vita, no poveretti? Anche noi con le nostre spadine, domani è lunedì, bisogna tornare a scuola, è vero qualcuno ha un'interrogazione, non ha ancora studiato un tubo, e dovrà fare qualche cosa stasera, perché la giornata oggi la perde qui, è vero come andrà la giornata di domani, è vero io ho tante robe che non ho voglia assolutamente di fare, è vero però vado in pace perché? Perché mentre io vado a fare la mia battaglina della vita, so che c'è uno con le braccia alzate che mi avvolge con la sua tenerezza e con il suo affetto. La preghiera è questa, la preghiera è poter correre su due binari, no? Quindi da una parte te fai la tua vita così come puoi, ma dall'altra c'è una mano misteriosa e potente che ti tiene. Dice ha telefonato il vicario generale, bisogna che lei vada a parlare, ti io o me, una volta ogni due mesi mi chiamano e mi sgridano, vabbè vado a sentire cosa vuole, è vero, però anche mi stufo, buon Dio dammi una mano, è vero, e io vado dal vicario generale per mano a Dio, e quindi il vicario generale pensa di sgridarmi, ma io sono già consolato, avrai le prove della tua vita, ma se c'è già uno che ti tiene per mano, abbi pace, abbi pace. La fede dunque è questo bisogno di fidarsi di qualcuno, capite? Di chi mi fido, di chi mi fido. Allora, capite perché dicevo che la preghiera è una roba da poveri? È una roba da poveri perché è gente che da solo non ce la cava, e allora dice mi dai una mano sì o no? E poi alla sera, quando è finita la giornata ed è andata abbastanza bene, si dice ti ringrazio Signore, e insieme alla mamma di Dio si dice l'anima mia magnifica è il Signore, perché ha guardato alla mia miseria e ha fatto per me grandi cose. La preghiera è una roba da poveri, ed è il segno della nostra povertà amata da Dio. E quando magari i figli diventano grandi, e gli dici, va possibile che tutte le sere vai fuori, torni alle due di notte, non fai mai gli esami all'università, puzzi di fumo come un turco, che poi non si sa perché i turchi puzzano di fumo, non è vero, è una cattiva leggenda, è vero, però lui non gli importa niente delle mie prediche, se ne va, quella notte lì torna alle tre, neanche alle due, e io cosa posso fare per questo mio figlio? E io gli corro dietro, gli corro dietro col mio pensiero, col mio affetto, appunto con la mia preghiera, e qualunque scemenza lui faccia dove va a finire, si perde un po', però il mio cuore è attaccato al suo. La preghiera è questa potenza di un Signore che non abbandona, vero? Quindi la preghiera non è che riguarda solo me e Dio, riguarda adesso tutti, perché Dio io non l'ho mai visto, ma mia mamma lo visca, Dio non l'ho mai vista, ma la mia maestra di seconda, la del Lorenzi Maria, che adesso deve essere delle farfalle che girano, non fu fretta perché era già vecchia allora, è vero? E via via tante persone, i miei fratelli, le mie sorelle che mi sopportano, è vero? Ecco, questo per me è la voce di Dio, loro sono gli angeli di Dio. Ecco allora, lo scautismo, come grande gioco dei poveri, e di quelli che come Timoteo hanno imparato qualche cosa, e devono trasmettere qualche cosa, è alla fine il grande gioco degli angeli. Gli angeli sono le persone che Dio manda a darci una mano. Pensate a quanti angeli visitano ogni giorno la nostra vita, ci prendono per mano, ci consolano, ci sgridano, ci danno pace. Per tutto questo, in questa domenica, ringraziamo il Signore per gli angeli, per i nostri angeli custodi, ringraziamo l'uno per l'altro, preghiamo l'uno per l'altro, per chiedere per il nostro vicino di banco ogni bene, e per ringraziarlo per tutto il bene che da Dio abbiamo ricevuto attraverso il nostro vicino di banco, anzi, vicino di sedere, perché loro sono seduti per terra. È vero, chi ci è vicino è il nostro angelo.