Noi sono limitati, questo è tutto il mio amico, però oggi stiamo oggi a stare rinforzati con noi per la nostra pista, per cui mi hanno chiesto, a cui mi hanno sottolineato il piatto, e qui ci sono una nuova volta di noi, che non sono ancora atti a completare, ma è molto importante che oggi incestiamo il gioco di nuovo annunciatore della parola del Signore, che non sono ancora atti a tutti, ma non sono ancora atti a tutti, ma non sono ancora atti a tutti, ma sono ancora atti a tutti i poveri, i misericordi, i esclusi, e sono intorno a tutti i tuoi amici, una famiglia che è in cui la stubertà di Giaccia, la stubertà di Giaccia, la stubertà di Giaccia. Noi sono intorno a tutti i tuoi amici, sono intorno a tutti i tuoi amici, che non è molto importante, perché la mia stubertà di Giaccia è la mia stubertà di Giaccia, e la mia stubertà di Giaccia, e la mia stubertà di Giaccia, la mia stubertà di Giaccia, che non è un'attività che è molto forte per rispondere all'interno di questa parola, che non è tanto da più. Per esempio, l'attuale che vi ha detto, si parla di questa battaglia, con questo avversario molto particolare, era sembrato bello vedere subito l'inizio quando il testo originale dice venne Amalek a fare guerra. Il fatto che dica che Amalek viene e che Amalek è l'avversario fa vedere che non ci si può illudere sul fatto che l'avversario sta tranquillo, l'avversario nella vita di tutti, in modi diversi può venire. Ed è un avversario sottolo perché in questa scrittura, in questo primo testamento viene descritto questo Amalek come un avversario particolare, è un avversario che attacca il punto più debole dell'accampamento di Israele. In un altro testo del libro del Deuteronomio si dice che attacca là dove ci sono i piccoli, dove ci sono gli indifesi, dove è la parte più fragile dell'accampamento di Israele. E il motivo non è detto, qualcuno sostiene che siccome nell'episodio precedente gli israeliti avevano un po' fatto arrabbiare a Dio, allora per vendicarsi quasi sembra Dio gli ha mandato questo avversario così tremendo, però io penso che invece non c'è un motivo per cui venga, viene e basta, nella vita di tutti si può anche trovare questo avversario che a un certo punto arriva. E però c'è il governo di fare la guerra, questo è detto, Mosè dice a Giosuè di scegliere alcuni uomini di andare e fare la guerra contro questo avversario. E però c'è un segreto, perché Amalek come è a lei più forte, non c'è scampo, Amalek è più forte in Israele, però c'è questo segreto che Mosè sale sul monte e fa un gesto che all'apparenza è un gesto inutile, insignificante, probabilmente anche gli Amalekiti quando l'hanno visto salire su questo monte, alzare, abbassare le mani, se non possono essere ridere, perché è un gesto che non vuole dire niente, un gesto appunto senza forza. Il fatto che Mosè appunto alzi queste mani però è molto importante, è una fatica che fa, perché non riesce a tenerle su da solo e quindi ha bisogno di questi due uomini che sono a suo fianco e che come se fossero una persona sola appunto gliele tengono ferme. Il testo originale dice che le sue mani divennero fedeltà, divennero fede, quando i suoi due amici di fianco l'hanno aiutato a tenerle su. E l'altra cosa che mi sembrava importante è che questa battaglia si dice che dura fino a quando viene il sole e quindi è una battaglia che dura per tutta la vita. Quando il sole si spegne anche per noi vuol dire che passiamo a un'altra vita e però questa battaglia è interrotta. E quindi mi ricongiungo anche al Vangelo dove dice appunto che l'importanza di affidarsi senza smettere mai, senza sosta, come quegli eletti che gritano giorno e notte davanti a Dio per avere giustizia. L'ultima cosa che volevo dire riguarda appunto il Vangelo rispetto a questa vedova, e questa vedova a differenza di Mosè che ha due persone che lo aiutano, questa vedova è sola, lo dice la sua parola, ha perso il suo sforzo e quindi è lei che da sola deve gridare per ottenere giustizia. Allora io prima di diventare diaco mi ho ricevuto un regalo dal descovo perché per un motivo siamo andati a incontrarlo e singolarmente ci siamo visti io e Andrea con lui e parlando così ci siamo scambiati un libro e lui mi ha regalato un libro di memorie di un ebreo polacco che adesso però abita in Italia e si è chiuso sia italiano e lui è nato dopo diciamo dopo tutta la vicenda tragica della Shoah. I suoi genitori erano genitori ebrei appunto comunisti e quindi si sono salvati perché prima dell'invasione nazista si sono trasferiti in Unione Sovietica e poi dopo ritornati in Polonia per la guerra hanno continuato la loro vita fino al 1968 quando c'è stata un'altra grande epurazione diciamo del mondo ebraico da parte del regime comunista di un certo von Ulka che governava all'epoca. Questo ragazzo appunto che si chiama Vlode racconta del suo papà, faceva il giornalista in Polonia in una città che si chiamava Cattodice e gli capita di andare come accreditato a visitare il campo di Auschwitz perché nel frattempo a Brancoforte nel 1963 avevano istituito un processo contro i criminali nazisti diciamo un processo forse più approfondito rispetto a quello che c'era stato iscritto dopo la guerra e niente lui viene accreditato come giornalista ad accompagnare questi visitatori tedeschi che arrivavano, il pubblico ministero, gli avvocati e anche quanti imputati così, che camminando dentro al campo che non era ancora diventato un museo anche se erano già passati quasi vent'anni dalla fine diciamo delle operazioni che si svolgevano in questo campo di sterminio. Camminando in mezzo al campo, in mezzo al fango perché in Polonia quando si scioglie la neve tutto diventa fango, dice che il suo papà comunista eretico perché era trotschista, non era diciamo una persona allineata con il essere dominante però ha visto un libro per terra ed era un situr, il situr è un libro di preghiere ed era un situr delle donne, un libro di preghiere speciale per le donne. Allora il papà che non era più entrato in sinagoga da quando aveva fatto il bar Pizvada, quando aveva 13 anni era tolto questo libro, sport di fanco, l'ha pulito, era aperto sulla pagina per la preghiera dei morti e si è ricordato appunto della sua mamma giovanissima che era rimasta vedova giovanissima e che aveva pregato per scusa la sua vita in sinagoga perché i suoi figli potessero avere una vita migliore della sua. Lui che era rimasto appunto, era entrato dentro in un altro pensiero, ha preso questo libro e si è messo a legge, è andato avanti a fare la preghiera. Quindi l'ho collegato, mi sembrava una gemma che potesse anche illuminare il nostro Vangelo perché se la sua mamma, vedo, era giovanissima e non aveva ricevuto giustizia apparentemente, l'ha finita in una camera gas. Lui, il figlio appunto, Ateo, era andato avanti a fare la sua opera. Quindi c'è anche una trasmissione di questa vecchiera incessante di generazione in generazione. Ecco, con questo adesso anche Giovanni Battista è assoldato in quel sindacato predomenicale dei disperati che si telefonano per dire, ma te cosa dici domattina? Dice appunto, ma l'hai già fatto la pratica 40 volte su questo Vangelo? Sì, ma adesso non capisco più niente perché il Vangelo e tutta la parola di Dio ha questa caratteristica, no? Che è antica ma è sempre nuova. E quindi Giovanni Battista adesso ci ha rilegalato la parola di Dio, però tutta nuova, no? D'altro c'è anche commozione e stupore. Ecco, io chiudo la nostra sosta sulla scrittura dedicandomi un momento a questo piccolo Matteo che appunto ho saputo subito in ospedale che la sua situazione era gravissima e a un certo punto la mamma che passava con lui anche le notti e così, un piccolo posto della emergenza sanitaria, mi ha chiamato e mi ha detto che secondo lei era bene batteggiare questo piccolo perché forse non c'era molto tempo davanti. E quindi eravamo io, lei e i piccolini in una camerina vicino al suo lettino e l'abbiamo batteggiato lì. E però il Signore ha avuto compassione della nostra piccolenza. E quindi dopo il battesimo lui ha cominciato a rifiorire. e oggi è qui perché siccome si fanno i segni essenziali del battesimo d'urgenza, quindi sostanzialmente il nome e l'acqua, oggi è qui a completare i segni battesimali e quindi perché tutta la sedea lo riconosca e lo accolga e lo adotti come figlio. E mi sembra un segno molto bello, no? Per le scritture di oggi che Giovanni Battista ci ha voluto spiegare così bene. Perché Dio è sempre chinato sulla nostra povertà. Gli ebrei, sapete, non vincono mai nella Bibbia, mai. Sempre sono salvati. Qualche volta vado perché nella Bibbia è tradotta in italiano, c'è la parola vittorioso, vittoria, però se poi si va a fare un piccolo controllo sul testo ebraico, si vede che non c'è. Perché loro non vincono mai. Loro si salvano perché Dio combatte per loro e Dio combatte con loro. Altrimenti sono piccoli, sono da niente, e loro li fanno fuori subito. Ed è un simbolo molto bello, no? Per la nostra vita. Perché oggi possiamo in qualche modo rallegarci delle nostre povertà. Tra l'altro qui vicino a Chiaco c'è un mio amico che ha fatto un'esperienza straordinaria, vero? Andrò a finire anche sui libri scientifici perché non si sono mica concentrati di fargli un trappiatto una volta, gli hanno fatto un'altra, e via, e via. E' vero? Quindi proprio è bellissimo perché io sono seduto su un banco della salvezza stavolta. E' vero? Certo. E quindi c'è una riconciliazione con la nostra piccola, con la nostra povertà. Permettetemi di dirvi che c'è una riconciliazione anche con quella nostra piccola, che è il fatto che siamo anche dei poveri peccatori. Ma si dice povero peccatore, no? Perché il peccatore è un povero, no? Perché si è tirato fuori dalla pace, e si è tirato fuori dal bacio di Dio. Bene. Allora, tutti qui insieme, tutti piccoli, il Signore è chinato su di noi. Noi non abbiamo le spade delle traviatrici, alziamo le mani nella preghiera, le madri lo fanno per i loro figli, una generazione lo fa per l'altro, tutti l'uno per l'altro. Perché è stato bello così, che Lui non solo ci ama, ma come dicevo all'inizio della messa, ci insegna a volerci bene. E come fa a insegnarci a volerci bene? Eh, è semplice. L'unico insegnamento vero per imparare a voler bene è essere amati. E si impara ad amare perché si è amato. Come vi dicevo altre volte, quando vado in visita al carcere, ai miei amici carcerati, non vado a trovare 600 mascarzoni, vado a trovare 600 persone che sicuramente sono state molto meno amate di me. E quando uno non è amato, è amato poco, la vita diventa subito più difficile. E uno è portato a pensare che nella vita ho colpito per vincere o sennò sei pregato. Perché non hanno conosciuto l'immensa potenza dell'amore. Voi siete qui perché siete stati amati, se no non sareste qui. Oggi avete la possibilità e l'onore di recuperare tutte le persone che volendovi bene vi hanno fatto forti nell'amore. Oggi potete portare a messa tutte le persone che aspettano da voi il dono dell'amore. E quindi siamo in questa meraviglia perché il segreto della storia, alla fine è quella storia. Il segreto è l'essere amati e amare. È quello che oggi ci consegnano Mosè sul suo monte, che tiene le tracce alzate. Allora Israele dice che siccome però a sua volta è debole lo fa sedere su un sasso, lo tende sulle braccia. Aiutiamoci al ponertelo, perdere, che è la preghiera ed è l'esercitare l'uno per l'altro questa diavonia su prima. Sia questo per gli sposi, sia per i fratelli, per le sorelle, sia per i figli, sia per i giovani e per gli anziani, sia per quelli che hanno la possibilità di regalare qualche cosa, sia per quelli che hanno bisogno di tutto ricevere. Mi approfitto per dare i miei avvisi. Domani abbiamo una riunione importante, tutta dedicata alla povera gente, perché siamo un gruppo di persone che in Italia si sono messe d'accordo perché nella loro vita hanno provato a ferire la corsa. Domani c'è un convegno importante, saremo a fare queste parti tutto il giorno. Dopo, se volete, vi posso dare qualche indicazione, se avete anche voi un po' di tempo per partecipare. In ogni caso, i poveri non c'è neanche bisogno che li andiamo a cercare lontano, vero? Sono sempre accanto a noi. Molte volte sono seduti a tavola con noi, perché le povertà sono morte. Il Signore non ci ha lasciati soli nella nostra povertà e ci ha fatto visitare sempre da qualcuno. E ci ha dato adesso la possibilità di ricambiare il bene che abbiamo ricevuto. Stamattina sono entrato in una classe di catechismo, non fasselo mai, è un errore perché vi fa subito delle domande che non si sa rispondere. Dice, ma dov'è il paradiso? Dio o me? Non lo so. Me la sono trovata dicendo, ogni tanto mi viene voglia di pensare a mio papà e a mia mamma, che sono il paradiso da tempo ormai, e mi viene voglia di stare con loro. E li trovo dove? Nel mio cuore, dentro di noi. Il paradiso non è un luogo geografico, è là dove si incontrano le persone in un incontro che è più forte della morte. Dove loro sono e ci aspettano e noi avremo la possibilità di stare tutti insieme. Una volta la morte mi faceva paura. Adesso non mi fa più paura, perché mi sembra che sia una porta che a un certo punto finalmente si apre e non ci sono più porte chiuse e finalmente si è tutti insieme. Perché in un'altra classe mi dicevano che vogliono passare per la forza santa del giubileo, sapese che hanno aperto delle forze. Noi ne abbiamo una piccissima, geograficamente, perché nella disperazione del carcere hanno aperto una porta dentro al carcere. Non ci vogliono casi di quei permessi per entrare per quella porta. Invece però chi c'è dentro lo può fare sempre. Allora, vediamoci tutti molto uniti in questo grande canto della morte. Pregare senza stancarsi, dice il macerino, senza scoraggiarsi. Desistiamo. Questo signore qui che è seduto qui, è lui, ha una moglie che non si è stancata. Che non si è stancata. E quindi la si è stancata. Io credo che sia stata più lei che il grande professore, che è brava, ha un po' gignosetto. Si dà un po' di arie. Invece sua moglie non si è adatta delle arie, si è adatta delle lacrime e la piena per fuori. Ringraziamo Dio per la potenza della morte. adesso dobbiamo completare i segni di Martello. per fortuna non lo dobbiamo mettermi l'acqua perché la giallo qui si è liberato. Padrini e madrini. caro Matteo, Dio onnipotente Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ti ha liberato dal male, ti ha fatto rinascere dall'acqua e dallo Spirito Santo, unendoti al suo popolo. egli stesso oggi ti consacra con il crisma di salvezza. Perché inserito in Cristo, sacerdote, re e profeta, tu sia sempre membro del suo corpo per la vita eterna. Amén. ecco il mio letto, mio felice servo, conto del Signore, con l'avvio di gioia, io con il sacerdote. Matteo, sei diventato nuova creatura e ti sei rivestito di Cristo. Questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità. Aiutato dalle parole e dall'esempio dei tuoi cari, portala senza macchia per la vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amén. Per Cristo. E questo è il總 profumo, e il לחio, avvémuto mio. Con l'avvio di un campo, bebe inflorzare il Signore. Conceda a Ti il nostro sogno, Frumente il mio luogo e il giardino del cielo. Ricevete la luce di Cristo. A voi, genitori, a voi, padrino e madrina, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che Matteo, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce e perseverando nella fede vada incontro al Signore che viene con tutti i santi nel Regno dei Cieli, per Cristo nostro Signore. La luce di Cristo rispende, sia legata a Dio. La luce di Cristo rispende, sia legata a Dio. E lui capisce proprio un risorto. E ha aggiunto un bellissimo regalo. Poi dopo la messa, insomma, quando vi capiscerà provate a vedere, perché gli è stato regalato il dono del sorriso. E quindi lui, dopo un po' che ti guarda, sorride. Forse perché siamo i figli, non so. Però è una grande consolazione essere baciati dal sorriso di un figlio. Grazie.