Ci sarebbero alcune osservazioni da fare su come la traduzione italiana rende il testo. Ne faremo semplicemente una. Avete sentito molte volte la parola disonesto, ricchezza disonesta, è proprio ingiusta. È una ricchezza di ingiustizia. Ho visto che le note delle Bibbie cercano di cavarsela un po', dicendo che quasi sempre quando uno accumula troppi denari, un gran patrimonio, qualche manino sotto c'è, qualche furfanteria, qualche pirateria. Ma non credo che sia così. Ho provato a dare un'occhiata un po' a tutto il Vangelo secondo Luca e mi pare di capire che non è questo il problema di Dio. Tanto furfanti lo siamo tutti, quindi... È un altro il problema. Quando è che una nostra ricchezza diventa ingiusta? Quando ce la teniamo. Questo è il grande problema. E perché una ricchezza è ingiusta quando ce la teniamo? Per quella domanda che vi comunicavo all'inizio della Messa. Perché Lui è il Padre di tutti. Quindi come te le sei fatte la tua ricchezza, vabbè, amen, ormai ce l'hai. E adesso cosa ne fai? Questo è il punto. Questo è il punto. Perché voi capite che anche questa mattina il buon Dio è lì che si fa la sua domenica, affacciato su una situazione familiare molto molto delicata, molto difficile. Ci sono delle differenze tra i Suoi figli per Lui insopportabili. Proprio perché è il Padre. Perché anche tu, papà e mamma, non sopporteresti. Non reggeresti. E se tu avessi un figlio che tutti gli altri non vogliono, disprezzano, cacciano via, per un po' proveresti anche a capire le ragioni. Poi ti trasferiresti. E andresti con quello lì. E poi cosa mi importa? Poi alla fine chi ha ragione e chi non ha ragione, chi se lo merita e chi non se lo merita, chi ha sempre fatto il pierino, chi invece è un mascazzone, però alla fine è mio figlio. Così è il Padre. E così siamo anche noi. E quindi vedete come qui si sovrappongono due giustizie. Anche il testo di Amos bisognerà che protestiamo con la Presidente dell'aeroporto perché fa volare troppo bassi gli aeroplani e quindi non abbiamo sentito niente dalla prima lettura. Se ci dà un occhiato è interessante. Però anche oggi, 2010, molte volte si può vendere una persona per un paio di salari, eh. Ho visto in una vetrina dei mille euro per un paio di scarpe. Mille euro per un paio di scarpe. È uno stipendio non malvagissimo. Uno stipendio di un mese. Un paio di scarpe. a Bologna. A Bologna. No. Notiziola del giornale. Sono andato a Napoli quindi ho tempo di leggere il giornale. Un grande capo dell'industria, un bravissimo, però prende quattrocento volte lo stipendio di un operaio di questa azienda. Quattrocento volte. Trent'anni fa il grande capo che era al suo posto, che era anche lui uno che ci sapeva fare, prendeva venti volte di più. E lo stesso dato che i tempi erano più vivacenti, non gliela perdonavano, eh. E diciamo come venti volte di più. Quattrocento volte di più. Solo che siamo tutti figli, eh. Siamo tutti figli di Dio. Ed è questo appunto che al padre non piace. Perché vedete, no, il padre dove ha fissato l'appuntamento privilegiato dal suo cuore. Qui. E qui di fatto c'è un pane uguale per tutti. C'è una carezza per tutti. C'è il perdono per tutti. C'è un abbraccio di pace per tutti. E tutto è rigorosamente gratuito. Lo so è che giriamo col cosino lì, delle offerte. Siamo una delle pochissime parrocchie dove l'offerta della domenica è la maggior voce di mantenimento della comunità. insomma, quindi, eh. Purtroppo siamo costretti a fare così. Però il segno della gratuità non può non esserci. perché adesso provate un pochino ad andare un po' in là. anche al di là dei quadri. E sono terribilmente importanti. Ma poi alla fine non sono così importanti come vogliono far credere e come si pensa di loro. ci sono tante cose importantissime. Per esempio molte volte mi sono chiesto come mai il buon Dio mi ha portato fino all'ultimo cancello e poi mi ha riportato indietro. E l'altro ieri ho sognato che uno mi diceva, uno che è qui in questo momento, e mi diceva, ma c'è un altro, non ti rendi conto che non hai dato niente di quello che lui ti ha dato? Perché la nozione di ricchezza bisogna anche portarla un po' in là, capite? Bisogna portarla alla vita che hai avuto, all'esperienza che hai fatto, ai libri che hai letto, all'amore che hai ricevuto, alle cose belle che Dio ha messo nel tuo cuore e nella tua storia, alla fortuna sfacciata che hai avuto dai maestri di scuola, ai capi scout, ai tuoi amici, magari sei anche una bella donna, e cavolo! Ne hai avuto, eh? Per cui vedete, alla fine siamo tutti ricchi, siamo tutti ricchi. Certo, si capisce, tutti siamo anche poveri, tutti abbiamo delle povertà. Però se ci si guarda intorno, e se si mette il nostro sguardo nel cuore del Padre, quante cose ci ha regalato? Di molte non ci siamo accorti, molte forse le abbiamo sciupate, ma quante, quante abbiamo? Allora mi pare che sia questo, insomma. Ecco, oggi è il segno di questo. E siccome si potrebbe dire, va bene, ma poi che cosa sono? Sono robe da poco, sono robe da niente. Dice, va benissimo, facciamo pure che siano cose da niente. Però, di fatto, se non sei fedele in queste cose piccoline, se non sei un buon figlio in queste cose piccoline, come si fa a vivere le grandi? E quali sono le grandi cose? E sono gli grandi spazi nei quali il Signore ci prende per mano, e alla domenica ci fa fare un giretto sul balcone dell'universo, e ci fa affacciare sulla cima della storia. Anche oggi fa così, no? Avete sentito quello che lui scrive, che Paolo scrive a Timoteo? Dice, mi raccomando, eh? Bisogna fare domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, vedete? Capite il respiro, no? Della nostra famiglia, tutta l'umanità. E' lui che ci porta in giro per dire, mi raccomando, eh? Pregate per tutti. Poi pregate soprattutto per quelli che comandano, per i presidenti, per i re, per tutti quelli che stanno in potere. Perché bisogna che ci lasciano in pace. E' un po' ironica la preghiera qui, no? Dice, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa, dedicata a Dio. Eh, perché è facile che siano un po' mascalzoncini. Però vedete, come alla domenica lui ci riconsegna le prospettive della grande storia. Ci consegna le sue più profonde, più intime preoccupazioni e speranze. Vedete, siamo stati chiamati anche oggi in questo momento un po' in dispare. Perché lui vuole comunicare al nostro cuore i suoi grandi interrogativi. Le cose che non gli riescono, per esempio, no? La pace in Medio Oriente. Non gli riesce, beh. Ogni tanto c'è qualcuno che dice, ah, facciamo qualcosa, gli danno anche il Nobel per la pace. Poi viene che si ricomincia. Tanti problemi di Dio non sono risolti. E allora, ecco che lui ci chiama a sé, come si fa con i figli con i quali ha un rapporto più maturo, più profondo, più dolce. Dove in qualche modo anche la sua paternità può un po' più riposare. Bellissimo, no? Mi raccomando, mi raccomando. E' bellissimo che lui si raccomandi alla nostra preghiera. E' bellissima la preghiera. Perché la preghiera è l'intimità di Dio ed è la comunicazione a noi del suo cuore, dei suoi pensieri, dei suoi desideri. Ed è la nostra massima responsabilità proprio il condividere i desideri di Dio. Il condividere la sua volontà, l'assumere il carico della storia. L'essere preoccupati del bambino più piccolo che sta morendo questa mattina all'ospedale, come dello sciagurato che sta sperperando il suo patrimonio familiare in sciocchezza. E lui è preoccupato. Moltitudini che oggi fanno fatica a mangiare accanto a noi. Ecco, il padre. E allora ecco, vedete, la domenica ha questo grande segno, questa grande funzione. Questo avviene anche in famiglia, no? Qualche volta, per qualche cosa di troppo grande, diciamo a uno dei nostri figli o delle nostre figlie più vicini, ti devo confidare una cosa. E si portano avanti i pensieri in grande. Però, perché ci sia questo, capite? No? C'è tutta una grammatica, c'è tutta una minuziosa liturgia della vita ordinaria. E c'è tutta un'assicurazione che è da dare al nostro padre sul fatto che sì, davvero, insomma. Che non mi tengo in tasca da muffire un pezzo di pà. No, no. E non trasformo una cosa che ho imparato così per una mia consumazione masturbatoria interna che resta tutta lì. Perché? Perché la carità di Dio ci spinge. La preghiera della Messa oggi dice che Dio ha posto l'amore a fondamento di tutta la legge. E se vogliamo vivere la vita di Dio fra di noi, bisogna che ci vogliamo bene. Ci vogliamo bene? Ecco, era la domanda dell'inizio della Messa questa mattina. È una domanda seria, non è una domanda banale. Non è una specie di fuga romantica. No, non è così. È assolutamente necessario. È necessario ed è talmente importante che nel mondo è anche bellissimo che ci siano le diversità. Ed è bellissimo anche che le diversità possano diventare competizione, possano diventare dialettica, anche molto difficili. Ma sempre ci deve essere qualche cosa di più grande da celebrare insieme. E questo più grande da celebrare insieme è proprio l'amore di Dio. Allora in questo mondo che, come dice il profeta questa mattina, è vero, vende un povero per un paio di sandali. Capite? No? La nostra responsabilità è molto grande. Edio dice, ma cosa vuoi? Organizzare un partito? No, no, no, assolutamente. Voglio che ricominciamo dalla tessitura della nostra vita. È questo che lui ci chiede. È questo che lui ci chiede. È vero? E allora cosa vedete? Vedete? Tanto ci porta qui questa mattina. E si spezza il pane insieme. Eh? E non c'è nessuno che deve rimanere senza. Eh? E io posso fare la comunione. Stamattina la puoi fare. Ma però c'è quella regola ecclesiastica. Stamattina mi subo io la responsabilità. Fai la comunione. Perché questa mattina abbiamo bisogno di celebrare che questo pane è stato spezzato per tutti. Abbiamo qualche difficoltà nei confronti di qualche disciplina perché ci sembra che se uno funziona un po' meno, bisognerebbe che ricevesse di più. Perché altrimenti sarebbe come se uno ha preso il cancro, allora non lo curo perché ha preso il cancro. Ma invece bisogna curarlo di più. E quindi questo pane deve essere spezzato per tutti. Però questo pane spezzato, la vedete, no? Sulla mensa dell'altare, sulla mensa che è l'altare. Non può non trasferirsi alle mese di casa nostra. Non può non essere anche quel pane spezzato del nostro pensiero, del nostro cuore, del nostro affetto. Questa famiglia più grande che è così importante. E questa famiglia piccola che è la tesitura normale delle nostre affettività, quasi delle nostre consigualità, vero? Però bisogna stare attenti. Non può diventare mafia. Non deve essere una banda di privilegi, no? Deve essere il gusto di crescere insieme per fare più ospitale la nostra tenda, è vero? E quindi l'essere in più di uno perché da soli forse non ci se la farebbe. Avere già il grande privilegio di affetti, di persone che ci perdonano, che ci nutrono, che ci accorgono, deve essere un principio di apertura. La cultura leghista è una cultura anticristiana. Sicuramente ci sono un sacco di leghisti al paradiso, ma non parlo di quelli della politica. Parlo di una cultura, no? Noi e gli altri. Questo cosa c'è? Come cosa c'è? Come cosa c'è? Sono i nostri fratelli. Certo. Certi tempi sono stati fortunatamente superati, no? Sapete che un grande frate domenicano, è vero, per dimostrare che bisognava trattare meglio gli indios dell'America, è vero, ha proprio voluto spingere sul fatto che anche loro hanno l'anima. Poi, disgraziatamente, nel suo ragionamento, ha fatto un pensiero di lui, ma chissà se quelli con la pelle nera ce l'hanno. Cominciò la grande deportazione di africani in America. Bisogna stare attenti, insomma. Molto attenti. La creatura umana è sacra in ogni condizione. Perché, come sapete, e come sappiamo gioiosamente, il verbo si è fatto carne. Il verbo non si è fatto né Merelin Morro né John Penn, ti cito personaggi del passato apposta. Ma si è fatto carne, si è fatto il povero Giovanni, si è fatto te, e si è fatto tanta gente molto, molto più povera di noi, molto più ferita, molto più malata, molto più spenta. Lui si è fatto così, quello lì si è fatto. E quando tu passi davanti alla creatura più ferita o più sbagliata, tu davanti a te hai un'icona del Signore, hai un'immagine del Signore, ricordalo bene questo. Perché lui ha il salito. Ed è da lì, da quell'esistenza ferita e spenta, che ti osserva e silenziosamente grida di avere compassione di lui. E questa è la bellezza della nostra fede cristiana. Allora, quest'oggi non è mica che dobbiamo rattristarci, eh? Dobbiamo rallegrarci e commuoverci. Inutile stare lì a dir troppo che fino a un quarto d'ora fa siamo stati delle gran caroglie. Buona, vero, basta. Adesso gioiamo però, gioiamo per la bellezza del nostro volerci bene. Sono io il primo adesso a dare risposta alla domanda che ho posto all'inizio della Messa. Ma ci vogliamo bene? E rispondo, ci vogliamo bene. Ci vogliamo bene. E siamo fortunatissimi. Siamo, secondo me, la parrocchia più fortunata del mondo. Questo ci carica di responsabilità. Eh? Questo ci carica però non solo di responsabilità ma anche di desideri, di speranza, di possibilità inaudite. Tutte le persone che sono qui in questo momento nella chiesa della doccia sono dei tesori meravigliosi. Apriamo lo scrigno dei nostri tesori. La vita va spesa. Non siamo delle sardine in scatola con sopra la data di scadenza. Non dobbiamo automantenerci. La vita è meravigliosa perché può essere data. Al contrario della regola di Caino che ha disegnato una umanità infelice e drammatica che vive togliendo la vita, noi siamo un'umanità nuova, beata, senza nessun nostro merito, chiamata ad essere un'umanità che non toglie la vita ma la do. Piacere delle mamme, dei papà, degli anziani, dei giovani, piacere di tutti. Quel poco che siamo e quel poco che abbiamo lo possiamo dare. Capite? E' questa la meravigliosa liberalità della vita che il buon Dio ci ha donato. Ed è per questo, capite? Una delle ragioni è questa. Perché lui, poveretto, si è fatto quel bambino lì nella Grecia a Betlemme e poi un pufretto e poi un giovane rabbino di Galilea che non stava mai zitto e diceva delle robe che non stanno nel cielo e nel terra. E alla fine se lo sono palleggiati tra giudei e romani per stabilire che gli faceva la pelle. Perché ha preso questo? Perché ha voluto far vedere che anche l'esistenza più sconfitta è un meraviglioso tesoro. È un meraviglioso tesoro. Allora oggi è questa la careccia di Dio. Com'è bella la tua vita. Com'è stato buono il Signore con te. Quanto bene ti ha fatto. Bene. E questo è il segno che dobbiamo portarci fuori da qui per riaprire una mensa e per riaprire un grande banchetto di pace. Se lo faremo tutti, Bologna cambia per forza. Sarà stupitissimo a Bologna. Ma cosa succede là vicino al gaccio che mettono su delle tavole di affetto, delle tavole di sorriso, delle danze di pace? Che cosa succede là in fondo? Succede che il Signore ci ha visitato questa mattina per ricordarci quanto Lui è stato buono con noi. Grazie. Grazie.