Devo fare una piccola precisazione, diciamo letteraria, semplicemente per dire che la memoria evangelica che abbiamo ascoltato in realtà non è una parabola, potrebbe sembrarlo. Non lo è anche perché l'evangelista Luca con molta attenzione se racconta una parabola lo dice, disse una parabola, oppure il Signore esordisce dicendo il regno dei cieli è simile a. Questa è una storia che il Signore racconta, tra l'altro in mezzo a questo sedicesimo capitolo del Vangelo di Luca, che è proprio un raccontare da parte del Signore tante cose. In mezzo a questo racconto, di questa storia, bisogna prenderla così. Non bisogna pensare che oggi per esempio lui ci abbia voluto dire come staremo male all'inferno per tutti i guai che abbiamo combinato. Non è questo, insomma. Se mai in certo senso è il rovescio, cioè la sua determinazione a che ci rendiamo conto che siamo in un inferno. Questo è il vero problema. E forse non solamente questo. È che siamo in un inferno nel quale però noi siamo in genere quasi sempre dalla parte fortunata e quindi siamo anche totalmente incoscienti. Anche il testo di Amos sottolinea l'incoscienza. Di cui tutti tranquilli canterellano, quando fanno musica pensano di imitare Davide, bevono il vino in larghe coppe, che anche a me piace, guai, guai, disastro. Quindi non solamente il problema è gravissimo, ma anche noi siamo incoscienti. Quelli che studiano e scrivono i libri dicono che il male più grave del nostro tempo è il cancro dell'indifferenza. Per cui succede quel che succede, ci importa niente. Fuori dall'angolo della nostra visuale e della nostra vita, è vero. Fra l'altro questo mi pare che tutti sappiamo purtroppo quanto colpisce addirittura le relazioni più preziosi. La relazione affettiva tra l'uomo e la donna patisce nel nostro tempo una fragilità enorme perché è difficile oggi quell'innamoramento che ai miei tempi usava di più, è vero per il quale l'altra persona è tutto per te, è la tua vita. Faceva schifo il pesce ma perché ti sei innamorato di lei che ama moltissimo, è vero. Anche te te le fai piacere questi pesci, è vero perché? È perché vivi di lei e lei vive di lui. Oggi tutto questo è diventato molto fragile. E quindi persino nelle situazioni più preziose rischia sempre di prevalere quella individualità che poi a sua volta è il principio di tanti altri guai, insomma. Ma viviamo in un mondo così. Il Signore oggi tira una campanella d'allarme e quindi racconta anche questa storia di questo povero che si chiama Lazaro. Tra l'altro in questi ultimi giorni ho scoperto una cosa molto interessante che la frazione, non si può dire la cittadina che ha le nostre porte a est e che si chiama San Lazaro di Savena, loro sostengono che è San Lazaro il povero. Non è neanche l'altro Lazaro del Vangelo, è proprio il poverone di questo racconto. Insomma, trovo simpatico questo. Non mi sembrano così a vederli quelli di San Lazaro, però nessuno può poi dire che conosce. E qual è il problema? Il problema è questo essere paradisiaco, in modo sbagliato la situazione degli uni e infernale la situazione degli altri. Allora lui cosa fa? Fa questo racconto dove a un certo punto la fine della vita terrena capovolge il gioco e quindi del povero Lazaro si dice, mentre la traduzione italiana dice che è accanto ad Abramo, il test originale dice che è nel seno di Abramo, un grembo di Adà, quindi con una intimità straordinaria e l'altro è sotto che si scotta. Ecco, come vi dicevo non prendetela come descrizione dell'inferno, perché anche in questi giorni che ho dovuto parlare in piazza sono andato a dire in piazza che l'inferno non c'è. L'inferno è semplicemente il posto dove non bisogna andare. Guai a te. È vero. Ecco, guai a te. Come nostra madre ci diceva quando diceva che in quella balera lì era meglio che non ci andassero, perché era un inferno. È da pensare così. Perché alla fine certamente la misericordia di Dio prevarrà. E quindi questo racconto in realtà ci dice anche quello che lui non è. Perché lui invece, e noi lo conosciamo nella persona di Gesù, è un Dio tutto speso. Tutto speso. È vero, la teologia cattolica per un sacco di tempo ha dovuto dire che la croce di Cristo è il pagamento di un debito che avevamo contratto noi col paradiso e che quindi era un debitone tale che non ci andavamo per pagare sto debito. Lui è venuto, è vero, ci ha sopportato per trent'anni e poi è crepato sulla croce, così la porta si è riaperta. Ma non è questo. Non è questo. Il Cristo è venuto a regalarci e ad annunciarci quanto Dio ci vuol bene. Che Dio è amore. E che dunque non si può parlare di Dio senza parlare della misericordia di Dio e che tu non puoi staccare Dio dall'amore. È vero? È per quello che ogni tanto qui alla Dossa, alla fine della Messa, ci salutiamo e io come saluto do una rivederci in paradiso. Qualunque cosa succeda, è vero, la prossima settimana arrivederci in paradiso. Paradiso dove non andiamo perché ce lo meritiamo, ma dove andiamo perché lui ci vuole bene. Su questo si stanno facendo dei passi importanti. Quindi io preferisco rischiare l'eresia anche per mettervi più attenti a quello che l'eretico argentino che è andato a Roma a fare il Papa, è vero, sta facendo perché lui su questo marcia forte. Capite? E quindi dice ai preti, guai a te se uno viene a confessarsi da te e va via senza la soluzione. No? L'abbiamo, mi pare già accennato. E quindi certamente c'è questo avanzare. Perché poi alla fine anche il peccatore è un poveretto. E se il peccatore è lasciato solo con la sua situazione sbagliata e anche ferita, cosa fa? È fregato. Allora non c'è niente da fare. Tu devi essere fuori. No? E quindi per dire, adesso ha fatto rivedere anche la dottrina del matrimonio. Perché? Perché se no, due hanno combinato la loro vicenda. E poi questa vicenda si è anche disfatta e quelli lì per l'eternità sono fregati. E invece no. Bisogna trovare per tutti una strada. È vero? Io non so se lei ha dei figli, signora, però i suoi figli sicuramente funzionano tutti. Ma se uno di loro per caso non funzionasse, lei sa che gli altri che funzionano buono e fanno le loro gambe. Ma il cuore della mamma, il pensiero della mamma, il patire della mamma è sempre attaccato a quello lì, vero? Ecco, il cuore di Dio va pensato così. Solo che lui, mentre magari la mamma non riesce proprio granché a tirare la cosa a posto, io adesso ho conosciuto un gruppettino di mamma. Che hanno una specie di intesa. Per cui abitano a Bologna e oi nei dirittorni. E alla sera vanno a cercare i loro figli. E loro sanno che non li troveranno. Ma vanno a cercarli. Perché è dentro al respiro della loro vita. Dio è così. Forse è anche più svelto, più furbo, non lo so, più buono ancora di questa mamma e quindi lui ce la caverà. Certo è che la piccola parabola, sempre di Luca, della pecora smarrita, dove il pazzo pastore ne abbandona a 99 per andare a cercarne una, proprio suonato. E d'altra parte noi siamo qui perché siamo stati a uno e a uno cercati, trovati e portati. Te non ci sei qui con la tua virtù o perché la nonna faceva la novena della Madonna. Buona, tutto serve, è vero? Ma lì tu sai che ognuno di noi è il travaglio di Dio. E lui ci ha cercato. Appunto la piccola parabola dice di questa ricerca. Perché gli ebrei a me si erano un po' messi in testa che bisognava stare attenti a non nascondersi troppo da Dio. Perché? Perché siccome lui ti cerca, se poi non ti trova, succede come qualche volta, lo raccontano proprio gli ebrei, questo, nella loro legge, è come quando i nostri ragazzini giocano a nascondersi e uno è bravissimo e si è nascosto in un posto che è impossibile trovarlo. Allora dopo un po', non solo quello che è spia, è vero, va a cercarlo, ma anche tutti gli altri ormai interrompono un po' il gioco per cercarlo, ma non lo trovano. A un certo punto un po' anche si distraggono, si stufano e non lo cercano più. Capone lui è nascosto e non è più cercato. Non nascondersi troppo. In maniera che Dio non si stanchi e continui a venirti a trovare. Perché la parabola dice che lo cerca finché non lo trova. Finché non lo trova, capite? Pensate a questa enorme ricerca di Dio. Non dovete spaventarvi troppo quando vedete delle situazioni troppo ferite. C'è dolore, ma sappiamo che sono nella ricerca di Dio. Sappiamo che Dio li cerca. Sappiamo che Dio non li abbandonerà mai. Ora voi sapete che tutto questo però è la condizione di tutta l'umanità. Non è di quel gruppo di pierini che dicono di essere cristiani e magari anche cattolici. Dio è il padre di tutta l'umanità. E tutta la storia in realtà è la storia della salvezza di tutta l'umanità. Perché è la storia della ricerca che Dio fa di tutta l'umanità. Di ogni persona però, non di una generica ricerca. Di ogni persona. Perché tu gli sei caro. Tu gli sei prezioso. La nostra fede è tutta lì. È tutta raccolta intorno all'amore di Dio e a questo suo figlio Gesù che è stato mandato a regalarci la vita perché noi possiamo risorgere. La storia di Dio è una storia di amore. Non è una storia di precetti. Non è una storia tribunale. Non è una roba che guadagno l'indulgenza. Non è una cosa che faccio i fioretti. No. Anche quando probabilmente lo stesso sacramento della confessione. Tanto ci siete due e mezzo che vi confessate e quindi posso parlare con un po' di disinvoltura. Non è che io vengo lì, ti do la lista dei guai che ho combinato e tu allora li vieni incontro e tramite una penitenza che mi fai fare mi puoi dare. L'attuale celebrazione del sacramento della riconciliazione afferma troppo poco questa festa della misericordia di Dio per la quale io, peccatore, vado da lui presidio, porco caro. Non glielo dico così. Guarda che cosa ho combinato, guarda che ancora una volta mi sono fatto pregare e lui mi abbraccia. Lui mi abbraccia. Per me da vecchio la confessione è diventata importante. Prima facevo una fatica a voi a confessarmi. Adesso è, appunto ve l'ho già detto, che sfrutto il fatto che due fratelli della mia comunità sono tutti e due preti e io vado a confessarmi da uno, poi dall'altro non gli dico che sono stato dall'altro già. Così posso andarci con più corpo, con più frequentazione senza far troppo parere. Perché? Perché sono un vecchio e ho bisogno dell'abbraccio della misericordia di Dio. Un vecchio lo lasciato da solo rischia sempre di fare i conti della sua vita. Tra l'altro, oh, avrò combinato poco, ma di cose buone non me le ricordo mai. Di quelle cattive mi ricordo il luogo, la data, il profumo, l'odore, tutto mi ricordo. E quindi c'è il rischio, poi che uno si disperi, no? E allora io vado a cercare questo abbraccio. Allora, tutto il senso di questo racconto un po' strano. È proprio questo. Bisogna superare l'abisso. Pensate che quando quel caroglietto di Abramo risponde al povero Ricola, dice, figlio ricordati che nella vita tu hai ricevuto i tuoi beni, lasano i suoi mani. Ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi, è stato fissato un grande abbraccio. E quindi né voi potete venire qui, né noi... Pensate che questa parola, che in italiano hanno tradotto con abisso, esiste solo qui. È per dire che c'è un buco, ma un buco, ma un buco che è incolmabile. Invece voi sapete che Dio ha varcato l'abisso. Voi sapete che Dio si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Voi sapete che Dio è diventato uno di noi. Voi sapete che di fatto hanno ragione i miei amici ebrei, quando un po' per protestare, un po' per prendermi in giro, dicono che noi non siamo più una religione, perché la religione è la copertura di una distanza, perché Dio è l'altissimo e io sono un poveretto. Voi dite che si è fatto come uno di voi? E forse hanno ragione. Noi non abbiamo più propriamente una religione. abbiamo una fede, si dice così, che vuol dire una vita nuova in cui ci si può fidare di Lui, perché è venuto in mezzo a noi. E quindi è una storia nuova, capite? Essere cristiani, più che una religione, è una storia nuova. Che fra l'altro è bellissimo, perché? Perché mi capita moltissime volte di verificare che questo è piuttosto vero, anche per uno che mi dice che non ha la fede. E dice, io purtroppo la fede non ce l'ho. Però quando si ragiona, io vedo che anche lui vive di fede, vive di fede, vive fidandosi, vive con la sicurezza che da soli non si può, vive certe volte con la convinzione di essere talmente poveretto che anche un bambino lo può prendere per mano e aiutare. vive nella consapevolezza che bisogna continuamente ringraziare, perché secondo il Vangelo sono beati i poveri in spirito. I poveri in spirito, non bisogna spiegargli male, che è uno che può girare con la Ferrari, però essere anche umile e buono con i poveri. No, non è quelli i poveri in spirito. Il povero in spirito è uno che è talmente convinto della sua povertà che sempre capisce che deve andare a chiedere l'emosina. me lo fai questo piacere, me lo fai questo piacere, e quindi deve sempre a tutti e a tutto, partendo dal buon Dio, ringraziare, perché tutto quello che lui ha è tutto ricevuto, è tutto quello di cui lui vive, non è qualche cosa che lui ha potuto comprare e meritare, è regalo. È regalo, no? La donna che Dio ti ha dato. Regalo suo, regalo suo. Pericoloso dirà, amolo, conquistata, vai piano, vai piano. Viviamo nella consapevolezza di questa bontà di Dio. Viviamo nell'audato simi, Signore, di San Francesco. Ti ringrazio perché viene su il sole, e perché c'è l'erba nei campi, e perché fioriscono anche i fiori. Ringraziamo per tutto. Questi sono i poveri in spirito. E questo mi pare che sia la grande provocazione, capite, in cui viviamo oggi. Quando Paolo qui scrive a suo figlio Timotio, di dire tu, custodisci la fede, eh, ti raccomando, custodiscila. Quando hai fatto il battesimo, hai detto delle robe bellissime davanti a tutti i fratelli della tua comunità. Senti attaccato a Lì, certo. Siamo attaccati al dono di Dio. Questo dono di Dio certamente ci mette dalla parte dei poveri. Innanzitutto per quel che dicevo adesso. Noi non siamo dei capitalisti della nostra vita, perché questa vita non l'abbiamo colperata. Ci è stata regalata. E questa vita non la vendiamo, perché non possiamo farne a meno. Per questa vita non possiamo far altro che ringraziare il Signore. Di questa vita, se mai, avremo il dovere di essere un po' fecondi per comunicarla, per trasmetterla. È vero? Tant'è che ognuno di noi, quando pensa, ma sì, un briciolo di fede ce l'ho, gli viene in mente sempre una nonna, un capo scout, delle robe assurde. Perché? Perché sono stati il suo rubinetto, beh. Sono stati il suo rubinetto. Ecco, quindi è sempre Dio che regala. Però noi ricordiamo volentieri anche il rubinetto, no? È passato attraverso di lì, attraverso quella vicenda, attraverso quella persona. E allora non si compra e non si vende la fede. Siamo attenti a non smarrirla. Siamo attenti a non farci prendere da queste grandi idolatrie del mondo che poi ci fregono un po'. È vero? Per non perdere questo, sempre un po' quello sinosetto di Abramo. Dà però una linea all'ultimo fondo, perché questo epulone che è là che si scotta, è vero, gli dice, ma allora manda l'asero a casa mia, perché c'ho cinque fratelli che quelli lì sono fregati, eh. Va a dirgli assolutamente che bisogna che cambino registro. E lui gli dice lì, no, no, hanno Mosè e i profeti. Lui insiste dicendo, ma, però se uno va là e risorto dai morti, pigliano un tasquadio, che forse si convertono. E lui dice, ma guarda, c'è la parola di Dio. Se non si convertono per quella parola di Dio, anche se risorge il bisnonno, non si convertono. E quindi è un grande indirizzo verso il Vangelo. È un grande indirizzo verso il Vangelo. È vero? Sabato, sabato prossimo, facciamo una piccola gita in campagna, in un posto dove dopo c'è una festa, così dopo ci attacchiamo alla festa. Ufficialmente questa gita in campagna è perché una settimana dopo incomincia il catechismo, e quindi voglio vedermi in qualche momento con i nostri catechisti. Però mi hanno detto, invitiamo però tutti quelli che ne hanno voglia. Quindi siete tutti invitati per quelli che ne avete voglia. E che cosa facciamo? E proviamo a metterci intorno al Vangelo. Tutte le mattine, il regalo meraviglioso che Dio mi fa da un sacco di anni, è che mi porta intorno al suo Vangelo. E mi parla. Sapete che la prima roba che i monaci dicono nella loro preghiera quando è ancora buio, e dicono quel versetto del Salmo, Signore apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode. Fino allora dovrebbero stare zitti. È vero? Perché vogliamo ascoltare e dire la parola di Dio. Poi siamo anche noi dei mascalzoni, quindi ti saluto. Però non bisogna perdere la speranza di questo contatto. con molta umiltà, con molta semplicità. È vero? Il Vangelo lo si capisce dentro alla storia, non perché si studia dei libri. Io, per dire, non so l'ebraico, praticamente non lo so, però siccome i salvi li seguo in ebraico, l'ebraico ha memoria, lo so, il salterio lo so più in ebraico che in italiano ha memoria, perché a forza di portarlo dentro, ecco, facciamo che il Vangelo sia sempre di più la parola dentro di noi. Ci pensa il Vangelo a portare la nostra povertà accanto ai poveri. Ci pensa lui. Quindi noi convertiamoci al Vangelo. Ecco, mi pare che questo sia l'indirizzo forte. Cioè, perdete la testa, eh, se pensate di risolvere il problema fondando la San Vincenzo in parocchia. perdete la testa. È vero. Intanto perché vi si fa una fila di due chilometri e poi perché noi stessi non ce la facciamo. Facciamoci condurre dai poveri. E può darsi che quella persona lì che non è niente povera e che in questo momento ha in mente forse è il povero verso il quale Dio ti indirizza. Perché è triste o perché l'hai trovato male o perché ha paura della sua malattia. Chi sono i poveri? Forse lo siamo tutti, capite? Ed è bellissimo che essendo amati da Dio possiamo amarci fra di noi e continuamente fra di noi ricevere e dare l'amore di Dio. Ricevere e dare l'amore di Dio. Con tutti. Con tutti. Se ci mettiamo in questa strada non c'è più quel terribile buco tra quelli che sono fortunati e quelli che sono messi male. Ma perché? Sei riuscito a tirar su tutti i poveretti? No. È perché sono riuscito a fare un gradino verso di loro. Perché tanto povero sono anche io, beh. e quindi gli basta avere paura di una malattia che sono già l'ultimo della terra. È vero? Allora siamo tutti dei poveretti. Non tiriamo su dei muri di inutile capitalismo. Veniamoci incontro. Veniamoci incontro. Ma dice ma non ho neanche una palanca da darti. Dammi un sorriso. Dammi un sorriso. Bene. Allora non si parla di inferno e non è l'argomento. Siamo in una specie di inferno e questo è il problema. Cerchiamo di venire fuori tutti insieme dall'inferno come? Volendoci bene. Una volta questo volerci bene sarà anche un piatto di minestra altre volte sarà un sorriso un'altra volta sarà che dirò per te l'Ave Maria e in quel momento ti regalerò un patrimonio così come possiamo.