Certamente ho bisogno della vostra preghiera, questa faccenda di Giuseppe mi ha fortemente turbato, io ho poca fede quindi voglio che le cose vadano coi tempi giusti e quindi nel viaggio prima bisogna che se ne vadano i padri e poi i figli. Quindi so che Dio ha fatto la rovescia, ha mandato il figlio a crepare qui però è totalmente al di là delle mie possibilità. Pochi giorni fa ero stato a dir messa in una vecchissima chiesina su un prato qui dell'Appennino dove ho conosciuto Giuseppe quando aveva 15 anni. Aveva già perso il suo papà poi da allora si è stabilito un vincolo forte. Lui veramente si era scappato via i mesi scorsi andando a fare il parroco però... Insomma quindi pregate perché io ho poca fede nel modo lui sta bene, stamattina abbiamo detto le lodi insieme lì in clinica. Bene. Vabbè, ma appunto per esempio un malato oppure le persone citate dal testo del Siracide, no? L'oppresso, l'orfano, la vedova, sono della povera gente. Con un'operazione mirabile, furbissima, la Chiesa oggi ci ha fatto ascoltare questo testo per prepararci poi ad ascoltare il brano del Vangelo dove ci si incontra con quel mascalzone del pubblicano. È interessante perché ha voluto metterli in relazione, ma nella nostra abitudine ci stanno poche in relazione. Perché questi qui come possiamo e finché possiamo li aiutiamo, li nutriamo, li curiamo, non li colpevolizziamo insomma, no? Ecco, visto che Giuseppe nessuno l'ha scridato insomma in questi giorni. Invece molti si sono preoccupati di fare qualche cosa per lui, come si fa a scridare uno perché è malato. Invece un peccatore lo scridiamo. Però bisogna vedere fino a che punto facciamo bene. Io personalmente, a motivo anche della sclerosi galoppante che mi invade, sono sempre più persuaso dell'innocenza del peccatore. Cioè faccio molta fatica insomma a vedere la colpa del peccatore. Secondo me quando uno è cattivo, in quel momento è dominato dalla cattiveria. O è malato di cattiveria. O è prigioniero della cattiveria. E credo che quasi tutti i peccati bisogna considerarli così insomma. Quindi se qualcuno vuol confessarsi sa che trova uno che... C'è niente da dire. Perché? Perché semmai è proprio la malattia più grave, è proprio il problema più grosso. No? Ecco. Da tante malattie oggi si riesce a venire fuori dal peccato e non ci si viene mica fuori. No? Noi siamo un'assemblea di tutti i peccatori. Se c'è qualcuno che non lo è, ci farebbe piacere sentirlo, cogliere la sua esperienza sublime, ma ci siamo tutti dentro. E invece c'è un grande accanimento. C'è un grande accanimento. Il vecchio Papa Giovanni aveva ricordato una frase degli antichi padri della Chiesa, dove bisognava fare una bella distinzione, no? Che cosa? Tra il peccatore e il peccato. E il peccato bisogna trattarlo male, averne fastidio, sputtarli nei denti. Ma il peccatore, ma il peccatore bisogna voler bene. Bisogna amare il peccatore. E l'amare il peccatore è il modo più forte per odiare il peccato. Ma se non si vuol bene al peccatore, eh? Di più, se non si può usare quella bellissima parola italiana, che è la parola compassione, che vuol dire capacità di patire insieme. Che è uguale alla parola simpatia. La prima è latina, questa è greca, per dire appunto di partecipare alla vicenda e al dramma dell'altro. Si può mica far niente. Noi siamo tutti un po' farisei, insomma. Tutti un po' sgridoni, no? Mamme allarmatissime. Devi far bene, non fare il male. No. Mamme stufanti. Buonissime, poverine. Ma stufanti. Perché il problema del bene e del male ci attanaglia. Poi noi qui abbiamo dei doveri istituzionali perché siamo attaccati alla galera. La galera è il posto più anticristiano del mondo. Non dico questo, eh? Generale, insomma. È proprio sbagliata la galera. Non si è trovata un'altra soluzione fino ad oggi. Non si sa cosa per fare. Quindi è meglio essere onesti. È meglio pensare che le mille e più persone che ci sono a cento metri da qua in galera sono lì dentro perché noi vogliamo un po' difenderci da loro e liberarci di loro. E quindi li chiudiamo dentro. Punto e basta. Su mille detenuti della galera della dozza ci sono quattro educatori che sarebbero quelli incaricati di portare un respiro umano a tutta questa faccenda. Quattro su mille. Niente. Diciamosi la verità. Sono chiusi là perché noi ci liberiamo un po' di loro. Sarebbe preoccupante che fossero tutti fuori. Non so cosa dire. Certamente tutti siamo convinti che i veri colpevoli sono tutti fuori, no? Ogni anno nel mondo, lo sapete, muoiono 500.000 persone per i peccati finanziari. Ma tutti i peccatori finanziari sono cavalieri, sono... Non c'è problema, insomma. Le leggi sono fatte per i ricchi, si sa, per i potenti. Vabbè, insomma, ogni modo, perché è tutta stati ritera? È per dire che oggi questa parabola straordinaria che mi ha dato un sacco di tribolazione per tutta la settimana. Poi giovedì il gruppo dei nonni è stato un affare lì dove la cosa mi è scappata completamente di mano. Ho tentato di dirgli a chiapiarla, ma insomma, sono un po' distrutto. Di per sé la parabola è semplice, insomma, no? A parte che la traduzione italiana tradisce, siccome quando tradisce troppo, mincavolo, c'è una cosa molto ingiusta nei confronti dei parisei. Quindi bisogna dirla. Perché dice... Gesù disse questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti. Non è vero, non dice così. Dice che questi qui confidano in sé stessi perché sono giusti. È diverso. Non hanno l'intima convinzione e invece pensano una boiata. No, no. È che quelli lì si fidano di sé perché sono giusti. A suo modo il fariseo è uno giusto. È un povero disgraziato che passa tutta la vita per cercare di stare in comandamenti di Dio. Siccome quei 630 sono ancora per lui troppo vaghi, ce ne ha aggiunti altri mille per precisare bene come fare. Quindi bisogna santificare il sabato, fare riposo. Vuol dire che non si possono fare più di 30 passi per andare in sinagoga. 300 metri. Oppure non si può più accendere il gas quando incomincia lo sabato. Poverenti perché? Perché hanno la preoccupazione di starne la legge. Di starne la legge. Io difendo i farisei anche perché se li accusiamo, si è incondannati tutti. Ci sono tutti i farisei. Ci sono i tanti a fare. Dalla prigione della dozza alla mamma nuiosa. Ci sono tutti. Quando uno fa delle stupide arde, dice ma come mai l'hai fatto? Ma cosa ti salta? Ti metto? Lo sgridiamo. C'è niente da fare. Niente da fare. La galera perché è in rovescio di Dio? Appunto. Qui si entra un po' nel fuoco del tempo. Perché noi non perdoniamo assolutamente. La prigione è un pagamento. Una volta le prigioni erano molto più carine. Perciò in pochi tempi di San Paolo. Lui ha fatto delle prigioni carine. Andavano a trovarlo. Cioè tranquilli. Cos'è stato il guaio? Perché prima le prigioni servivano per andare ad metalla. Ad metalla che li sbattevano nelle miniere. Ad galera che li facevano remare. Oppure ad morte. Quindi era un passaggino la galera. È stato quando lì il beccaria, gli illuministi hanno detto No ma togliamo la pena di morte. Bisogna toglierla perché è incivile. E l'hanno tolta. Bene. Per carità. Però cos'è successo? Che la galera è diventata la pena. E più tu l'hai combinata grossa, più io ti faccio del male. Sperando che si ripari il male col male. Ma il male si ripara solo col bene. La cosa è contraria al Vangelo. Perché Gesù. Prima cosa. Perdona. Prima cosa. Qualunque cosa. Perdona. E dopo. Per la forza del perdono. Per l'affetto del perdono. Eh? Qualcosa si cambia. Ma si parte dal perdono. Questo è il cuore del mistero cristiano. Secondo me la parabola di oggi parla di questo. Anche stamattina tutta una tiritera di San Giovanni Crisostro. San Giovanni Crisostro è bravissimo. Ma certe volte rompe le scatole da morire. Perché è moralista. Ti fa sempre la predica. Eh. È un prete proprio. È un vescovo. Adesso non prendo. Ma no. Adesso non prendo. Mentre invece. Il problema non è che il fariseo è tutto spocchioso. E invece il pubblicano poverino che è u. Non è quello lì. Si accorcia il senso della parola. Adesso provo a dirvi un momentino come la parola. Poi dopo se non ci credete fate bene. Cioè secondo me il fariseo rappresenta le cose fino a Gesù. Fino a Gesù non si poteva fare di meglio. E quelli che facevano meglio in tutto il mondo erano gli ebrei. Il popolo ebraico. Vi saranno anche antipatici. Quelli opinioni vostri. Io li amo molto. E sono il migliore popolo della terra. E lo sono perché Dio li ha scelti. No? Loro lo dicono. Dice agli altri popoli gli ha dato delle grandi architetture. Degli altri dei codici di diritto straordinari. Agli altri una grande potenza militare. Ai romani un po' rozzetti. Però gli ha dato la capacità politica imperiale. A noi, poveri pastorelli del Sine. A noi ha regalato la parola. C'è niente da fare. E voi no. E voi no. Datevi pure tante arie ma voi Dio non dice niente. Vi dovete continuamente inventare delle religioni. Perché Dio a voi non dice per niente. A noi sì. E di questa cosa sono anche commossi. Prendete il Salmo 8. Ma signore ma cos'è l'uomo che tu ti occupi di lui? Ma perché gli hai fatto tutte queste belle robe? E anche Davide, nella modesta, alla fine della sua esperienza, va a dire ma signore ma chi sono io? Perché tu faccia tante cose per me. E non c'è la risposta. Non c'è. Dio gli risponde sempre una cosa. E cioè io ho fatto questo perché ti amo. Punto. Perché ti amo. E perché mi amo? Perché ti amo. Punto. È il grande mistero dell'amore. Capite? C'è dentro lì. Allora questo amore lui l'ha manifestato regalandogli la parola. Per un ebreo dire parola e dire legge è la stessa roba. Loro chiamano Torah. I primi libri della Bibbia, i più importanti. Che vuol dire legge? È la parola. E perché? È perché per loro la parola è legge, cari. È vero? Quella signora un po' rotonda che si sta curando da un bravo medico che le fa fare la cura dimagrante, lei la disse. La parola del mio medico è legge per me. Eh, per certo, forza. Se vuol sperare nella silhouette. Bene. Ecco, per un ebreo la parola di Dio è legge. È legge. È il grande regalo che Dio gli ha fatto. Per cui il fariseo sbaglierà, sarà eccessivo, percorre delle strade che preoccupano molto Gesù. Perché? Perché se uno diventa o pensa di diventare troppo bravo a star dietro alla legge, Dio dice, vabbè, ma allora io che cosa serve? Sei bravo, fai tutto bene, e allora... Quindi ci sono dei pericoli nel fariseo. Però bisogna dire che, oh ragazzi, è la roba più grossa che Dio ci ha fatto. Voi cosa fate quando volete cercare Dio? Dice, guardo gli occhi del mio bambino. Eh, sì, guardo gli occhi del mio bambino. Sai quella roba lì perché c'è scritta qui, scusami. Quindi anche noi di fatto torniamo continuamente a questa parola. Perché? Perché è quello che Dio ha comunicato di sé. La roba più grossa è come la pensa, cosa va bene, cosa non va bene, cosa è opportuno fare, cosa bisogna sperare. È la vita che c'è qui dentro. Tant'è che la fede ebraica e cristiana non è una dottrina, non è una teologia. Un po' portandola in teologia, la non può... Eh, è insomma resa spinosa, meno chiara. Perché? Perché la fede è un'esperienza. È l'esperienza della nostra vita. È l'esperienza della mia vita e della tua vita. Però tutto questo funziona fino a Gesù. Questo è il punto. Noi siamo qui perché è venuto Gesù. Ma certo, questo è il grande punto. E il grande problema è della grande crisi, eh. Questo qui fino alla cassa da mordo, adesso quel che vi dico, ci perseguita. Perché? Perché succede che in un paesino di montagna, un po' più di duemila anni fa, una ragazzina mette al mondo un mappino. Eh, ce n'è insomma. Ragazze e madri ce n'è, eccetera, eccetera. Va bene, mette al mondo un mappino. Quel bambino lì si chiama Gesù. Questo bambino Gesù, secondo la nostra pazza fede, è il figlio di Dio. Lui ci dà un'informazione pazza, e cioè dice, sì, va bene, Dio è uno solo, però crediate mica che sia già solo, eh. E lui, però, non è mica la solitudine, l'ha per punto suo un puntino nell'universo. No, no, no, no. Lui è l'eterno volersi bene del padre e del figlio nello Spirito Santo. Dio è un volersi bene, eh. È un voler bene. È vero, i maestri del cristianesimo, i padri del cristianesimo, dicono che anche tutta la bellezza del mondo, fatta così, l'hanno fatta amandosi. È vero. Perché l'amore è produttivo, no? Quando ci si vuol bene, si producono parole preziose, sentimenti profondi. È vero. E tutto il mondo è stato fatto, non da Dio, ma dall'amore. È stato fatto dall'amore, ed è chiamato a ritornare alla pienezza dell'amore. Bene, insomma, a un certo punto il padre dice, adesso te va, va in mezzo, perché la staroba della legge non funziona. C'è niente da fare. C'è niente da fare. Non sono capaci. E quindi, sperare che si mettano a posto con staroba della legge, non riescono a mettersi da qua. Non dire, non ce la fanno. E San Paolo, un po' di annetti dopo, lui che se ne intendeva, perché lui era un fariseo, venuto su alla migliore scuola di Gerusalemme, diceva, sì, la legge è santa, ma ha un difetto. Non salta. Non salta. La legge serve a farti vedere quanto sei mascalzone, ma non ti fa diventare bravo. C'è niente da fare. E sforzati, stringi i denti, e dai, su, mettiti in golf, non fumare. Vuoi se fuma, le robe sbagliate. Però, la legge non funziona. E quindi non va. E allora gli dice, adesso vai tu. Questo è il punto, capite? La grande scommessa che ci accompagnerà fino alla casa da morto è da decidere se quel bambino, che poi fa un po' il palename col babbo, adottino, e poi si mette a predicare, a fare gesti strani, è Dio. Questo è il punto. Questo è il punto. Un mio vecchio amico massone, che si chiamava Giovanni, si chiama, però è paradiso, ero piuttosto anche mascalzone, ma insomma, penso che sia in paradiso. Bene, lui era un massone, e mi diceva, no, Gesù, Gesù sarà, come San Paolo, va bene? Più bravo di San Paolo. Sì, però non dirmi quell'altra roba. Che cosa non vuol sentirsi dire un massone? Che è figlio di Dio. E questo è insopportabile. Dio è uno solo, l'artissimo, perfetto, il triangolo, l'occhio, insomma, no? Quei simboli massonici, tipici, quello è Dio. Ma Gesù, è Gesù, un bravo uomo, il migliore che ci sia stato, bene, simpaticone, bene, ma non Dio. Invece è Dio. Capite? La grande scommessa. Poi, io un po' ci ho giocato la vita, mi sono goduto lo stesso, però, insomma, a un certo punto ho capito che, che bisognava, dare una risposta, insomma, ecco, e quindi ci ho creduto, diciamo così. io credo che lui sia Dio, però, sono pieno di dubbi, eh? Sono pieno di dubbi. E credo che, chiunque, pensi di avere la fede, sa, che dubiterà. Sempre. Vedo che i miei amici, ah, per io, i quali voglio molto bene, loro non hanno dubbi, i dubbi li ho io. intorno a questo, è Dio. Sì, è Dio. E la parabola di oggi, dice, che Gesù, è Dio. Come lo dice? Lo dice perché si è voltato a pagina. Adesso la legge non si, non serve più. Non si deve adottare più. Adesso ho paura di parlare male, della comunità cristiana di oggi, e dei suoi capi. Però bisogna dirselo, tra di noi qui alla doccia, ce lo dobbiamo dire. Non vale più la legge. Tutto sto accalimento, bene, male, bene, male, quasi sempre è tutto male, tra l'altro. C'era quell'attore lì, che diceva a un capo dei comunisti, una volta, in una piazza, prova a dire qualcosa di sinistra. Non ci riusciva. E qualche volta mi verrebbe voglia di dire, ma santo cielo, ma dici qualcosa di buono del cristianesimo. Perché se no è tutto proibito. dimmi qualche cosa di allegro. Bene, e qual è la cosa allegra di oggi? La cosa allegra di oggi è che prima c'era la legge, invece adesso c'è il figlio di Dio, che si chiama Gesù. Gesù è la parola di Dio fatta carne, capite, che non resta dentro alle tavole della legge o a un libro, ma è l'affetto di una persona che ci vuole bene. e il figlio di Dio ci vuole bene, e vuole bene a tutti gli uomini e a tutte le donne della terra, e lui, invece di essere un libro che bisogna aprire e poi obbedire, è uno che ti vuole bene e ti viene vicino. E ti viene vicino. E qualunque sia la tua distanza, lui viene e ti viene vicino. Non ha paura della tua impurità e della tua violenza, non pretende che tu ti metta a posto per avere un contatto con lui, ma così come sei ti viene in conto. E ti prende per mano. La differenza tra il pariseo e il pubblicano sta tutta lì. Che il pubblicano, che ha cominciato a star male per la sua vita, evidentemente, dice provo ad andare al tempio, in quel momento lì ha capito. Cosa ha capito? Ha capito che basta dire a Dio, prendimi su così come sono, e Dio lo fa. Non c'è nessuno abbandonato da Dio. Da Gesù in poi, tu puoi essere il lestofante che vuoi, ma lui vuole venirti vicino col suo amore. Non è questione di stare la legge e non stare la legge. Se stai con la legge stai con Dio, se non stai con la legge non stai con Dio. Dio sta con i senza legge. Sia perché la legge non serve, sia perché i senza legge ufficiali sono quelli che hanno più bisogno. L'ordano, la vedova, no, non sono mica peccatori. Il pubblicano, vedi che li ha messi in fila? Perché lui ha compassione di tutti. Perché lui vuole tutti. Il libro dell'Ecclesiastico dice che la preghiera di un povero buca in cieli e arriva fino a Dio. Capite cosa vuol dire, eh? Che quando quel pubblicano lì ha detto, avvi pietà di me, va, è arrivato. E quando dice che quel giorno lui è tornato a casa sua giustificato, non vuol dire quelle robe che voi pensate alla giustificazione. Ai miei tempi cos'era la giustificazione? Si faceva fughino da scuola perché c'era il prof di greco che interrogava. Fughino. Al pomeriggio si beccava la mamma, noiosa ma cedevole, e dice, mamma, oh, stavolta, stavolta, non lo farò mai più, fino alla prossima settimana. E lei faceva la giustificazione, vi ricordate? Firmava la giustificazione. Oppure si può pensare che giustificato sia la manica larga, questo è un po' stretto, sia la manica larga, e quindi sì, va bene, se è quel, quindi buce, però la manica è larga e passa pure. Non è così. Giustificato vuol dire un'altra cosa. Vuol dire che quello mino lì, quel giorno lì, è andato a casa, sotto braccio a Gesù Cristo. Questo vuol dire giustificato. Sapete qual è la prima giustificazione che noi riceviamo? Quando portano un marmocchio in chiesa, e noi lo batteggiamo, ieri sera è un opportuno meraviglioso, un po' neretto, con degli occhi meravigliosi, finiremo il battesimo qui per i santi, per la messa dei santi. Gli abbiamo fatto i primi segni ieri sera. Quando si arriva alla fine del battesimo, si dà quel vestitino, io proprio ci tengo a metterglielo così. Poi tra l'altro dico alle bambine che vogliono farsi ancora il vestitino di organizzina per la prima comunione. Guarda che è lo stesso abitino del tuo battesimo, e quando le belle signore, magari con dei gran fiocchi sul sedere, si fanno dei vestiti pomposi, bianchi, io gli dico, guarda che è ancora quello là, anzi poi alle spose dico una cosa un po' più impertinente, dico mettilo via bene, che poi te lo fai mettere quando vai nella casa da morto. Perché noi monaci ce lo teniamo il nostro abito di professione, solo che lei ha paura di... è per quello che va dal dottore per dimagrire, perché non le va più l'abito. Va bene, insomma, però quell'abito lì che cos'è? Glielo diciamo al bambino il giorno del battesimo. Con le vestitine in mano io dico, ti sei rivestito di Cristo. È una roba che ha detto San Paolo. Ti sei rivestito di Cristo. Allora quella bambino lì è il segno di Gesù che lo riveste. La vita cristiana cos'è? Che noi siamo nudi come era nudo Adamo, perché siamo peccatori, abbiamo vergogna, ci nascondiamo, abbiamo paura di Dio, eccetera, eccetera. Ma allora lui ci riveste di sé. Sotto il vestito siamo uguali, ma siamo rivestiti. Siamo rivestiti di lui. E quando lui, Dio, il Padre, guarda uno di noi, anche quel mascalzone lì di Roberto che è dietro a lei che fa mascalzona, vecchiona, però come li vede? Rivestiti di Cristo. Ma come assomiglia Gesù? Dive anche te che ci assomigli, perché c'è un travestimento. Siamo rivestiti dalla misericordia di Dio, capite? Noi siamo dei poveretti e dei peccatori, ma siccome siamo amati, lui ci riveste di sé. Avete conosciuto quelle mamme tigri? Ma se ne sono delle mamme? No, ma vabbè. Le mamme tigri, è vero, che in privato danno degli scappellotti ai bambini, però in pubblico li rivestono della loro protezione. Guai se un'amica sbaglia a dire una parolina contro il suo bambino, subito una zampata. Perché il mio bambino tu non lo tocchi. È vero. È sempre il più bravo. Dopo a casa scappellotti. Eh sì. È così è Dio. È questa protezione d'amore che noi abbiamo. Questa protezione d'amore fa anche bene, e intendiamoci. Perché uno che è vestito benissimo, è sotto, è là, nudo, così, dice, beh, faccio la doccia, per esempio. Oppure si sono in un abito, è vero che è di una grande dignità? Questo è per dire che il proverbio che l'abito non fa il monaco non è mica vero. L'abito fa il monaco. A forza di essere rivestiti di Cristo, un po' cristiani forse si diventano. Perché è talmente grande la bellezza di cui lui adorna la mia vita che alla fine capisco che qualche piccolo passo bisogna che lo faccia. Anche proprio per partecipare di più al suo regalo. Questo è essere giustificato. Quel giorno lì, capite, lui l'ha rivestito di sé. Lui l'ha preso per mano. Quello sciagurato pubblicano, mascalzone, corruttore e corrotto, con una villa con piccina come una delle venti la villa. No, è vero. Però, quel giorno lì, ha detto, mi prendi su? Mi prendi su? E lui l'ha preso. Il rapporto con Dio è cambiato, capite? Da Gesù in poi è cambiato. Adesso non si tratta più di osservare una legge, ma di accogliere uno che ci vuol bene. Di chiederglielo. Prendimi su. E il bello è che appunto per arrivare al contatto con lui prima, e dai, e mettiti a posto e purifica, e su e giù. Eh? Ne parlavo in questi giorni con i nostri amici di Aconi di Cesena, che sono ospiti nostri questa mattina. Eh? Una volta, per andare al cospetto di Dio, ragazzi, tante di quelle purificazioni, adesso no, eh? Perché si sporca lui per me. Viene lui da me. È lui che non ha paura di contaminarsi con la mia povertà e il mio peccato. È lui che si fa povero per me. È lui che, secondo San Paolo, lui che non aveva conosciuto peccato, parla del figlio di Dio, Dio lo fece peccato per noi. La traduzione non aveva mica avuto il coraggio di farlo, invece adesso in italiano è scritto così. Provate ad andare a vedere. È la seconda lettura nel giorno delle ceneri, dalla lettera ai Corinti. Lui che era senza peccato, Dio lo fece peccato. È la roba più audace che dice tutta la Bibbia. Per farlo proprio portare fino a noi, alla nostra miseria, alla nostra paura, alla nostra violenza, per trovarci a caso, non il giudice che ci condanna, ma l'affettuosità di Dio. Questa è la festa dell'affettuosità di Dio. E quindi non è che uno è bravo e l'altro non è bravo, uno si dà le arie e l'altro è umile. No, no, no. È molto più grossa la cosa. È che adesso è cambiato il sistema di Dio. Allora, adesso tornare indietro con tutte queste leggi è un errore. Se tu vuoi tirare su il bambino bene, non devi continuamente dirgli mettiti il gol, non mettiti il gol. Lo devi sbacciucchiare, no? Lo devi sbacciucchiare. È solo una grande esperienza d'amore. Infatti i bambini imparano un po' di più proprio dalle mamme e dal papà perché li hanno sbacciucchiati. E' grande vantaggio. Quello di Dio, guarda che le bambine le fortunatissime, spupazzate, spupazzate, lei è sicurissima perché è amata. E però, quando uno ti dà un bacio e poi ti dice adesso fai anche questo, e te lo fai volentieri. Te lo fai volentieri. Io non sono mai riuscito a disubbidire a mio papà perché mi ha amato. Mi ha amato. E Giuseppe stamattina mi diceva ma sai che quando te stavi poco bene quest'estate a tutte le messe io piangevo. e io dicevo boh, che stupido. Ma va la mano. E' vero. E però io so, certo, so che è così. Perché so che lui mi vuol bene. E certo. E credo che lui mi voglia bene perché io gli voglio bene. Non c'è forza più grande. La legge serve a niente. L'inferno non fa più paura a nessuno. Dicevo passa una bella donna per strada e gli dicono guarda che vai all'inferno e gli dicono l'inferno è domani. Tanto lei è lì oggi. Quindi vado a cercarlo. E' l'amore. L'essere amati. E' la potenza più grande che ci sia. Allora, questo è quello che è successo al nostro amico pubblicano della parabola. Questo è quello che è successo a noi. E questo è il motivo per cui siamo qui a ringraziare. perché volendoci bene così tanto ha mandato il suo figlio. E il suo figlio, volendoci così bene, ha dato la vita per noi. Ci ha messo persino dentro l'idea che anche noi, per i nostri fratelli, i nostri figli, forse potremo dare la vita. Ci aiuti il buon Dio. grazie.