← Torna alla ricerca

XXXII DomenicaTO_Cresime-saluto_e_omelia_GiovanniSilvagni-Dozza 20161106.mp3

Data: 06/11/2016

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Vi porto anzitutto il saluto dell'Arcivescovo Matteo che mi ha mandato oggi qui a sostituirlo perché non poteva venire lui personalmente e attraverso anche queste sostituzioni celebriamo la bontà del Signore che si fa sostituire, si fa rappresentare e dice chi accoglie voi accoglie me, chi accoglie me accoglie chi mi ha mandato. E' lui in mezzo a noi allora, è lui che ci riunisce per questa grande festa della vita che è questa domenica come ascolteremo anche dalla parola, soprattutto dalla parola che il Signore oggi ci rivolge. E davanti al dono così grande del suo amore, davanti al nuovo regalo che oggi fa questi nostri fratelli e sorelle che ricevono la cresima, davanti alla grandezza del suo dono e alla piccolessa della nostra vita, chiediamo misericordia, chiediamo pietà, chiediamo perdono, chiediamo aiuto e forza a colui che tutto può nel suo amore per noi. Dicevamo all'inizio che oggi è una grande festa, la festa della vita, però in realtà il Vangelo parla di un sacco di morti, i sette fratelli vengono tutti ammassati e poi anche la madre verrà ammassata e fanno una brutta morte. E poi anche il Vangelo racconta di questi sette fratelli che muoiono l'uno dietro l'altro, provano di prendere moglie e ogni volta, quando si provano muoiono. Insomma, è un bel problema. Allora, è la festa della morte o è la festa della vita? I sadducei dicono, ed è così, si nasce per morire, la vita è tutta qui, noi in fondo veniamo al mondo per caso, la nostra vita è così, un qualcosa di cui non sappiamo bene, la provenienza, ma una cosa siamo sicuri, che moriremo tutti e poi finita, pace, quel che è stato è stato. Perché gli sembra difficile per loro pensare che ci possa essere una risurrezione. E invece Gesù dice, è no, è no, non è mica così. Noi siamo figli di Dio, figli della risurrezione. Dio non è un Dio di morti, ma di vivi. Non sa cosa farsene dei morti lui. I suoi figli li vuol vivi. Non l'ha mica inventata lui la morte. La morte è stato un dispetto che gli ha fatto il suo nemico, ma lui non c'entra mica in questa logica. Lui vuole la vita, vuole la vita di tutti. Tutti vivono per lui. Cioè vuol dire che tutti coloro che ci sono, sono vivi perché lui li vuole vivi. E li vuole vivi anche oltre la morte. La vita che ci ha dato non è una prova, non è un esperimento, non è una simulazione. È proprio una cosa seria. Ed è per sempre. Strani questi salducei, eppure tanto simili a noi, che facciamo un po' fatica delle volte a credere a tutto questo, ma perché facciamo un errore iniziale. L'errore è quello di ricevere la vita, perché nessuno di noi ha scelto di vivere. Nessuno di noi ha deciso di venire al mondo. Nessuno di noi ha deciso chi doveva essere il suo papà e la sua mamma. La vita l'abbiamo tutti ricevuta, però poi succede un guaio, che quando, dopo un po' che l'abbiamo ricevuta, pian pianino cominciamo a possederla, a tenerla stretta, a dimenticarci che ce l'ha data, e pensiamo che sia solo una roba nostra. pensiamo che sia tutta e solo nostra. E viviamo come se ce la fossimo data da soli. E viviamo come se tutto dipendesse solo da noi. e a quel punto questa vita cominciamo a difenderla, a proteggerla. Mettiamo sui cancelli alle porte, le inseriate alle finestre, cerchiamo di farci qualche assicurazione, cerchiamo di stare attenti a non ammalarci, perché altrimenti poi, dopo, sta vita ci scappa, cerchiamo di tenerla stretta, con la disperazione di chissà che prima o poi il ladro arriva e la porta via. Ma l'unica cosa che possiamo fare è rimandare più lontano possibile questo momento. Oppure fare in modo che quando arriva non ce ne accorgiamo. Oppure far sì che, a forza di non pensarci, la botta arriva secca e non si fa male. perché ci fa troppo male il pensiero che questa vita, a un certo punto, qualcuno viene a rubarla. È mia, è nostra, me la tengo stretta e me la difendo con le unghie e con i denti. Se c'è bisogno mi faccio anche cattivo per difendere questa vita di cui mi sono impossessato. Ed è una logica che è proprio tremenda, devastante, che ci porta a vivere da schiavi tutta la vita, a vivere da prigionieri di questa mentalità, a vivere come fossimo appunto dei futuri morti, dei candidati alla morte e quindi un po' con una sorta di disperazione dentro e con una difesa un po' insana della nostra vita di cui ci siamo impossessati. e invece oggi il Signore ci parla di una prospettiva totalmente diversa. La vita è un dono che abbiamo ricevuto, ma non è che l'abbiamo ricevuto solo quando siamo nati un po' di anni fa o molti anni fa, ma la riceviamo continuamente. Ogni giorno quando ci svegliamo riceviamo di nuovo in dono la vita e quando incontriamo qualcuno riceviamo da lui un rilancio, un rimando della nostra vita che abbiamo ricevuto e noi continuiamo a ricevere la vita, la vita, le ragioni della vita, la gioia della vita, da chi ci ama, da chi ci vuole bene, da chi ci sta intorno. Noi non smettiamo mai di nascere, cioè di ricevere la vita, non solo da Dio, ma anche dai nostri fratelli, dalla nostra comunità, dalla Chiesa di cui siamo parte. Noi siamo continuamente figli di una vita donata, figli della risurrezione, perché ogni vita è una vittoria sulla morte del nulla, sulla morte della solitudine, sulla morte della tristezza, ogni vita è una risurrezione, ogni istante della nostra vita è un tirarsi fuori, un tirarci su. E allora se è così ogni momento della nostra vita, perché non dovrebbe essere così anche il momento della nostra morte, anche dopo la nostra morte? se questa vita è tutta un dono così grande, incessante, e continuo, perché questo dono chi ce l'ha fatto al di sopra di tutto che è Dio, nostro Padre, e ce l'ha fatto dal nulla che eravamo, non può farcelo anche da quel che resta di noi dopo la morte. Ecco, questa prospettiva è proprio una rivoluzione della mente, del cuore, della vita, dell'impostazione della nostra vita, sicché noi appunto siamo dentro a questa alternativa, o siamo figli della vita, o siamo figli di Dio, o siamo figli della risurrezione, oppure siamo figli della morte, siamo figli del nulla, siamo figli del caso, e siamo figli della disperazione, della solitudine, del niente. Sono le due alternative rispetto alle quali il Signore ci dice scegli la vita, scegli la vita, credi nel Dio della vita, credi in quel Dio che ti ama e ti ha voluto e non ti ha voluto per scherzo e ti ha voluto per sempre, perché la tua vita sia una continua incessante e progressiva esperienza d'amore. Che bello sentire l'eco di tutto questo nella vicenda dei primi sette fratelli, quelli del libro dei Maccabei che presi insieme alla loro madre furono, venivano costretti a disobbedire alla legge di Dio e in cambio gli assicuravano la vita, ma loro molto intelligentemente dicevano al reno scusa, mica me l'hai data a te la vita, che adesso puoi anche decidere di togliermela o di lasciarmela, ma chi ti credi di essere? Ma la vita me l'ha data qualcun altro e chi me l'ha data può continuare a darmela anche se io adesso la perdo a causa della tua sciocchezza, a causa della tua scelleratagine, ma chi credi di essere? E questi ragazzi, questi giovani non hanno paura della morte, ma l'affrontano con una grande libertà, con una grande serenità, non perché sono dei temerari, non perché non gli piaccia la vita, non perché sono dei depressi, lo fanno perché hanno una grande fiducia nel cuore, e chi gli ha insegnato questi ragazzi ad avere questa fiducia nella vita e ad avere un amore così grande per la vita che la si può anche spendere, la si può anche donare, la si può anche offrire al bisogno, sapendo che non è perduta, chi gliel'ha data questa fiducia? È la loro mamma, la loro mamma gli ha insegnato a vivere, gli ha trasmesso la vita e gli ha dato anche un'energia, una forza dentro di vita che loro proprio non hanno più paura di niente, e la loro mamma è lì che li vede morire, uno dopo l'altro, e alla fine anche lei l'ammazzano, ma lei li ha generati a una vita più grande, della vita fisica a cui adesso loro devono rinunciare, li ha generati alla vita di Dio, lei dice non lo so mica io come siete finiti a nascere da me, come siete comparsi nel mio grembo, non sono mica io che vi ho dato la vita, dice questa mamma, certo io ci ho messo la mia parte, ma il grosso l'ha fatto il Signore, e chi ve l'ha data la vita avete forse paura che non ve la conservi e non ve la restituisca, se voi per amor suo proprio la spendete, è la parabola e l'immagine dei sadducei che presentano a Gesù quei sette fratelli che prendono la moglie, la prende uno, la prende quell'altro, la prende quell'altro, e quella povera donna proprio eh, sette castighi questi mariti perché poi nessuno gli dà figli, quindi insomma, poveretta, chissà cosa ha dovuto passare, ecco, e questa donna presa da uno, presa dall'altro, presa da quell'altro, e tutti che provano di scamparla, questa disgrazia della morte, almeno mettendo al mondo un figlio che vive dopo di loro, però niente da fare, alla fine muoiono tutti, e Gesù dice, ma che tristezza, che brutto esempio che mi avete fatto, come che la vita fosse tutto un prendere, un prendere, un prendere, e non un ricevere, e non un donare, e non un condividere, un dono che ci è stato fatto, come se tutto dipendesse da noi, e dalle nostre astuzie, dai nostri calcoli, e non invece da un dono sovrabbondante che sta sopra di noi e ci viene incontro. Beh, insomma, bellissime, bellissime parole che ci confermano nel fatto che oggi è proprio la festa della vita, non è la festa della morte, e che noi siamo figli della vita, siamo figli della risurrezione, siamo figli di Dio, e Dio è Dio di gente viva, non di morti, sicché se uno anche gli tocca di morire, Dio poi lo recupera, Dio lo fa vivere, Dio in un'altra dimensione che noi non sappiamo, però certo, mica se ne disinteressa, mica dice, eh, pazienza, è morto, non ho pazienza, ancora, adesso ti faccio vivere ancora, e ti risuscito, non ti voglio perdere, non ti lascio andare. E che bella quella parola che Gesù dice, Dio quando si presentò a Mosè per accreditarsi, per dire chi era, disse, io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, e il Dio di Giacobbe, cioè Dio per farsi un nome, si è legato al nome di questi tre nostri padri, Abramo, Isacco, Giacobbe, per farsi grande, per farsi credere, si è presentato con questa credenziale, io, io, chi sono io? Ah, io sono l'amico di, tu non mi conosci, ma io sono amico di, eh, ecco, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è, è,� oltre c'è, c'è di Dio, io sono il Dio di, e oggi il Signore dice, se qualcuno non lo conosce ancora, lui si presenta, disse, ma guarda che io sono, sono il Dio di Sara, eh, c'è Sara qua che deve fare la cresima oggi? Chi è Sara che deve fare la cresima? Ah, alzati in piedi che ti vediamo tutti, ecco, alzati in piedi. Ecco, questo è Sara, e Dio dice, anche tu qua, ce ne sono due di Sara, ah, due Sara, tu sei la Sara? la Sara 1, va bene io sono il Dio di Sara ma anche di quell'altra Sara sono io anche dell'altra Sara benissimo e poi dice io sono il Dio di Nicola chi è Nicola? seduta, le Sara seduta anche di Nicola pensa mo, Dio dice oh, non sono mica un Dio qualsiasi io sono il Dio di Nicola certo seduta Nicola, seduta Sara e poi dice anche sono il Dio di Riccardo c'è Riccardo? eh, guarda mo ah ma allora se è il Dio di Riccardo non si scherza mica qua, eh giù Riccardo sono il Dio di Samuele guarda mo qua eh sono il Dio di Francesco però sono il Dio di Gaia sono il Dio di Diego sono il Dio di Alessandro di Alessandra eh sono il Dio di dell'altra Sara di Alessandro anche di Alessandro sono il Dio bravo sono il Dio di Enrico però sono il Dio di Lucia pandemi eh sono il Dio di David sono il Dio di Giulia e sono il Dio di Federico eccolo là Federico ma ci sono tutti ci sono tutti i nomi e chi è? come si chiama quello che manca? e sono il Dio di Giuseppe Giuseppe eccolo qua Giuseppe eh mica solo mica solo di questi fenomeni eh c'è anche Giuseppe eh mamma mia che bello bene che bello ma non si ma che cosa grande è questa che Dio per presentarsi per farsi grande per farsi un credito per non sembrare un cioccolataio dice io sono il Dio di Lui il Dio di Lui il Dio di Lui se ci scommette su di noi il Signore si compromette con noi con la nostra vita ecco perché adesso il Signore dirà a questi nostri fratelli chiamati per nome ognuno con il loro nome Giuseppe Federico Giulia ricevi eh accogli cioè il sigillo dello Spirito Santo che ti ha dato in dono cioè io metto su di te il mio sigillo dico questa qui è roba mia è garantita non è una contraffazione non è una patacca è autentica il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono che bello la vita è un dono e tutto quello che di grande nella vita c'è è un dono non è una conquista ti è dato in dono perché tu non lo potevi meritare ma lui è buono e te lo regala ti è dato in dono perché anche tu impari a donare e perché tu non abbia paura di spendere troppo quando doni dice se no dopo non ne ho più per me perché il dono di Dio è sovrabbondante ce n'è sempre e chi ti dà in una mano il pane che con quell'altra sei chiamato a distribuire non smetterà di dartelo non aver paura non tenerlo stretto troppo donalo così te ne dà dell'altro e la vita circola e l'amore circola ecco allora con questa grande consapevolezza che ci rende tutti molto umili molto piccoli ma anche molto contenti molto lieti e anche generosi e anche pieni di speranza ecco noi accompagniamo a questi nostri fratelli ad accogliere il dono dello Spirito Santo che il Signore oggi fa loro in una maniera formidabile ma che poi non smette più di fare e che continuamente elargisce su di noi siccome noi possiamo dire continuamente vieni Santo Spirito e lui viene e lui non si stanca di visitarci e di portarci la sua forza grazie grazie environment