In questi giorni sono rimasto molto immerso, legato alla messa che abbiamo celebrato giovedì mattina per salutare questa nostra sorella, e la Lucia, che con una breve passione di pochi giorni ci ha salutato e ha celebrato la sua ultima Pasqua, ma è stato un fatto impressionante perché tutto è stato molto bello quegli ultimi giorni, ultime ore, bisogna dire, difficili, ma molto ricche, e poi l'impressione di questa chiesa colma, colma di persone, e poi in giorni successivi colmi di persone che mi sono venute a trovare per dirmi quanto lei era stata importante per loro, per questo motivo, per quest'altro. Tante persone che neanche conosco e che sono venute hanno il desiderio di parlarmi di lei. E' molto grande l'opera che Dio fa con ciascuno di noi, perché vedi anche tu sei molto prezioso. Dicevo all'inizio della messa che, essendo l'ultimo giorno dell'anno, l'ultima domenica dell'anno, è un giorno di ringraziamento, certo, quante belle cose ha fatto il Signore per te in questo anno. Talmente preziose che molte volte ce ne accorgiamo un po' dopo, ma Lui ha già inseminato nella tua storia, nella tua persona, e lo fa attraverso espliciti regali, ma lo fa con tutto, molte volte attraverso anche delle prove. La partenza così improvvisa della Lucia per me è stata difficile da accogliere. L'avevo stranamente avvertito, perché, appunto, ricordate, dovevo andare in terra santa a accompagnare Martino, all'ultimo momento ho detto che non me la sentivo, appunto, perché lei non stava bene. E' stata una bella grazia rimanere a casa. E penso che la vita di questa persona, e anche persino la sua morte, sia stata un regalo per molti. E quindi non solamente riceviamo regali, ma anche ce li scambiamo. Oggi c'è un protagonista nel Vangelo di tutto questo. E' questa vicenda degli ultimi istanti del Signore. Avete visto, nel Vangelo di Luca, siamo proprio alla fine di quel capitolo 23, che ricorda la sua passione e la sua morte. Nel versetto subito prima, del brano evangelico che abbiamo ascoltato, dice che il Signore è stato progettivo, e si rivolge subito al suo padre, e gli dice, perdonali, perdonali, perché non sanno quello che fanno. Bellissimo, no? Quante volte nella mia vita questa frase di Gesù non è ritornata. proprio anche in mezzo al guaio, no? In mezzo all'evidenza della mia vita di peccatore, ho sentito questa frase, perdonali, perché non sanno quello che fanno. E che cosa hanno fatto? Hanno crocifisso il Figlio di Dio, hanno dato la morte all'autore della vita, certo, ma di più. Hanno sacrificato l'agnello della loro salvezza, hanno offerto la vittima, che riscatta tutta la loro vita, capace di recuperare ogni esistenza. Ognuno è prezioso per lui. Ecco, il dono di Dio, la sua immessità. E questa scena, avete visto, l'avete sentito, no? Un po' brutale. Lui è stato precipito, ha detto quella frase, e sotto, sotto i capi, i capi ebrei, che ironizzano, lo deridono, dicendo, ha salvato altri. Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto. E i soldati anche, che gli danno l'aceto, e lo prendono in giro. Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso. Questo salvarsi, salvarsi, sono molti anni, che dico che è un errore della grammatica, di grammatica in italiano. Perché la salveccia è una parola che riguarda sempre una situazione impossibile, no? E' lì, perché altrimenti ce la caviamo. e quindi quando io dico salvami, ricordo sempre una volta che non si sa perché, insomma, non me lo ricordo neanche, affondavo nell'acqua, e uno dei miei fratelli, Giuseppe, mi ha preso su così, e infugiamente, ho capito cos'era la salvezza in quel momento. in tanti modi l'abbiamo capito, da solo non ce la fai, e invece viviamo noi in tutta questa cultura, sottocultura, del salvi te stesso. Mi sono salvato, ce l'ho cavata, è vero, chissà se la squadra si salverà e rimarà in Auinbio, non so dove, è vero, e ognuno è preoccupato di salvarsi. è una sottocultura della solitudine, no, la nostra, perché ognuno poi deve arrangiarsi, e invece no, per fortuna invece no, per fortuna da soli non ce la caviamo, è vero, anche, eh, anche quando due persone si sposano, eh, è il giorno della loro salvezza, perché? Perché Dio li salva dalla loro solitudine, e gli regala l'amore, e gli regala la compagnia dell'amore, è bellissimo, no? E anche quando uno è all'ospedale, nessuno la va a trovare da giorni, e, è come quando nella stazione d'aspetto, no, a Bologna, sapete quando si entra lì nella stazione vecchia, è vero, che c'è una folla di persone che non si conoscono, insomma, no? Che non hanno un volto, però, improvvisamente, c'è una specie di brillino di due occhi, perché lo conosce, li conosce, ah, guarda, guarda, che bellezza, eh, che bellezza, che bellezza essere salvati, è vero? Eh, potremmo fare qualche racconto di quest'anno, come ti è andato, eh, mi è successo questo, mi è successo questo, mi è successo questo, eh, sì. e c'è uno, però, che sotto questa croce che lo deride, che gli dice, prova a cavarcela da solo, salva, vieni giù, se sei Dio, vieni giù dalla croce, eh, lui non va giù dalla croce, perché ha fatto quell'itinerario breve proprio per andarci, e allora c'è quel mascalzone lì, eh, crocifisso vicino a lui, che in questo momento ci rappresenta, eh, rappresenta tutta l'umanità, che un po' è fatta come è fatta, capite, quindi magari addirittura deride, prove da matti, insomma, no? E che cosa dice questo qua? Sgride il suo collega è crocifisso, e gli dice, ma non hai timore di Dio, tu sei condannato alla stessa pena, noi giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male, eh, e questo qui è un mascalzone, eh, è un mascalzone anche lui, e però lui si accorge di una roba, è bellissimo, capite, questo qui è una cosa importante, però lui si accorge che c'è uno che è come lui, crocifisso come lui, sanguinante come lui, morente come lui, ma lui non ha fatto niente di male, ma chi è? E secondo la nostra fede, sapete, una fede pazza, eh, quel crocifisso lì è Dio, è Dio, è Dio, è Dio, è un po' da farsi, insomma, da non credere, è vero Dio, così, eh, se sei Dio scendi dalla croce, signor, che Dio sei, che Dio è, eh, si potrebbe prendere dall'inizio la prima lettura che abbiamo ascoltato nella messa, è vero, e c'è tutta sta gente che va da Davide e dice, ma siamo insieme, vero? Siamo carne delle tue carne, ossa delle ossa, è vero? E siamo insieme, vero? Perché? Perché vogliono farlo re, perché? Perché lui, anche quando il re era un altro, un po' mascalzone, lui ha sempre dato una mano alla gente, è stato in mezzo alla gente, è stato uno di loro, e loro, questo ragazzo Davide, hanno imparato a volergli bene, perché lui ci ha fatto del bene, bene, allora adesso noi ti facciamo re, a partire da lì, poi la parola che abbiamo ascoltato dall'Apostolo, avete visto che roba, eh, che così come siamo, ci ha fatto i capaci di essere figli di Dio, un po' roba da un'era, eh, ma così come siamo, sì, così come siamo, ma peccatori, sì, peccatori, eh, ma che ne abbiamo fatto di riflessione più di vertotto, sì, sì, e ci ha fatto i figli di Dio, beh, ma che roba, ma che roba, e così è successo, e lui che si accorge di tutte queste cose, oggi ce le ricorda, capite? quindi tutti quelli lì che sono sotto, che deridono, che l'ha messo in croce, eh, e sa, sono tutti salvati, perché non sanno quello che fanno, e quello che non sanno, è che Dio, è venuto a morire in mezzo a loro, è venuto a morire con loro, è venuto a morire per loro, nessuno è da solo, è vero, nessuno è da solo, anche il più piccolo di noi, è preziosissimo, agli occhi di Dio, e Dio, dà la vita, lui è prezioso per Dio, eh, e si poteva dire, ma quello lì, chi lo tiene, eh, quando molti anni fa, abbiamo pensato, sì, è nostro, eh, abbiamo pensato, vi ricordate, ma con un estate di ritardo, perché, quando, qualcuno era andato a vederlo, non ce la facciamo, non ce la facciamo, poi, poi, sì, dai, proviamo a farcela, eh, è regalo stato, no, un regalo immenso, e questa continua, testimonianza, vedete, passa così, è così, eh, è il mio più grande maestro, non, la predica non è su di lui, ma, visto che è passato, eh, perché lui, mi dice tutto, di è questo Dio che si è fatto piccolo, di questo Dio che parla con la sua vita offerta, di questo Dio che parla attraverso il suo sacrificio d'amore, capisci? di questo Dio che vuole la salvezza di tutti, e che apposta muore, in mezzo alla gente, che capisce niente, no, che è anche violenta, c'è l'Italia, qualsiasi, poi, dei soldati romani, che vuole, che vuole, fanno finta di credere a Giove, perché hanno conosciuto i greci, ma il loro Dio è l'imperatore, è quel che conquista le terre, è quel che si fa il bottino, quello è il loro Dio, o vrei, cosa sono? Salvati anche loro, salvati anche loro, perché Lui non è importante per loro, ma loro sono importanti per Lui, perché? Perché Lui ama, è la grande malattia di Dio, lo sapete, questa è la malattia di Dio, e si parla di questa malattia, è una donna, che in quella poesia, in quel piccolo libro di poesia, che si chiama Il Cantico dei Cantici, a un certo punto lo dice, malata d'amore, io sono, ed è una malattia preiconosissima, intanto perché come vedete, si crepa d'amore, ti voglio un bene d'amore, e te no, tracca, e poi, e poi perché per fortuna, è una malattia, che si attacca, è infettiva, e dal giorno del nostro battesimo, siamo stati infettati, roba da poco magari, no, in mezzo a tante mascalzonate, però, siamo tutti malati d'amore, pensate che bellezza, che bellezza, per cui, non solamente, abbiamo bisogno evidentemente, di essere salvati, e solo Lui può farlo, però, anche noi, eh, possiamo farci del bene, possiamo farci del bene, addirittura, prima di conoscerci, siamo già fratelli, e in tutte le nostre diversità, quelli lì sono dei musulmani, siamo fratelli, malati, malati d'amore, è la conclusione dell'anno, sei malato, e la Lucia, me l'è arrivata a fine d'anno, malata d'amore, è morta d'amore, e tanta gente, viene a dirmi, io le devo la vita, da mica credere, che sia per poco, se non mi diceva, quella roba lì, o, certe volte passa una parola, eh, certe volte passa uno sguardo, ma tu, quel giorno lì, però, mai detto che, che roba, che roba, la vita è meravigliosa, la vita è meravigliosa, e, in mezzo a noi, eh, c'è, un malfattore speciale, quello lì, che, eh, che crepa, perché se l'è merizzato, e lui dice, ma guarda che questo è qui, non ha fatto niente di male, ma chi è? E se lo rivela così, capisci? Perché è un diverso da noi, capisci? Eh, se uno che è diverso da noi, è Dio, e com'è che è lì? Perché ci ama, a poco, ecco, è la storia di quest'anno, è la storia di questi giorni, è la storia della Lucia, è la festa di Massimino, è il segno della nostra assemblea di stamattina, chi siamo noi? Degli amati, degli amati, possiamo pensare di essere un po' capaci di amare? Penso proprio di sì, penso proprio di sì, il compito di questa liturgia, di questo giorno, è di chiudere bene l'anno, facendoci coraggio, dai, dai, dai, che in fondo, quest'anno, non è andato malaccio, e adesso soprattutto, si apre un nuovo anno, è vero, ah, bisogna preparare il presente, eh, con quel solito avvertimento, che fa un po' applicatorio, vengo a fare delle visite improvvisi a casa, eh, problema, solita cognata, c'hai messo con cognata nel presente, no, quella lì, no, no, ce lo devi mettere, nel presente ci devono entrare tutti, perché, tutti hanno diritto di aspettare qualcuno, e tutti hanno bisogno, che qualcuno venga, allora, ringraziamo il Signore per quest'anno, ringraziamo per tutte le persone, che, sapendolo o non sapendolo, ci hanno fatto del gran bene, ringraziamolo per la vita che ci ha voluto dare, fino a questa mattina, eh, piena di regali, non tutti li abbiamo colti, e gli chiediamo scusa, ci dispiace, aver fatto male tante cose, e gli chiediamo scusa, e alla sua croce, attacchiamo tutto il nostro bisogno, di essere riportati sempre, alla pienezza della vita, la vita buona, e la vita dell'amore, dopo si può campare, molti, pochi anni, sani, alati, ricchi, poveri, da soli, in combricola, tante cose, no? Ma c'è un linguaggio comune, che ci avvolge tutti, siamo tutti amati, aiutiamoci, a ricordarcelo, ricordati, eh, ricordati che sei voluto bene, perché così possiamo anche noi, questa volta, ricordare, da voler bene a qualcun altro. grazie. grazie.