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19970504 - Dom VI Pasqua, anno B.mp3

Data: 04/05/1997

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Il Vescovo è invitato a pranzo e non posso arrivare tanto, anche perché se arrivo tardi se mai domenica prossima vi racconto cosa c'era da mangiare, anche se devo dire francamente che questa è una di quelle domeniche dove tutto mi sembra così chiaro, così semplice, e così anche tutto regalato da Dio, che quasi chi vi è poverso di dire basta, basta così, non so cosa voglio dire così, voglio dire morire, voglio dire... Eh, siamo arrivati, perché non sembra di avere un cuore sufficientemente capace di cantare la letizia di Dio, che possa adeguarsi, insomma, allo splendore che Lui mette per la nostra vita. Di Lui oggi mi ha colpito soprattutto, innanzitutto, la sua maniera di fare, e poi una parola. Per quello che riguarda la maniera di fare, se oggi avreste un po' di tempo, potete stare a qualcuno a capo, qualcuno vi è caro, e poteste rileggere tutto intero questo decimo capitolo del libro degli Atti degli Apostoli. È meraviglioso. È meraviglioso perché è una parabola, è un'immagine straordinaria di quello che il Signore fa continuamente nel nostro cuore. Non è proprio una parabola, perché è un fatto vero che è successo, non è un esempio fatto dal Signore. È una vicenda, soprattutto fra due persone, Pietro e Cornelio, che però coinvolgono tante altre. Potremmo quasi dire che è la storiella del Papa o del Capitano, una cosa così. È una storia interessante. Adesso non è che la possiamo percorrere. Però serve molto per far vedere quanto sia enorme, insistente questo desiderio di Dio, che forse è l'unico desiderio che Dio ha. Perché è il desiderio che nello stesso tempo esprime più chi lui è. quando una persona vuole fortemente una cosa, in quel desiderio fa anche capire il segreto della sua stessa esistenza. e questo desiderio di Dio è quello di dilatare il suo bene a tutti. Vuole stabilire appunto un legame. allora deve suggerire delle cose nel cuore di ogni persona e nella loro testa. Sia nel cuore del prete che nel cuore del capitano. Allora gli fa sognare, gli manda degli angeli, gli dice che fa questo, poi fa questo. Perché a tutti i costi devono incontrarsi, devono incontrarsi. e quando si incontrano gli dice ma perché ci siamo incontrati? E gli dice ma perché? gli ha detto che devo stare lì, ascoltate che mi devi dire, cosa devi dire? Portati accanto l'una all'altra, su adesso prendi su e vai là, poi cerca di fare questo. Io ho avverto che nel cuore di tutti i suoi figli, Dio continuamente si rende presente dando dei suggerimenti perché impariamo l'unica cosa che secondo lui conta imparare. Volersi bene, lo diceva anche la preghiera della Messa che prima abbiamo detto. L'unica cosa che interessa a Dio, sapete, è che ci vogliamo bene. Perché quando ci vogliamo bene, vogliamo l'uno per l'altro. Perché lui, chi è Dio? Qual è il nome di Dio? Il nome di Dio è questo, è voler bene. Dio è il grande voler bene dal quale tutti dogniamo e verso il quale tutti dobbiamo andare. E quello che conta e il motivo per cui siamo al mondo è che diventiamo come lui. Lui vuol farci diventare come lui, come un papà che ci viene a trasmettere ai figli le cose buone del suo cuore e della sua storia. E Dio una cosa buonissima ce l'ha. Che è questo voler bene. Che in una parola più importante si chiama l'amore. In una parola più tecnica si chiama la carità. E che nella realtà della vicenda fa sì che il cuore di ciascuno si incolli alla vita dell'altro fino a desiderare di morire pur che l'altro abbia ogni bene. questa misteriosa vicenda del voler bene che ci troviamo nel cuore e subito si capisce che c'è il mio. Quando uno voler bene subito capisce che c'è il mio. Perché è una cosa assolutamente più grande della nostra testa, del nostro cuore, dei nostri progetti più audaci. È più grande il voler bene, persino delle nostre passioni che sono la cosa più forte nel certo senso che abbiamo. Qualcuno è venuto a raccontarci che questo voler bene è più forte anche della morte. Perché anche la morte non è capace di eliminare questo voler bene. Questo voler bene è proprio Dio dentro di noi. Allora quello che il Signore ha voluto in queste domeniche, in queste tre domeniche, è insegnarci appunto a voler bene. Ce lo diceva come pastore, diceva dai vieni dietro, vieni dietro. C'era qualche cosa da imparare, da prendersi su a mangi dietro. Poi ci ha detto vedi, siamo insieme, siamo insieme, siamo la stessa cosa. Vedi che cosa vuol dire volersi bene? Vuol dire una vita di uno legata alla vita dell'altro. E vivere l'uno per il bene che riceve dall'altro. Altro che vivere da soli, arrangiarsi, vincere, conquistare, superare. Essere il primo, tutto è stupidato. Lui che è il primo, si è fatto l'ultimo di tutti noi. Per insegnarci che è bene, ricevere tutto il bene. Per chi ci vuole bene. Non c'è altro motivo di sapienza da ricercare in questo modo. E appunto il senso di questa domenica è quello di dire, adesso però prova anche tu. Prova anche tu che ce la fai. E allora è come se gettassi della nostra vita nella grande avventura dell'amore e intanto ne dà la sua significata. Tu perché sei venuto al mondo? Perché sei qui? E tutte le cose che ti sono successe, e quelle che ti succedono, tutto è per questo. Ma come si fa? Come si fa? Tante cose mi fanno spaventi, tante cose mi fanno dolore, tante cose mi fanno paura. Allora lui che ci dice, te l'insegno io. E quella bella parola che dice oggi nel Vangelo, per dire che tutti i comandamenti, le raccomandazioni, le parole preziosi che lui ci ha dato nel Vangelo, che nostra mamma ha cominciato a dirci che, parole che noi abbiamo ascoltato nel canto, abbiamo visto e vitturate sui mondi delle nostre chiese, le abbiamo sentite come un dolce richiamo dentro la nostra coscienza, qualche volta le abbiamo sentite come il piaccio della nostra vita. Tutte le meravigliose parole del Vangelo, tutti i comandamenti, a che cosa servono? Servono imparare a voler bene. Servono a voler bene. Perché si deve perdonare? Perché non si devono fare gli atti impuri? Perché bisogna accogliere i poveri? Perché bisogna onorare i nostri genitori e non si devono dire delle bugie? Perché? Perché sono regole, è bruttissimo, diventa delle regole insorse, insensate, quando si dimentica che tutte queste sono invece le regole per voler bene. Sono le maniere per voler bene. Altrimenti non... È come se dentro di noi avvertissimo un destello magari di voler bene, perché non c'è un'anima umana che non desideri in qualche modo Dio, anche quando non lo sa. Ma non saprà come fare. Allora, un buonissimo, bravissimo, ha fatto scendere nella nostra vita, nel nostro cuore, nella nostra coscienza, le sue bellissime parole, in maniera che ognuno di noi abbia la sua brinca. E dopo c'è un po' tra queste parole, che sono le regole dell'amore, è la nostra vita. La nostra vita. Tu vai a scuola, ti amati, ti sposi, ti muori un figliolo, sei nell'angoscia, cammini in mezzo a tante domande, tutti ti hanno abbandonato, o al contrario tutti ti fanno festa. Che è, Signore, tutto questo? È la grande vicenda dell'amore. E tu che vieni preso dentro in questa vicenda dell'amore, non solo perché li fai, ma anche perché anche tu voglia bere. E come fai a voler bene? Anche tu così, no? Tanto le parole del Vangelo non è tope. E in mezzo a quella parola, che oggi mi piace così tanto, e mi è venuto più volte un desiderio di questi giorni di dire al Signore, ma Gesù sei proprio matto. Sei proprio matto. Questa parola è un amicizio. Adesso vi chiamo amici. Cioè, mi è sembrato come un po' casato, il Signore. Adesso non vi chiamo più serbi, perché adesso, prima non saprevate le cose, adesso le sapete. Le sapete. Adesso sapete tutte le cose che anch'io sono voluto sapere dal mio padre. Adesso andiamo avanti insieme. Che cosa bisogna fare? Bisogna voler bene. E sempre bisogna voler bene cominciando con le situazioni che sono sempre più difficili. Per esempio, per un po' di anni bisognava voler bene i comunisti. Ma non mi pare che ci siamo riusciti a dire tutto bene. Dopo, ha preso lui delle strade tutto su, insomma, adesso la faccenda è risolta. Ho visto che anche il capo degli ex comunisti dice che bisogna che ci siano le robe religiose. Sono tipo una roba. Ma, ma pensate per esempio adesso a questo problema che abbiamo, affascinante, straordinario, di questa gente musulmane. insomma. Cosa dire? È l'insomma. Sono problemi, eh? Ecco perché per loro non è proprio uguale. Cioè, noi abbiamo un unico compito nei loro conti, no? Che è quello della dilatazione della vicinia. Dell'assoluto volo del vento. Abbiamo lo stesso padre, noi e loro, e loro sono i nostri fratelli. E non c'è altro progetto di Dio, eh? Anche l'annuncio del Vangelo, che cos'è? Che cos'è l'annuncio del Vangelo? Eh, se potete rilever quel capitolo decimo appunto del libro degli altri, vedrete che San Pietro lo spiega bene e ancora meglio. E dice così, sai, lui Dio vuol prendersi tutti e quindi vuol prendere anche te e la sua famiglia. Lui è un pagano, un ufficiale dell'esercito, chissà di dove era, era di tre balcani, e poi era di tre balcani, perché era della religione italica, allora sono stato di Prevalcò, o di Brindisi, o di Iracusa, insomma, un italianuncio, e con cui va, usa piazza, è vero, un italianuncio, pagano, giove, giumore, tutte quelle stupidate lì, è vero, però, gli piacevano gli ebrei, aveva una grande attenzione e alla fine il Signore dice a loro di regalo la fella e gli mando il pescatore. E anche il pescatore sarebbe pieno di paura, ma come si fa, ci sono tante barriere, questi qui mangiano delle robe di pure, sono della gente tutta diversa da noi, ognuno deve stare nel suo posto, insomma, non è possibile, non è possibile, noi non possiamo stare nel nostro posto, perché noi dobbiamo obbedire al Signore e entrare da per tutti, in tutti i cuori, in tutte le coscienze, in tutte le situazioni, qualunque essa sia, anche la casa di Cornelio, anche quella, anche i nostri amici musulmani, anche quella, per dirgli che gli vogliamo avere. E tutto questo sempre, perché a certe volte, per esempio, la faccenda tra il marito e la foglia, per esempio, può funzionare di tanto bene, in certe volte, non ci va bene tanto bene, no? Basta abbastanza male, no? Tanto che, gli uomini hanno fatto tutte le loro regole per dire, beh, sono troppo male, si dice basta, e invece l'altro non cede, non cede mica, si lascia fare, noi facciamo i nostri livelli di ripudio, quelle robe lì, ma, ma lui però c'è il progetto altro, bisogna poi voler bene a tutti, magari bisogna volersi bene in una maniera molto diversa, un po' nuovo. E poi, certe volte, tra le generazioni, eh, i papi e i figli, figli i papi, non c'è facile, eh? Si mette su una grinta, un silenzio, allora, è come se bisogna voler bene, assolutamente voler bene. Ho fatto prendere un osso maletto domenica scorsa a quelli, sono dopo là con il matrimonio senza voce, cioè io senza voce, matrimonio se l'avevo, perché l'orete è stata un'imilabre, e, e dopo sono andato vicino al papà dello sposo, perché, sapevo che c'era un po' di, eh? Troppo. E gli ho detto, ma guarda che io non ho mai trovato un figlio che abbia più desiderio di avere un rapporto profondo e importante con il suo padre. L'altro è rimasto lì, ma lei dice, dara guai, troppo sul sicuro, non trova un modo di dire, perché è proprio così, il figlio, il figlio, il figlio, il figlio, il figlio, il figlio positivo della nostra vita, l'unico comandamento, l'unico motivo per cui viviamo, quella roba che dopo si chiama la nostra religione, che cos'è? Non è un po' di, non è un po' di, assolutamente, pare di tutte le moltitudini un solo po'. A cominciare da ogni relazione, ogni rapporto, la fede è quella roba lì. La fede non è delle ciaccolatorie, non è dei riti. Voi anche stamattina non siete venuti qui a vedere un figlio, voi siete venuti a quella roba che lui ha detto qui nel mangiare. Io vi ho amati, vi ho amati per prima. Lui viene qui a vedere che ci ha amati per prima, e cioè che il fatto che lui ci vuole bene è sempre la prima cosa. Per cui noi anche veniamo questa mattina con tutta la fatica della settimana, la fortumazione del nostro cuore, le nostre impurità, i nostri compromessi. A dire insieme su questo, c'è questo guai, il cuore pesante, e lui taglia la radice, no? Perché? Perché voi avete visto come ha fatto lui a volerci bene? Il suo volerci bene è molto accostato alla morte perché è nel segno della croce. E allora, per questa radicalità del volerci bene, lui ha sempre la possibilità di dire basta, tutto bene, basta, tutto bene. Questo è il primato dell'amore. L'amore non si può costruire dicendo mettiamoci d'accordo. l'amore è dare la vita. Solo così è l'amore. L'amore non è comunque la generità dei caratteri, dei pensieri, delle mani e della fatta. L'amore è tan piano. È dire, tutto nuovo sempre. Pira via la chieda. Tutto risolto. questa è la sapienza della caratteri. Ora, portatevi a casa questa parola. Amici. Hai capito anche tu? Amico. Perché questa mattina ti dice la cosa che conta. E poi ti dice come diceva a quell'ora che aveva ascoltato la parabola del samaritano. Adesso vanno anche tu a caratteri. Con grande fiducia, con grande forza, con grande pace. ed è bello perché puoi anche non avere forza, non avere sapienza, non avere parola, non avere cultura. Beh, sei capace di vedere bene. Tutti sono capace di volerlo. Tutti. Perché? Perché sono stati voluti bene. Amici, amici. Non mi chiamo più serbi, amici. amici. Allora adesso, questa amicizia, l'amicizia di tutto, è una cosa che fa un po' girare la testa. Amici. Io amico. Così carino, così violento, così male. Amici, amici. Perché è lui che ci fa amici, volendoci. e anche tu adesso, no? Con questa potenza, amici, amici, dappertutto, ma c'è, devo scappare, l'amicizia, è fra l'altro, la forma più semplice, più vera e più grande, diciamo così, della laicità sana della nostra fede. No? Perché se no, ci serve questo modo di dire, quando è che faccio il segno della voce, quando è che parlo di Gesù Cristo, Dio, io, ma alla mia segretaria, non ho mai detto niente della resurrezione, ma sono. È un po' serio. Invece, si può dare la vicenza di lui. Questo è lo stile. E quindi, tutti abbiamo in mano un tesoro immenso. È per questo che dicevi che in certi domenzi vi voglio di dire, va bene, basta così, più in là non si può andare. Invece, domenica prossima, siamo tutti invitati a una cosa stranissima. Perché tutta la messa, tutto il Vangelo della messa, è che noi siamo come un panchino a osservare questo. Che Gesù prega il nostro Padre per dire che io ho questi più di farvi vedere. fatto questo, sarà l'ascensione e poi Pentecoste e il Cristo sarà interamente consegnato ai nostri cuori. Un pa disc Barcelona Chi