← Torna alla ricerca

19970511 - Ascensione, anno B.mp3

Data: 11/05/1997

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

La festa è un po' difficile La festa è un po' difficile Mi piace molto arrivare E questo lo dico perché mi sembra che La festa di oggi in realtà Non avrebbe la possibilità di esistere Nell'orizzonte della nostra fede Se non ci fosse la festa di domenica prossima Se noi non potessimo appunto già avvertire Con tutta bellezza e tutta forza L'augurio che appunto come vi accennavo all'inizio della messa L'Apostolo rivolge ai suoi fratelli e ai suoi figli Perché possano ricevere in modo grande Lo spirito del Signore Lo spirito del Signore è proprio lui che ritorna E quindi di fatto non si potrebbe Celebrare con pienezza di cuore Questa festa Se non si potesse pensare subito A questo ritorno L'assenza sarà breve E quindi di fatto È proprio questo pensiero Che ci sostiene Che se il Signore vorrà Ci ritroveremo domenica prossima A festeggiare Una presenza addirittura Straordinaria di lui a noi D'altra parte Dette queste cose Bisogna dire che alla festa di oggi Non si può rinunciare Non si può rinunciare per due motivi Innanzitutto perché contiene in sé Come abbiamo ricevuto Dalle sante scritture Il disegno fondamentale della nostra vita Poserei quasi dire il più importante E cercheremo di fermarci un momento su questo Qui c'è detto tutto il progetto Non solo Ma nella festa di oggi È contenuta anche tutta la garanzia Di questo progetto Perché se il Signore ci assegna Un progetto troppo difficile E noi non ce la capiamo È vero E come faremo Falliremo Molte volte i nostri padri ebrei Hanno fermato il braccio di Dio Precisamente in questo modo C'era qualcuno che a nome loro Andava dal Padre Eterno E gli diceva Ma come fai se non ci perdono Se rimaniamo qui nel deserto Se siamo perduti Tutti gli altopoli si metteranno a ridere Diranno ecco vedi Li ha portati fuori Quegli abbandonati Perché Dio è E quindi costringevano In qualche modo Dio A intervenire Benevolmente Nei loro confronti Perdonandoli Prendendoli Prendendoli Prendendoli per mare Eccetera Proprio con le ragioni Della loro debolezza Ecco perché allora Io voglio subito Mettere davanti al Signore Oggi le ragioni Della mia debolezza Per dire Che Lui non può Andarsene lasciati così Perché io non ce la faccio E che Lui non può Andarsene Lasciandomi Un programma Cos'altro E così E' effettivo Ma bisogna che Proprio gli diavano E che quindi Sia l'ubile Ancora una volta A vivere Nelle nostre mani Sulle nostre labbra Nei nostri cuori Nelle nostre relazioni Nelle nostre case Nelle strade Dove dobbiamo camminare Perché altrimenti Noi non riusciamo O ci rassegniamo Cioè Al fatto che Come tutto Anche Gesù E' un astro Straordinario Che come la cometa Delle ultime settimane Ha rallegrato Le nostre nombi serene E poi Una bella mattina E' scomparsa Per sempre E allora anche Lui Come tutti e tutto E' comparso E poi se ne è andato O altrimenti Di fatto Se Lui vuole Che noi Custodiamo Nel nostro cuore Lo splendore Di tutte le meraviglie Che ha fatto E ha detto in mezzo a noi Bisogna che Lui Sia qui con noi Ecco perché Noi accettiamo Dunque La festa di oggi Come la festa Tutta proiettata Però In un'attesa Più grande E se è esigente Il Signore E noi Anche noi Siamo esigenti Con Lui Se Lui ci abbandona Non può chiederci Più niente Il Vangelo Il Vangelo Cioè E questa mi pare Una notazione Semplice Che però Forse è opportuno Fissare Il proprio cuore Il Vangelo Ed è tutto impossibile Non c'è spazio Per il Vangelo In questo mondo Ma anche Nel tessuto Della mia carta Può piacere Mi può affascinare Ma con tutto il rischio Di diventare Una specie di ideale Lontana Oppure una cosa Per pochissimi Qualche cosa Che poi Non ha riscontro In tutte le vicende Che anche Un prete di Campania Inevitabilmente E incontra Dentro di sé Fuori di sé Di giorni Per questo Di sé Sono entrato Della festa Praticamente piangendo Per fortuna C'era Massimo Che mi consolava molto Durante la celebrazione Del festo Ma io ero Tristissimo Perché Siamo arrivati Alla fine Di questi Quaranta Sublimi giorni Dalla notte santa Dove le tenebre Sono state spezzate E lui Ha continuato A venire A visitarmi A farmi vedere La luce Dentro alle cose Che io credevo Tutte buie E adesso Dice che se ne va Oh Sarà una festa Vero Ma dunque Perché Allora invece Incomincia Qualche cosa Di importante E di grande E proprio perché Dalla tristezza Di quella sera Nelle ore Che ne erano fatte Fino ad oggi E fino adesso E fino a questo momento E poi Come sempre Ci si accorge Che la vita Deve ricominciare E quindi Ci si guarda intorno E dice Vabbè Adesso che cosa facciamo Però E quindi Sono cominciati A riaffiorare I luoghi Della sua presenza Allora Desideravo Dirvi In questo momento Innanzitutto Che la nostra fede Questo va Saputo Fin dal principio Se no Non entriamo Nella verità Delle cose Guardate che la nostra fede E si compie tutta In modo rigoroso Nell'assenza Noi siamo uomini E donne Nell'assenza Vero? Diciamocelo francamente Dove è il Signore? Non c'è Non c'è È vero? L'hai mai incontrato tu? Ti hai mai venuto In fronte Una sera? Quando avevi freddo Ti ha avvolto Con la sua canzone Ti ha scaldato È venuto a consolarti L'hai mai visto? Mai Ho avuto tante persone Perché da quando ero piccolo Ricordavo in questi giorni Una sua vecchina Del tempo di guerra Allora Ho scritto anche di lei Sul giornale E tanti Tanti altri In modi preziosissimi Ne hanno parlato Ma Lui Noi non l'abbiamo mai visto E la cosa grande È che vedete Malamente Certamente Con molti limiti Sì Terribili Con molte chiusure del cuore Molte fughe Molte vanità Però In fondo Noi che siamo qui Quest'anno Per questa assenza Abbiamo dato la vita E l'abbiamo portata E non si torna mica indietro Ed è l'unica vita che abbiamo E devo dire Volentieri Volentieri Noi l'abbiamo portata Però i termini Di questa vita Restano così Io mi sento proprio Questa mattina Come quelli che l'hanno accompagnato Sul monte Proprio lui si è andato E non si vede E allora E allora poi invece La bellezza Della mia vita E la gratitudine Che ho Per tante persone Per tutti Di fatto E' proprio quello Di avermi preso Per male Per conoscere E riconoscere E amare Sempre di più I luoghi Della sua Assenza Presenza Cioè ci sono Dei luoghi Dove continua Rigorosamente A non esserci Ma poi Stranamente C'è E quindi Dalla sua Assenza Fiorisce La sua presenza Questo capita anche Per le persone Che abbiamo amato E che non ci sono più E dà volta Come Dall'incremento Doloroso Della loro assenza Emerge Misteriosamente La presenza Ebbene Questo E' avvenuto Anche per lui E c'è un luogo Della sua Assenza Presenza Che il Signore Vi ha concesso Di amare Sempre di più E di ricercare Con sempre più Avività Nello scorre Negli anni Ed è E' E' E' E' Di nuovo Della sua Parola Queste lettere Che Dio Ci ha scritto Questa lettera Che Dio Ci scrive E che noi Come La lettera Della persona Amata Non ci stanchiamo Mai di Rileggere E dopo Molti anni Ancora Andiamo Rileggendo E sono Quasi Due di anni Che torniamo A leggere Questa lettera Della persona Amata E bisogna dire Che questa lettera Ha in sé Un miracolo Proprio Un miracolo Di presenza Allora Sempre di più Il mio cuore È attratto E affascinato Da queste parole Scritte Su questi fogli Di carta E vado Ricercandoli E mi dà Fentuosa Conconzione Quando leggendo Delle memorie Di Francesco D'Assisi Vengo a sapere Che andava Anche tra i Uderi Delle chiese Vecchie Tra i luoghi Un po' In rovina Delle soffitte E andava a cercare Anche i pentitivi Di carta Dove erano scritte Delle parole Di Gesù E lui Le raccoglieva Io questo libro A questo punto Della mia vita Lo amo molto Ne ho bisogno E colui Che non vedo Che non ho mai Incontrato Per le strade Della via Campania Lui vado a cercare E trovo Nelle pagine Di questo libro E devo dirvi la verità Sento Una grande Contese Riconoscenza Per lui Che ha trovato Un modo così semplice Per venirmi a trovare O per consentirmi Di trovarmi Sicché ogni mattina Quando Con poco tempo Sempre troppo poco tempo Per la verità Cerco così Dentro alle righe Del libro Proprio davvero Ci tengo a dire oggi Del libro Tento di leggere Di ascoltare La sublimità Dei suoni Di queste parole E devo dirvi sì Mi sento In grande delizia E ho pensato Oggi Di dirvi questo Che forse Potevate immaginare Ecco Con un accento Più forte E anche Con un invito Il primo luogo Di questa presente Assenza È il libro Del signore Ed è bello Perché lo potete Tenere vicino Sempre Lo potete Aprire Sempre Anche quando Siete in cattiva Disposizione Quando vi trovate In un luogo Non adatto Quando vi trovate In un frangente Della vostra vita Che di per sé Non direbbe È bellissimo Perché possiamo Sempre spezzare La continuità Di ogni tristezza Prendete il libro Provate a farlo È importantissimo Questo Ma certo Quel libro È nelle mie mani Per sei giorni Alla settimana Come un oggetto Beh Veramente Anche ogni giorno C'è un approdo A questo libro Però certo L'approdo Prende è questo E allora Volevo dirvi Che Il luogo Di questa festa Della sua presenza Assenza È quest'ora Per me È questo luogo È quanto Questa parola Diventa anche Un pezzo di pane E un bicchiere di vino Che è appoggiato Sull'altare Circondato di preghiera Richiesto Che scenda lo spirito Ricevuto insieme Con voi Insieme a voi Adorati Di fatto È quella parola Del libro Che diventa Tale per me Che diventa cito Che non resta Sicuramente un fatto Per la mia mente Il mio cuore Per la mia emozione Forse anche In un certo modo Per la mia fantasia Ma diventa anche Un viaggio Alle dimensioni Più immediate Al mio corpo Per esempio Ai miei occhi Alle mie mani E ancora Mi piace San Francesco Quando nella prima Delle sue Avvoluzioni Dice Di queste mani Dei preti Proprio parla Delle mani Dei preti La sua prima Avvoluzione Lui Quindi Non ha mai voluto Diventare prete Perché siccome Era umile Si riteneva Peccatore Invece noi Andiamo avuto La sfacciataggine Anche Di diventare preti E quindi Siamo qui Con queste mani E lui Avvira Queste mani Dei preti E sapete perché? Perché sono mani Di peccatori E tendono Il corpo Del Signore E' una cosa vera Questa E' una cosa grande E quando io mi sento Forzato Dalle regole Della liturgia E dal mio compito In mezzo a voi A dire le parole Di Gesù E a tenere il suo corpo Nelle mani Io però Devo dirvi In quel momento Avverto anche Una dolcezza grande Nel mio cuore E quando tutti insieme Ci nutriamo Di questo pane E di questo vino Che è la carne E il sangue Del nostro Signore Io avverto Che quella parola Del libro Che è stata un gemido Per sei giorni Diventa In questo primo giorno Del risorto Il grande canto Della festa E mi piace Questa festa Quieta Con voi E capisco Che in qualche modo Questa festa E' il principio La possibilità La radice La speranza Che poi La festa Prosegua E queste Mi sembrano Le grandi feste Della sua presenza Dell'assenza Ma ce ne sono altre Volevo segnalarvi Per esempio La festa Del perdono E' una festa Bellissima Che tutti voi Conoscete Perché siamo stati Tante volte Perdonati Qualche volta Anche con delle parole Esplicite Ti perdono Molte volte Senza parole Nella sopportazione Di chi ci è vicino Nel posto Che ci è sempre stato Concesso Nella vita Che adesso Avete visto E' vero L'energia Av Singapore Danci Perché nella misura invece che io devo dare di me stesso, nel confronto implacabile tra quello che ho fatto e quello che mi merito, per me non c'è posto. Tra quello che ho fatto e quindi ho rovinato, non c'è posto. Tra quello che ho sperato e non ho ottenuto, non c'è posto per me. E invece c'è posto perché tu mi fai posto. Perché questa assemblea della domenica è il luogo dove hanno posto tutti. Queste feste sono la grande sconfitta di quelli che invece i posti si riconquistano, degli iupis si dicono. È vero, è la grande sconfitta loro. Perché questa è la festa della gratuità del posto. C'è posto ragazzi, c'è posto. Vado a preparargli un posto. E il segno di questo posto preparato nel paradiso, ecco ancora, vedete, la presenza sempre deve essere qua. Se c'è posto anche per me, vi sembrerà un ragionamento corto. Dio c'è. Sicuramente c'è il segno. E lo sperimento proprio in questo. Che poi non è semplicemente avere un posto, voi lo capite benissimo, no? E avere un posto addirittura di affetto, di lacrime, di sorrisi, di parmi, di abbracci. C'è posto, c'è posto anche per me. Dunque, sicuramente il Signore c'è. E molte altre. E molte altre. Ecco, e molte altre. E qui allora c'è nella festa di oggi il desiderio del Signore. Quando dice, quelle teste bughe degli undici, no? Che non hanno creduto nessuno, hanno perso questi 40 giorni perché chiamata G2 che era postata in campagna, Maria Maddalena che era stata liberata da 7 diavoli, io l'avrò visto. Date a dirglielo, date a dirglielo. E i ragazzi, e loro non avevano mai creduto. Allora voi, proprio in questo giorno, in questa festa, dei 40 giorni, ti è, e gli dà la gran lavata di capo. Ma insomma, gli abbiamo buttati via questi 40 giorni. E forse è possibile che gli abbiamo buttati via. E però, come fa lui? Perché subito dopo la morte c'è subito la risurrezione. E quindi dopo l'asteridata c'è subito la carenza. Proprio come è questa parola dell'Evangelo. Che mi trafigge e immediatamente mi saga e mi dà passi nuovi. Come è sempre lui così. Immediatamente, dopo averci sgridato, subito dice adesso però andate, andate. E cosa andiamo? Andate dove? In tutto il mondo, andate in tutto il mondo. Dove abiti tu? E tu dove lavori? Tu dove sei? E passato questo momento in cui stiamo insieme, ti saluto via, ti saluto. Martino ci ferma un momento sulla pianta, con un camparino, ma poi dobbiamo andare. Ci salutiamo. E dove andiamo? In tutto il mondo abbiamo. Ne abbiamo trovato in questi giorni, una di noi anche dentro nel mercatore. Le tolte abbiamo tutti, capisci? Sono dappertutto. Perché sono state mandate in tutto il mondo. Andate in tutto il mondo. E praticate il Fagelo. È il nostro conto. Soprattutto perché dice che bisogna predicare il Fagelo a ogni creatura. A ogni creatura. A tutta la creazione. Capisci? Sì. Bisogna predicare il Fagelo al sole, ai piedi, alle lacrime, ai piedi, nella scuola, alla propria moglie. Bisogna predicare il Fagelo al proprio corpo vecchio. Bisogna annunciare il Fagelo alle proprie malattie. Bisogna predicare il Fagelo dappertutto. Perché? È perché, Tiago, la tristezza di ieri sera, il pianto, che affatica Massimo, consolava, per arrivare alla festa di oggi, deve venire a sapere che, certamente, oggi, è aperta questa possibilità di assenza presenza, quella che è del libro, quella del pane, del vino qui alla domenica, quella del perdono che ti fa posto, dappertutto. A tutto. Sì, a tutta la creazione. A tutta la creazione. Tutto. Tutto. Può diventare l'uomo della presenza. Andate a predicare il Fagelo a tutta la creazione. Sì. A tutto quello che incontri, a tutte le persone che incontri, a tutte le persone che incontri, bisogna predicare il Fagelo. Ma cosa vuol dire questa roba? Di predicare, ma gli faccio la predica? No. Non è così. Bisogna, forse come dice il Salmo, andare piacendo, perché si getta un sello, nella speranza di ritornare cantando, perché si porta via un frutto amandante. e dunque, allora, che cos'è predicare il Fagelo? È gettare, gettare le parole del Fagelo dappertutto. Nei campi come nei cuori, all'ospedale e durante una festa. Gettare il Fagelo dappertutto. Seminare il Fagelo dappertutto. Con le labbra? No. Prima di tutto col cuore. Poi forse se ce l'hai un po', anche con la testa, col pensiero. Magari la testa crattando, te la perdite, Dio mio, ma guarda, come si fa a cittare il Fagelo qua dentro? Prova, prova. E che parole ci sento che il Fagelo dì? Prova tutta questa, tutta quest'altra. È vero. Dobbiamo predicare il Fagelo a tutte le creature. Perché? Perché altrimenti restano bui. Sul foglietto mi è venuto di scrivere che anche il sole è importante. Non è mica importante il sole, no? Lo pensavano un po' di ecceziani, poi anche dei popoli più antichi, non so se avete mai visto, qualche volta mi è capitato di vedere certi sassi. no? Ci trovo, dice, poi stasso è lì, Dio mio, sono lì da migliaia di anni e poi c'è un buco nel sasso e poi c'è un'ora del gioco, di un gioco particolare dove è il sole. Passa da questo buco nel sasso, colpisce, lo trovo, Dio. E capiva il mistero di Dio. Beh, è bellissimo, secondo me, però anche lui è mortale, è pieno di macchie, non so, fa un sacco di confusione, anche lui, poveretto. Poi finisce anche lui, mi dicono che finirà, è mortale anche lui. Tutto, tutto, tutto, tutto è nell'ombra, tutto quindi sostanzialmente è nella paura ve ne accorgetevo. Anche questa fragilità della bellezza della primavera, e lo vedete, no, che è tutta come nella paura della sua scomparsa. Gettare il Vangelo, invece, è sovrarla alla paura, è portarla via dalla morte, è mettere dentro il Signore. Altrimenti è anche le cose più preziosi, vero? Non so, anche il vostro voler di bene. Eh, mi avevo paura. e anzi, più le cose sono preziosi, più ci fanno paura, è vero? Se non siamo matti, se non siamo matti, è proprio così. Certe volte, eh, anzi, mi è capitato di farlo anche con il mio fratello, molto autorevole, in queste settimane, qualche volta mi è voluto dire, ma Dio, ma forse devi morire, perché sei diventato così buono. È vero? Eh, sì, quando le cose intorno a noi diventano preziosi, ci mettono come una specie di apprezzione. Tutto è molto facile. Purtroppo, infatti, tante volte, viviamo con una certa temerarietà le cose, no? Con un senso di possesso, di sicurezza cattiva, ma non va bene. È giusto, è sano. Come potrei dire, che è santo, avere una certa paura, è in un momento in cui, questa paura per la bellezza che c'è e che va, si avvicina misteriosamente al tumore. Ma proprio per questo motivo, bisogna andare a praticare il Vangelo, a tutte le creature, anche tu. Eh, non è un appalaggio riservato, eh, non è un colpito riservato, bisogna andare a tutti, così come si è. Vero? Perché? Perché tu vai in un certo posto nel mondo, dove non vado io, dove vai anche tu. Per fortuna, a tutti, è dato questo compito. E il compito rispecchia il vestito, l'intenzione, no? Del Signore. Desidera che tutto passi dalla morte alla vita, che tutto riceva parola buona, per venire fuori dalla sua prigione. Vi ricordate quando ascoltavamo di quel pastore, no? Che chiamava le teglie una a una, loro non lo riconoscevano e via che venivano fuori, dalla ricerca, dalla prigionia, dalla roba vecchia che bisognava lasciare. Perché? Perché bisogna camminare ormai nella vita. In camminare tutto nella vita. Questo è il progetto del Signore. Allora, per fare così, bisogna predicarlo in un argento. Bisogna un pochino, come si può, cercare di portare queste parole del libro e questa bellezza del pane e del vino un po' sulle narvi, un po' nelle mani, un po' nel cuore, in maniera che passi. certo, è vero che c'è il salto 125, perché dice quella cosa strana che quando vai con questo seme da gettare vai piangendo. Ebbene, per fargli motivi. Innanzitutto perché tu sei come un sacchetto di semento pieno di buchi, le perdita per tutto, poi non sei capace di seminare, poi ti interiuti, ti siano tutti incontri, e poi ti manda a seminare certe cose, e ti dici, ma come si fa, come si fa? e certo, chi va con il seme, si capisce, e vai anche con un certo coraggio del dolore, è vero? Io sono in promozione, su questo ci rafforziamo, e io penso sempre che il sacco di guai mi portate qui a San Martino, è vero, tutte le domeniche, e anch'io arrivo col mio camion, di guai, è vero, che certe volte si dice domenica, è una cosa difficile fare il presente, almeno in questo è difficile, perché? Perché io sono qui giudizio di questa mattina, e nessuna voglia di dir la messa, nessuno, nessuna voglia di fare un'opera, nessuno, per il resto, come il bambino, vicino all'amoroso, per non avere responsabilità, ascoltate, perché sono pieno di guai, e il cuore, come il vostro, pieno di latine, allora ti dice, ma poi vai lì, a lei, dicono che vai lì, zonza, fai le tue prediche, dai le tue benedizioni, di fare il fissile, cioè, e questo credo che sia per tutti voi, no? Perché, atti, intorno alla tavola di casa vostra, cosa starà a gioco, no? E dove per strada cosa starà a gioco, vero? E quindi c'è un certo avvenimento autogone, vero, che il Signore ci invita a fare, però, a questo punto, capito, è tutto diverso, insomma, no? Io avverso che è tutto diverso, per dire, va bene, io stamattina faccio dire ai diagoni che mi è tornata sulla voce, non so, non dico la messa nemmi oggi, ma dai, come si, Giovanni, dai, bene, in messa, non danti tante anni, insomma, c'è i tuoi guagli, altri ne hanno ancora di più, e però c'è un certo allenamento al dolore, indubbiamente, c'è. L'ultima cosa che volevo dirvi, ma è che sempre aspettiamo la festa, eh? È la faccenda dei segni che accompagnano. Io sono stato contento di leggere nel Vangelo di Marco e di ascoltare stamattina dal canto del piacolo che se si va avanti con questa voglia di seminare, poi ci si accoglie che da dietro arrivano dei segni che accompagnano. È una cosa importante questa. Non è che prima succedono i miracoli e poi si va a dire il Vangelo, il Vangelo, il Vangelo, e no, si fa così. Prima si fa con questo semino delle parole del Vangelo e si tenta di gettarle dentro un po', dappertutto, anche nel cuore l'uno dell'altro, insomma, no? Anche quando ci vediamo insieme a dirci qualche cosa del Vangelo, insomma, cambiamo. E però, dopo che provengono dei segni che ci camminano, che ci accompagnano, che ci sostengono e il Vangelo ci informa che è, io, lo si deve, ma è vero che ci accompagna con questi segni bellissimi. Questi segni si sa, insomma, no? Ci sono, ci sono. Questi miracoli che il Vangelo di Marco dice, voi li conoscete. Per esempio, conoscete la vostra capacità di un miracolo che forse è il più grande e che tutti sapete fare e siete anche bravissimi. Sapete cacciare via il male dal cuore della gente. Questo è un miracolo che avete imparato a fare a noi bene, insomma. Perché da quando siete stati battezzati è vero che avete cominciato a fare questo miracolo e quindi molte persone che vi incontrano poi vengono a dirvi che da quando voi vi avete incontrato e vi avete ritornato su una parola il male è andato via dal loro cuore. Siete capaci di far andare via il diavolo dal cuore della gente che non è il mio po' e sapete anche, dice, parlare lingue nuove. Anche questo è proprio vero, no? Sapete parlare lingue nuove. Perché? È perché sapete in qualche modo entrare nel linguaggio della vita delle persone. È vero? Che cosa dirò al mio vivo? Che cosa dirò alla persona? Che dirà questo? E davanti a questa faccenda che dire? E imparate tante lingue nuove, no? Siete sapientissimi. Perché? Perché avete capito come l'unica parola di Dio che entra poi in una inghilita gamma di linguaggi e bisogna sempre trovare anche il modo di intendersi, no? E quindi avete imparato anche tante lingue. E via, su questa linea, avete imparato a fare tante bellissime cose che scoprite come cose che vengono da sé, che non, di per sé, non abbassano il livello di timore, di dolore, di fatica, di solitudine, di quest'antare gettando il seme, annunciando il passione dappertutto, ma che però sono semi che ci accompagnano. Qualche volta viene a messa una mia amica senza Dio e quando siamo in piazza mi dice che la mia situazione è scorcia per come tutte le persone mi vogliono bene. Beh, è bene, e anche questo è un grande miracolo. Provate qualche volta a guardarvi indietro e vedete stupiti che tutti vi vogliono bene. questo è un grande miracolo che certamente accompagna e sostiene il nostro bel cammino.