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19971130 - Dom I Avv, anno C.mp3

Data: 30/11/1997

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Il Signore è dietro l'ancolo della piazza, quindi abbiamo pochissimo tempo. È arrivato già il piaverotto del nostro appartamento e ha già suonato il campanello. Cosa stai facendo? Ma c'è un po' di ciabato. Ma in tempo metta le scherzi? Ci sono due ragazzi di l'anno che un po' per scherzi ma poi mi dettano, se le daranno di sentare ragione, loro faranno fare spazio. Eppure per una mano il Signore che si accarezza. E tu che sei cattivo, lo farei. Perché adesso aprano a poi. E quindi il fatto è vero. Il fatto è vero. Qualche volta i testi apocalittici sembrano che ci vogliono suggerire la pazienza e che non sia giusto. Tra l'altra vogliono decisamente dirci la presenza. Signore, in mezzo a noi, i segni della sua presenza sono moltissimi. e che vi sia. Certo, il disagio del vostro amore per tutto quello che non è nuovo, che vi dà un'ottima presenza. e capite che non appartiene più allo spazio della vostra vita. Quello che è violento, è cattivo, è impunto. Quello che è un primo, disturba profondamente. E' un vecchio mondo finito, cazzo tutto. Un braccio al marco. Non c'è più. Non ha più forza, no? Per vero. Nel vostro cuore non c'è più. La bontà del Padre ha fatto sorgere nel vostro cuore, con tanta bellezza di luce, di calore. Il fascicolo inimitabile del Signore Gesù. Che molto spesso vi trovate a piangere, e non pensavate di essere più capaci di piangere, perché avventite con molto più strato la fatica di tutto ciò che mette un ostacolo davanti alla luce serena del Signore. Adesso siete diventati anche troppo sensibili. Vi basta pochi e sbagliati per dire che avete sciupato questa giornata. Su questo, questo sintomo anche negativo, è dovuto al fatto che lui è qui. Che fare? Ormai bisogna vivere come davanti a lui. Anche perché l'orazione della messa di questa prima domenica dell'anno è un invito ad andare incontro all'ospite. Dice che siccome è stato di campanella, noi dobbiamo dare incontro. e non amare vuote, ma con vuote opere, avete qualche cosa di buono da portare davanti al Signore. Che cosa gli vuoi dire? Beh, innanzitutto noi vi porteremo la gioia per la sua presenza. Non avete paura? Voi che siete peccatori, peccatori, peccatori. Voi che siete affezionati ai vostri piccoli e grandi idoli. Non avete paura? No. Non avete paura. Siamo così assolutamente convinti che viene espressione e impotenza di tutta la misericordia del Padre che ci pare già sentire il suo modo di entrare in mezzo a noi dicendo venite. Venite voi che siete affaticati dalle vostre strade cortonite, compresse dal cumulo di guai che voi stessi avete contribuito a mettere nel vostro cuore nella vostra storia. Venite. e io voglio farvi riposare. E noi allora andiamo incontro a lui con questa prima che è un'opera fondamentale che è la letizia per la sua presenza. In fondo la fede è questa. La fede è questa. Non è solamente sapere che Dio c'è. E' molto importante sapere che Dio c'è. E' molto importante sapere che Dio è in buio a noi. E che questo per noi è importantissimo perché fa diventare tutto molto bello. Tutto molto prezioso. Allora alla sveglia, qui una piccola frazione di tempo c'è per agitare qualche cosa c'è. Quindi se c'è un mobile fuori posto, se un bambino ha le mani spolghe, forse si riesce a spolverare la casa non ci si. E quindi fa parte della nostra contentenza e del discorso che stiamo preparando e che già facciamo per lui. Come quella ragazza che li aveva combinati di cotte e di crude e ritornava a casa. Aveva molte cose di cui doveva scusarsi. E' un bacio, mi spiace, guarda, la casa mi tiene a polvere. Non ho fatto il tempo a metterla a posto. Scusaci. Mi ricordavo questa mattina che quando ero ragazza i miei fratelli e i miei genitori mi avevano dato un soprannomio. Una volta mi chiamavano scusate, mi casca. Perché siccome arrivavo a sette anni, soprattutto a pranzo, a cena, allora aprimo la porta e mi dicevo scusate. Allora mio padre si è arrivato scusate. Perché dall'altra parte sennò mi dicevo, ma che cos'è questo? Un'altea umana tante volte dobbiamo dirlo, non è possibile che tutto è più importante che la tua domina. Allora per evitare questa palanca assurda, scusate. Ma è un buon sistema. È un buon sistema. Perché in questa brevissima frazione del tempo, che c'è tra lo spino del campanello e la poco che si apre, non riesci a mettere le nostre cose in più. Tu poi ne hai combinato in tempo perché non sei un ragazzo. Quindi come fai a mettere ordine possibile? Allora basta dire così, specialmente, in un istante, come cerchiamo di dirgli all'inizio della Messa. tutto bene. Tutto bene. Tutto bene. Questa è la preghiera. Il suggerimento importante che oggi ci dà Gesù nel brano del Pancero è quello di pregare. E quindi il mio compito è quello di dirgli che dobbiamo pregare un po' di Gesù. Quest'anno dobbiamo pregare più. Oggi inizia un anno in cui preghiamo di Gesù. Vero? Non era come spavento. Ed era trovato anche non con duezza. Non pregate mai con violenza. Per esempio, non fate mai errore di pensare che dovete metterevi a posto per pregare. Non pregate più. Perché fa parte della preghiera il dirgli mettiti a posto perché non lo fa quello. bisogna entrare invece nella preghiera attraverso il nostro cuaio come dolcemente. Bisogna trovare nella grammatica delle nostre violenze, delle nostre sventure, come un filo molto sottile che diventa un genito e che poi dice Dio vieni a salvarmi, Signore, vieni presto Dio. Signore apri le mie labbra. Della mia bocca proclammi il tuo nome. Poi bisogna andare dietro piano piano, facendamente, in questo filo e farsi portare dentro nel cuore di Dio con dolcezza. Con dolcezza. Questo aumento di fiducia nella preghiera, nella possibilità di pregare anche quando sei in macchina, quando fai tante cose, non riesci magari subito a prendere il soldo. Che cosa fai quando non riesci a prendere il soldo? Benessi. È una cosa che non riesci, ma non capita mai. Penso che vada benissimo, non riesci a prendere il soldo e ti annulli un po' nella vita. Nella vita. Ma appunto tutto questo deve essere fatto con dolcezza e secondo quello che dice Gesù questa mattina nel prano dell'Evangelo ci consente di stare sempre davanti al nostro padre attenzione però perché qui dice una cosa molto bella che lui, in traduttore italiano, non ha più il coraggio di dirlo perché lui, mi pare che, adesso lo rileggiamo, ma aggiunge una parola perché gli sembra troppo forte quello che Gesù dice da guardare. dice che gli altri pregati in ogni momento perché gli altri hanno la forza di scugire tutto ciò che deve accadere e di comparire davanti al figlio dell'uomo. E invece non dice che dobbiamo comparire, dice che dobbiamo starci. vedete qua. Perché se lui dice comparire vuol dire che una cosa che succederà e io è come se prendessi da rincorsa a pregare, non è così. la preghiera è perché lui è il nostro splendido interlocutore perché noi stiamo alla sua presenza. Allora io per esempio penso che noi stiamo alla sua presenza dicendo il Padre nostro e noi sfuggiamo all'indiglia, all'odio, al risentimento, a lasciarci dominare dal fatto che abbiamo subito un'ingiustizia e tutta la nostra carne grida, alla nostra angoscia profonda perché siamo tutti sui noi da malattie. allora noi preghiamo per sfuggire a tutte queste cose brutte e per stare davanti a loro. Si prega anche a questo. E la preghiera quindi è il segno di questa presenza potente. Vedete qui. E qui ti puoi pregare. E da qui allora nasce un altro elemento tanto importante che avete visto come domina ancora le scritture sempre nella parola evangelica di Gesù perché dice allora a questo punto alzate il capo. E questo alzare il capo alzatevi che è il contrario di quello che è di quell'immagine per la quale lui dice che stanno tutti seduti dappertutto, no? Come diceva Zaccaria che stanno seduti nelle tenebre nell'ombra della morte. Alzatevi adesso. Alzatevi. Ecco. L'altra cosa che allora ci dice è questo alzare e bisogna far alzare tutto. Adesso io non lo faccio, no? Però potremmo farlo, insomma. Insomma io non sono capace di fare queste belle scene, diciamo alziamoci perché è il punto. Però voi capite che cosa vuol dire? Lo capite benissimo. Voi capite intanto da dove dovete alzarvi. È vero? Dovete alzarvi. Io mi chiedo, io alzatevi adesso. Da quello che mi tiene prigioniero, da quello che mi lega. Sia una cosa scopertamente sbagliata. Sia anche un male che subito. Alzatevi. Perché oggi è il giorno della risurrezione. Alzatevi. E questo alzarsi diventa l'intelligenza e il progetto della nostra vita. E se dunque prima noi esprimavamo la fede con la preghiera, adesso desideriamo esprimere la speranza con questo desiderio che tutti possano abitarsi. Per esempio chi non sa scrivere che impari a scrivere. Chi giace nella sua vita. Chi giace nella sua vita. Chi possa mangiare con il mio signore. Chi ti piace che un po' sia consolato. Che uno che ha perso la possibilità di camminare, venga portato. Perché anche lui possa viaggiare. perché tutto deve rialzarsi. Rialzarsi verso di lui. Perché sta venendo. E noi vogliamo far trovare la casa e la famiglia e anche noi stessi nel miglior modo. E dici ma è lunga la cosa perché... No no basta fare finta. Basta fare finta. Per esempio tu che sei cantivo di una cosa buona. Dimmelo. Ma cosa credi che sia essere buono? Intanto è solo di Dio. E per te che cos'è essere buono? Imitarlo. E come fai a imitarlo? Lo copio. Eh lo copio. È vero? Invece di dirti va a quel paese ti dico benedetto amico Dio. Dilla una cosa buona. E se va solo a tutti lo stesso. Lo stesso. Fai un gesto buono. Eh fai un gesto buono. Non esprima niente del mio cuore. Tu fai un gesto buono. Gran maestra liturgica. che ricopre la mia nudità creaturale, violenta, impaurito. Guarda. Guarda che segno bellissimo. Per sapessi tutte le robe che vuol dire questa roba qua? Che andiamo a vedere a Nazareth, sul pavimento della Basilica di Nazareth c'è questa cosa. e qui San Martini l'ha un copiata, l'ha rifatta, l'ha ricamata. Insomma basta dire che è paradiso questa roba. Guarda che è paradiso. E quindi fare gesti buoni. Dire parole buone. Volere che tutto faccia quel passo verso di lui perché lui viene verso di noi. E subito, in un istante, si fa tutto. Il nostro maestro di greco ci spiega una cosa secondo me importantissima, importantissima, facilissima, che da parte. E già ci spiegava che il tempo presente in greco io vado, io amo, io vedo, ha una cosa stupenda perché esprime anche una qualità delle cose e delle azioni prolungate dal tempo. Cioè è una specie di eterno presente nel presente. Per cui con un amuto puntuale tu entri in un'azione eterna. se tu dici io amo, questa azione tua non ha più confine. Io amo. Diventa quasi una qualità della tua persona, no? Non si sconda più. Io amo. Io vedo, io accorgo. Non vuol dire solo che accorgo, capisci, in questo momento, ma che io sempre accorgo, che questo accogliere è il mio permanere. E così è il nostro meraviglioso rapporto con Dio. In un istante solo riportare tutto al disegno di bellezza che lui ha iscritto dentro, ad ogni credito. Perché lui per sé diceva, fatti perché sia buono, mica perché sia gattina, no? Perché diciamo delle cose buone. se vuole delle labbra come voi usate? D'intelligenza. D'intelligenza. Ecco. Insomma, l'intelligenza è preziosa, no? Per chi ce l'ha, vedo che è preziosa. Bene. Si può usarla bene, no? Tutto, tutto, assolutamente tutto, può diventare in un istante bellissimo. Questa è la speranza, capisci? La speranza è anche tutta la nostra operosità. Per cui, l'aco, il vice sindaco, poverino nella sua parte, lui nella sua parte è ancora più in grado. Toni, è vero, lì, deve andare a farsi aggiustare una gamba, eccetera, così. E tutti, insomma, con le loro così. Tutti abbiamo da fare questo passo continuo, capite? Questo ingresso nella fine. L'Apocalisse è la cosa più bella che ci sia. Non fatevi mai ingannare. L'Apocalisse è quella possibilità che in un istante tutto si riempia di lui. E che tu puoi sapere che la porta di Dio. Sapete che la Bibbia finisce così, no? Dio. E allora c'è l'ultima cosa. Che le scritture raccomandano soprattutto attraverso le parole dell'Apostolo Bacchino. E si ripescano in quei due miei figlioli che appunto quando suonò quel famoso campanello si stavano dando una mano di botte. Dicevano, dai, scegli, mi fate finta, mi fate per scherzo. Poi in questo momento ci avete detto tutti i pensi di quel che è successo ieri, di questo però, e te l'estate davanti a conforte, si vede. Non batte, suonino. E' il più piccolo, per esempio, la testa del più grande e le chiedono lì e la tomba a cione sulla fronte. Quando la porta si apre, non ci vuoi più che bei figli che ha, se te la raccomando, è andata dritta. Volersi bene, dice Gesù poi, che è vegliare, stare bene. Stare bene, perché se lasci perdere questa attenzione, si ricomincia. Invece dice, stare bene, no? Perché lì dietro, allora, carenze, volersi bene, con quelle due regole bellissime che ha dato, no? Come in una riga. L'amore dice si fa... Adesso dire che fare l'amore è pericoloso nella riga italiana, no? Come si celebra l'amore? In due modi. Innanzitutto, così, reciprocamente. Reciprocamente. Quando noi, allora, domenica ci troviamo a messa, ci riconfermiamo di questo. Molte volte è fatica, perché durante la settimana abbiamo litigato. Perché uno ha parlato male di un altro. Perché uno è tutto scomento, ieri sera è venuto a confessarsi, spaventatissimo, perché ha dato è successo un guaro. E lui gli dice, guarda, ho visto che dire al Padre Tello una cosa, che di quel guaio che gli è capitato io sono stato contento. Ma è una cosa, è vero. Per me è l'esperienza più brutta che si fa. E siamo qui invece a recuperare in modo assoluto il nostro volerci bene. Hai capito? Ti voglio bene. Io trent'anni fa a quest'ora, esattamente a quest'ora, diventavo di acqua. Sono trent'anni che sono servito. Io ho capovolto, quindi invece che fare il servitore, non posso dire che mi sono fatto servire. Perché non ne ho la percezione. Molte volte mi faccio servire. Ma insomma, lì ho scoperto. Ma in realtà sono stato servito. Sono trent'anni. Penso che sia di più che sono servito. Ma sono trent'anni che ne ho la vicina. Trent'anni che sono servito. Soprattutto, certamente, nella direzione dell'essere non dovuto. non è vero. Non è vero. E in tutti i modi delle servite. Non so se anche tu ti senti così servito. Dall'amore. Nell'amore. Guardate che siamo molto voluti qui. E adesso oggi abbiamo ospiti qui, un gruppo di nostri amici della parrocchia di San Benedetto, di Poloni. E oggi abbiamo sentito proprio il desiderio di Dio ai miei fratelli. Questi qui ci vogliono. E io devo dire che non mi pare che ci sia qualcuno che non mi vuole bene. che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare che non mi pare. E che io, pur volendogli bene, lo faccio un po' arrabbiare. Perché subito non riesco a mettermi dentro nel suo pensiero. Ma però lui mi vuole un gran bene. Tant'è che se lui alza troppo la voce, ci si è messo da parola, poi c'è un sistema che io grido di più. E quando lui sente uno che grida di più, lui si commuove. E' contentissimo. Poi mi dice, ma senti che voce. E' vero? Una mattina che, insomma, andavo giù un po' così, ho detto, se tu dici ancora questa cosa vado dall'Arcibescovo a controllare. Siamo andati subito da parcia insieme alle notizie e perci un cafettino. E quindi, no, poi non è che mostro a voi che sia un esempio, potrebbero esserci delle cose un po' più pericolose. Ma io ho l'impressione che tutti, per esempio voi tutti che siete qua, voi tutti li vogliate venire. Io questa è l'eccezione che ho. Allora la prima raccomandazione apocalittica del Signore, siccome è lì dietro alla porta, adesso già lì, è quello di volersi bene. E di avere l'intelligenza del volersi bene, nel senso che poi evidentemente, dice, gli voglio portare un regalino, gli voglio dare un segno. Voglio che capisca anche che gli voglio bene. E l'intelligenza per capire che l'altro si vuole bene. Ho capito che gli vuole bene. Ho capito che gli vuole bene. Dunque questo volerci bene fra di noi. A partire da qui, il grande compito apocalittico della comunità cristiana è, e quella faccenda è un po' più delicata, e io dirò un po' perché voglio parlare bene di tutti, io ci farò, gli frego la predica, è che da partire da qui bisogna voler bene a tutti. Il Signore è molto chiaro. Dice, secondo l'Apostolo Paolo, che dobbiamo volerci bene tra di noi e voler bene a tutti. A tutti. E con tutte le persone, qualunque sia il loro pensiero, la roba a cui sono iscritti, cominciare col voler di bene. Io ti voglio bene. E se si vuole bene, e l'altro secondo te dice delle boiate, tu invece di essere contento perché dice delle boiate, oppure dire, adesso, Dio vuoi stare qui, perché hai detto bene. invece, se te vuoi bene, cosa ti succede quando l'altro dice, fa delle boiate? che ti dispiace da mani. No? Una mamma, se non è perversa, quando suo figlio fa l'asino, ragazzi, si sente crepare, più che se sbagliasse lei. che secondo San Francesco però è un errore. Secondo San Francesco non devi patire per i peccati del tuo fratello, più di quello che patisci per i tuoi. Furbo San Francesco. perché sai che se no piano piano il rischio diventa una specie di, insomma, noioso sorvegliante per far bene il tuo fratello. Senti bene. Guarda bene bene. Va bene. E però vivere nella categoria del dolore, l'amore quando si fa difficile. È molto importante, per esempio, piangere perché non ci si riesce a voler bene. È molto importante. È molto importante, per esempio, avere vergogna e non dirlo. Perché invece non c'è un gran gusto per dirlo. Però siamo amanti. Parlo di sì, sono sincero. Non mi importa niente. Zitto. E fatelo passare. E piangere. Perché è questo che dobbiamo fare. Dobbiamo volar bene a tutti perché è l'apocalistica. È finito. E lui è qui in mezzo a cuore. E allora dà un ultimo consiglio che mi sembra molto importante sull'amore e che è rivolto agli anziani. E lui fa l'esempio di sé e può dire una cosa che dice come vedete che io vi voglio vedere. Allora dovete volermi bene fra di voi e voler bene a tutti. E lui dice che non posso dire. come vedete che io vi voglio vedere. un vecchio che non vuole bene è orribile. Un vecchio che è patriota, che si ove. Nel senso che è di parte. Ma con tutto quello che hai visto sei di parte. Ma non sei il padre di tutti. Ma non sei il padre di tutti. Non sei la mamma di tutti. a certi stupidati delle divisioni, questi inganni di Caino. Ma scherzi. Con i capelli pianti. Gli anziani facciano vedere. Come si fa. Certo. Perché è sul segno di un'attesa che è arrivata adesso. E dice ma il nonno da giovane non era il carolino, un saltafossi che ne ha combinato. E poi furbino. Però. Ma è come il parolo. Il vecchiato di un buono. si è messo a posto. Si è il problema di assaporare la sua volontà. Come uomo. No. Eh sì. Se c'è un tragitto, se c'è un tratto di strada ancora da fare. Alla svelta. Io e Tony dobbiamo fare la svelta. Riempirci. Di una carità assoluta. Perché quando la mia il papà, la mamma, il fratello grande in casa nostra, i fratelli maggiori, le sorelle maggiori, quando fanno vedere che si può avere a tutti, che si deve relativizzare a quello che ci divide, che quello che ci divide infinitamente di meno di quello che ci unisce, perché, ma diciamo, cavolo, ma se c'è una divisione grandissima nella testa, sì, ma siccome, quello che abbiamo in comune è la cinccia, il naso, e lui ha preso la carne, ne capisci? Lui ha stabilito una unità fra di noi, superiore a tutte le nostre divisioni, che parte dal naso. e se hai in mente una roba un po' più poveretta, da quello, parte da quello. È molto di più quello che ci unisce di quello che ci divide. Gli anziani hanno il compito di mostrare questa capacità di voler bene senza ostacoli e senza lì. e anche lì il traduttore ha salutato e non ha avuto il coraggio, perché dice che così se ci si può tutti bene e tutti i voli bene, resistiamo davanti a Dio e poi dice al momento della venuta del Signore Gesù Cristo, ma invece non c'è scritto al momento. Perché? Perché questo qua è il momento. Secondo l'Apostolo, capisci? Tutta questa potenza e esemplarità dell'amore non è per prepararsi al momento carino, perché sennò c'è sempre quella specie di roba che bisogna... No, per vivere bene il suo venire devi vivere davanti a noi. Questa è l'Apocalissi buona. Subito bene, subito bene, questa è la nostra Apocalissi, quindi non è che c'è un momento ancora in cui succederà. per quello che riguarda le strutture profonde dell'essere e dell'interpretazione della vita e della città, si vive essendo lui già qui. Prendete uno come il protettore della nostra chiesa, Francesco. Francesco dalle stigmate alla bellezza del sole, dalla fraternità del fuoco alla benedizione per quelli che perdono. E, che cosa vogliono dire le poesie di Francesco? Che cosa vuol dire lo splendore della sua regola? Che il Signore è mezzato è difficile trovare un uomo più apocalittico di Francesco, no? Insomma, perlomeno non scherzo. Perché? Perché è quello che assomiglia di più all'uomo dell'Apocalisse. Chi è l'uomo dell'Apocalisse? È Gesù. È Gesù, Gesù o no? Ma certo, l'abbiamo ascoltato, ci nutriamo della sua carne e del suo sangue, abbiamo dentro di noi il suo spirito che è intocchettato. Dunque, è finita l'attesa. Anzi, prima bisogna dire è finito il mondo di Caino. È finita l'attesa dei padri ebrei. Adesso noi viviamo alla sua presenza. Veniamo a Messa la Domenica perché ormai tutta la nostra vita è una preziosa e delicatissima liturgia. Quando il Diano ci congederà nella pace noi cercheremo di custodire il dono del Signore per poter inquietamente celebrarlo fuori di qui come qui l'abbiamo ricevuto dalla bontà del Padre in maniera che tutti gli spazi umili e talvolta affaticati della nostra casa e della nostra storia si illuminano della sua immensa luce. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.