19900617 - Corpus Domini - matrimonio.doc
Data: N/D
🗣️ Lettura Vocale Testo:
Testo dell'Omelia
17 giugno 1990 - matrimonio di Andrea e Annarita
Omelia di Don Giovanni Nicolini
Ragazzi, pensavo un po’ a certi presupposti del testo del Deuteronomio che abbiamo ascoltato questa mattina, presupposti che fanno pensare che quando i nostri padri sono stati invitati con molta energia da Dio a lasciare la terra della schiavitù per addentrarsi, avventurarsi nel deserto della loro libertà probabilmente erano piuttosto incoscienti e questo pensiero dell’incoscienza accompagna sempre la mia vita di prete puntualmente quando Dio fa i suoi grandi regali e mi sembra siamo tutti degli incoscienti, è vero avremmo piacere di fare le cose più importanti della nostra vita in pienezza di razionalità ma come sempre vi dico sono sicuro che in realtà invece Dio ti sorprende e ci seduce e in qualche modo, come avevano chiara coscienza i nostri padri Ebrei, ci inganna, non per dire che questi ragazzi non si sono preparati e che sostanzialmente non sono liberi e consapevoli, è vero, del guaio che oggi combinano, ma certamente bisogna dire che il signore è sempre talmente più grande di noi, e le prospettive nelle quali lui pone la nostra piccolissima vita sono sempre così ricche di vertigine che evidentemente fa poi bene a non farci mai capire fino in fondo quello che succede, è vero, e tutta la nostra vita è scoprire con sorpresa con gioia qualche volta con imbarazzo, è vero, quello che di fatto ormai è già fatto e bisogna camminare come sapete questi padri antichi, è vero, quando hanno varcato il mar rosso si sono accorti che poi dietro a loro le acque si chiuderanno e hanno capito che la funzione delle acque è stata sì quella di liberarli da questi nemici di segnare l’ingresso in una terra nuova affascinante di libertà ma soprattutto anche di impedire di tornare indietro, è vero, perché qualche volta ci avrebbero pensato, perché questo? Perché non solo e non tanto forse la vita che incomincia oggi per loro, ma tutta la vita dei cristiani è una vita nelle mani di Dio, e questa meraviglia che noi continuamente rimeditiamo nel nostro cuore per lodare il signore perché non ci ha abbandonato, perché non ci fa camminare da soli perché ci nutre ogni giorno perché ci guarisce dalle nostre malattie e in realtà però costituisce anche la suprema difficoltà della vita cristiana, è difficilissimo essere nelle mani di un altro, ci sono dentro di noi degli istinti, potenze, che ci fanno sempre misurare l’orizzonte magari molto modesto della nostra persona e delle nostre decisioni, ma che ci porta insomma una specie di volontà di controllare la storia, mentre invece ecco in modo tipico quello che oggi noi abbiamo celebrato è la sensazione di una storia non controllata più, è vero, non controllata nei modi, nei tempi, che oggi osa fare, è vero, delle promesse dei fatti nel tempo, non solo non a tempo determinato, ma per sempre, e soprattutto quando si tratta di scommettere la propria vita sul gioco dell’amore sulla potenza della fedeltà sulla bellezza della comunione d’amore chi osa questo ecco questi due ragazzi oggi hanno celebrato questo atto audace che sarebbe appunto follia, incoscienza, se più segretamente e più profondamente in realtà il significato del loro gesto non fosse quello di consegnarsi in questo senso proprio consacrarsi alla potenza dell’amore sapiente di nostro padre e per arrivare a questo c’è una storia passata io infatti vi dicevo all’inizio della messa che il senso primo della nostra liturgia di oggi per loro e per noi non pè quello di ringraziare il signore per la strada che abbiamo fatto, una strada che secondo i testi di oggi è una grande pedagogia, è vero, è una grande istruzione pratica da parte di Dio, soprattutto in una direzione che è la direzione della povertà , credo che in realtà questo sia, sono sempre più convinto, la pedagogia più profonda che Dio esercita nel cuore e nella storia in realtà di ogni persona, una grande pedagogia della povertà , perché abbandonati in noi stessi sono via, via, tensioni di paura e slanci di orgoglio che ci portano in qualche modo a definire il nostro orizzonte ma anche a riempirlo di garanzie, di sicurezze, di controlli, di possibilità di possesso, tant’è che, per aprire una piccola parentesi bisogna dire che infatti uno dei grandi drammi a mio parere oggi del mondo in cui noi viviamo soprattutto in questa fettina di mondo è probabilmente quello di una eccessiva ricchezza, anche i nostri padri provarono il rischio di questa eccessiva ricchezza perché la ricchezza di sazietà , la ricchezza è morte del desiderio, la ricchezza eccessiva è una specie di stasi del cuore, dello spirito, dell’intelligenza, e quindi in qualche modo per portarci a questa dimensione sublime del desiderio, dell’attesa della speranza Dio deve sempre reintrodurre in ogni storia una grande, appunto, pedagogia della povertà , ce la fa soffrire piano, piano, vedo che in realtà ogni persona è attesa dalla bontà di Dio a questo bivio mentre noi in fondo anche quelle poche volte che abbiamo voglia di pensare a Dio, lo penseremmo ... all’apice delle possibilità di soddisfare ogni esigenza della nostra umanità , in realtà il signore, così per come è fatto e per come ha scritto nella grande tradizione dei nostri padri ebrei e poi in pienezza nel grande mistero di nostro fratello Gesù, ci incontra in realtà nell’abisso del nostro bisogno, della nostra povertà , della nostra insufficienza e in realtà vedete il patto nuziale è un atto di grandissima povertà perché secondo noi cristiani il matrimonio davanti a Dio è appunto un’alleanza a tre e quindi se ci si pensa bene in fondo è un atto profondo di confessione della propria fragilità , oggi questi due ragazzi che sono andati avanti benone, è vero, per tanto tempo, adesso in questo momento sono venuti a dire a Dio prima che a tutti noi la grandissima insufficienza della loro persona, della loro volontà , delle loro intelligenze ed è bellissimo perché in questi anni Dio gli ha fatto questo grande regalo e cioè che invece di diventare sempre più sicuri di sé sono diventati più felicemente insicuri e questo progressivamente gli ha consegnati, dice il testo di oggi “Dio ti ha umiliato” per insegnarti che non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio, e ti ha provato e ti ha umiliato per vedere poi cosa avevi nel cuore e se di fatto delle sue parole avevi veramente bisogno perché altrimenti, capite, tutto è formale, tutto è festa esterna, tutto è sottilmente nauseante, se oggi noi siamo venuti qui in fondo a celebrare un cero insieme di ritualità formali, che cos’è questo, nulla, invece di fatto questi due ragazzi sono oggi per noi di grande insegnamento perché ci vengono a presentare la povertà della loro storia, quello che hanno conosciuto proprio nella bellezza del loro cammino insieme proprio perché il dono di Dio è grande e travolgente, proprio perché Dio ci porta fuori da terre di schiavitù in fondo misurate anche dice la scrittura da pentole di carne e cipolle che sono a disposizione di tutti e ci porta in un deserto dove ci si nutre di manna e sapete con quel rito di povertà , uscire al mattino dall’accampamento il Dio ha fatto scendere questa manna dal deserto raccoglierla per il giorno, dacci il pane quotidiano con preziosità con rendimento di grazia, un cammino che non si fa secondo la bussola gli orientamenti della nostra razionalità , ma perché Dio stesso ci guida e quando questa colonna di fumo di fuoco si alza anche noi ci alziamo e lo seguiamo, è all’interno della bellezza del dono di Dio, della libertà del cammino insieme del prezzo della fuga dall’oppressore che i nostri padri hanno scoperto la loro fragilità , così questi ragazzi, così tutti noi, proprio all’interno del dono di Dio proprio perché è troppo buono il signore per noi e troppo inebriante la prospettiva della vita proprio allora noi avvertiamo la nostra fragilità , combiniamo i nostri guai, facciamo i nostri peccati, ma tutto questo potentemente e dolcemente ci consegna alla bontà del padre. E’ solo uno schema razionale sbagliato che pensa che noi abbiamo da Dio perché siamo bravi, buoni, forti, nessuno che pensa di essere bravo, buono, forte, va a Dio, e quando nostro fratello è venuto in mezzo a noi ce l’ha detto di essere venuto per gli affranti, per gli assetati, per i feriti, è venuto a dirci che era venuto per i malati e per gli ingiusti, altrimenti inutile è la sua venuta a vano il nostro gesto di oggi, dunque la prima nota che bisogna tenere fermo è che la loro vita, la vita di tutti noi, è prima di tutto una grande storia di apprendimento della nostra povertà , ogni cuore è fragile, ogni vita è tremante oggi nel nostro mondo ci sono molte possibilità di mascheratura di questa povertà e di questa fragilità e di questa paura ma grazie a Dio anche nel nostro mondo e nel nostro tempo ogni giorno scopro stupito e affascinato e anche pieno di commozione come Dio in realtà piano, piano e certe volte con più energia sappia condurre la persona a riconoscere la verità delle cose la verità di se stessi che è veramente l’unica possibilità poi di iniziare, di aspettare, di sperare e di essere riconosciuti quando una mano prende la nostra mano tremante e ci dice di camminare insieme solo allora nasce, fiorisce il nostro vero rapporto con Dio. c’è una specie di errore idolatrico che può insinuarsi anche nel pensiero di noi cristiani che appunto è solo una certa forza della nostra vita morale e una certa intensità della nostra preghiera che ci mette davanti a Dio, è pericoloso questo espone a sapienze farisaiche infruttuose, infeconde, io ho accolto volentieri nella mia parrocchia questi due ragazzi appunto perché si sono presentati desiderosi di essere informati, illuminati, aiutati, accompagnati per questo sono certo che la benedizione di Dio scende corposa su di loro e poi certo dice ancora oggi la scrittura questo è il principio, l’ingresso in una terra bellissima, meravigliosa, stillante latte e miele, promessa desiderata, e parata anche da frammenti di luce che ogni tanto nel nostro cammino nel deserto il nostro Dio fa risplendere, ecco state per entrare in una terra tutta preparata, si dice che il matrimonio lo si costruisce, non è mica vero, il matrimonio se mai se no si sta attenti lo si distrugge, come ogni comunione d’amore che proprio perché è bellissima è anche fragilissima nella violenza rosa delle nostre mani e dei nostri pensieri invece vedete è tutto preparato dal signore dice entrerai in questa terra stillante latte e miele, ci sono delle belle città , non le hai costruite tu, ci sono dei campi fecondi non li hai seminati, tu dovrai solo godere del dono di Dio, e quindi la vita nella quale entrano oggi è in modo assoluto esigente perfetta gratuità , se rimarranno insieme se si vorranno bene, se si perdoneranno, se si sosterranno nelle loro fragilità , se si daranno soccorso nella loro malattia, se sapranno accarezzarsi con affetto anche nel momento in cui anche il cuore si gela, se tutto questo si darà sarà perché il signore ha preparato questa terra stillante latte e miele, terra meravigliosa, purezza del dono di Dio, se fino ad oggi in qualche modo la loro vita è stata ancora in parte in mano loro e hanno dovuto prendere decisioni e fare scelte, da oggi, per questa consacrazione che è la nuzialità piena nelle mani di Dio dovranno solo obbedire, ma obbedire al dono, obbedire alla bellezza, obbedire al fascino del regalo che il signore mette nel loro cuore, solo nelle case violente degli uomini, l’obbedienza è obbedienza per paura, è obbedienza sotto minaccia, è obbedienza davanti a potenze di punizione e di morte, qui invece l’obbedienza, ben più esigente più profonda a Dio e all’uno all’altro, all’umile trama della vita di ogni giorno è obbedienza allo splendore del regalo che oggi riceviamo tanto quanto sappiamo vivere nel senso di questa gratuità della nostra vita perché tutta regalata da Dio, altrettanto possiamo cavarne fecondità , consolazione, festa.
Ci sono condizioni? Si, ce né una, ed è indicata in modo preciso, quando sarai entrato in questa terra stillante latte e miele, bellissima della tua nuova vita e della tua nuova storia, non dimenticare, non dimenticare, il peccato più grave, strano è vero, secondo i nostri padri, noi pensiamo a tanti peccatacci anche violenti esternamente e certo più visibili per un ebreo e un cristiano il peccato più grave è la smemoratezza, non dimenticare, infatti vedete l’eucarestia è memoria e tuta la nostra vita è continuamente restituzione della memoria del dono, quando ci si dimentica il dono diventa possesso, ma se diventa possesso diventa immediatamente angustia, paura, sospetto nei confronti dell’altro, solo se tu lo custodisci nella bellezza della sua fisionomia di regalo, solo così di fatto tutto questo ti tiene largo il cuore, dunque, non dimenticare, non dimenticare che tutto è stato regalato da Dio, non dimenticare che niente è tuo, non dimenticare che non te lo sei né meritato né fatto, ricorda sempre, ricorda che il signore è buono, e niente di più, quanto potrebbero essere e quanto complesse, è vero, le regole del matrimonio, quanto potrebbero essere complesse le regole della vita famigliare, della vita sociale, ma di fatto noi abbiamo bisogno sempre di trovare ogni domenica, vie semplici, una piccola stradina, un sentiero che ci porta direttamente al cuore del padre e nella verità della nostra vita, dunque oggi che cosa portare via in questa festa dell’eucarestia, ricorda, non dimenticare, ricorda, e quando ricordo immediatamente il mio cuore è trasportato nella bontà di Dio padre fin dal primo palpito della mia vita, certo e anche tutto il passato va riscattato nella dimensione del dono, tutto è stato regalo, anche quello che in qualche modo rimasse nel nostro cuore come frammento di ombra di fatica, tutto dev’essere recuperato come regalo, perché tutto di fatto ha costituito questa trama sottile, spesso segreta, lungo la quale Dio si è fatto avanti, tutto è buono, tutto dev’essere preso, l’unica cosa che non va bene è proprio questa smemoratezza che ti porta ad essere orgogliosi, violenti, e possessori della nostra vita. Ma se non dimenticate e se ricordate sempre la bontà del signore e del suo dono, va poi tutto bene, sto facendo una cosa troppo facile per loro ma di fatto l’avranno già abbastanza difficile perché io non devo oggi dare a loro coraggio e pace, perché non devo di fatto in qualche modo garantirli, è vero, nella potenza grande del loro gesto, che loro necessariamente devono affrontare con animo piccolo e tremante perché non devo dire che Dio supererà tutta la loro inadeguatezza a custodire il dono, basterà che non dimentichino, anche tu però, basta che non dimentichi, anche tu che questa mattina sei venuto qui e non sai ancora se c’è qualche speranza nella tua vita se vedi qualche luce, anche tu che sei qui e ti stupisci di quello adesso abbiamo ascoltato e ci stiamo dicendo perché in fondo la durezza della tua storia ti ha consegnato una storia violenta dove si ha solo quello che si merita si compra si ruba si possiede, ecco, anche tu di fatto prova per un istante ad aprire un ciglio del tuo occhio del cuore e un frammento del tuo spirito a questo..... straordinario del dono di Dio e della sua bontà , questa è perfetta garanzia di vita, per i nostri occhi, i nostri occhi illuminati dalla fede noi fra pochi istanti vedremo visibilmente fisicamente il dono del signore, è il corpo di Gesù, ed anche questo è prezioso e importante per voi, perché in fondo dove si celebra il vostro matrimonio? Nel vostro corpo, dove si celebra e secondo quali modalità il vostro amore nuziale? Nel dono reciproco della vostra persona e quindi la vostra comunione al corpo e al pane è la comunione al corpo di Cristo, a questo corpo non trattenuto, non posseduto, ma interamente donato, a questo corpo del signore, nonviolento ma mite, tale che è dato in cibo a tutti, ma nutrirsi di esso, vuol dire portare nel nostro corpo e nella nostra persona potenzialità sconosciute alla violenza del mondo perché le potenze del mondo sono sempre potenza di aggressività , mentre invece la potenza che ci viene consegnata dalla divina eucarestia è potenza di diventare noi stessi dono l’uno per l’altro e quindi dunque se grande è stato il dono di Dio per voi, oggi questo giunge a pienezza perché voi diventate dono l’uno per l’altro, voi, dono l’uno per l’altro, assolutamente non trattenuto, assolutamente non controllato, né dal proprio pensiero, né dalla propria razionalità , vera consacrazione appunto in questo senso, totale, dono della vostra persona e in questo perfetta unione, perché siamo uniti, perché di fatto uno in mezzo a noi è interamente donato il suo corpo e il suo sangue sul nostro altare sono il segno, il segreto, la sorgente, la forza del nostro volerci bene, ci vogliamo bene per nostra volontà per nostra capacità , siamo fedeli all’umile obbedienza della nostra vita perché siamo noi capaci di perseveranza? No, ma perché in realtà la nostra storia è continuamente sostenuta da chi continuamente si dona, Dio, il suo Cristo, ma anche tutti coloro che intorno a noi ci sostengono, volendoci bene, come potremmo camminare nella nostra fragilità se continuamente qualcuno segretamente non ponesse per noi la sua vita, se non ci fosse accanto a noi in modo umile, silenzioso, pieno, continua a celebrare il sacrificio del Cristo e porta il suo corpo e la sua persona e la sua storia a una certa misteriosa identificazione con il corpo e il sangue del signore che sono fra poco sul nostro altare, ecco essere dono l’uno per l’altro è questo il grande segreto dell’unità . Si cercano accordi, aderenze psicologiche, adattamenti della propria storia, contratti opachi e certe volte molto egoisti, ma non c’è che una strada, se volete tenervi insieme, se volete volervi bene sempre, la via è proprio questa, è quella via che il suo segno nella crocee la sua obbedienza quotidiana in un volersi bene che è continuo cedere della propria persona all’altro perché l’altro possa di noi nutrirsi, in questo sta il segreto della perenne giovinezza di ogni comunione d’amore fissata ormai nell’eternità , chi mangia altri pani, di fatto mangia pani di morte, ma chi si nutre di questo pane, fissa nell’eternità la sua vita i suoi gesti, la sua speranza, i suoi pensieri, è bellissimo perché questo ci consente di pensare che non oggi Andrea e Annarita si sposano, ma oggi inizia, in realtà la grande celebrazione nuziale della loro vita, la dovranno portare a pienezza nella pazienza gioiosa di ogni giorno fino all’ultimo grande passo della loro vita, fino alla pienezza della nuzialità che è l’incontro con il cuore del padre. Oggi Dio vive segreto nel loro cuore, potenza e legame d’amore, alla pienezza e alla fine di questa vita sarà in mezzo a loro gioioso, danzante, gridante di gioia, perché veramente i suoi figli hanno custodito la sua presenza nel cuore e insieme si possono presentare a lui.