Domenica 22 dicembre 1991
matrimonio di Giovanna e Enrico
Liturgia della parola:
Prima lettura: Michea 5, 2-5;
Seconda lettura: lettera agli Ebrei 10, 5-10.
Vangelo Luca 1, 39-48.
Omelia
La sete della fecondità
Mi sono permesso...
... di introdurre qualche piccola variante nelle parole previste dal rito del matrimonio oggi, perché ho sentito crescente, in questi giorni in cui ho provato un po
a pregare su questi testi e nella prospettiva della liturgia di questa quarta domenica d
avvento, ho sentito crescere dentro di me il desiderio di sottolineare davanti a voi, e di testimoniare questa consacrazione, che questa liturgia così vicina al Natale conferma e proclama per ciascuno di noi, consacrazione appunto che i nostri sposi oggi celebrano in modo forte. La liturgia della chiesa latina, della chiesa cattolica, sottolinea molto l
aspetto
dell
alleanza d
amore
interna al matrimonio e sottolinea un po
meno questo aspetto della
consacrazione
La consacrazione...
nella nostra tradizione spirituale viene soprattutto messa in rilievo per chi vive la nuzialità con il signore nel segno della verginità e nella consacrazione della vita verginale, ma i battezzati sono di per sé consacrati, dove la parola consacrato dice una dedizione, una dedizione della propria vita, come quando si dice ancora in termini ancora superficiali, questo a che cosa è dedicato, oppure ancora in termini non abbastanza profondi, questa vita è dedicata, nel senso di un orientamento radicale una specie di rapimento verso una destinazione, una destinazione che normalmente è così grande e avvolgente da impegnare tutto il corso della vita e ben di più di quello che la possibilità del cuore, del pensiero, possano consentire a una persona. Una specie di totalità che improvvisamente si fa appello d
amore, richiamo esigente e tutta la vita viene come attratta in ogni suo respiro, ma oggi in modo particolare si glorifica una dimensione di questa consacrazione, siamo appunto alle soglie del Natale e la antica tradizione liturgica canta la bellezza della consacrazione della nostra corporeità, oggi noi potremo definire questa liturgia domenicale come una grande festa della corporeità,...
...una grande festa della corporeità,...
... del corpo, e una grande sottolineatura che la via della fede scelta dal signore per noi, constatando la tendenza inarrestabile e violenta del cuore dell
uomo che è sempre orientato verso le ideologie o i miti o le credenze religiose, di fatto invece porta a noi il grande dono di questa che oggi uno dei miei diaconi commentando la scrittura chiamava la
religione dei corpi
, la nostra è forse una delle religioni del corpo più che delle anime e diceva che solo un prete eretico non in comunione con la chiesa di Roma potrebbe distribuire per esempio la comunione dicendo al fratello che si fa avanti
anima di cristo
, questa sarebbe un
eresia molto grave, mentre invece è al cuore della nostra fede e noi consideriamo principio della nostra salvezza il corpo di Cristo, ma nel corpo di Cristo, anche per la bellezza di questo viaggio d
amore che si contempla nell
affetto che unisce le due donne che si presentano nel vangelo e che si fanno visita, c
è una dilatazione di quella consacrazione della corporeità che oggi in modo forte è destinata e avvolge la vita di questi due ragazzi, e che però è memoria nuziale per ognuno di noi, circa appunto la consacrazione della nostra corporeità e quindi la destinazione forte, grande del nostro corpo. E
una riflessione ferma, profonda, incisiva quella che oggi ci è chiesta: perché abbiamo un corpo, dato che Cristo secondo la lettera agli Ebrei entrando nel Mondo dice a Dio:
Tu non hai voluto né sacrifici né offerta, ...
ma mi hai preparato un corpo
, e dunque ognuno di noi oggi è invitato alla considerazione di questa sua corporeità che per tanti aspetti può anche apparire anche in un certo modo la fonte dei suoi limiti, forse per qualcuno la fonte dei suoi guai, qualcuno può portare la propria corporeità in un senso di sofferenza, di fastidio, o di preoccupazione, ad esempio se il suo corpo è malato, e può soprattutto essere consegnata a quella dottrina antica e perversa della corporeità che identifica in modo implacabile la corporeità con la violenza, perché dovete ricordare che noi abbandonati a noi stessi e senza il dono del battesimo, apparteniamo a quella triste stirpe di Caino, quella per la quale la corporeità è lo strumento e il palcoscenico nel quale il fratello grande piglia il fratello piccolo lo porta nel campo e lo uccide, e la corporeità è nella oscura fantasia degli uomini sempre segno o di una fonte di violenza o di una violenza subita. La corporeità quindi, dalla quale istintivamente si sfugge, e quindi si inventano i miti, le religioni, ecc..., per parlare di un
anima che forse in qualche modo riesca a controllare questo corpo, che in fondo da tutti quelli che non vogliono ipoteticamente perseguire vie nobili dell
umanità, istintivamente disprezzano. Tutte le grandi credenze, le grandi filosofie del pensiero, della mente, tutti quelli che pensano alla persona umana come una persona grande, istintivamente sono attratti a superare la corporeità considerandola un elemento deteriore, invece la via della fede, percorsa da Dio, è un progressivo amore per la corporeità fino ad assumere Dio stesso un corpo, senza timore, anche in ordine al limite, alla ferita della corporeità perché Dio assume un corpo mortale e obbediente al Padre ne percorre tutte le vicissitudini fino appunto alla croce che è in qualche modo l
obbrobrio della corporeità perché è la morte quindi la fine del corpo, ma che a motivo della croce di Cristo appunto diventa riscatto della corporeità.
Che cosa vuol dire il
riscatto della corporeità
.... vuol dire che il corpo cambia di significato, non è più, per il dono di Cristo, la sede della violenza, o la paura della violenza, o l
orizzonte spaventato, intimorito, e quindi inevitabilmente aggressivo, della morte, ma diventa il luogo, e la sede, del sacrificio d
amore. Ecco perché dobbiamo considerare una grazia particolare che questi due ragazzi si sposino oggi, noi non abbiamo dovuto scegliere delle scritture, e in modo così grande, il Signore gli comunica, il senso nuovo che la loro vita, le loro persone, persino le loro persone fisiche, assumono oggi, come significato totale della loro vita: sono fatti l
uno per l
altro, e il senso stesso, il significato del loro corpo è quello di celebrare, ciascuno in se stesso, un sacrificio d
amore per l
altro, perché la vita cristiana è fondamentalmente questa vita per l
altro, ecco questa è la consacrazione e la dedicazione. Consacrati all
amore per questo intervento potente e prepotente di Dio oggi loro sono fatti l
uno per l
altro, il corpo non resta quindi prigioniero di se stesso e della propria paura, non resta sede delle sue bramosie delle sue violenze, ma diventa luogo di sacrificio d
amore, ...
ecco io vengo per fare la tua volontà
è in qualche modo il sigillo di questa festa, ed è bellissimo che oggi questa espressione del salmo antico, che la riflessione del Nuovo Testamento riprende con così grande forza, si depositi nel cuore di questi ragazzi,
ecco io vengo per fare la tua volontà
là dove la volontà è la volontà di Dio, ma siccome Dio si è fatto sposo della nostra vita, è anche volontà dell
altro al quale si è offerti per un ipotesi nuova dell
esistenza, dove noi non siamo più una terra prigioniera e impaurita, è vero, che tenta di rapinare qualche cosa per assicurarsi piccole garanzie di sopravvivenza, ma ormai fatta forte dallo spirito dell
amore del Signore, esce audacemente nella via del dono di sé, ecco, perché questa è la consacrazione d
amore, lo splendore di una vita finalmente donata, finalmente orientata alla sua consumazione, non più trattenuta, non più autodifesa, capite, non c
è più niente di cui aver paura, e siccome siamo stati, dal nostro battesimo, sottratti persino alla paura della morte siamo così signori della nostra vita, noi pure così piccoli, così fragili, così segnati da tante ferite, noi siamo fatti così forti, da non avere paura neanche della morte, e se un antico canto d
amore che la tradizione ebraica ha custodito nel libro delle scritture diceva che
amore è forte come la morte
in Cristo e nelle nozze, e quindi oggi in queste nozze, noi veniamo a sapere che l
amore è più forte della morte, non teme la morte, e il segno, e il senso nuovo della vita è
morire d
amore
, come ancora diceva quell
antico canto della scrittura degli Ebrei,
morire d
amore
è quello che il Cristo ha perfettamente adempiuto e che immediatamente ha donato a noi.
In tutto questo però allora la liturgia di oggi aggiunge due condizioni e una con abbastanza tranquillità e una con qualche tremore in più adesso provo a proporre a loro due e poi a tutti voi. La prima condizione è quella che segnalavo all
inizio della messa,
...che è il coraggio della propria piccolezza,...
... che è quello glorificato in Betlemme e nel canto che il profeta le rivolge in nome di Dio quando le dice
tu Betlemme di Efrata così piccola da te uscirà colui che deve essere il dominatore
così piccola
ecco, di fatto non si può entrare nello splendore di Dio e nello splendore della consacrazione di questa nostra vita se non continuiamo ad accettare con stupore che Dio si compiace di noi così come siamo, le religioni vengono inventate dagli uomini perché gli uomini non sopportando il limite, la loro fragilità, la loro piccolezza, si mascherano e si autodivinizzano, siccome non sopportano di essere fragili piccoli, impauriti, esposti a tanti rischi, di fatto cercano delle garanzie, e come sempre vi dico i sacerdoti sono molto potenti in tutte le religioni, e sono sempre in genere alleati con il trono perché hanno la ricetta di questa forza e tutti vanno alla ricerca delle religioni, come noi forse banalizzando diciamo che si cerca l
amuleto insomma, siccome abbiamo paura, di fatto cerchiamo qualche rassicurazione. La nostra però in questo senso non è una religione e non è una religione perché invece di farci evadere dalla nostra piccolezza, la glorifica e la pone come condizione, tanto che mentre gli uomini eleggono le cose grandi, sapienti, ecc..., Dio si compiace di eleggere le cose piccole e se c
è qualcosa che ho ricevuto in regalo da questi due ragazzi, che sono bravissimi, e per i quali io proprio garantisco davanti al Signore e vi supplico di credere che sono buoni e bravi, è stato proprio...
... questo senso umile della loro vita...
... che mi ha riempito di consolazione, ho proprio potuto confermare al Signore che sentivo vero il loro cammino e sentivo vera questa elezione nuziale proprio perché era colta in una grande consapevolezza di essere immersi in una cosa infinitamente più grande di loro, certamente Giovanna, ma in un certo senso ancor di più lo devo dire di Enrico, lo devo dire, cioè, proprio quando si è consapevoli che per una serie stranissima di cause della vita noi, come possiamo decifrare le vie misteriose che Dio sceglie per condurci per mano con pazienza e con tenerezza infinita, e bisogna dire anche con dolce inganno, e dunque con questo anche dolcissimo inganno di questa bella ragazza, ecco che anche il nostro Enrico poverino è stato coinvolto e travolto da qualche cosa che lui oggi percepisce tanto più grande di lui, tanto che noi vecchioni mentre ci trovavamo intorno a una accogliente tavola a tentare di preparare qualche cosa ci sentivamo quasi imbarazzati davanti a questa consapevolezza crescente che gli stavamo forse mettendo intorno un abito troppo splendente per quelle che magari sono così le immediate esigenze che una persona sente dentro di sé, ebbene invece questo è bello e prezioso, quando qualcuno di noi si sente adatto o addirittura si sente in diritto, probabilmente è massimamente lontano dal dono di Dio, invece il dono di Dio coglie proprio i miti gli impreparati i peccatori e quindi di fatto bisogna anche dirsi con tutta tranquillità che rischiamo sempre un certo andamento eretico della nostra fede, quando pretendiamo ad esempio di prepararci bene, non bisogna prepararsi bene, ...
...bisogna essere consapevoli che non ci si prepara per niente, ...
....quindi anch
io questa settimana cos
ho fatto, ho cercato un po
di pregare, un pochino di piangere, un pochino di interrogare qualcuno su che cosa poi volesse donarci il signore in questa domenica, per poi arrivare qui pieno di paura e nessuna voglia di incontrarvi perché, perché in fondo mi sento dentro a cose tanto più grandi di me, e non solo non ne sono capace, ma quasi ne sono impaurito e perplesso, quasi in fuga e allora è solo questa assicurazione di Betlemme che mi dà pace essere io davanti a loro che mi dà forza per dire che anche loro stanno bene in mezzo a noi e che qui il papà, la mamma, i testimoni, gli amici, possono essere molto tranquilli, certo bisognerà vigilare come bisogna sempre vigilare sui tesori preziosi che Dio mette nella storia, ma bisogna farlo pieni di fiducia perché veramente è stata l
elezione della piccola Betlemme.
La seconda condizione, il secondo volto direi più che altro di questa liturgia domenicale oltre a quella dell
elezione del piccolo è...
la glorificazione della donna.
E qui appunto bisogna forse dirsi che spesso anche in sede cristiana c
è un certo equivoco circa la concezione del matrimonio perché si crede ancora mondanamente e razionalmente che il matrimonio sia un rapporto paritario, tra l
altro credendo questo voi sapete, o se non lo sapete e anche non vi è gradito, io ho sempre il dovere di dirvelo, che questo essere paritario in realtà il matrimonio è tutto soggetto invece al regime e alla struttura della violenza maschile. L
elezione di Dio privilegiata è per la donna e per la sposa e il matrimonio cristiano è tale e si custodisce tale se è una grande glorificazione della donna e della sposa, in questa liturgia e in questa domenica, in queste scritture dove i mariti sono scomparsi, Giuseppe proprio non se ne sa niente, Zaccaria forse è andato a farsi curare la voce e ne aveva qualche motivo per qualche peccatuccio di incredulità, fatto sta che si ritrovano,, e oserei dire meravigliose queste donne con i loro bambini ancora non nati dentro di loro e la meraviglia di questo viaggio e di questa comunicazione, e quel sigillo strano che il lettore ha proclamato così bene alla fine del testo del profeta Michea quando ha detto
e questa sarà la pace
quando sarà la pace? quando colei che deve partorire, partorirà.
E lo straordinario di questa storia degli Ebrei e dei cristiani nella quale Dio colloca al centro il suo bambino il suo Cristo la meraviglia di una storia che non gioca i suoi eventi e i suoi passaggi importanti perché si fanno le guerre e le si vincono perché si conquistano le terre o si fanno le grandi invenzioni, ma stranamente in modo quasi sbalorditivo la chiave interpretativa della storia e l
unica possibilità di cambiamento nella direzione della pace vera è l
avvenimento per il quale colei che deve partorire partorirà, non una azione guerresca, non una scoperta scientifica, non qualunque dunque affermazione delle potenzialità mondane dell
umanità, ma un segno di maternità, la madre e il suo bambino. In questi mesi questa cosa molte volte mi è venuta in mente anche riflettendo sulle vicende di tutti questi popoli slavi, e di tutti questi paesi dell
oriente europeo, avendo l
occasione di vedere qualche casa alcuni mesi fa noi avevamo già intuito in qualche modo che quella liberazione aveva qualche cosa di strano, pericoloso, quasi di equivoco, perché di fatto era si liberazione, ma dall
altra non sembrava porre al suo segno, al suo interno, al suo centro, come privilegiato il segno della donna e della maternità, ma era già una specie di sbalordimento e di agitazione nella direzione dei grandi moti e dei grandi idoli e dunque la potenza, il denaro, l
arma, la ricchezza e quindi qualche cosa che ci rendeva molto dubbiosi che quei popoli fossero stati portati a una via veramente sapiente di pace perché non c
è pace se di fatto non si ricostruisce la famiglia umana e tutta la storia ricollocando al centro questo segno fondamentale. Sicché il matrimonio non è come vi dicevo un rapporto paritario ma è la glorificazione della sposa e della madre e bisogna dire ancora di più e forse, forse facendosi guidare da un testo molto importante nel nuovo testamento che è là ai piedi della croce quando nell
evangelo secondo Giovanni, colui che è stato crocifisso dice che alla donna:
donna, ecco il tuo figlio
e dice al discepolo
ecco la tua madre
e da quel momento, commenta l
evangelo, il discepolo prese la donna con sé nella sua casa. Questa immagine di oggi di queste donne e del loro bambino non è solamente una immagine della maternità, ma oso dire è una immagine anche della nuzialità, là dove in qualche modo lo sposo può essere anche figlio della sua sposa e la donna deve essere sempre anche madre per essere compiutamente sposa e portatrice di un mistero di generazione, di fecondità che è l
unica via di consolazione, di riscatto, di pace, senza questa fecondità e questa potenza di tenerezza e consolazione e di verità della madre e della sposa non c
è vera via della pace,
colei che deve partorire, partorirà
, non è solamente una fecondità biologica quella di cui si parla, ma è una fecondità di tutta la vita, è l
indicazione della sete della fecondità. Forse vi sembrerà che questi discorsi siano abnormi e penso che lo siano eccessivi rispetto a quelle che sono le misure che noi possiamo prendere per le categorie della storia, ma sono portato a crederci sempre di più, innanzitutto dunque io lo chiedo oggi per questo piccolo presepe che è stato costruito tre giorni prima del giorno di Natale, loro due, eccoli lì, un po
di statuine intorno, tutto un presepe che comincia, io lo chiedo per loro,
chiedo questa collocazione al centro, della sposa e della madre,...
chiedo che la loro famiglia così sia, e che lui mite e buono, guidi la sua casa e il piccolo presepe della sua famiglia, appunto serbando il mistero che in lei è dato, il mistero di una fecondità nuova per l
umanità e quindi il segno di questo significato nuovo per la corporeità che non è per aggredire, per uccidere, ma è per generare e per dare la vita, riscatto grande questo non vi sembra? Per questo
colei che deve partorire, partorirà
e allora è la pace, perché il corpo non è più quello di Caino che uccide, ma il corpo è quello che genera e a tal punto donandosi dona la vita e dà la vita, questo è il segreto della pace e questo è il cuore del messaggio cristiano e non possiamo non chiedere che questo sia il cuore segreto della loro casa e della loro storia, umile Enrico dovrà servire il mistero che la sua sposa porta in sé e certamente sempre al di là della consapevolezza che una persona ha perché siamo tutti ancora piccoli come Betlemme, avvolti dal mistero di Dio sempre infinitamente più grande di noi, ma nel tessuto umile della vita quotidiana questo bisogna celebrare, questo allora restituisce la corporeità alla sua verità e la sottrae al demone di questa sottocultura nella quale fatalmente ci troviamo immersi, che appunto rifacendosi a miti, idoli di sempre identifica facilmente la corporeità con la sessualità, questo è sbagliato. La corporeità non si può identificare con la sessualità...
pena l
individuale inevitabilmente con un gesto di violenza, tant
è che i linguaggi della scrittura antica che erano più ricchi dei linguaggi moderni, chiamavano quel tipo di amore nella identificazione tra il corpo e la sessualità eros e chiamavano questo nuovo amore nella maternità assimilato alla passione di Cristo come agape quindi come un amore talmente sovrabbondante da essere capace di donarsi, è questo l
amore che noi cerchiamo, è questo il passaggio che è necessario oggi sperare, non per essere troppo preoccupati del sesto comandamento, non per il rischiare di ridurre tutta l
etica cristiana, ma perché desideriamo rivalutare e riprovare lo splendore di questi segni di cui la donna è stata con violenza in tutte le culture o quasi privata, ma ho visto una mia amica molto esperta sul problema, quindi adesso devo tagliare alla svelta prima che lei insorga, ma e poi perché questo mi sembra l
evidenza della storia che stiamo percorrendo oggi, quindi credo di interpretare i vostri sentimenti ringraziando oltreché il Signore, anche loro, che sono venuti a depositarsi nella nostra chiesina di campagna per celebrare il loro atto d
amore, questa è celebrazione e memoria nuziale per ognuno di noi, oggi è occasione preziosissima perché preghiamo per le nostre madri sia quelle che sono con noi su questa terra sia quelle che ci hanno già preceduto nel giardino di Dio, proprio per come ci hanno dato la vita anche fisicamente prima di tutto anzi fisicamente e poi per come hanno continuato a darci la vita nella silenziosità del loro sacrificio d
amore, che ci ha generati e rigenerati e che solo consente che noi siamo qui oggi che quindi anche questi sposi abbiano momenti oggi di conciliazione e riconciliazione straordinaria con le generazioni che li hanno preceduti perché si vedano come fioritura di quella generazione che per loro ha dato la vita.
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