Abbiamo preferito anche per questa circostanza continuare a camminare nella strada della nostra quotidiana preghiera nella parola di Dio e quindi anche nelle parole che abbiamo ascoltato dal Libro dei Numeri che in questo momento è il sentiero che stiamo ogni giorno percorrendo nella nostra preghiera e nella nostra riflessione comune. Questa lettura continua e questa preghiera in continuità in tutte le scritture è il vincolo di unità e di pace delle nostre famiglie ed è vincolo di amicizia e di fraternità con molti fratelli e sorelle che con noi camminano anche geograficamente lontani. Tra tutti loro evidentemente oggi hanno un posto di grande privilegio le sorelle e i fratelli delle nostre due famiglie che abitano in terra santa e che dunque sono in condizione di particolare vicinanza con il dramma di Gaza un permesso ottenuto così un po' per caso e un po' di straforo consente nei tempi ordinari di andare a Gaza e di portare qualche piccolo segno di affetto, di partecipazione, di sostegno. In questi giorni il prese di Gaza, un vecchio della mia età, anche malato e che dunque forse non sarebbe più neanche a Gaza ma c'è ritornato e c'è stato e c'è in questi giorni anche perché proprio il responsabile di Amas lo ha cercato e chiamato perché la sua persona, il suo ministero, la forza e l'umiltà della sua presenza accanto alla gente fa di lui un punto irrinunciabile di comunione e di sostegno in tempi tanto difficili per questo territorio che già quando si definì l'attuale situazione di Gaza fu detta dalla loro patriarca di Gerusalemme la più grande prigione del mondo un milione e mezzo di persone del tutto reclusi noi abbiamo partecipato con un tentativo di attenzione e di preghiera in grande dolore alle vicende di questi giorni sottolineato dal fatto che i bambini della nostra piccola scuola media paterna facevano un viaggio di studio proprio a Gerusalemme e quindi abbiamo vissuto molto da vicino tutto quello che è accaduto questo non è il momento di un commento di cui mi sentirei del tutto anche incapace ma è il momento in cui possiamo riposare insieme in questa parola di Dio che abbiamo ascoltata, abbiamo celebrata e che è il pane che oggi il Signore nella sua volontà ha preparato per noi e per il nostro cammino oggi in pochi versetti il libro dei numeri parla di questo candelabro un elemento molto prezioso, molto importante nella fede dei nostri padri ebrei che viene acceso la tradizione ebraica dice che è Aronne che accende le luci del candelabro perché per le sue mansioni non aveva potuto assistere alla grande liturgia dell'offerta fatta dai principi delle tribù nel testo precedente si era un po' lamentato che non aveva potuto vedere e per consolarlo il buon Dio dice a Mosè di fare accendere a lui questa luce poi c'è un particolare un po' complicato mi sembra che dice come devono essere accese, sistemate queste luci fatto sta che sembra che queste luci devono essere messe in maniera di fare luce davanti ho provato un po' a pregarci e alla fine l'immagine che più ho incontrato nella mia mediocrissima preghiera è un incontro tra questa disposizione di Dio di accendere queste luci in maniera che facciano luce davanti con una preghiera che è molto consueta nella nostra vita quotidiana sia per noi sia per le sorelle e i fratelli che stanno a Montesole, che stanno a Main, che stanno a Inaric che stanno in Calabria e che sono poi i nostri fratelli maggiori mi è venuto molto in mente questa preghiera che è al principio della piccola regola di vita cristiana che ogni giorno ascoltiamo ben lontani qui alla dozza di esserle fedeli ma insomma almeno fedeli nell'ascoltarla dove si dice al Signore si chiede al Signore che con il lume celeste del suo Spirito preceda sempre il nostro cammino in maniera che sempre e dappertutto noi possiamo riconoscere il mistero di Dio e possiamo osservarlo con pazienza accoglierlo con affetto e come possiamo viverlo nella nostra vita così ho pensato che questa luce del candelabro che deve far luce davanti deve essere anche luminosa si deve vedere ma deve far luce davanti dica bene questa luce che abbiamo bisogno che ci preceda questa preghiera come molti di voi sanno bene è preghiera che nell'antica tradizione della Chiesa dentro alla festa dell'epifania con l'ume celeste si riferiva alla stella che da lontano ha condotto i magi verso Betlemme verso il bambino Gesù Betlemme in questa vicenda di Gaza è stato molto importante le prime notizie che ho cominciato a avere da Gaza erano intorno al 28 di dicembre che quest'anno era domenica ma che a Gerusalemme e anche della consuetudine della nostra preghiera ecclesiale quando non è domenica è la festa degli innocenti il 28 di dicembre è la festa degli innocenti e in quei giorni ho avvertito una grande convocazione dei bambini di Gaza intorno agli innocenti sterminati dalla violenza dell'antico re violento e impaurito di smarrire il suo povero potere e quindi questa mattina avvertivo come il compiersi di un cammino che in questi giorni appunto ci ha accostato sempre di più vicino a questo bambino che è nato in mezzo a noi e che subito è illuminato testimoniato dalla vicenda di questi piccoli che versano il loro sangue i santi innocenti dunque sono stati importanti per me perché ricordavo che quando le sorelle e i fratelli della famiglia di Don Giuseppe si sono poi stabiliti in modo poi definitivo stabile con una scelta anche molto forte sulle pendici di Montesole si faceva un'immagine della vicenda di Montesole e del martirio di Montesole ma anche noi in Africa attraverso una delle nostre sorelle sulla parete di una capanna riproducevamo la vicenda di Montesole si inventava come un'icona ecco e ricordo che ricordo che Don Giuseppe insisteva molto sui bambini e diceva per l'icona di Montesole che era importante che si vedesse bene la presenza dei bambini e anche in Africa abbiamo fatto così molto vedendo i bambini perché questi bambini in ogni vicenda della violenza del mondo sono sempre come un riscattio immediato dentro alle vicende del mondo dove noi nel nostro orgoglio adulto nelle sinuosità pericolose e violente dei nostri cuori nelle bramosie e nelle debolezze delle nostre passioni siamo sempre inevitabilmente molto esposti a cose sbagliate a violenze e quindi in questi giorni questi bambini sull'icona sono stati molto importanti per me anche perché ero francamente devo dirlo un po' annientato dalla fragilità dall'inconsistenza e in buona parte anche dalla menzogna del giudizio che il mondo occidentale esprimeva sulla vicenda di Gaza sono i bambini che ci consentano tranquillamente oggi di non entrare in discussioni che evidentemente almeno in questo luogo sarebbero inopportune di accettare anche l'ingiustizia di tanti giudizi di tanti commenti l'ingiustizia e la fragilità che certamente non potrà portare a soluzioni vere perché non si può costruire la pace né sull'ingiustizia né sulla menzogna ma noi oggi possiamo non preoccuparci di questo e con molta forza con molta determinazione possiamo rifugiarci nel mistero di questi piccoli non come un'evasione dalla responsabilità di un giudizio della storia non per fare una stensione che evidentemente davanti all'ultima goccia di sangue sarebbe in ogni caso sempre iniqua quando ancora prima di partire per Gerusalemme mi è capitata sotto una fotografia della prima pagina del manifesto dove si vedevano i primi morti di Gaza dei ragazzi rovesciati per terra ho ritagliato quella fotografia dal giornale me la sono incollata sulla copertina della Bibbia e ancora me la tengo lì perché io non voglio distaccarmi da questo però oggi tutto questo viene messo nella grande intercessione dei bambini e quindi anche nella forza che il testo del candelabro del libro dei numeri ci suggerisce per poter arrivare in ogni caso al cuore dell'interpretazione di tutto quello che accade e alla domanda palpitante forte dunque dunque che fare che cosa sta accadendo e dunque che fare ed è in fondo il grande regalo che la parola di Dio si regala ogni giorno c'è sempre il rischio di una certa riduzione moralistica della parola di Dio del Vangelo del Signore riducendo tutto a che cosa si può fare e che cosa non si può fare ma invece la parola del Signore è prima di tutto la rivelazione del mistero che cosa sta accadendo e quindi ha la possibilità per noi di vedere con una certa lucidità anche qualche volta come il mistero del Cristo si contiene a ripresentare e si ripresenti in modo emergente assoluto in certo senso quindi perfettamente sereno nella condizione della vittima e delle vittime e quindi in modo privilegiato nella vicenda delle vittime innocenti sono loro il vero giudizio della storia e solo passando attraverso di loro si potranno trovare le vie di una nuova sapienza e quindi la speranza della pace e mi è sembrato in questo senso molto bello e molto dolce la presenza oggi nella nostra liturgia di una donna di quella donna dei due versetti del Vangelo che tutta presa dalla bellezza dal fascino dalla bontà dallo sguardo dalla persona del Signore Gesù fa quel grido nella folla che il nostro arcidiacono Albino oggi ha così bene riprodotto nella sua proclamazione del testo evangelico questa beatitudine di colei che lo ha generato e che lo ha allattato grande lodo della madre che oggi ci fa pensare a tante mamme anche no? è inevitabile tutto questo è doveroso anzi a tante mamme a tanti nomi di bimbi per scrivere due righe così ho chiesto ai miei fratelli che abitano al monte degli olivi dimmi dei nomi di questi bambini e capivo che però loro non mi dicevano dei nomi qualsiasi ma mi dicevano quei nomi e quindi e quindi oggi accanto ai più di 400 bambini uccisi a Gaza noi volentieri accogliamo anche le loro madri nel grido di questa donna ma certamente con stupore e con riconoscenza accogliamo nei nostri cuori la risposta che Gesù dà e cioè l'essere dentro a questa maternità essere interamente coinvolti dentro questo avvenimento non solo da parte delle mamme di questi piccoli ma anche di tutti coloro che hanno amore per la parola dell'Evangelo e dunque si fanno rigenerare da questa parola e si dispongono per la potenza di questa parola a una misteriosa nuova fecondità beati piuttosto coloro che osservano e ascoltano le parole di Dio l'Apostolo Paolo riprende nel testo della lettera ai Corinti che abbiamo ascoltato questa centralità questo cuoco questo cuore fecondo della nostra fede non è la circoncisione che conta non è l'incirconcisione è quello che conta è la preziosità di queste parole nel nostro cuore nella nostra vita noi siamo qui oggi pomeriggio a rivendicare la potenza di queste parole che non cadono e che continuano malgrado tutto a generare la speranza e la pace siamo qui evidentemente sempre camminando come esige la fede su una specie di lorlo di un abisso fra il tutto e il niente perché la potenza dell'elemento negativo della storia la potenza della morte certe volte grida in modo così feroce e morte così profondamente nei nostri cuori che qualche volta corriamo il rischio che tutto cada dentro di noi e pensiamo che non ci sia più niente invece ecco allora siamo qui per questo e il regalo di oggi è il regalo del nostro Signore è il regalo della sua presenza ma anche il regalo della presenza di noi l'uno all'altro di ognuno vicino alla persona che gli è vicina in questo momento è proprio quello di avere una speranza contro ogni speranza e una forza della fede più forte di tutte le cattive notizie che hanno rattristato i nostri giorni in queste festività natalizie e qui mi permetto di rischiare concludendo una lettura impropria del testo della Lettera dei Corinti dove Paolo dice che ognuno poi deve rimanere nella condizione in cui si trovava quando è stato chiamato e questo lo dico perché il rischio come abbiamo anche verificato nella nostra città è che poi ognuno faccia il suo commento e il suo lutto alla sua maniera ancora in grande separatezza al punto che anche la preghiera può diventare illegalità inopportunità affronto provocazione perché non hai rispettato i posti perché sotto c'è un'intenzione meno pura perché sotto c'è forse però si diventa matti così si diventa matti perché anche la mia preghiera non è mai pura perché tante ombre tanti equivoci tanti limiti invadono sempre la mia preghiera di ogni giorno ma io sono giocato la vita però e quindi non posso permettermi di confinare la povertà della mia preghiera nella inevitabile anche impurità consapevole non consapevole con la quale conduco la mia vita di vecchio allora mi permetto di rubare un po' a San Paolo questo questo testo dove lui dice che va bene che poi non rimanga la dovera quando è stato chiamato perché c'è una chiamata che è esplicita diretta forte per cui tu ricordi quando sei stato chiamato e ti sei alzato dal banco delle imposte lo hai seguito tu ti ricordi quando hai lasciato la rete e i garzoni e il padre e hai preso una strada nuova ma questo non toglie forza e realtà al fatto che ci sia una chiamata di Dio nei confronti di tutti i suoi figli perché lui è il padre di tutti ogni preghiera quindi va osservata con molto affetto e molta attenzione e vanno preferiti sempre i pensieri che colgono la verità delle parole degli atteggiamenti più che l'analisi delle intenzioni perché anche là dove le nostre intenzioni inevitabilmente le mie per prime non sono pure resta purissimo nel mistero del figlio di Dio e del sacrificio della croce un grido che fa di Dio il padre indiscusso di tutta l'umanità non c'è nessuno che sia fuori dalla paternità di Dio sono diversissime le condizioni fino all'estraneità e anche fino all'inimicizia ma il potere dell'unico padre è più forte di tutte le nostre divisioni e di tutte le nostre fatiche e di tutti i nostri intiderari per cui ogni cosa va messa dentro nel mistero della provvidenza di Dio che tutto sa e conosce e che fa sì che ogni vita dell'ultima persona del mondo gli sia preziosa perché per quella persona il Cristo ha versato il suo sangue c'è un riscatto cioè di ogni condizione che consente oggi di appunto dicevo forse non in modo del tutto legittimo attribuire questa possibilità di rimanere ciascuno questa sera nella sua chiamata e con un riconoscimento però ugualmente di verità di bontà però gli supplica e quindi mi piace pensare che anche la nostra piccola assemblea di periferia si possa collegare questa sera a tanti altri luoghi di sofferenza di gemito di supplica di attesa che in tanti modi vengono espressi e credo che alla fine avendo avuto a fine non solamente gioia ma devo dire la verità commozione a vedere nella stanzina dove mi trovavo sul monte degli ulivi la fotografia dei musulmani in piazza possiamo guardare con simpatia con affetto se volete anche con una certa voluta ingenuità l'accoglienza che Dio fa di ogni movimento del cuore umano anche del cuore che potesse sembrarci più lontano più strano ma che in ogni caso come ci dice l'Apostolo in altro luogo fa parte di una creazione che tutta geme verso di Lui in attesa della sua adozione figiale questa sera ci è consentito credo di superare ogni distanza e vi dire come il Cristo la nostra pace ha battuto in modo assoluto il muro di separazione per fare dei due un popolo solo la nostra ultima invocazione è per Israele sono convinto che le vicende della storia fanno sì che purtroppo quello che sta accadendo nello Stato di Israele e nelle vicende diciamo così israeliane è la peggiore inimicizia non solo e non tanto forse per il popolo palestinese quanto per gli stessi nostri fratelli ebrei forse è il più grande male che può essere fatto proprio a loro è un dramma che qualche volta il popolo del Signore ha attraversato e non ci deve stupire che qualche volta questo si riproduca dico questo perché evidentemente sarebbe per me non solo insopportabile ma del tutto impossibile celebrare questa preghiera con voi senza la certezza che tutto questo non esclude nessuno assolutamente nessuno dall'abbraccio amorevole di nostro Padre tutti comprendiamo che la storia è difficile è faticosa si può sbagliare ma siamo anche tutti fiduciosi che la potenza della misericordia di nostro Padre sia più forte di tutte le nostre distanze e di tutte le nostre fragilità e quindi tutti insieme veramente con tenerezza con riconoscenza preghiamo veramente per tutti perché siamo tutti i figli del l'unico passato grazie