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7DomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20120219.mp3

Data: 19/02/2012

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Non abbiamo detto che noi potevate un po' dare a spasso, non so, da noi ci vanno i bambini che non hanno ancora fatto la cresima. Voi state qua, sono degli ospiti, portarti, guardate quanti sono, trattarli bene. Perché se poi pensate che un gruppo viene da Sant'Egidio cominciate a tremare tutti, perché lì bisogna fare proprio bella figura. Ma io volevo un po' considerare con voi questo annuncio di una cosa nuova che Dio decide di fare e di cui appunto il profeta questa mattina ci parla. Ecco, io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, ve ne accorgete. Qual è la cosa nuova che Dio fa? Ce n'è bisogno intanto, ce n'è bisogno. Perché il gioco non funziona. Voi che siete tutti di brava gente sapete quello che si deve fare, quello che non si deve fare, le regole. Ma le regole non fanno funzionare la vita. Anche le regole che hanno gli ebrei, che sono le migliori del mondo, perché sono regole fatte da Dio. Ma il gioco non funziona. Semmai gli ebrei, e noi che evidentemente abbiamo un debito assoluto nei loro confronti, siamo più convinti che effettivamente debba succedere qualche cosa di nuovo. Perché se si spera che le cose si aggiustino con le regole, abbiamo visto che fino a un certo punto la cosa va, ma poi... Le regole servono semmai proprio per far vedere che ne abbiamo bisogno. Per esempio, qui, questa mattina, non c'è nessuno che pensa di avere i conti in pari col buon Dio. Ma neanche con sua moglie, ma neanche con suo figlio. Per un po' nella discussione ha sostenuto, ho ragione io, ma poi, quando si va alla sostanza, si vede che nessuno ha ragione. E quindi di questa cosa nuova c'è proprio molto bisogno. San Paolo ci viene in aiuto con un discorso molto interessante, per dirci che a questi pastori del deserto, che sono gli ebrei, Dio aveva fatto delle grandi promesse, una storia molto bella e delle grandi promesse per il futuro. E Paolo dice, sapete cos'è il bello? Che adesso tutte queste promesse sono diventate sì. Dio non parla più sì-no, ma dice solamente sì. Cioè Dio ha una risposta positiva per qualunque situazione, per qualunque problema, per qualunque persona. Non c'è più un no messo sulla storia di nessuno. Per esempio, la pena capitale è un modo per dire proprio no. Ma anche chiudere nel carcere qui vicino. Dovrebbe servire a ripensarci, a cambiare vita. Il genere cambia in peggio. Come per l'emorroista, poveretta, che era un sacco di anni che cercava di curarsi, ma andava di male in peggio. E aveva speso tutto con i dottori. Paolo dice no, adesso basta. Adesso tutto sì. Per cui, questa mattina, ho pensato di esserci anch'io. C'è un posto per me? Sì. C'è un posto per te? C'è un posto. C'è ancora strada per me? Sì, c'è ancora strada. L'altro ieri un po' all'improvviso è morta una mia amica giovane. Mia amica, l'ho conosciuta un po' di volte all'ospedale. Però si è fatta simpatia, molta simpatia. Un bambino di sette anni vicino. E il Signore se l'è portata via. Eppure, vedete, gli ha fatto vedere anche lì un sì. Certo, sono dispiaciuto, sono preoccupato per Leonardo, che è questo bambino di sette anni. Però ho visto il sì. La strada della speranza. Della pace. La promessa quindi è altissima. Nessuna vita è destinata alla negatività. Per tutti c'è un sì. È una cosa immensa. Ma come fa a fare una cosa così grossa? Qual è allora la cosa nuova e grossa che ha fatto? È venuto a stare qui. Chi? Dio. Di più. È venuto a essere uno di noi. C'è il mio amico Atelo che mi chiede Ma allora, appunto, Dio secondo te è un uomo? Dico sì. È un uomo. È un uomo. Dio è venuto qui, è diventato uno come noi. Ha imparato a piangere, ad avere fame. Ha imparato a non avere nessuna voglia di crepare. Ha imparato. È bene. E c'è venuto in un modo singolare. Non solamente è venuto Dio ad abitare in mezzo a noi, a nascere dal grembo di una donna. A entrare quindi in un tempo, in una cultura, in una lingua. Ma di più. L'esperienza secolare ci dice che è addirittura diventato il più piccolo di tutti noi. C'è rovinato. C'è un salvo della Bibbia che si recita, che si canta, in una festa cristiana che è l'ascensione del Signore. Finita tutta la Pasqua, tutta la baraonda, la passione, la croce, il sepolcro, resurrezione, ritorna al Padre. Lo aspettano. Non so se suona il campanello, se gli angeli lo precedono, non lo so. Lo vedono. E c'è un salvo molto grazioso. Che sostanzialmente si domanda, ma sei te? Perché torna acconciato in un modo bestiale? Nudo. Tutto ferito. Sporco di sangue. Un disastro. L'hanno mandato via? Oh, che era un signorino, era il figlio di Dio. Ritorna su, che è un disastro. Ma cosa hai combinato? Ma con chi ti sei messo? Ma chi hai frequentato? Le peggiori compagnie. È diventato l'ultimo. È diventato il più piccolo. È diventato il più povero. Gli è dedicato il primo versetto del Salmo responsoriale che abbiamo celebrato insieme questa mattina, che dice in italiano, Beato l'uomo che ha cura del debole. Ma non sarebbe proprio così. Il debole sarebbe soprattutto un povero, un misero. Un povero e un misero. Due parole. E non tanto che se ne prende cura, ma che lo capisce. Che capisce che cosa vuol dire la povertà. Che capisce cosa vuol dire l'essere fuori giorno. Che vuol dire cosa voleva dire essere per te quando sei arrivato e c'era troppa gente qui e tu qui non avevi posto, ma per fortuna avevi quei quattro amici che hanno fatto il buco nel tetto e ti hanno messo dentro davanti a lui. Perché se no non ce la facevi. Perché se no, diciamocelo fraternamente fra Dio, voi cercate di dimenticare le cose che sto dicendo. Siete di un'altra parola. Ma il peccato, il peccato, c'è solo in una possibilità, che è quella del perdono. Se no cosa serve dire il peccato? Sei come sei, fai la vita che fai, hai fatto le scelte e le stupidate che credevi, adesso le andrai a fare delle altre, buona, è la tua vita. Quando è che diventa peccato? Quando finalmente c'è uno che ti dice, ma vieni che ti porto nella pace. È solo nell'orizzonte del perdono che si può parlare del peccato. Sono conto a niente, non serve a niente. E quindi questa parola peccato, che fa anche così paura, è da mettere solo quando si apre la possibilità di essere perdonati. E lui cosa ha fatto per poter perdonare l'ultimo di noi? È diventato più piccolo e più povero di lui. Ha condiviso con noi tutta la nostra ferita, tutta la nostra paura, tutto il nostro esilio. È Dio, eh? È Dio. Ma è così. È così, partendo dal basso, ho potuto prendere il più basso di noi e prenderlo per mano e dirgli adesso ci facciamo un giretto, eh? Ma dove mi porti? Ti porto a casa. Ti porto a casa. E così siamo stati tutti presi per mano nei sacramenti della Chiesa il giorno del nostro battesimo. Eravamo nudi, ci hanno messo una bella vestina addosso, vi siete rivestiti di Cristo e adesso facciamo la strada insieme. Il fatto assoluto capitato nella vicenda del mondo e dell'umanità è dunque questo precipitare di Dio nella storia. Ce lo diciamo sempre, no? Gli altri dèi, quelli normali, stanno nel loro paradiso, si affacciano al balcone e vedono se tu ce la cavi a arrivare là. Il Dio dei pastori di Israele, il Dio che è il papà di Gesù, è venuto lui. Lui, Gesù, è Dio. E quindi quello che noi non potevamo fare lo ha fatto lui per noi. E così questa mattina, quando Gesù vede che arriva giù sta barella, vedendo la fede dei parellieri, bisognerà che ne parliamo un momento, gli dice, ti sono perdonati i tuoi peccati. E gli dirà dopo, prendi il lettino, mettetelo sulle spalle e va a casa. La cosa straordinaria di questa mattina, di cui bisogna accorgersi, è che però, quando Gesù dice quella roba lì, la dice perché dice che ha visto la loro fede. Di chi? Dei barellieri. questo paralitico, in tutto questo Vangelo, non dice una parola, non fa un tubo, non si può dire se ha la fede o non ce l'ha, ma attraverso la fede degli altri, lui lo perdona. E qui bisogna che ci fermiamo un momento, perché qui c'è una roba enorme, che bisogna dire a questo punto, cioè pensate, che in questo momento voi potete farvi barellieri di tantissime vicende, situazioni, storie, persone, che incatenano il vostro cuore e voi le potete portare qui, in questo momento, e lui le sana. Dice ma non ha la fede, non crede neanche nel gatto, lì è uno sciagurato, non importa, portalo, portalo. perché tutti siamo stati poi portati davanti a lui, non è che ci siamo andati con le nostre gambe perché abbiamo capito le cose, perché finalmente ci siamo convertiti a fare il bene, niente, siamo stati portati. E' una meraviglia questo qui, che non fa il miracolo perché l'altro ha la fede, ma fa il miracolo perché la fede ce l'hanno gli altri, quelli che l'hanno portato. Dice voi perché lo portate questa mattina? Eh, c'è la strada che conosciamo, hanno portato a me prima. Capisce che cosa c'è sotto a questi quattro qui? C'è il senso della nostra vita. Perché siamo qui questa mattina? Perché noi, che siamo dei barellati, siamo anche dei barellieri. E quindi questa mattina, è lui che porta te. Sei te che porti lui. E poi però tutti insieme, potete portare, no? quel tuo figlio, quel tuo amico, quella vicenda sbagliata, quella tua memoria rattristata, per una coscienza tua inevitabilmente ferita, quello che è male è male, o mai è fatto, no. No. E' capace di liberare da tutti, da tutto, ed è venuto per questo. Per questa potenza immensa, capite, si attua il progetto di Dio, che li vuole portare tutti a casa, i suoi figli. Non ci sono vie di mezzo. C'è solo il fatto che siamo tutti per strada, tutti abbiamo bisogno di essere presi per mano, e c'è qualcuno che ci prende per mano. E questo, fra l'altro, ha reso meravigliosi anche i nostri legami. Perché mi chiedevo, ma c'è un posto per me questa mattina nella chiesa della doccia? Ma tu mi hai portato. Il tuo affetto mi ha portato. La tua pazienza, la tua misericordia con me, e quindi inevitabilmente la potenza della tua parola. Per cui quando tu ci sei è tutto diverso per me. Perché tu mi porti. E quindi le nostre relazioni, no, lo vedete, sono diventate, e diventano sempre di più, preziosissime. Perché Dio io non l'ho mai visto, ma ho visto te. E quello là, non sapeva niente, però aveva quegli amici. è vero. Vi ho raccontato, no, la vicenda di quel regista vecchio che si chiama Olmi, che per una decina d'anni non ha più fatto dei film, perché gli è saltato addosso un cancro molto pesante e c'era più niente da fare. e allora il giornalista che lo intervista gli dice, ma, e qual è stata la cosa più importante per tener botta? E dice, ho sempre avuto degli amici che mi hanno detto, fidati di Dio. E il giornalista è in calza, e lei si è fidato di Dio? Dice, no, però mi sono fidato dei miei amici che mi dicevano, fidati di Dio. perché spero di non scandalizzarvi se di stamattina io vi dico che non so se ce l'ho, se la fede ce l'ho, ma sono attaccato alla vostra fede. Forse la fede è questa contaminazione, è questo essere cambiata la fisionomia della persona che tu hai davanti, perché quando tu guardi la persona che hai davanti, cioè quello che nel linguaggio dell'Evangelo si chiama il tuo prossimo, tu hai l'impressione che ci sia stata un approssimarsi misterioso e meraviglioso. Pensa, se te non avessi avuto quella donna di cui adesso magari ti lamenti, con la quale un po' prontoli, che è diventata troppo grossa e noiosa, ma pensa se non ci fosse stata lei. e quel fidanzatino che hai trovato, te che pensavi di essere bruttina, avresti trovato neanche un cane che ti pigliava, e invece l'hai trovato, è bellissimo, ma è anche buono, ma pensa che regalo. Pensate ai regali della nostra vita. è il Vangelo, sapete, è l'orizzonte nel quale noi scopriamo i nostri regali, perché una volta te fai la parte del ragazzo che se ne è andato via di casa, ma poi ritorni, perché l'affetto del tuo papà ti attira e lui ti fa feste. Un'altra volta sei tutto ferito lungo la strada della tua vita e dici ormai non compino più niente, e invece uno sguardo buono si è posato su di te. Il Vangelo è la tua storia, è la mia storia, è la storia di questo Dio che ha fatto il viaggio fino a venirmi a cercare nella strada dove ero ferito. E quindi c'è Dio? Sì. E come fai a saperlo? Lo so attraverso di te. perché il miracolo più grande di questa presenza di Dio, miracolo che è presente, è tra di noi, è presente. Che cos'è? Il più grande regalo che abbiamo ricevuto è l'amore, è l'essere voluti bene. E Leonardo adesso com'è senza la Raffaella? eh? C'è un papà, eh? Però la Raffaella bisognerà scaldargli, lo capite, il regalo. Perché potrebbe essere per lui una prova troppo grossa. Perché non si può campare senza l'essere amati. Perché l'amore è Dio vicino a noi. Perché l'amore è Dio che si è fatto prossimo a noi. è per questo che l'amore, capite, è un mistero più grande di noi. Bisogna trattarlo con cura, non si può aggredirlo, traviarlo, tradirlo, non si può. È delicatissimo. E noi questo Dio lo abbiamo conosciuto. E siamo al mondo noi, e siamo qui adesso questa mattina nell'aula santa della dozza per questo motivo, eh? perché le chiese sono messe da Dio un po' di qua e un po' di là in giro per il mondo, con il compito di essere il luogo della sua misericordia. Quella roba bellissima che diceva Isaia, sai Dio che cosa vuol fare? Nel deserto, dove ci si perde nel deserto, ovvero anni fa mi ricordo che qui il nostro diacono Lorenzo da Gerusalemme dovete prendere una macchina e andare a cercare un freddo cappuccino che era andato nel deserto ma c'era poi rimasto, eh? E l'ha trovato morto perché nel deserto si perde la strada. Allora lui dice ma adesso io nel deserto voglio fare una strada. Eh sì, nel deserto della mia vita voglio vedere. Sapete che anni fa i ragazzi della mia parrocchia di campagna mi hanno regalato un cartello che ho visto che è ancora attaccato che c'è scritto non seguitemi per un prezzo non seguitemi due punti mi sono perso anch'io. Eh ma certo ma certo ma in quel deserto è venuto a fare una strada e in quella aridità della tua vita è venuto a far sgorgare una fonte cose impossibili che solo lui può fare. Allora noi adesso siamo dentro alla meraviglia di questa vita che è la nostra responsabilità le chiese non sono dei tribunali non sono lì per giudicare questo sì e questo no perché? Perché in Gesù tutto è sì e quindi conta niente continuamente dire questo no devi dirmi come fai a far diventare sì il no di quella persona questo è il gioco interessante noi non siamo più delle persone incaricate di ribadire la legge noi siamo stati incaricati nella nostra miseria di essere offritori di Vangelo datori della buona notizia comunicatori dell'affettuosità di Dio allora questo è il compito che oggi ci viene assegnato meraviglioso approfittiamone subito adesso facendo in maniera di essere molti molti di più di quelli che siamo perché voi come facciamo sempre state invitando moltissimi volti persone situazioni circostanze perché perché voi possiate metterle attraverso il buco nel tetto davanti allo stesso Signore che accoglie voi nella pace per la mia