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XVIIDomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20120729.mp3

Data: 29/07/2012

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

C'è una cosa che da anni continuo a ricordare, tutte le volte che ci incontriamo con questo miracolo, sapete che questo miracolo dei pani è quello più raccontato nel Vangelo, perché Giovanni e Luca lo ricordano una volta sola, ma Matteo e Marco fanno due miracoli dei pani, quindi è molto ricordato questo miracolo. E viene chiamato normalmente con un nome sbagliato, perché viene sempre ricordato come il miracolo della moltiplicazione dei pani, cioè c'era un sacco di gente, pochi pani, il miracolo sarebbe stato moltiplicarli in maniera che ce l'era per tutti. Però in realtà questa parola moltiplicare non c'è mai scritta nel Vangelo, mai si dice che lui quindi per dar da mangiare a pane a molta gente li ha fatti diventare tanti, mai si dice. In altri racconti si dice che ha spezzato questi pani, qui neanche si dice questa cosa. Ci tengo a sottolinearla perché la forza di questo miracolo vuole essere poi in realtà un messaggio consegnato a ciascuno di noi con molta immediatezza. Noi non saremmo capaci di moltiplicare i pani, al massimo potremmo romperli e cercare di fare dei peciottini. Ma ancora la cosa può essere ancora più profonda. Vuole dirci cioè che in realtà ognuno di noi davanti alla sua vita è molto più piccolo di quello che la sua vita è. Molte volte siamo molto più piccoli di un compito di matematica. Altre volte siamo molto piccoli davanti alla prospettiva di una grande gioia che però non siamo neanche tanto magari sempre capaci di ricevere. Qualche volta siamo anche esposti a delle notizie difficili e quindi a un cammino della vita che ci spaventa. Perché è più grande di noi ma anche in modo drammatico. Insomma tutto il miracolo viene incontro alla nostra piccolezza. Rispetto alla tua vita tu sei piccolino. Il rappresentante di tutta questa faccenda è questo ragazzo. A un certo punto viene segnalato quasi con ironia. Dice se qui c'è un ragazzo. Avete conto che erano loro, lui e i discepoli. E venivano venire avanti qui dalla porta della chiesa della Dossa 5.000 persone. Non ci sarebbe stata evidentemente. Tantissima gente. È vero? Un po' io penso che anche lui Gesù si sia un po' impressionato. Come anch'io sono un po' impressionato da tutte queste condivise. Insomma così. Mi sento piccolo davanti a voi. E probabilmente anche lui si è sentito piccolo. E quel ragazzo quindi ha descritto nella sua persona la situazione di tutti. Siamo troppo piccoli davanti ai problemi che ci stanno davanti. C'è questo ragazzo che ha cinque pani d'orge e due peci. Ma che cos'è? C'è questa roba per tutto. In questa settimana un po' viaggiando qualche volta dentro alle parole di questo testo del Vangelo mi è venuto in mente che forse questo ragazzo è il suo angelo. È l'angelo di Gesù. Perché ognuno di noi ha un angelo, no? Anche voi, anche ognuno di noi ha un angelo. Tante volte c'è qualcuno che riesce addirittura a riconoscerlo, il suo angelo. Io l'ho riconosciuto il mio angelo custode. Quindi io so chi è. Quando glielo dico, gli dico tu sei il mio angelo custode. Ma no, ma cosa ti salta in mente Giovanni? Sei matto? Però io so che è lui. E quindi io penso che quel ragazzo lì fosse l'angelo di Gesù. Che cioè lo rappresentare, insomma. Capite? Era in qualche modo anche il mistero della sua vita. Che cos'è questo Gesù? Un ometto come tutti gli altri, insomma. Però fa dei stimi grandissimi. La gente si riunisce intorno a lui. Quel giorno lì 5.000 persone. Capite? Pensate in un mondo come il mondo antico. Può darsi che l'Evangelista abbia un po' esagerato nelle cifre, vero? Però in ogni caso tantissima gente intorno a lui. E lui, lì, davanti a questa gente. Con chi cosa? Con poco. Con poco. Però una cosa che bisogna dire subito era che era un ebreo. E gli ebrei sono questo piccolo popolo che da sempre ha imparato da Dio, e quindi dal concreto della sua storia, che le cose grandi si fanno attraverso le cose piccole, attraverso la propria piccolezza. ovvero mentre si ha l'impressione che per fare cose grandi bisogna essere grandi, questo piccolo popolo si è abituato, proprio perché lui stesso è un piccolo popolo di pastori, ovvero che si possono fare cose meravigliose essendo piccoli. vi ricordate per esempio cosa hanno fatto per 40 anni di camminata nel deserto, insomma, che è una cosa abbastanza duretta. Nel deserto non crescono né le patate né l'insalata, e però tutti i giorni loro andavano a raccogliere, ovvero dalla superficie del deserto questa specie di farina, ovvero che il buon Dio mi faceva cedere, mangiavano questi panetti e andavano avanti. E hanno camminato per 40 anni così, erano sempre molto più piccoli dei loro nemici, ovvero quando sono entrati in questa famosa terra promessa, ci sono trovato questa città enorme al confine, si chiama Gerico questa città, è la città più antica e più calda del mondo, anche adesso è una città così calda, caldissima, perché è 300 metri sotto il mare, ovvero di livello. E come si faceva a prendere questa città, chissà che armi bisognava avere. E loro sapete come l'hanno presa, no? Suonandogli la tromba intorno. Dio gli ha detto provate a fare così, provate a suonare la tromba, loro e coletti si sono suonati la loro tromba e le mura sono state distrutte, loro hanno conquistato Gerico a furia di canzonette suonate sulla tromba, le mura sono cadute. La grande dottrina che Dio ha regalato agli ebrei è che per fare cose grandi bisogna essere piccoli. Un po' questa cosa la verifichiamo anche noi, perché? Perché per fare un compito difficile di matematica bisogna che tu accetti di essere piccolino e che ci sia qualcuno che ti aiuta, perché se non c'è nessuno che ti aiuta non le esci mica dal problema. Bisogna che qualcuno ti aiuti e ti dica, vedi, si fa così, poi si fa così, e allora tu piccolino prendi su quello che ti insegnano e allora fai bene. E anche uno per fare il capo scout bisogna che un po' impari ad essere piccolo. Quando io facevo lo scout non c'era nessuno al mondo che andava in giro con le braghe corte, se non i bambini. I grandi non andavano mai in giro con le braghe corte. Sicché di noi scout dicevano che eravamo dei bambini e non mi ricordo più, però insomma erano tutti guidati da uno stupido vestito da bambino. Perché andavamo in giro con lei? Io mi ricordo che infatti quando giravo in bicicletta per la mia città per andare all'attività della domenica mattina speravo sempre che nessuna delle mie compaglie di scuola fosse in giro in quel momento lì. Perché mi faceva vergogna farmi vedere dalle ragazze della mia scuola con delle braghe corte, no? E però capivo che era un segno importante. Quando poi mi trovavo col mio reparto ci stavo bene però. E anzi, per molti aspetti quasi cercavo di imparare da loro a come essere anch'io bambino per giocare insieme con loro. E lo scautismo, lo dico per quelli che non ne sanno niente questa cornice di vecchioni qui intorno, è tutta una cosa molto pensata in questa maniera. È tutta pensata cioè che si va a vivere con il titolo. Adesso per esempio loro partono e vanno a dormire in posti precari. e fanno da mangiare con dei modi precari. A casa accendono il gas e lì invece prima di riuscire a fare qualche cosa e in genere poi non è che riesca un gran mangiare. Ci si accontenta. E quindi lo scautismo è una grande arte della piccolessa. E non solo per quello però, non solo per quello, anche per via del ragazzo con i cinque pani in due pesci, anche per quello lo scautismo è molto importante. Perché? Perché gli scout sono tutti organizzati a gruppetti che si chiamano la squadriglia. E sono un gruppo, no? E c'è il caposquadriglia e il vice caposquadriglia. Adesso io conosco una ragazza che spera di diventare vice caposquadriglia come se diventasse ministro degli esteri, insomma, no? E io lo so, portendoci farà carriera. Però è un mestiere difficile fare il caposquadriglia. Perché? Perché il caposquadriglia deve trovare il modo di far star bene, di far divertire, di far giocare ognuno, anche il più piccolino, così come è. Ovvero, tutti devono essere valorizzati. Mentre nei giochi del mondo c'è una certa crudeltà per cui vanno avanti i forti e le schiappe sono eliminate, nello scautismo invece l'abilità del capo è quello di far fare un campo bello a tutti, secondo la sua misura. Uno c'ha un piattone con su tanti pani e tanti pesi, uno c'ha un piattino come quel ragazzo con su cinque panini e due pesciolini. E tutti però devono fare un bel campo. Loro hanno una bella responsabilità che tutti adesso, andando via, perché passano dei giorni insieme, dei giorni da vivere bene, dove ognuno deve poter essere contento. Infatti, sono pericolosi i giochi, io quando facevo il caporeparto facevo infascire i miei aiuti, perché non volevo mai che ci fosse un gioco che sembrava troppo violento, dove c'erano proprio solo quelli che vincevano e poi gli altri, meno che merda, che perdevano. Io volevo che alla fine però ci fosse una contentezza per tutti, perché era difficile inventare dei giochi fatti così. Però, capite, è una grande arte della vita. Ora, tutto questo, e adesso poi andiamo avanti nella messa, c'è dentro un segreto. E il segreto, è il segreto stesso di Dio. Perché tutti gli dei normali, quelle delle nazioni normali, eccetera, così, sono tutti dei deoni, grandoni, eternoni, con dei tromboni, che fanno dei miracoloni, davvero, ma sono tutti grandi e grossi, perché se un Dio non è grande e grosso, che Dio è, se è una schiappetta, che Dio è. invece il nostro è un Dio schiappetta. È un Dio che fa finire male, no? Vedete là in fondo, su quella croce, come è andato a finire male. Ma forse qualcuno di voi si ricorda che quando l'hanno messo lassù, c'era qualcuno che diceva, ma se vieni giù e sei capace di venire giù, ti crediamo, ma se no, è Dio 6. E quindi noi siamo infili di un Dio piccolo. Oh, è un bel problema questo. Chi ci aiuterà? Lui ci aiuterà. lui ci aiuterà. Lui ci aiuterà. Ieri ho avuto una conversazione interessante con un mio amico, dove gli raccontavo che io sono, siccome ho poca fede, mi dicono che c'è la risurrezione, cioè, anch'io lo dico, lo dico, però ci credo poco. E quando salto dentro nei pensieri della morte, prendo paura, siccome sono vecchio, prendo paura della morte. e allora si faceva questo discorso, diceva, ma come si fa a non avere paura della morte? Eh, bisogna adottare un sistema. Adesso ve lo dico, dopo, per impararlo un po', bisogna allenarsi bene. Perché da Gesù in poi, dovete sapere una cosa, che non si può più morire. Con quel mio amico, ieri ci dicevamo così, non si può più morire. E adesso cosa si deve fare, allora? Non si deve morire. Adesso si deve dare la vita. Si deve dare la vita. Non si deve morire. Gesù, capite, ha fatto così. Prima che il diabolone della morte venisse a prenderlo per il coppetto, lui cosa ha fatto? Ha preso la sua vita e l'ha regalata. E l'ha offerta. Capite? Il gioco degli scout sarà un gioco che riesce bene nei prossimi giorni. Se ognuno darà la vita, ci sono dei modi più semplici per dire. Si dice qualche volta, lì proprio ci ho dato la pelle. Cosa vuol dire? Che ci ho messo tutto quello che sono, tutto quello che so, tutto quello che spero, perché il gioco della mia vita riuscisse bene. È vero? Per esempio, le nostre mamme, quelle che sono al mondo e quelle che non lo sono più, ci hanno dato la vita. È vero? Con una certa collaborazione dei papà, e però, insomma, la parte importante l'hanno fatta alle mani. Ci hanno dato la vita. E ognuno di noi, capite? È incaricato di questo, di dare la vita. Te con la tua testa, con i tuoi occhi, con la tua intelligenza, con il tuo carattere, buono o cattivo che sia, se fai fare dei gran salti in alto, se invece sei una schieffa, tu così come sei, giochi bene la partita, se così come sei, con quei pochi panni e pochi pesci, regali la tua vita. La tua vita è molto preziosa. Quel ragazzino lì, era roba da poco, ma con quel poco che lui aveva, ha dato da mangiare a cinquemila. E io e te saremo da poco, ma la nostra vita, guarda, è molto importante. E anche se sei piccolo, e senti di avere dei dicetti, e qualche volta ti senti anche infelice, e se noi che siamo degli antiani, e siamo persone ferite, con una storia anche un po' sbagliata alle nostre spalle, ricordiamocelo bene, la nostra vita è molto preziosa. Perché ogni momento è preziosa. Perché in ogni momento si può dire una cosa buona e una meno buona. Si può far dare una sverla, oppure dare una carezza. La vita è un grande capolavoro, capite? Bisogna che lo viviamo bene. Bisogna che diamo la nostra vita. Allora, da quel poco, da quel piattino di pane e di pesce, hanno mangiato in molti. da questo povero ometto della Galilea che si chiama Gesù, ovvero viene la salvezza per tutta l'umanità. La ricetta della salvezza è quella che vi dicevo. Non morite mai, mi raccomando. Sempre datela vita. Offritela per il bene, per la gioia, per la contentezza, per la pace, per la possibilità di ritrovarci insieme e di sperare e poterci vedere ancora. Grazie. Grazie.