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Omelia-di-d.-Francesco-Scime-Martedi-Santo-Messa-del-Trigesimo-di-d.-Giovanni-Nicolini-26.03.2024.mp3

Data: N/D

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Ne abbiamo sentite già tante di parole, tutte importantissime, quindi è bene non disturbare la forza della liturgia con altre parole umane. Grazie, vorrei solo insieme con voi cercare di raccogliere all'interno di questa circostanza del nostro ricordare nella preghiera il nostro caro Giovanni, accogliere quello che stiamo vivendo in questa liturgia. Avevo pensato anche di fermarmi su qualche particolare sia della prima lettura sia del Vangelo, ma penso che invece sia bene fare come faceva negli ultimi tempi Giovanni. E quando interveniva raramente entrava in un dettaglio a messa. Più facilmente faceva delle osservazioni di premessa metodologica riguardanti il nostro rapporto con la parola di Dio. Ecco, io direi che il modo migliore, perlomeno per me, questa sera di ricordare Giovanni è proprio mettere in evidenza quello che abbiamo vissuto fino adesso. Evidentemente se voi foste andati in qualunque altra celebrazione del Martedì Santo avreste trovato un altro tipo di liturgia, di liturgia della parola perlomeno, cioè la prima lettura uguale e poi un breve brano evangelico. Io invece avete sentito, anzi avete vissuto personalmente e tutti insieme abbiamo vissuto una grande glorificazione della parola che ci ha fatto ascoltare tutta o quasi tutta la passione secondo il racconto dell'evangelista Matteo e ce l'ha fatta ascoltare entrando anche noi dentro a questa narrazione, prendendo anche noi la parola interpretando i vari personaggi. e quindi una grande potenza di questa parola e anche abbondanza, ricchezza di questa parola che è diventata però non solo parola proclamata ma anche parola da noi detta, letta, ascoltata, vissuta. Un'altra osservazione che faceva spesso Giovanni, sempre di carattere metodologico negli ultimi tempi, lo ripeteva spesso la parola è divenuta carne. Ecco direi che un pochino abbiamo vissuto questo anche questa sera, stiamo vivendo in questo momento questo cioè la grande capacità che la parola ha di entrare nelle nostre persone, nelle nostre vite, di interpretarle, di illuminarle, di giudicarle, di riscattarle, di orientarle, di ispirarle verso il cammino che lui stesso traccia per ognuno e per tutti insieme. Quindi il grande dono della parola è della parola che diventa concretezza della nostra carne, della nostra carne personale ma anche della nostra carne comunitaria, nostra carne di popolo. Io credo che Giovanni ci abbia lasciato questo. Io mi ricordo tanti anni fa feci conoscenza, amicizia con un allora giovane prete della diocesi di Bologna, adesso è anziano, molto anziano, sta in montagna e mi disse, parlandomi di Don Giuseppe Dossetti, mi fece questa osservazione vedi rispetto a tutti i vari maestri spirituali che ci sono in giro, ai quali anche noi preti facciamo riferimento seguendo i consigli, la direzione dell'uno e dell'altro Dossetti ha questa sua particolarità cioè lui anche se a un certo punto va perché sta mandando via interessante quindi lasciava tante persone che lui seguiva personalmente un po' così in difficoltà lui, questo prete, mi diceva ma in fondo lui ci ha messo nelle mani l'essenziale con il quale poter fare la nostra vita di tutti i giorni senza bisogno di ricorrere personalmente al consiglio, la direzione, l'insegnamento sono di quei maestri che non ti lasciano mani ruote quindi quando se ne vanno tu hai già la via tracciata hai già tutto nel cuore nel tuo spirito il dono che hanno voluto trasmetterti ecco io credo che si possa dire ugualmente questo di Giovanni certo poi è chiaro noi al Bottazzo vediamo il posto vuoto a tavola e anche anche questa sera sentiamo il vuoto però queste sono cose che appartengono alla nostra emotività la nostra vita personale il nostro mondo di sentimenti bisogna anche passare per queste cose i nostri pepari i nostri manni i nostri cari a un certo punto prendono il congedo ed è giusto che sia così ma quello che ci rimane perché ci stiamo interrogando un po' da un mese che cosa ci rimane che cosa ci portiamo a casa che avvenire abbiamo davanti ecco è grande quello che ci è stato consegnato e è quello che abbiamo vissuto questa sera nulla di più anche senza entrare nei particolari è una grande manifestazione della potenza dello Spirito di Dio che attraverso le sue parole entra nella nostra vita e la fa vibrare la illumina la riempie di grande speranza di grandi pensieri di grandi sentimenti e quindi questo riempie tutti i vuoti e quindi io volevo proprio comunicarvi il mio stato d'animo che da una parte è uno stato d'animo di una persona che non è messa tanto bene esco anche per oltretutto da un viaggio in Africa nel quale ero stato mandato per poter un po' riprendermi invece sono tornato in condizioni ancora più disastrose di prima ma queste sono sciocchezze e quel che conta è quello che è stato seminato nei nostri cuori che il nostro caro Giovanni ha insegnato tutti noi e ha trasmesso e che è diventato ormai la quotidianità del nostro essere insieme quindi vedete ecco questi chibretti questo modo di celebrare la liturgia è questo ciò che più conta ed è questo che fa la differenza e riscalda il cuore e fa di noi una comunità una comunità aperta aperta avete sentito anche i grandi segni di apertura abbiamo sentito anche negli ultimi giorni chi ha seguito Ezechiele questa visione di porte aperte porte in uscita e che indicano il Signore è là andate là andate oltre e lì lo troverete uscendo ecco sono delle bellissime immagini che riempiono il nostro cuore e che ci fanno in questa liturgia dire grazie al Signore e anche grazie a tutte le persone che Lui ha messo nel nostro cammino grazie a tutti