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XIIDomenicaTO-omelia-GiovanniNicolini-Dozza-20150621(20).mp3

Data: 21/06/2015

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

Sono stati giorni effettivamente di navigazione, io ho fatto un viaggio breve in Eritrea, in Eritrea è un posto dove non si può entrare, ci siamo entrati perché siamo un gruppo di persone, un'associazione, ci sono fatti nell'ospedale delle camere operatorie per i bimbi, allora per via di questo progetto si può andare. Ed è un viaggio in una miseria spaventosa, in un regime terribile. Eritrea tutti i maschi fanno il servizio militare, sempre. E quindi non c'è più nessuno. Ci sono anche pochi uomini adesso in Eritrea perché sono scappati tutti e scappano tutti. Anche i nostri amici e ospiti che per da noi sono dei fuggitivi. Perché la vita è intollerabile. Come loro, come sapete, ci sono tante popolazioni che fanno navigazioni difficili. Abbiamo avuto anche in casa navigazioni difficili perché tre fratelli di parrocchia questa settimana hanno avuto percorsi chirurgici molto delicati. Navigazione è andata bene, che prosegue bene. Insomma, tutti in viaggio. Tutti in viaggio perché siamo tutti in viaggio. E mi pare che il senso profondo della parola evangelica che abbiamo ascoltato è quello di ricordarci e tener presente il viaggio che stiamo facendo. La vita è un viaggio. Anche con espressioni forti di per sé, il Signore lo dice nel brano evangelico di oggi. Passiamo all'altra riva. E loro dice che lo prendono sulla barca, Gesù. E c'è un'espressione molto strana in questa versione del evangelista Marco. Dice lo presero così com'era. Forse non era proprio come l'avrebbero voluto. Ma così com'era. L'hanno preso. E poi comincia questa navigazione. La navigazione è anche molto difficile, insomma. Qualche volta questo lago che viene chiamato mare è veramente in burrasca. Sembra proprio un mare in burrasca. Non so se è capitato, ma non è capitato. Io ho visto l'onda molto più alta della nave. Allora dice adesso cosa succede? Invece non succede niente. Ma insomma, la navigazione qualche volta è difficile. La tua vita qualche volta è una navigazione molto difficile. Anche tu oggi sei qui a ringraziare per l'arrivo di qualcuno. Ieri sera abbiamo fatto una festa qui per la conclusione della nostra scuola. C'erano anche tutti gli ex alunni e tutti gli insegnanti. Abbiamo fatto questa una navigazione che alla fine è stata molto bella, insomma. Ieri sera abbiamo raccolto memorie, vicende. Ecco una navigazione. La vita è fatta così. E c'è una stranezza in questa navigazione che, insomma, ha posto domande per tutti questi duemila anni di storia del cristianesimo. Perché vanno, la barca è un po' fragile, il mare è tempestoso, tutti sono preoccupatissimi, e Gesù dorme. Dice, ma com'è? Ha conti solte in mente. Ma l'hanno preso così com'era? E te lo devi prendere così com'è. C'è un po' una discussione, ovvero su, soltanto che lui dorme, allora cosa bisogna fare? Stamattina ascoltavamo da Sant'Agostino che secondo lui non ci sono dubbi, bisogna svegliarlo. Bisogna svegliarlo. Perché? Perché hai bisogno. Addirittura lui insinua che l'hai lasciato tu dormire, l'hai fatto tu dormire perché ti ho impattato niente di lui. Adesso però bisogna che tu lo svegli, perché altrimenti non ce la cavi. Io sono un altro partito e quindi penso che invece questo sogno del Signore voglia dire una certa serietà della fede. Perché certe volte sembra che la fede diventi una specie di zampino di coniglio, no? Di portafortuna, di portabene, che ti devi tirar dietro, poi lo sfreghi, dici quei tre gloria, insomma, e bisogna che funzioni. Ma non è così. La fede sarebbe un'irresponsabilità, no? Ah beh, noi abbiamo la fede e qui ci siamo a posto. Ci siamo a posto niente. La fede è una grande responsabilità. E quindi secondo me il sonno del Signore vuol dire che lui c'è sulla barca. Che nel libro di Giopre è detto che non bisogna poi aver troppa paura perché non potrà far troppo questo mare in tempesta. E però? E però che bisogna che tu provvedi. E quindi questo Signore che dorme è il ricordo che la fede deve suscitare le responsabilità più grandi. Proprio perché abbiamo un ospite così sulla barca, capite? Bisogna che la navigazione vada bene, che ognuno faccia la sua parte, che ci aiutiamo fra di noi, che ci vogliamo bene fra di noi. Questo è molto importante. E tutto questo, il testo breve della lettera di Paolo ai Corinzi lo riassume molto molto bene. Perché dice che da chi è venuto Gesù in mezzo a noi? Nessuno può più vivere per se stesso, per conto suo. Nessuno può farlo più. Bisogna avere Gesù in barca e quindi sapere che o è lui che ci fa compagnia e ci porta, o se no non va. Il cristianesimo non è una via per i forti e non è una via per gli eroi. Il cristianesimo è una via per i poveri. E la povertà in spirito è la prima delle beatitudini che il Signore dice. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei geni, chi sono i beati, questi poveri che sono beati, perché sono le persone che sanno benissimo che la vita è più grossa di loro, che il buio fa paura, che la solitudine è angosciata, che la malattia è principio di grande timore, che i nostri legami sono preziosi quanto fragili. E quindi il cristiano è un povero che sa chi chiamare e che sa che questa mattina è seduto in questo posto, non c'è perché lui è bravo, buono, virtuoso, ha vinto tutte le battaglie, è capace in tutto e quindi ovviamente è quello che gli esperti. No, no, il cristiano è uno che sa che tutto è un gran regalo. Quindi anche a partire, il regalo se volete è semplice, insomma no, che siamo qui. E nessuno di noi in questo momento è solo. Che siamo qui, il nostro essere qui, al di là anche dei nostri sentimenti, vuole significare che ci vogliamo bene, perché ci siamo messi intorno alla stessa mensa, è vero? Ecco. E quindi bisogna in qualche modo sposare con affetto la fragilità della vita, proprio per scoprirne sempre di più il dono. Proprio perché la si smetta di pensare alla vita come questa gara, dove ovviamente i porti vincono e i deboli perdono, i ricchi stanno bene e i poveri stanno male. È bello essere giovani, ma essere vecchi è un'arte difficile. Allora, allora, il Signore è venuto proprio a portare un volto nuovo all'esistenza. E quindi anche i bimbi, è vero, dobbiamo aiutarli a crescere con questa consapevolezza del dono. bisogna che stiamo attenti a non dirgli troppo che la vita è una gara, che bisogna percorrerla, che bisogna vincerla. Bisogna stare attenti. È una pedagogia pericolosissima questa. Bisogna creare l'altra ipotesi, la responsabilità del dono. Ma hai visto che bei regali hai avuto? Ma vorrei mica asciupparli quei bei regali che hai avuto. È vero? Ma ti rendi conto adesso che occasione è prezzata? Su, non perdila. Ma partire sempre dal dono. Partire dal dono vuol dire sempre partire dal Vangelo. Quello che sta succedendo dall'insegnamento di Roma è proprio esattamente questo. Stateci attenti, vedrete. Si scopre con meraviglia. E questo è il nuovo punto di vista, la nuova prospettiva nella quale siamo invitati a metterci. Per cui il paradiso stesso non è una cosa che tu puoi conquistare. È una cosa che la bontà di Dio ti regala. Perché Dio ti vuol bene. Tanto che in paradiso ci andrò anch'io e non me lo merito. Ma penso che Dio mi voglia bene. E quindi prima di tutto c'è la buona notizia. E la buona notizia non sono solo prediche e parole. Sono anche sorrisi, carezze. Può essere una mano al portafoglio. Può essere una visita che si rende. Può essere certamente è fatto così come io. Non sarei qui se non mi avessero tutti voluto bene. È chiaro che considero comunicare questo dono. Comunichiamoci il dono del grande bene che abbiamo ricevuto. comunichiamoci il dono del Vangelo. Comunichiamoci il dono della pace. Comunichiamoci questa cosa strana che Gesù è venuto a dirci. E cioè che abbiamo tutti lo stesso papà. E che quindi chiunque siamo, dentro e fuori, fede, non fede, musulmano o cristiano, siamo tutti fratelli. perché abbiamo un padre che ama tutti noi. Con quella preziosità dell'amore di Dio che viene sottolineato nei prossimi mesi con un anno intero da dedicare alla misericordia, dove la misericordia vuol dire un privilegio d'amore. E dove evidentemente il privilegio d'amore è dato nei confronti di quelli che se lo meritano di meno, che lo cercano di meno, che sono più da soli, più abbandonati, più superbi. Dite quel che volete, pensate quel che volete. Sono quelli che ne hanno più bisogno. La misericordia è questa, capite? È una misericordia che si fa attenzione, visita, ricerca. L'avevo trovare assolutamente. Ma non è in me. Dove vai? Vado a cercare mio figlio. Ma fermati, non è l'ora, è inopportuno. Non posso fare altro. Non posso fare altro. Voi sapete che noi siamo tutti degli ricercati e trovati. Tutti. Se noi rifiltriamo la nostra storia interpretandola, non mica senza disturbare dei catechismi, semplicemente per quello che è successo. successo. Te la ricordi tu la tua maestra di seconda? Te li ricordi quei ragazzi insieme ai quali hai giocato? Ti ricordi la prima volta che hai visto il mare? Ti ricordi, ti ricordi? La messa è fondamentalmente memoria. Anche noi qui settamattina siamo a fare memoria. Ma siamo a fare memoria della Pasqua di Gesù. Ma certo, possiamo fare memoria di come la Pasqua di Gesù è stata regalata a te. Sullo sguardo e la carezza di tua madre. Su tutti quelli che ti hanno perdonato. Su tutti quelli che in qualche modo ci hanno dato pezzi della loro vita. Questa è la meraviglia. E allora l'Apostolo Paolo dice appunto che nessuno vive più per se stesso. Ma vive per lui che è morto e risorto per noi. E aggiunge, per cui noi non conosciamo ognuno così com'è, sarebbe la sua identificazione nella carta di identità o altro. Abbiamo una nuova conoscenza delle persone. Perché tu sei il mio angelo. Tu hai il tuo nome, il tuo cognome, il tuo mestiere. Ci siamo conosciuti in quello, eccetera, eccetera. Bene. Ma se tu guardi nel profondo, tu sei il mio angelo. Per cui tornando per un momento su quella barcona. E lo svegliano. Ma non ti importa che siamo perduti? Lui calma il mare e dice ma insomma ma perché non avete ancora fede? E cosa vuol dire? Vuol dire questo. Vuol dire che lui è sulla barca. E questo è il punto fondamentale. E poi che io sono affidato a te. Come tu in qualche modo sei affidato a me. Capite? Questa è la meraviglia. Nessuno vive più per se stesso. Nessuno. Nei confronti di Dio prima di tutto, certo. Ma anche tra di noi, capite? Anche tra di noi. Noi non conosciamo più le persone semplicemente per il loro nome e cognome. Noi li conosciamo le persone per tutto il bene che riceviamo da loro e per tutto il debito di riconoscenza che noi abbiamo nei confronti di tutti. Questa è la meraviglia che è capitata su questa barca in una tempesta. Capite? E si è trasformata in un mistero sorprendente. Ma diciamo guarda quello lì. È capace di comandare anche ai frutti del mare. Sì, certo. Ma è come quella persona che ieri ti ha fermato per strada e ti ha detto guarda io ti devo ringraziare perché quello che hai fatto per me tu l'interrogi e dici ma non ha fatto un tubo per te. Che cosa fa? No, guarda, per quella parola che hai detto. Eh certo. È proprio vero, capite? È ricchissima la nostra vita. Purtroppo ce ne accorgiamo poco. Ce ne accorgiamo poco. Ci accorgiamo molto facilmente di un piccolo torto subito di una cosa a cui non siamo stati riconosciuti a cui non siamo stati onorati ma guarda come si fa. Eh là anche ieri mattini in piazza è vero, dovevo parlare con lì con questi quattro scienziati è vero, mi avevamo messo per ultimo a parlare che l'avevo chiesto io così sto a ascoltare quel che dicono e provo a copiare e ho fatto così. Eh, va bene. Ma hanno detto loro quel che dovevo dire. Eh, vero. Se guardi a questo scopri sempre di più, non è vero? Scopri sempre di più. Allora questa è la delicatezza il dramma e la meraviglia della vita. Domani mattina imbarchiamo per l'Africa diciotto ragazzi con Martino e la Celina che li accompagnano. è un viaggio è un viaggio buon viaggio per loro e il nostro desiderio è che sia un bellissimo importante viaggio della loro vita non li mandiamo mica a Caprio nella Costa Azzurra non li mandiamo a Cortina da Anteccio li mandiamo al villaggio africano li mandiamo alla povertà di quella gente li mandiamo dove là alcuni nostri fratelli, sorelle vivono fraternamente insieme a quei popoli che ci amano e che noi amiamo fraternamente profondamente è una scoperta da un orizzonte familiare più largo capace di varicare le culture le condizioni della vita le tradizioni religiose le magie tutto quel che volete più forte di tutto più forte di tutto noi riconosciamo in ogni persona la preziosità di quella relazione con Dio che fa di quella persona il nostro fratello il nostro angelo il nostro soccorritore per fortuna ci sei per fortuna ci sei chiediamolo come una grazia sono tempi di navigazione difficile è vero come sapete anche ieri il domani il padre dice dobbiamo chiudere la strada dobbiamo chiudere la strada tutti arrabbiati perché quelli della Lombardia erano chiusa e allora mi voglio dire allora la chiudiamo anche noi si fa mica no perché è perché appunto un carico di banane puoi dire vabbè quello del carico va dalla marola ma è gente è gente una casa bellissima che era una volta una scuola adesso sono lì questi ragazzi sono minorendi soli ci sono imbarcati sono stati imbarcati ci sono stati affilati qualcuno ma tu sai che adesso sono qui sono cose delicate capite la vita è delicatissima oggi è molto importante che spendiamo tutti un po' di tempo per ridificare per verificare appunto tutto il bene che noi abbiamo ricevuto altrimenti credetemi noi saremo qua noi siamo qui solo perché siamo stati amati cercati perdonati accarezzati soccorsi accolti odriti è per questo che siamo qua c'è questo grande barcone è vero sull'altare della messa feriale abbiamo messo quel pezzo di legno che è un pezzo di un barcone questi barconi del Mediterraneo che ogni tanto vanno sotto mi hanno portato il regalo è vero è il barcone chiediamo al Signore oggi approfittiamo di questo brano del Vangelo per dire che siamo qui a ringraziarlo per la navigazione fino a questo momento abbiamo qualche preoccupazione e adesso facciamo la preghiera dei fedeli riconosciamo che Lui però è in barca con noi il Signore sia con voi e con il tuo spirito grazie a tutti