Sì, ringrazio Giuseppe che mi ha invitato alla vostra festa e poi anche a presiedere la liturgia di questa sera. Lo faccio molto volentieri, anche con una certa commozione, perché la parola che abbiamo ascoltato dalle scritture non è prevista ufficialmente per questa festa. E quindi ancora di più mi ha impressionato proprio questa parola del Vangelo, così preziosa e grande, anche in riferimento a Sant'Antonio, che anche l'orazione della Messa per lui oggi invoca come il santo dei poveri e il santo delle cose difficili. Quindi con particolare forza mi pare possiamo provare a dire qualche cosa sulla parola del Vangelo. Sul testo della lettera direi poco, tra l'altro mi sono stupito che se una donna abbia accettato di leggere lei questo testo, che di solito con gentilezza mi restituiscono il lezionario e dicono no, questo qui non vado a leggerlo. Invece, non diremo niente di questo testo, però riguardatelo, è prezioso, perché in realtà ci regala una figura femminile ancora molto piccola, molto povera. E questa però è la preziosità della parola che stiamo celebrando. Quindi vi dico qualche cosa, così che in un po' di preghiera ho raccolto dal testo del Vangelo, ma tenete conto anche del testo della lettera. Perché è importante? Proprio per le prime parole, subito, chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà dato. Queste tre espressioni chiedete, cercate e bussate dicono una dimensione fondamentale della fede, della fede dei nostri padri ebrei prima di tutto, ma poi certamente in pienezza per quello che riguarda l'ebreo Gesù. E poi quindi anche quando noi teniamo una linea corretta anche per noi, discepoli del Signore. Perché sono appunto verbi della povertà. La povertà che è anche una cosa brutta e difficile e pericolosa, però nella fede è un grandissimo dono. Tutti penso ricorderete che la povertà, in particolare la povertà dello Spirito, è quella che chiede la prima delle beatitudini del Vangelo secondo Matteo, e l'abbiamo incontrata non molti giorni fa. Beati i poveri in Spirito, perché di essi è il regno dei Cieli. Perché? Cos'è questa beatitudine dei poveri? E' la beatitudine di quelli che hanno sempre bisogno, che non sono mai a posto, e quindi che non hanno tutto, e non hanno capito tutto, e non hanno già fatto tutto bene. Sono sempre un po' impertita, e quindi hanno sempre bisogno di non essere da soli. E infatti a questi verbi della povertà, chiedete, bussate, cercate, e avete sentito che verbi vengono di risposta. Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Ma di chi sta parlando? Sta parlando del nostro rapporto con Dio. Per un ebreo, per la fede dei nostri fratelli ebrei, il credente è sempre un perdente che viene salvato. La fede è sempre salversa. La povertà è sempre la comprensione che siamo molto indietro e che abbiamo molto bisogno di tante cose. Allora chiedete, cercate, bussate. È il rapporto con il Signore. Il rapporto con il Signore è il più semplice, il più profondo, però. È proprio questo, comunione dei poveri. È la sua comunione con i poveri. È il suo essersi fatto povero fino alla croce. Proprio per poter raggiungere tutte le povertà. E perché ogni povertà possa venire a sapere di essere visitata. Quei 600 che erano in barca, e ero in mezzo al Mediterraneo, non avevano tanto l'idea che ci fosse vicino qualcuno che li voleva salvare. E però, poi alla fine, le cose si mettono in modo. Perché il Signore, appunto, vuole manifestarsi come il nostro Salvatore. Il Signore ci vuole bene. Una parola molto bella che abbiamo ascoltato recentemente, dice che lui stesso, il Signore Gesù, non è venuto per condannare, ma è venuto per salvare. Ci ricordiamo adesso che lo stesso termine Gesù, il nome Gesù, è un termine della lingua ebraica che vuol dire salvezza di Dio o Gesù salva. Certo, perché Gesù è fondamentalmente il Dio che ci salva. E ci salva in modo radicale, dando la vita per noi. Allora in questo senso, vedete, allora la nostra povertà è glorificata. Perché? Perché è diventata il punto di incontro con il Signore che ci ama e vuole il nostro bene. Persino la povertà del peccatore. Persino la povertà del peccatore. Che ha bisogno, evidentemente, di essere trovato, raccolto, salvato, perdonato, preso in braccio. Certo, anche il peccatore. E quindi il Signore si dedica con tutta la sua potenza a questa salvezza del povero. E questo porta una trasformazione di tutta la vita. Sentite cosa dice andando avanti. Perché chiunque chiede, riceve. E chi cerca, trova. E a chi bussa, sarà aperto. Il nostro incontro con Dio è precisamente questo cercare, bussare, e la porta che si apre, e lui, e viene. Addirittura, nel racconto biblico, è successo il gioco dell'anticipo. Cioè si è fatto avanti lui. E li ha salvati. E dopo loro si sono resi conto, sono venuti a sapere che a salvarli era stato lui. Nella nostra vita, penso che ognuno di noi possa questa sera ritrovare il segno e il senso della salvezza. Perché molte volte, per esempio, la salvezza può essere una persona. Io ero abbastanza convinto, e ne sono tuttora del tutto certo, che due persone che ho conosciuto molto bene, e cioè il mio papà e la mia mamma, loro sono stati proprio l'uno la salvezza per l'altro. Erano anche molto diversi tra di loro. E quello che uno aveva, l'altro non aveva. E molte volte non era semplicissimo subito capirsi per loro. E non sempre facili incontrarsi. E però nel profondo. Sono sempre stati l'uno per l'altro la salvezza. D'altra parte, perché ci si sposa? Ci si sposa perché da soli non si può. Da soli non si può. E perché ha fatto per creare l'umanità l'uomo e la donna? Eh, proprio per questo. Perché ognuno ha bisogno di quello che l'altro è, e di quello che l'altro ha, e di quello che l'altro gli dona. E quindi il testo del Vangelo, questa sera, raccoglie tutto il significato della vita. dove allora la povertà non è più brutta, e diventa la meraviglia di una visita che mi porta, mi offre, quello che io non sono, e quello che io non ho. Se non ci fosse questo, anche l'amore non ci sarebbe. invece l'amore è prima di tutto questo bisogno dell'altro, e questa possibilità di ricevere dall'altro. È la cosa che va più coltivata, va più coltivata, è vero? Perché è il miracolo della presenza di Dio nella nostra vita. Ma poi sentite ancora, chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra, o se gli chiede un pece, gli darà una serpe? Se voi dunque, che siete cattivi, è bello, perché siete cattivi, vero? Perché siamo cattivi effettivamente. Voi che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che glielo chiedono. Ed è quindi, capite, in questo momento, affacciata su di noi, l'intera umanità. È Dio che le vuole bene, e che la vuole assolutamente salvare, e che non vuole che nessuno si perda, e che non vuole mai che un giudizio negativo, stamattina una nostra sorella, a messa, ci diceva, insomma, no, ma questo Dio che condanna, no, non è così. È come quando la mamma diceva, se non, la mia mamma diceva, a me e a mio fratello, se non fate la pace, non venite a tavola. Ma lei non voleva che andassi a tavola, lei voleva assolutamente che ci andassi. È vero? e quindi, certe volte, le cose si dicono proprio perché si vendivichi la possibilità della cosa più buona. Quando la Bibbia sgrida, non è per dire che metà saremo all'interno, metà in paradiso, anzi addirittura, un piccolo gruppetto, in realtà, tutti in paradiso. e quindi, quando dice delle cose severe, la Bibbia, le dice per avvertire, che se ma cosa fai? Eh, ma se non ti metti un po' a studiare, eh, sicuramente, la matematica non la passi, eh, eh, allora, vuol dire che non la passerà, vuol dire che la mamma vuole che te studi un po', che tu lo fai, vuole che fai qualche cosa di più, perché, eh, se no, le cose non andrebbero bene. a tutte le cose della Bibbia, che sono dette come castigo, sono sempre dette come avvertimento, come invito, anche, magari, se voleste, anche come sgridata, eh, perché le cose devono cambiare, eh, e quindi, sempre, la figura centrale della nostra fede, è la nostra povertà, che Dio vuole visitare, la nostra solitudine, che Lui vuole popolare, la nostra paura, che Lui vuol prendere per mano, vuole incoraggiare, eh, e quindi è sempre così, Dio è sempre per la nostra salvezza, è vero, eh, queste cose qui, dell'inferno, del paradiso, possono aver avuto anche una certa utilità, nel passato, ma io credo che, sempre di più, saranno gentilmente, messi da parte, e verrà sempre più davanti, questa compassione di Dio, per ciascuno di noi, perché chi in un modo, chi in un altro, siamo poveri, e quindi, il suo desiderio, di fare del bene, a tutti noi. Certo, c'è il centro di tutto il testo, dice, tutto quanto volete, che gli uomini, facciano a voi, anche voi, fatelo a loro, questa infatti, è la legge dei profeti, lui ci tiene, essendo il papà di tutti, Dio, eh, e tutti i figli, imparino, questa cosa, capito, bisogna che tu impari, a voler bene, bisogna che tu impari, a perdonare, bisogna che tu impari, a far compagnia, è vero, e tutti quindi, siamo a questa scuola di Dio, che è il Vangelo, per imparare una cosa sola, imparare, a volerci bene, perché, quando ci si vuole bene, è la pace, il Signore vuole questo, poi veramente, però, il Vangelo di oggi, finisce un po' in brusco, perché dice, entrate per la porta stretta, perché larga è la porta, è spaziosa la via, che conduce alla perdizione, se non studi l'inglese, ti boccia, Dio sta parlando in questo senso, eh, e molti sono quelli che vi entrano, ah, che guai o che guai, è perché le cose cambiano, eh, le cose cambiano, e quindi, il Signore sa, che ci sono delle dimensioni, della nostra vita, che sono ancora un po' indietro, rispetto a questa pienezza dell'amore, e allora dice, ma guarda, che fai quella strada lì, che è tutta larga, facile, e vai avanti, se ne importa niente di nessuno, ovvero non vai mai a salutare la nonna, ovvero dei 600, che sono là nel Mediterraneo, non ti importa niente, eh, allora va bene, però, è male questo qui, eh, non è la famiglia di Dio, e facentemente, nei millenni, adesso ne sono passati due, è vero, Gesù Cristo, è incaricato, di insegnare, a tutta l'umanità, il volersi bene, eh, mio papà, mi diceva, che quindi, vuol dire, che siamo, alla preistoria, mi diceva, ce ne voranno, di millenni, per imparare l'amore, penso di sì, bisogna aver pazienza, eh, e noi siamo ancora, forse, molto all'inizio, del cristianesimo, però abbiamo già avuto, delle cose meravigliose, come per esempio, anche Sant'Antonio, eh, è vero, e uno ricorda, una vicenda della sua vita, e uno ricorda, un passaggio, della sua esistenza, come vanno interpretate, tutte queste cose, sono la grande scuola, dell'amore, eh, che è la cosa, importante, che bisogna, assolutamente, prendere, per esempio, quando eravamo qui, prima, a messa, no, e si ascoltava, la parola di Dio, ho visto che Massimo, arrivava dalla piscina, non è che fosse un costo, pedagano, sapevo che era andato, in piscina, e poi dopo lui, ha fatto qualche, gratino, dell'altare, perché, è venuto, a darmi coraggio, è venuto, a salutarmi, per me, è molto importante, il saluto, di questo mio fratello, quando, in questi giorni, dorme un po' meno, allora, di notte, ci alziamo un po', ogni tanto, andare a vedere, se dorme, l'altra sera, ne sono andato da lui, era quasi mattina, veramente, lui, lui, riposava, è sembrato proprio, una immagine del Signore, una cosa di una bellezza, infinita, sono i miracoli, e gli sferi, dell'amore, e quindi, certo, ci sono le tentazioni, di fare delle strade, facili, e larghe, che poi però, ci riempiranno, di amarezza, da qualunque strada, sbagliata, ci si può convertire, per una strada buona, e quindi, da Sant'Antonio, questa sera, chiediamo e riceviamo, appunto, un indirizzo, più semplice, e più radicale, lui è stato, bravissimo, a voler bene, è vero, si capisce, che aveva, dietro le spalle, un soggetto, che non scherzava, che era San Francesco, no? E lui si era attaccato via, a San Francesco, e quindi, quando l'hanno fatto, professore, Sant'Antonio, perché era uno che studiava, Sant'Antonio, l'hanno fatto, professore, lui, prima di andare, a insegnare, ha chiesto a San Francesco, gli ha mandato una lettera, con secondo te, posso vogliare insegnare? E San Francesco, gli ha detto, sì, puoi andarci, basta che tu non perdi, la pietà, la pietà, cioè, il tuo rapporto, di dolcezza, con il Signore, e con tutte le persone, occasione buona, per ringraziare oggi, in Sant'Antonio, tutte le persone, che volendoci bene, ci hanno insegnato, che cosa sia, il voler bene. Io sono un po' anche dispiaciuto, per come stanno andando, le cose dello Stato, della politica, per me la politica, è una cosa molto importante, per la fede cristiana, è importantissima, perché la politica, è la dimensione laica, e pubblica, della fede, e quindi, deve essere, una raccolta, di cose buone, buone anche, per chi, la fede non ce l'ha, anzi, è proprio il momento, in cui, il mio fratello, che la fede non ce l'ha, lo riconosco, però, come mio fratello, perché siamo sulla stessa barca, abbiamo gli stessi problemi, e gli stessi pensieri, e abbiamo deciso, di aiutarci. questa sera, nella vostra preghiera, vi chiederei di mettere, questa politica vera, dell'annuncio, della salvezza, del soccorso, dei più piccoli, dei più poveri, chiediamo a Sant'Antonio, che ci dia una mano, per le attuali, difficoltà, del nostro paese, e poi portiamocelo a casa, ultimissima parola, per la donna, consiglio moltissimo, le nostre sorelle, figlie, mamme, di rileggere, quel testo, di San Paolo, è un testo, molto importante, perché ci consegna, la figura, di una donna, piena di autorità, di autorevolezza, proprio nel suo silenzio, nella sua amicenza, se non avessimo, questa presenza, saremmo sicuramente, infinitamente, più poveri, e quindi, si può riscattare, la prima lettura, di quella parola, con qualche considerazione, che quella stessa parola, certamente, vi regalerà, noi, la gradiamo, in modo particolare, per le sorelle, le mamme, le figlie, che sono qui con noi, e anche per tutte quelle, che portiamo, con affetto, nel nostro cuore.