Sì, come vi dicevo all'inizio della Messa, mi sono progressivamente in questi giorni reso conto che questa domenica, che come vedete cede alla festa, cioè la festa di San Giovanni Battista, è considerata così importante da far arretrare, diciamo, il corso delle domeniche e quindi noi oggi celebriamo la festa di Giovanni. Le parole sono dedicate a lui, un po' ho provato a sbirciare in avanti nel testo di Luca, effettivamente, per esempio, la preghiera della Messa, che abbiamo ascoltato prima, si capisce che l'ha liquidato, perché gli dice bravo, bravo, sei venuto a preparare un popolo ben disposto, adesso fai che noi siamo sempre bravi e buoni e andiamo tutti in paradiso. Cioè si perde in realtà la necessità e l'urgenza di quella preparazione, solo che questo non si può. Non si può per una realtà legata alla parola di Dio, alla scrittura. Cioè la parola di Dio pretende di essere sempre attualissima. Quindi se c'è un momento in cui occorre è proprio il giugno del 2012. Non è che si possa dire che andava bene duemila anni fa oppure che andava bene duecento anni fa, ma adesso ormai. La caratteristica della parola del Signore è che questa parola è detta oggi a noi, per noi. Questo è il miracolo carenne che il Vangelo compie. Quindi quando si riesce a rispondere all'appuntamento d'amore che lui ci pissa, e quindi possiamo trovare qualche piccolissimo tratto, spazio e tempo per stare con lui e ascoltarlo, in quel momento noi non stiamo leggendo un libro vecchio. In questo momento, in quel momento noi stiamo ascoltando il Signore che ci parla attraverso quella parola antica e nuova. Questo è il miracolo della parola di Dio. Miracolo che come sapete è anche un riferimento indiretto alla persona di ciascuno di noi. Siamo venuti a messa con pensieri, preoccupazioni, speranze disparatissime, e qui succede un miracolo, no? E cioè che quella parola però che è detta a noi, per noi, è in realtà detta a te, per te, a me, per me. Si capisce che poi la nostra superficialità, la nostra durezza di cuore, pensare tutto quel che volete, ce la fa passar via e noi non siamo capaci di trattenerla. Ma in realtà bisogna che ci ricordiamo che questa è la sua potenza, è la sua aviolità. E quindi non si può parlare di Giovanni Battista che ha preparato la venuta del Signore come dicendo, sì sì, grazie tanto, ormai lui è venuto, quindi c'è più niente da preparare. Assolutamente no. E basta andare un pochino dentro, vedere quello che questo Giovanni ha combinato, per vedere quanto sarebbe necessario che lo combinasse anche oggi. Sostanzialmente sono tre le indicazioni che mi sembra vengano da lui. La prima è il richiamare assolutamente a conversione tutta quella parte del popolo di Dio che ufficialmente è la più a posto, è quella che in qualche modo anche governa, ha delle responsabilità, rappresenta insomma la struttura alta del popolo di Dio, quelli quando vanno da Giovanni si spiegliano una gran strombazzata, perché? Perché il grande problema è che hanno ridotto a formalismo la fede, che hanno tutto chiuso dentro una serie di regole, dentro le quali però non c'è più la persona viva del Signore. e quindi di fatto si sono in qualche modo impadronisti della fede di Gesù, l'hanno fatta diventare una religione di riti, di culto e di leggi, e non è più però un incontro con Dio, che è quello di cui noi abbiamo bisogno. Non è che noi abbiamo bisogno di fare degli atti religiosi speciali, noi abbiamo bisogno che si creino delle condizioni nelle quali noi ci incontriamo con Lui, perché Lui benevolmente, piacevolmente, desidera incontrarsi con noi, oggi con una parola, domani con un'altra, e quindi dobbiamo recuperare a tutti i costi la freschezza, la potenza, la forza sorgiva del Vangelo del Signore. Io mi sono fatto una scortina di Vangeletti perché passi all'ospedale da un posto all'altro e mi dicono ma non è che può darmi qualche cosa di buono da leggere? Dico sì sì, ce l'ho, ottimo, prova a leggere questo. Ah ma l'ho già letto? Prova a rileggere questo, vedrà che è nuovo. È vero, è certo, perché questa è la grazia che ci è concessa, insomma, no? Cioè il potere di riascoltare il Signore dal vivo. E quindi il suo primo atto forte di Giovanni Battista è questa grande censura nei confronti dei capi che non aspettano più niente e che hanno alzi una paura mortale che succeda qualche cosa, è vero, il rischio della chiesa dove sono io, della mia ditta, è quella di essere un po' gattopardesca, è vero, con quella celebre frase del gattopardo quando viene detto a quel principe siciliano bisogna che cambiamo tutto perché non cambi niente, è vero, e quindi dove poi allora tutto è una mistificazione, no? E invece il Vangelo questo non lo sopporta. Il Vangelo addirittura pretenderebbe di essere sempre al suo incontro con noi la fine di tutto il vecchio e l'inizio di tutto il nuovo, è vero? Pretenderebbe che davanti al Vangelo tutti siamo novizi, bisognosi di essere salvati, poveri in istituto e quindi contentissimi per ricevere finalmente il regalo di una parola nuova, buona, sensata, utile di cui abbiamo tutti un grande bisogno, ma questo mi pare non ci sia dubbio. Abbiamo tutti una vita più grande di noi, una che fa la mamma è una roba da massa come fa pensare di essere capace di farla mamma, però anche uno che fa imprese deve essere piuttosto matto se pensa di poter essere in grado di assumere quello che dovrebbe fare. E così tutti noi, nel bene e nel male, abbiamo tutti una vita più grande e non possiamo vivere se qualcuno non ci dà una mano, no? Allora dice, va bene, no, ma io vado a fare in terra quello là, va bene, e in tante maniere il Signore viene ad aiutarci, è vero? La nostra vita è fatta anche di preziosissime memorie di persone che sono venute a rivestare la nostra vita nel suo senso profondo, talvolta addirittura nella fede di Gesù, molte altre volte invece semplicemente perché hanno incoraggiato il nostro spirito a riprendersi, a riguardare la vita con uno sguardo nuovo, però certe da soli non ci se la cava. La fede per noi è fondamentalmente fede nella salvezza, cioè fede che non mi lasceranno da solo e che qualcuno si piegherà su di me, mi prenderà per mano e mi rialzerà. E se casco verrà a prendermi, e se non sono capace di consolarmi, ci sarà qualcuno che viene a asciugare le mie lacrime. E la nostra fede è questa, è vero? E Gesù è quello che è venuto a portare questa parola. Dunque il nostro Giovanni, che è venuto a preparare la faccenda, dice, allora, bisogna rimettersi per strada, capisce? Bisogna rimettersi per strada. Voi sapete che io ho paura anche della messa, no ormai? Paura anche della messa. La messa è la cosa più importante che ho nella mia vita. Non ho una cosa più importante. È l'occasione della messa in cui molte volte mi capita da dire durante la messa, orco cane, mi piacerebbe creare adesso, perché mi sembra di essere arrivato. Mi sembra che vada tutto bene. Bene, chiudiamola così, no? Ecco, quindi la messa per me è importante. Però della messa, io sono preoccupato. Perché mi chiedo, ma che cosa siamo in grado di capire? Di questi insegni, di queste parole, di questi paramenti? Ah, non lo so. Non lo so. Possiamo chiedere alla generazione di questi radicchietti qua, che la messa voglia dire qualche cosa ancora per loro. Eh, bisogna che siamo attenti. Ma dici, come facciamolo? Eh, bisogna ritornare al Vangelo. No? Mi viene sempre da prendere in giro, se no. Perché quando tra un po' io alzo un pezzo di pane pallido e un calice con dentro del vino, e dirò solennemente, eh, ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Quindi guarda se questo qui è il marzo. Eh, non ha un agnello in mano. C'è quella roba lì. Dietro c'è tutto il Vangelo, capite? Se noi non torniamo a leggere il Vangelo, le cose cadono di significato. Due si sposano, ma poi non capiscono più perché è preziosissimo, che a tutti i costi il più possibile stiano insieme. Non possono capire. Perché? Perché è una cosa nuova, straordinaria, eccezionale. La normalità è che se a un certo punto non andiamo più d'accordo, ci salutiamo, è buona. E' solo il Vangelo che può darmi delle ragioni, delle luci, dei motivi, dei regali, per cui, sì, sì, va bene, faccio anche fatica, però ci sto. E quando uno si ammala troppo gravemente, eh, io molte volte, devo dire, lì in certe camere di rialimazione, ore, ore, giorni, giorni, giorni, mi viene da dire, signore, prendilo adesso però. E come facciamo? Eh? Capite? E' solo il Vangelo che può dirci qualche cosa, altrimenti non si riesce a tenere. Non avevo più la possibilità di andare avanti come se fossimo una struttura tutta ordinata che ha tutto capito, tutto a posto, ci sono delle regole da seguire. Non funziona. Dobbiamo ritornare. Allora tutta la preparazione di Giovanni Battista, capite? E' del tutto necessario. La seconda cosa che Giovanni Battista fa, ed è bellissimo, guardate, se dal capitolo 2, andate al capitolo 3 di Luca, trovate una cosa meravigliosa. Perché? Perché da questo Giovanni Battista, che mangia delle cavallette nel deserto, ciuccia solo del miele, un po' un matto, ci vanno anche i matto. E quindi ci va un sacco di gente, ci va di tutto da Giovanni Battista. E ci sono delle tracce di dialogo, dove per esempio ci vanno i pubblicani, che sono dei mascalzoni, dei corrotti, si fanno dar sotto le massette, insomma, una cosa che ai nostri tempi, per fortuna, non succede più, ma allora era molto diffusa, insomma. E allora dice, ma... però colpiti da Giovanni Battista, vanno lì questi disgraziati, e gli dicono, ma noi siamo felici di tangentopoli, ma noi cosa dobbiamo fare? E lui candidamente gli risponde, beh, provate a non pretendere niente di più, di quello che è già fissato. Ciao, ma se che è vero, ciao, eh, cresce, allora come si fa? E però, capite, mi colpisce che loro vadano da lui, e lui risponda. E notate che in quel momento lì, non cita neanche Dio. no, fa un pensiero, un ragionamento, perché mica con tutti si può parlare di Dio, eh? E bisogna certe volte, la strada parla molto lunga, per preparare sto Gesù che arriva. E allora, c'è tanta gente che non crede più neanche nei radicchi, ma neanche io, quindi la preparazione voglia se va fatta. E vanno da lui persino dei soldati, e gli dicono, e noi che cosa dobbiamo fare, i soldati? E lui cosa gli risponde? È un po' anche ironico. Gli dice, beh, mi raccomando, non fate male a nessuno, e accontentatemi delle vostre paghe. Queste risposte piccole, sono molto preziose, eh? Sono molto preziose. Perché quando uno ti presenta il dramma della sua vita, te non gli puoi dire, fai la novena di San Giustino Martire. Perché lui non sa neanche che cosa vuol dire, e non sa neanche che farsi della novena di San Giustino Martire. lo devi poter prendere per mano, e dire, facciamo un po' di stradine insieme, proviamo a fare dei pensieri, dei ragionamenti. La gente, è meglio accoparla o farla vivere, no? Forse è meglio farla vivere. Ecco, piccoli ragionamenti, preparazioni da lontano, no? Anche nei confronti dei nostri figli, oh Dio mio, ma come vive? Eh beh, bisogna che faccia la sua strada. Non puoi metterlo solo davanti a un comandamento. Figurati se la legge di Dio dice ai soldati, non fate male a nessuno, insomma, la legge è sempre molto più seria, molto più impegnativa, ma non è proponibile. devi fare della strada. La preparazione di Giovanni Battista oggi è importantissima, capite? Perché non c'è nessuno che esce da qui, va dentro alla strada, al quartiere, non so, alle sedi, in inque, e attacca discorso. C'è pochissima frequentazione di luoghi impropri, c'è pochissimo segno del Vangelo, là dove per il Vangelo, non ci sarebbe posto. Ma Giovanni Battista ha fatto così, capite? Ha cominciato a prendere la gente da lontano, facciamo un po' di strada, sai perché? Sta arrivando una cosa molto bella, e ci ha impiantato su un pensiero, un ragionamento. La terza cosa bellissima che ha fatto Giovanni Battista, poi andiamo avanti, perché c'è anche troppo caldo. Ogni tanto, mentre parlava, diceva, ma poi crederete mica che sia io qualcuno, eh? Guarda che io, rispetto a quella che dice, sono neanche il degno di legarvi i sandali, però i piedi, non so niente. Regola di vera è che io so niente. E anche questo, secondo me, sarebbe molto salutare. In un'epoca come la nostra, no? Che è così appassionata a costruire dei miti e dei divi, insomma, che siccome magari a meno le religioni ufficiali, ricomincia a ricostruire le magie, insomma, del potere, della bellezza, dei garretti veloci, è vero? Beh, è molto importante che però noi che con il Signore abbiamo fatto amicizia, vero? Rassicuriamo gli altri che mica devono guardare noi per capire il Signore, proprio se no va tutto in faselle, perché noi siamo niente. Noi siamo come gli altri, peccatori come gli altri, dubitosi come gli altri, è vero? Svogliati come gli altri, fragilissimi come gli altri. Ci è capitata questa buona notizia, ci fa piacere quando si può farne notizia. E quindi mi piace, mi appassiona questa Chiesa che si preoccupa di dire ma guarda che io sono niente però, e quello che conta è lui. Mi piace questa Chiesa, il pensiero di questa Chiesa, che lei per prima pensa di doversi continuamente convertire. E' l'unica cosa che mi consente di fare il parco, devo confessarvi tre volte alla settimana, tanto sono disastrosi, e però, vivendo di misericordia e non di giustizia mia, riesco a fellenciare, insomma, abbastanza tranquillo, no? però è certo che sono sicuro di essere il peggiore dei miei parochiani, quindi non c'è mica problema. E' ansia, e' ansia. Voi sapete che Dio, il Dio di Israele, il Dio di Abramo, che però è anche il papà di Gesù, ha sempre amato questa cosa, cioè farsi vedere attraverso il piccolo, no? Per esempio, gli occhi di tuo nipotino, è vero che si sa che tutti gli altri bambini sono bellissimi, ma nessuno è bello come tuo nipotino, no? E gli occhi di tuo nipotino hanno il linguaggio di Dio, come il volto della donna che ama, ma anche con un piccolo segno di consolazione, quella volta che stavi male e uno ti ha stretto la mano, perché Dio ama sempre raccogliersi nella piccolezza e nella fragilità. Tirar su dei gran segni per Dio dice Dio vedi com'è grande, così facciamo qualcosa di grande anche noi. Sì, così andate a finire che in Campania su quattro chiese sono andate giù quattro e le chiese vanno giù prima perché sono troppo grandi, capite? Sono un po' fragiline perché sono troppo grandi e le strutture troppo grandi sono più esposte, tutte terremotate che sia il momento in cui dobbiamo scoprire che la chiesa non è fatta di sassi ma è fatta della gente, della carne della gente, dei pensieri della gente, delle sofferenze della gente, degli errori di noi che siamo la gente. per una visita straordinaria, improvvisa, per una parola che anche questa mattina diventa pane perché tutti possiamo non solamente ascoltarla ma anche lucrircene. Allora, ringraziamo Giovanni Battista che è venuto a farci visita questa mattina. Grazie a tutti.