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XXIIDomenicaTO-Giovanni_Nicolini-20120902.mp3

Data: 02/09/2012

🗣️ Lettura Vocale Testo:

Testo dell'Omelia

C'è molta gente in piedi e mi dispiace, forse su c'è qualche posto e poi in ogni caso forse nella cappella. Grazie. Grazie per noi il segno di tutto il bene che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere da questa famiglia di fratelli e di sorelle e dalla paternità di Don Giuseppe Dossetti. È stato lui che ci ha introdotto nel dono di Dio. Ed è stato questo dono della parola che ha assegnato profondamente la nostra vita. Venendo da altre terre, da altre chiese, io ho trovato in questa chiesa il segno di questo primato. Erano i tempi del concilio e la chiesa di Bologna ha avuto un ruolo assolutamente primario nel concilio. Anche se ancora la storia non è tutta esplicitata, ma gli appi del concilio sono ormai pubblici e quindi queste cose si possono pian piano ritrovare. E' da questa chiesa di Bologna che è partita all'ispirazione privilegiata intorno al centro e alla fonte della parola di Dio e della divina liturgia. Parola di Dio è liturgia perché oggi nella prima lettura che abbiamo ascoltato dal libro del Deuteronomio si dice con molta chiarezza che ascoltare questa parola e invocare il Signore è la stessa cosa. E a noi è stato insegnato appunto che questa parola non si legge come un libro, come tutti gli altri libri, ma la si prega. E pregare è per un ebreo e quindi anche per un cristiano prima di tutto ascoltare. E quindi la preghiera è accogliere l'invito del Signore Gesù e ascoltarlo. Noi qui cerchiamo sempre di ricordare che quando un testo della Bibbia sembra un po' troppo difficile, la prima cosa da fare è che bisogna chiedere a Gesù di essere lui a leggercelo. E se lui ci legge la parola di Dio, tutto diventa più semplice e luminoso perché lui, Gesù, la illumina con la sua persona e con la sua opera pasquale e con la sua parola buona per sempre. E quindi, dicevo, è la festa della parola. Con una piccola ironia che permettete alla mia estettosità di sottolineare, è vero perché tra le grandi norme che vengono date tra il libro del Deuteronomio e la lettera di Giacomo, si raccomanda che a questa parola non si tolga e non si aggiunga niente. Quella lì va bene. Ed è difficile trovare una domenica invece in cui la scrittura è tutta più zoppiccante perché fa continuamente dei salti e quindi rinuncia a delle parole, ovvero bisogna aggiungerne delle altre per renderla comprensibile. Insomma, c'è della strada da fare. C'è della strada. Però noi questa strada da molto tempo la percorriamo, è vero? Nella grazia di ogni giorno, nella grazia della ferialità. Tutta la Bibbia, versetto per versetto, capitolo per capitolo, libro per libro, la parola di Dio, che scende e ci visita. E c'è già come oggi, dono perfetto, che scende dall'alto. E certo, ogni giorno, è vero, in queste domeniche l'abbiamo più volte ritrovato, usciamo dalle nostre tende, andiamo nel deserto della nostra vita, dove dobbiamo fare la camminata di un giorno, e lì il Signore ha preparato quella farina bianca che scende dal cielo, il pane del cielo, la manna, che è una parolina che vuol dire dall'ebraico, ma che cos'è? E' vero e tutte le mattine troviamo questo dono di Dio, davanti al quale noi chiediamo, ma che cos'è? Perché non è che così come siamo, siamo in grado di intenderla. Siamo in grado di intenderla solo se Lui la illumina. Ma d'altra parte, anche questa farina bianca, che vuol dire che cos'è, rivolge a noi la domanda, al mistero della nostra vita, alla fatica delle nostre prove, al mistero dei poveri, a tutti i nostri fratelli piccoli, ammalati, a tutti i nostri carissimi amici atei, che hanno preso in questi anni grande attenzione, grande interesse per il mistero della parola di Dio. Ha quindi un dono che si dilata infinitamente a partire da questo piccolo cammino quotidiano. C'è chi può farlo insieme, c'è chi deve farlo da solo, ma certo questa storia ci ha radicalmente segliati. E quindi sempre di più abbiamo scoperto e riscoperto, e abbiamo ancora l'impressione di dover tutto scoprire, il grande tesoro del Vangelo. Bisogna portare tutto lì. È necessario questo. Ed è necessario allora per questo, anche in tono sottilmente polemico, delle parole che Gesù oggi rivolge, che ci sono state consegnate, in risposta a preoccupazioni di legami tradizionali, di osservanze. E il Signore è molto severo con queste cose. Ogni ultimi mesi ho provato un po' a fare attenzione, ma nei suoi discorsi è incredibilmente largo lo spazio che lui dedica per contestare. Per contestare, dire, ma siete troppo sicuri che bisogna fare così? Ma siete troppo sicuri che questo è giusto? E sotto c'è un'accusa che ogni tanto poi affiora, ma voi però avete sostituito alla parola di Dio delle tradizioni umane, che possono aver avuto anche un certo significato, ma non sono la parola di Dio. E quindi la preziosità del Vangelo in questo momento per noi è particolarmente sfidante, perché in realtà siamo in una situazione nella quale molte cose bisognerà rivederle, e anche gentilmente, ma decisamente, allontanarle. Siamo confrontati ogni giorno con dei problemi sempre più gravi in questa direzione. Ricordavo che un po' di mesi fa, insomma, ho ascoltato un incontro, una riflessione, un dialogo tra due professori di università, uno molto amico nostro, preside anche della Facoltà di Sociologia a Milano, alla Cattolica, e si interrogavano su un atteggiamento considerato tipico dei giovani, che su molte cose, davanti alle regole, alle leggi, alle norme, e quindi questo non si può, questo non si deve dire, questo non si fa, e loro un po' sfrontatamente reagiscono dicendo, e perché no? Questa domanda, che in quella sera è stata interessante, insomma, pungente, è una domanda che inevitabilmente oggi si pone alla coscienza della Chiesa, e più in generale alla coscienza umana. Perché? Perché abbiamo bisogno di ritrovare la purezza del Vangelo. Bisogna ripartire da lì, e solamente da lì. Oggiunque, per questo probabilmente, sarà molto necessario, vero, rivedere tante cose, anche perché bisogna dire che anche cose che sono all'interno della vita di fede, sono ormai per moltissimi, quasi incomprensibili. Per cui io invecchiando, e anche diventando sempre più matto, davanti a tante cose sono sempre perplesso. Mi scrivo sempre una scena capitata qua, perché io ero seduto lì nel terzo banco, e qui entra una classe di catechismo, tutto per bene, con una super catechista, tutti i ragazzi sono davvero ammente bravi, e quando passano davanti a lì, lei comanda la genuflessione, perché là c'è il Santissimo, c'è la custodia dell'Eucaristia, e loro tutti si inginocchiano. Scandalo! Il parroco ci sta male, ovviamente non ho detto niente, però perché ci sto male? Perché su moltissime cose, mi chiedo oggi, ma che cos'è per loro? E come ha significato? Perché non si può far fare dei bambini un gesto semplicemente devoto o deveroso, è vero? Bisogna stare attenti. E quindi in questo senso, la parola del Vangelo che ci viene donata oggi, pone secondo me questo problema molto importante. Bisogna tutto semplificare. Tra l'altro, come sapete, come spesso anche qui ci diciamo, noi preti, anni o non anni di ordinazione, siamo una specie in estinzione, è vero? Voi lo sapete, insomma, no? Quindi sempre di più devono mettere insieme queste parrocchie, insomma, no? E un po' bisogna dire che forse, io sarò già diventato una farfalla, ma la parrocchia stessa è destinata a ritrovare altri volti, è vero? Invece siamo solo noi preti che facciamo le prediche. E questo è un problema. Allora, noi qui in parrocchia, molto vedo San Martini, ieri sera ero nella parrocchia da Sant'Agili, ho sentito anche lì una grande insistenza, è necessario che il più possibile, rapidamente, il Vangelo sia restituito ai battezzati, perché sono il papà e la mamma che possono più di ogni altro, meglio di ogni altro, spezzare il pane dell'Evangelo per i loro bambini. E questa parola deve entrare nel concreto della vita. Perché? Perché qui altrimenti c'è il rischio, pur essendo forse questo il momento più importante della storia umana. Per me certamente lo è, la messa è l'avvenimento più importante, più forte, più potente, più rivoluzionario della storia umana. Però c'è il rischio che tutto si rarefaccia, capite? in una specie di liturgia e la parola resta chiusa come rito al di qua di questa porta. Invece, la parola deve uscire, perché tutto il gioco di Dio è stato quello di donare questa parola a tutti e a tutto. Finché nella pienezza dei tempi questa parola, voi lo sapete bene, sia fatta carne. voi sapete che in quella pienezza dei tempi Dio è diventato un fatto umano? Voi sapete che noi siamo in un certo senso l'inversione delle tradizioni religiose, perché mentre le tradizioni religiose tendono a salire verso Dio, noi siamo i figli di un Dio che è sceso in basso per venire a visitarci. È venuto nella nostra carne, è venuto nelle nostre ferite, è venuto persino nella nostra morte. Il simbolo della nostra fede è un morto, ma questo morto è risorto. E nell'icona che è alle mie spalle, Gesù è così fisso, ma ha gli occhi aperti, perché per lui la morte e in lui è diventato dono della vita. Anche andando un po' per l'ospedale, presi malati, mi capita spesso in questi ultimi tempi di dover dire attento eh, che è proibito morire, non si può più morire, mi raccomando, fare attenzione eh, respingere questa tentazione, questo rischio, non si deve più morire. Dice ma cosa bisogna fare? Non si deve morire. Adesso bisogna regalare la vita. Bisogna dare vita. Come le nostre madri che ci hanno dato la vita e che non hanno risparmiato niente di sé per darci la vita. e noi proprio attraverso le nostre madri abbiamo avuto il primo segno quasi fisico, quasi fisiologico del mistero di Dio. Un Dio appunto che scende sempre di più nell'umanità per donare la vita. il Vangelo è il grande annuncio e la grande celebrazione di questo dono di Dio. Allora, stamattina ho visto che sono pochi i miei parocchiani della parocchia atea, però mi fa piacere che siano qui poi magari il discorso lo riprenderemo anche noi. Ma, e questo è molto importante perché adesso non bisogna più essere religiosi per ascoltare la parola di Dio. Adesso bisogna essere uomini e donne di questo mondo. Per loro è data. E se da una parte il battesimo è il segno privilegiato di una elezione e di un'appartenenza particolare, quando noi battesiamo qualche bambino nelle nostre chiese per dire ricordati che non è che però lui sia figlio di Dio e gli altri no. Lui porta un segno speciale della elezione di Dio perché deve andare in giro per tutta la sua vita e con le labbra e con le mani e con il sorriso e con le lacrime e con il lavoro e con la malattia e con la festa della vita in tutti i modi è chiamato ad annunciare e a testimoniare che tutta la umanità è nella paternità dell'unico Dio e il Padre e che qualunque sia la sua religione qualunque sia la sua forma di pensiero lui è un nostro fratello perché Dio è nostro Padre. Bisogna restituire dunque allora il Vangelo ai cristiani perché bisogna in realtà restituirlo alla gente. Alla gente. Una volta ricordo che uno dei fratelli dei miei fratelli faceva la sostituzione di un professore di religione che era mancato a scuola e gli ha chiesto se poteva andare per un po' di tempo. Lui ci andò lui si sentiva piuttosto inesperto non sapeva cosa fare allora quando si è trovato nella classe una classe anche abbastanza avanzata delle medie superiori dovendo fare una proposta ha detto facciamo un concorso facciamo un concorso di poesia ah bene vediamo chi scrive la poesia più bella e poi dice ma che tipo di poesia e lui ovviamente pronto poesia d'amore bisogna fare un concorso di poesia d'amore e lui un po' allitterando ha fatto in modo di vincere il concorso perché ha trascritto il testo dell'ino all'amore dell'apostolo Paolo nel capo 13 della prima lettera ai Corinti una grande poesia d'amore e senza sapere che era Bibbia che era tutte queste storie ha preso tutti i voti di tutti e perché? perché questa parola di Dio è la più bella parola umana che si possa ascoltare per poi comunicarla per poi dirla allora non dobbiamo avere paura del futuro anzi devo dire che l'unica cosa che mi cerca un po' dell'essere vecchio è che secondo me i tempi che abbiamo avanti saranno molto interessanti io sono nemico e avverso di tutte le Cassandre che pensano solo a dei futuri è vero catastrofici io penso che invece sarà un futuro molto molto interessante è vero vi ricordate che noi ci siamo permessi di fare una congiunzione un po' irriverente ai giorni in cui ai nostri fratelli molti di loro sono presenti qui oggi ai nostri fratelli del terremoto della campagna là di San Martini è vero erano tutti catapultati fuori dalle case con tutto distrutto eccetera così è vero e maliziosamente perché io sono una gran caroglia ma in quegli stessi giorni è vero avevo notato che c'era un po' di terremoto anche nelle aule e nelle sale dei palazzi vaticani è vero e sono coincisi due terremoti e si diceva Dio mio ma due terremoti ma due disastri ma nessuno dei due era disastri perché l'agenzia della campagna quella che qui questa mattina ospita d'onore fra di noi ha scoperto che quel terremoto era anche una grande riscoperta dell'affettuosità ecclesiale e quando vanno giù le chiese le chiese diventano le persone e quando di fatto le liturgie si devono semplificare diventano una tavola affettuosa dove ci si riunisce insieme e si capisce che un pane spezzato e un calice divino è veramente dono di Dio non sono terremoti sono linee di evoluzione adesso speriamo che prima dell'inverno le case si possano un po' rimettere in piedi ma credo che tutto quello che sembrerà anche per un certo momento sta cadendo allora non c'è più è doloroso abbiamo perso quella tradizione abbiamo perso no no non lasciamoci trascinare nella malinconia se ci teniamo saldi nel Vangelo vedremo che tutto questo farà risplendere sempre di più la perla preziosa del mistero di Gesù questo lo dico anche perché anche delle nostre famiglie c'è evidentemente chi dice di andare in chiesa chi dice che non ci va più è vero ci sono quelli che dicono che ci credono e quelli che non ci credono è vero ma tutti tutti noi e tutti gli altri abbiamo bisogno semplicemente di riconoscere la persona del Signore pensate che io arrivo neanche a pretendere che esista è vero dice ma per me Dio non esiste dico ma hai conosciuto te Gesù o se ho qualche cosa del Vangelo ho letto e ti è simpatico eh sì mi è molto simpatico bene buona basta così basta così dice ma se è tutta una fiaba eh ma le fiabe sono importantissime molte volte sono quelle che cambiano la vita e io so che non è una fiaba e io sono venuto con voi questa mattina a nutrirmi di lui del suo corpo del suo sangue e quindi certo noi siamo in una piedezza del dono di Dio è vero si capisce però ha consentito al Signore di farsi più piccolo accanto ai più piccoli e di ricominciare con tutti una storia nuova altrimenti saremo condannati perché anche nelle vicende di ogni giorno avete visto sul giornale ci sono sempre delle questioni si può non si può che cosa dice la Chiesa e la Chiesa è un po' impaurita quasi sempre dice che non si può è vero perché quando eravamo ragazzetti era proibito pensare che si potesse andare a ballare alla Perla Azzurra che era una modesta balera ai confini del villaggio del paesotto dove andavamo le scarte è vero perché nell'incertezza della situazione alla fine le mamme preferiscono dire di no ma non si può dire sempre di no anche perché San Paolo ha scritto che in Gesù tutto è diventato sì allora noi dobbiamo ritrovare la perna del Vangelo perché tutto finalmente dica il suo sì perché c'è un posto per tutti sapete voi lo sapete bene voi che nelle vostre famiglie un posto ai vostri figli lo date e lo date a tutti i vostri figli e anche distinguendo che questo qui va in un modo e quest'altro va in un altro anzi come sempre ci ricordiamo per quello che va meno di tutti gli altri il posto è ancora più atteso più bello più caldo perché è denso della nostra speranza dunque io dovrei ringraziarvi per la festa di oggi e vi ringrazio anche se mi pare che sia stato un po' esagerato inutilmente però è anche questo sottilmente ironico perché di solito non si fa festa ai quarant'anni di matrimonio è vero ma è difficile arrivare ai cinquanta quindi avete fatto bene in questo senso siete stati sanamente prudenti quindi avete fatto bene a fare la festa io non ci arrivo bene stamattina a questa festa perché in questi ultimi giorni il Signore ha disposto una cosa che un po' sospettavo ed è proprio arrivata è vero e quindi cosa sono arrivato che sono arrivato a ieri sera e poi a stamattina e di questi quarant'anni io ricordo solo i guai che ho combinato e poi di tutto il bene che non ho fatto e tutto il male che ho fatto e anche come queste persone abbiamo dovuto pagare il mio male e così ci sono arrivato con timidezza insomma ho detto al mio confessore e voglio confessare pochi minuti prima della messa perché se no siamo già di nuovo nel guaio e quindi ci arrivo un po' così un po' attaccato a un salvagente insomma che però ha un risvolto e con il quale vi saluto e andiamo avanti e cioè io non sono stato capace di fare il padre non sono stato capace di assumermi la forza la paternità d'amore e non sono stato capace e tra l'altro in questi decenni prima il mio papà poi la mia mamma hanno fatto la loro Pasqua e poi Don Giuseppe ha fatto la sua Pasqua e poi l'altro ieri il Cardinale Martini che per me è stata una persona molto importante che mi ha fatto del bene in modo grande vivo è vero sapete io l'ho conosciuto la prima volta perché un professore dell'università che doveva farci un ritiero spirituale si è ammalato e ci ha detto ma però andiamo avanti lo stesso perché è appena arrivato un bravissimo professorino italiano che ha fatto tanti studi e veniva dalla Germania e lo fa lui ed era Carlo Maria Martini e per quattro giorni ci ha spiegato la preghiera del Padre Nostro da allora questa conoscenza è continuata fin verso la fine fino a un incontro che ho fatto con lui sulle scale della via che conduce dal sepolcro a Porta Giaffa e andava piano piano piano piano e aveva anche il volto segnato perché era caduto e si era un po' rotto e mi diceva io sto arrivando al congedo è vero anche lui ha fatto in questi giorni la sua Pasqua di tutto questo e soprattutto di voi qual è per me l'esito finale che io non sono stato capace di essere vostro padre ma che mi sembra a questo punto di essere capace abbastanza capace di essere vostro figlio e quindi per me questa non è la festa della mia paternità questa per me è una festa della mia figliolanza e io vi rendo grazie con tutto l'affetto per come siete per me il segno della paternità e della maternità del mio Dio e del vostro Dio grazie a tutti