Tentiamo di fare un passaggio delicato nel nostro cammino. Signore, ci ha fatto compagnia in tutto questo primo capitolo del Vangelo secondo Marco. Mi pare che oggi ci sia un invito da parte sua, anche probabilmente a superare un'obiezione, ma credo soprattutto a concentrare la nostra attenzione. Vi citavo prima il fatto di essere stato prima, stamattina messa in carcere, lì il Vangelo si capisce bene. Perché noi siamo tutti un pochino prigionieri di una teologia e di un catechismo non sempre vicino al Vangelo di Gesù, non sempre vicino a quella parola che ha preparato per secoli la sua venuta nella fede dei nostri padri ebrei. E quindi molte volte c'è un'obiezione che ha un suo certo senso. L'obiezione può essere quella di chiedergli come mai hai fatto le cose così male. Potevi farne meglio. Soprattutto potevi far meglio lui. Com'è che permetti questa crudeltà e questa violenza e come mai c'è questa disgrazia? se Dio è perfetta, le cose le deve fare perfette. Perché non le ha fatto perfette? Non c'è una risposta, eh? Non c'è una risposta. La si può un pochino trattare, forse. Ma soprattutto bisogna entrare in quella che è la struttura profonda, la mentalità spirituale, diciamo così, degli ebrei. E questo è necessario perché Gesù è un ebreo. Ho un po' impressione, pensare che ne abbiamo uccisi tanti, però, eh, per fortuna, adesso forse ce ne siamo un po' a colpo. E dire che Gesù è un ebreo vuol dire che necessariamente dobbiamo togliere la struttura anche della sua umanità. Ora, a un ebreo si è mai in mente che Dio abbia fatto le cose a puntino, tutte tirate. Non ci pensa mai. L'ebreo vive la sua storia, sa che non bisogna credere negli dèi, sa che ci sono un sacco di balle inventate, di idoli, di divinità, di... Voi sapete che per un ebreo è preferibile essere ateo piuttosto che rischiare di essere idolato. E quindi di adorare perché non deve essere adorato. Per esempio, la patria, oppure, non so, forse qualche pazzoide, il Milan, no. Oppure, in termini forse un pochino più preoccupanti, i quadrini, la carriera, il piacere. Perché? Che cos'è un idolo? Un idolo è una potenza, una forza, una presenza che, pian piano, forte forte, esige da te, l'adorazione. E l'adorazione è così? E' spendersi la vita, sì, può, vivere per quello. Mi ricordo che io, papà, mi guardavo che lavoravo molto, però si diceva sempre, ricordatevi che non siamo mica dati per lavorare, è vero, e che non viviamo per lavorare, viviamo per vivere. Ecco, è vero, e lavorano una cosa importante, ma se diventa un idolo, no, non va bene. Un ebreo su questo è molto semplice, molto, molto, molto. E allora in tutta questa faccetta, chi è Dio? E' Dio, per loro, è quello che li salva. Ecco, per loro Dio li salva. Loro l'hanno conosciuto nella schiavitore giziana, è lì che si è cominciato, eh. Non è il primo libro della Bibbia, è il secondo, ma il libro della Genesi, Creazione, è venuto dopo da parte di Dio, come rivelazione alla fede di questa gente. Ma la conoscenza che loro hanno fatto è stato il fatto straordinario di una liberazione, di una salvezza. erano schiacciati dentro a un sistema prevalentissimo, tra l'altro idolati, no? Il profeta Isaia c'è un bellissimo versetto che dice il Faraone è una divinità. Il Faraone, giunge la seconda parte dell'Esa, è una persona come Dio, è un uomo. Però il sistema durissimo è Dio, li ha liberati. E loro l'hanno conosciuto Dio come liberatore. Pensate che ce l'hanno talmente dentro, e quando poi pensano alla creazione e commentano la creazione, loro commentano tutta la creazione ancora sempre nei termini della salvezza. Per esempio, sono al mondo. Eh, fatto notevole, uno scopre che è stato al mondo. Dice, sì, mi ha salvato dall'inesistenza. Ero nella inesistenza, non cielo, e lui da questo mi ha salvato. E mi ha regalato la vita. Poi, mi ha regalato gli occhi di mia madre, ma mi ha regalato il cielo. E quindi anche tutta la creazione è stata fatta da Dio per il mio bene, per tirarmi fuori, dal grigione, dall'oscurità, e mi ha portato dentro. Tutto per un ebreo è sempre liberazione, è sempre salvezza. Per cui in lui non c'è l'obiezione che Dio ha fatto male le cose indietro. Ma c'è la necessità che Dio faccia bene le cose stamattina. Perché? Perché ne abbiamo bisogno. Perché abbiamo bisogno di essere aiutati. Perché la vita è più grande di noi. È più difficile delle nostre capacità. Esige più forza di quello che abbiamo. Sia nel bene che nel male. Eh? Anche nel bene, eh? Anche nel bene. Come puoi pensare di avere parole e carezze di sapienza, di verità, di pace da consegnare ai miei figli? C'era fremata, no? A fare il papà l'amore. C'era fremata. E tutta la nostra vita sempre è più complessa di quello che siamo noi. E Dio è il mio amore. È il mio amore. Chi ne è perdita? Dio mi ha salvato. E' su questo che bisogna mettere l'attenzione. Fare delle speculazioni per come avrebbe potuto creare. A questo punto è un po' perdere tempo. Siamo dentro al problema. Siamo dentro nella marea. Hai trovato la donna del tuo cuore, ma ti senti molto piccolo. Nell'ipotesi di poterla inericare e raccogliere e custodire. E rientirla dalla tua riconoscenza. Ci vanno su quel pace. Sono rozzo, sono violento. Nelle cose piccole, come nelle grandi. Nelle cose di luce, come nelle notti difficili. di questo abbiamo visto. E questa mattina abbiamo ascoltato un pezzettino del libro di Giove. E' interessante. Perché? Perché la storia di Giove incomincia che questo Giove è una persona super fine, super brava, intelligente e anche piena di fede. E siccome il Diove sta sempre vicino a Dio per parlare di male di qualcuno, Dio per tenerlo lontano dice, guarda Giove come bravo. Vedi che bellezza. Ogni tanto se lo mette riesce anche l'umanità. Non è sempre un fallimento. Giove è super. Giove dice, sei, è super. Gli hai dato tutto. Gli hai dato i quattivi, le donne, i figli, i campi. E anche sapienti, e anche voi, o anche io. Ma hai provato a provarlo? E allora il libro di Giove incomincia a dire che Dio accetta questa cosa. Dice, ma bene? Dato. Mettiamolo alla porta. Tra l'altro il diavolo non si accolteva di una roba. Mi vuole sempre di più. Dalla fine questo Giove è immunitizzato. Vanno trovando degli amici per consolare. E per consolare gli dicono, ma senti, probabilmente è successo che sei una brava persona, però hai combinato tre o quattro stupidate, e adesso pigli. E tutto il libro è la di te. E' vero che Giove fa della sua vita. Della sua vita. No, no, no. No, no. No, no. E' che di fatto adesso si è messo così. E quindi il libro termina con Giove che rivendica la sua innocenza. e quindi smettila di dire che ti stai male perché hai fatto del male. Che siccome, non so, bevevi, adesso ti ho fatto il caldo. Perché... smettila, smettila, smettila. Perché non è così. E Giove introduce nella esperienza religiosa dell'umanità il tema tremendo del male. che è un problema tremendo. Tra l'altro, non ho visto stamattina nessun mio amico altro che ha messo, ma... è interessante perché nel mio dialogo di amicizia con loro questa cosa qui è stata molto forte. E ciò che anche un ateo si trova davanti a un mistero. e del mistero del male. Perché oltre a un certo punto il male diventa un mistero. Cioè... No. Perché ci sono tanti poveretti? Perché intervessi e il capitalisti. Allora, un buon religioso marxista, frate marxista, dice... eh... basterebbe fare giustizia, no? Però, non sempre tanto il male ci ricolpisce. E anche tu questo lo sai, no? Cioè che a un certo punto c'è un male per il quale non puoi dare la colpa a nessuno. Neanche a te. Ma neanche a nessun altro. E che cos'è? Il male è quello per cui Dio è venuto in mezzo a noi. A salvatareci. Ma porto chiama. Ma se faceva le cose dritte, non c'era il problema. Lui stava là e non si scomodava. Noi stavamo qui e non ci scomodavamo. È vero? Com'è che ha fatto questo disturbo? Noi stavamo qui. Perché se fosse così, noi non saremmo qui. Perché non avremmo bisogno di venire qua. Ma forse tu non avresti vicino quella donna nella tua vita. Perché non avresti bisogno di un'altra persona per vivere bene. Se tutti funzionassimo come degli orologini svisceri, non so se funzionano ancora così bene come nei miei tempi, però nessuno avrebbe bisogno di un'altra. Noi è interessante questo perché siamo un po' dentro a questa cultura, eh? A questa cultura tremenda. E cioè che l'ideale è aver bisogno di nessuno. E quindi devi essere autonomo, devi imparare l'inglese, devi vincere il concorso, devi andare, poi ti prendi la casa, devi andare, devi andare, e così non hai bisogno mai di dire, fai capare, ferma. E loro, per esempio, perché sono signori che non conoscono, ma vogliamo, non avrebbero bisogno di nessuno dell'altro. Invece per fortuna ne abbiamo bisogno. Per fortuna ne abbiamo bisogno. Perché altrimenti che cuore avremmo, che passione e amore avremmo, che pianto e che sorriso avremmo. Non ci sarebbe niente di cui piacere, niente di cui ridere, niente di cui appassionarsi, niente in cui sperare. Certo, niente di cui soffrire. Certamente. Ma invece c'è tanto questo. Perché senza di te io sono povero. Intanto non venivo al mondo da solo, ma qualcuno mi ha fatto vedere. E poi c'è la sanità trafila, la mia maestra di seconda, il mio capo Lupetti, è vero. E poi via via le persone. No? Anche via le persone. Anche le persone del nostro passato. Anche le persone del nostro passato. L'altro ieri ero a defetto dove fare delle chiacchiere a Bergamo con un sacco di gente e dicevo che le sovi. che questa sera non la vedrò. Perché ho una vecchia a Bergamo. Che moltissimi anni fa stavo nella mia stessa città e un po' insomma siamo stati insieme. e abbiamo fatto anche l'università e poi alla fine le nostre strade si sono separate e però abbiamo mantenuto un affetto insomma. Dicevo tanto che se vado a Bergamo con un'avventura mi dispiace. Dico una giochezza per dire la vita è piena di appuntamenti preziosi, è piena di memorie. Tutto questo che cosa dice la tua non solitudine? La tua non solitudine. La tua non solitudine. Dice forse anche la tua infermità? Eh, forse sì. Dice anche il fatto che non sai né cosa e hai bisogno di sapere. E forse dice anche la tua paura? Sì, dice anche la mia paura. Il dibattito che c'era l'altra sera a Bergamo è sul problema della paura. E si stava fuori che ci sarebbero due soluzioni. Un'altra persona che parlava accanto a me e lui sostanzialmente sostiene che per non aver paura hai bisogno di fare coraggio. E io penso che sono qui fuori. Penso che per non aver paura bisogno di che ci sia. Bisogno di che ci sia. E anche in un passaggio difficile della mia vita se posso mettere la mia mano nella tua mano. Dice, faccio. E mi pare che questo sia un po' il segreto di Dio. Un pochino, l'ho un pochino spogliato di Dio stamattina, non voglio farlo insomma, perché a me si venga pure i suoi segreti, i suoi pensieri. Ma sempre di più ho visto questo. E quando ho letto nel Vangelo che Dio è amore, allora mi passa di capire qualche cosa. E quando poi, in un passaggio straordinario della grande lettera di San Giovanni, tutta dedicata all'amore, quando dice che chi è nell'amore, qualunque sia il suo pensiero, la sua vita, la sua situazione, e in quel momento lui è il Dio. E chiunque l'ama esprime Dio. E lì, allora capite, mi passa di arrivare davvero al punto focale. Però a questo punto capite che le cose cambiano. Per cui Dio non è una roba da meditare. È una roba di cui ha per bisogno di ricordare. Perché quando ci sento io sono in faccia. E la preghiera incomincia dicendo, vieni a saltare. Per cui il progetto della vita non è la camminata da separatista. Che il progetto della vita è la città di Capatao, di cui si parla oggi nell'angelo. Una città di confine, quindi piena di ebrei ma anche di stranieri. Piena di gente con la fede ebraica ma piena anche di altri dei. Un guazzobuglio di una città. Hanno una cosa in comune. Sì, sono tutti poveri. Non ricordi, eh. Anche piedi dal pescatore. C'è la campagna sicuro. C'è la casa, anche la suocera. Insomma, vuol dire che c'è anche un pescatto carattere. Insomma, no. Sopporta la suocera. Quindi, insomma, non è così. Però nell'initi, per cui, quando si sa che c'è lui, dicono, oh, è arrivato quello là, eh. E l'abbiamo già incontrato nel bacione. E l'angelo dice, stamattina, che a un certo punto lui, e questo è significativo, eh, esce dalla sinagoga. Esce dalla sinagoga. E allora va in casa. In casa di Pietro. Vedete? Gesù è Dio che esce dalla sinagoga e viene a chiusura. non sei tu che devi andare nel luogo sacro. Perché è lui che invece viene nella tua fatica, nella tua impurità, nella tua lussuria, nella tua gallezza, nella tua... Perché sei? E viene lui da te. Non c'è l'andare nel luogo religioso. E propriamente non c'è un luogo religioso. Gli ebrei hanno fatto il tempio, ma il tempio più importante per loro è stato sempre l'appuntamento di festa. Quando ci vediamo, ci vediamo il 25 dicembre, metti su un albero qui. Io metto su un albero qui. E quando è Pasqua quest'anno, il diacolo mi pare che qualche domenica fa, ce l'ha detto, la Pasqua, il Saranno, il Giotto. Sono gli appuntamenti di Dio, sai? Gli appuntamenti che Dio ha fissato per la tua vita. Te li ricordi? Sì, me li ricordo. Me li ricordo. E sono contento di ricordarli. Il giorno del mio battesimo me lo ricordo. Me ne ho battezzato 11 giorni dopo che andavo. Ma il giorno della mia prima comunione me lo ricordo. E quando andavamo in schettini sotto il porticato di casa, mi ho ricordo. E quando ho fatto l'esame di quinta, e poi si faceva l'esame di ammissione, non mi ricordo di me. E la signora Bertellini che in prima media, che è inspirizzata dalla presto, perché a Natale eravamo già arrivati in Natino all'Agnativo Assoluto, e i bambini così. Una vita piena di appuntamenti. e oggi, anche oggi, un po' inaspettato quello del caso. E quindi però qualcuno, Giuseppe è dovuto andare messa a Calamosco, la loro mamma oggi sta molto male, quindi siamo molto preoccupati. Francesco ha fatto una cosa a dirla messa a San Martini. Una giornata importante, una giornata importante. Sono state giornate belle e le sono trascorse sicuree. Ecco, perché questo è il cuore della vita. sono gli appuntamenti d'amore. La scuola non funziona bene perché non è un appuntamento d'amore. Ho visto che l'ospedale molte volte è superiore alla scuola. il carcere è un posto molto, molto, molto. Perché è come se non ci fossero appuntamenti d'amore. Però se tu fai una visitina, se vuoi puoi andarci, ci troviamo in modo di fare un po' di volontariato. E allora chi è dentro del carcere fa una domandina. Gli si dice fai una domandina e lui scrive una domandina per chiedere che cosa di poter parlare con qualcuno. Allora tu ci vai, non mi conoscevi, ma lui è contento perché qualcuno può incontrare uno sguardo a parlare con qualcuno. Addirittura si stabiliscono delle amicizie preziosi perché tornerà a trovare, sì, sono trovati. e dopo ha altri che ne vogliano di dire ma chissà se mi farebbe piacere avere un orologio visto che non ce l'ha e gliel'ha importato. Ma è stata una gran roba, eh? E' così. La vita come dei grandi appuntamenti d'amore fino a permettermi di dirgli ma poi perché sono qui stamattina? Dico perché ci sono io. Perché ho bisogno di essere amato. E perché ho bisogno di essere amato. Perché ho bisogno di essere pardonato. E poi? Perché ho paura della mia vecchiaia. E poi? E' perché non sono in pace con quella persona. Sì. Ma ci siamo detto niente. Sei un uomo. Allora sono venuto qui perché sono un povero. E perché sei venuto qui? Perché qui noi celebriamo la bontà di Dio e il suo amore per noi. Il suo amore per noi è più forte della mia coscienza e della tua coscienza. Perché adesso nella mia coscienza e forse nella tua c'è che avremo proprio sbagliato. Ma noi siamo in un posto di cui ci viene detto ma io ti voglio bene. Chiunque tu sia, qualunque sia la tua città, io ti voglio bene. Noi siamo qui per questo motivo. Noi siamo qui per assolvere il precetto festivo. Ma cos'è il precetto festivo? Non ha senso il precetto festivo se tu non hai bisogno di essere amato. E se non c'è nessuno che ti vuole bene. Questo appuntamento è per questo. E' per questo che deve essere un appuntamento per tu. E che non ci possono essere delle regole per venire qui. Qualunque tu sia, la tua vita, la tua personalità, la tua storia, qualunque sia il tuo pensiero, se tu sei qui, qui sei bene accorto. E siamo contenti che anche tu sia qui. Ma io non ho la fede. Vi ricordate la risposta del vecchietto Vincenzo, no? Di chi mi raccontava un po' di tempo fa. Che lui aveva detto alla sua dottoressa. Ma quello che conta è fidarsi di Dio. Lei sta avventata che aveva detto, ma io non ci credo. Non sono un altro. E io gli dico, ma non è mica importante. Perché la cosa importante è che Dio crede in Dio. e non ci crede in Dio è anche bisogno di avere la fede. Invece, se si potesse dire, ma non avrebbe senso, c'è solo bisogno di avere bisogno. C'è solo bisogno di sentirsi fuori corda. Sapete? Inadeguate. E quindi, certo, il rischio di non prendere il regalo è quello di non avere bisogno. E' per quelli che il tuo argentino, è vero, due giorni dopo la gente, che lui sognava una chiesa povera. E' scattesa. Perché che senso ha una chiesa che si mette a posto? Allora siamo a posto perché ci sono stati ammessi a boh. E quelli che non ci vanno, eh, beh, poveretti, eh. E noi siamo i giusti e gli altri, eh, beh, beh. No. Non è così. Per fortuna non è così. Per fortuna siamo dei malati sanati. Come la vecchia socia di chi? E' bellissimo che lui entra, la tira su, la guarisce, e lei? E lei si mette a sentire. Posso farvi un tempo? Non c'era, non c'era, non c'era cosa che ho detto. Posso farvi un cavombino? Non c'era, non c'era, non c'era. Non so cosa c'era. Posso fare qualche cosa per te? Che bello, no? Questa riconoscenza. Allora dice che si è spazio la voce della suocera, dice qui del francese. Allora, oh, ma che? Ah sì, sì, io ho la zia malata. Aspetta, io ho un ragazzo che non so come fare. Allora, questa persona qui. Allora gli portarono, dice, adesso sera, tutti i malati e anche gli indemoniati, anche i cattici. sani, che buonalitari, che figli, che buonalitari. Venimo qui che ti porto da una vita. Risultato, siccome ti portano tutti i malati e gli indemoniati, alla sera, davanti alla porta di casa di Pietro, c'è tutta capanna. Bellissimo, no? Bellissimo. Io non ci vado perché sono sano, sono in linea, sono apposta, non faccio niente di malora. Disumano. E quindi la riscoperta della povertà come umanità. E' come un'umanità amante. Cosa sentirete? Che tutti funzionassero se nessuno avesse bisogno dell'Avo. Se non ci fosse mai bisogno di chiedere niente, ma neanche di ringraziare per niente. Se non ci fosse mai la sorpresa di un regalo inaspettato. Se non ci fosse mai una prigionia da una cadera assolutamente non aprinta. Bellissimo, no? Quel passaggio del testo di Giove che dice com'è la vita? La vita a certe volte mi sembra così. Che vado alla sera a riposare, ovviamente non riesco a dormire, e quando è che viene mattina? Poi attacco la mattina e siccome le giornate... e quando è che viene sera? E' il tempo che non passa mai, ha il calcio, il tempo non passa mai. Anche all'ospedale, eh? E' lenta, lenta, lenta, lenta, lenta. Eh? E' già finita. Non si è già accorto, eh? E' spesso, no? Non la finita. Ecco. E su tutto questo c'è la visita del Signore. La visita del Signore che mi rendi tu, con il tuo affetto, con il tuo perdono, con la tua appoglienza. La visita che mi rendi tu, perché hai visto che c'era questo che non andava e hai fatto tu. Stamattina San Paolo dice che lui non è che fa il Vangelo perché è un mestiere, annunciare il Vangelo. Perché se fosse un mestiere, mi darebbero la ricompensa. Invece, lo faccio così, perché Dè, guaglia a me se non dicessi il Vangelo. Dice, ma allora qual è il tuo ricompensa? Quello di annunciare il Vangelo. Pazzesco. Disaspera. L'altra sera, a bed, sì, in casa, ha un regalo immenso che poi ho scoperto a casa. L'ho telefonato all'organizzatore, mi sento assagurato, ma hai letto prima Corinti di domenica prossima? La storia prende il compenso per il Vangelo. Non si può. E' un problema molto delicato il rapporto tra Vangelo e Salve. Sì, ma te però, i tanti amici, ma da me però, tiriamolo un po'. E' delicato il Vangelo. E' delicato. perché il Vangelo deve essere gratis. Deve essere la signorina della tuità di Dio. Per cui bisogna che te possa andare a casa dicendo, ma guarda, guarda, sei ricordato di Dio? Ma cosa c'è qui? E tu? E allora. E quella volta che andarono a casa, hai capito per la prima volta che il Vangelo era detto per te a te, in quel momento il dono della fede ti è stato fatto. Sei entrato nella fede. perché la fede è questa qua. La fede è essere l'interlocutore di Dio. E quindi l'amato del Vangelo. Il figlio al prodigo che ritorna. Il figlio di super buono che non vuole andare in casa. Quello metto morto sulla strada che il samaritano si perde. la fede è quella che il pastore va cercando. Ma se no io. Ha parlato di me, oggi. Ecco. Quando ha parlato di te, allora Dio è diventato il compagno della costruzione. Umile, silenzioso, non ti chiede niente. Sì, ormai. Ecco. E' lo splendore della fede. Certo, capite? Ecco. Allora perché tante buonaspe, perché troppe difficoltà? Perché? E' certo. E' certo. E' sperimentare la potenza della vita. E capite, no? Come allora questo però non diventa, non può non diventare anche una nostra ascia. E' quel figliolo che funziona meglio, no? Eh? Per quella famiglia che viene buttata fuori dalla casa. Perché non ha più i poteri della vita. E' siamo ancora in inferno. E' come facciamo? Come facciamo? Per cui, bellissimo, entri anche tu, in che cosa? Nella trepidazione di Dio. Questo Dio è in trepidazione per i suoi figli, per quelli che non sono perdonati, per quelli che non sono accolti, per quelli che non sono nutriti, per quelli che non hanno il tetto sulla testa, per quelli che è tigli. Per quelli che non sono incontri. Per quelli che non hanno il tetto sulla testa, per quelli che non hanno il tetto sulla testa. di Dio. Il Vangelo è l'amore di Dio, ma è la sua trepitazione. È quel suo ingresso quasi appannoso nella storia. Bisogna fare qualcosa, bisogna fare qualcosa. E dice perché bisogna pregare? Non perché bisogna dire le preghiere. Detto così non vuol dire niente. Cosa vuoi che sia? Dico le preghiere così dopo, mia suocera. Non sono una roba magica. La preghiera è il canto della mia povertà. E quindi è il canto della mia sofflica ed è il canto del mio ringraziamento. Bravissimo, bravissimo, bravissimo. Dio stamattina mi è stato bravissimo. Questo è il cammino, il sentierino, capite, della fede. Però più lo scopriamo, più è detto. Più ne siamo segnitori, più ci rivolgono a dire, non è che soffrire anch'io, no? Sì, posso dire. Ma bisogna fare delle scuole? No, pericoloso. Dio, no. Ma bisogna essere a posto? Eh no, perché dopo un po' ti stupio, perché noi siamo tutti giù di posto, noi siamo una banda di giù di posto, se ti va bene, vieni qui. Ma per fare la comunione non bisogna questo, questo e questo e questo. Odio, mi dico, certo, che se ho un paio di bravi un po' più decenni, per venire a essere a posto, e oggi in queste roche la cravate, però in qualunque condizione ti trovi. L'incomo è preparata per te. E allora credo che Caffarma debba diventare un po' la dozzia. E la cosa che dobbiamo domandare è quello di percepire quanto ci vorremmo e perché siamo venuti. E come quindi non ci sia né di aver vergoglia di niente, né di aver vergoglia per nessuno, se non di quando nella nostra stupida superbia abbiamo pensato di non aver bisogno di nessuno. E di essere primi della classe. Sio, sio, sio. Invece per fortuna c'è proprio fratelli. Per fortuna abbiamo un padre. E per fortuna c'è in mezzo a noi questo nostro fratellio Gesù, che lui ha mandato a diventare il più poveretto di tutti noi, per farci capire che non c'è collocazione dell'esistenza, che Dio non sia capace di raggiungere. dicono di quei malfattori. Però c'è un errore da superare. Perché dicono, insomma, facilmente che uno va in paradiso perché ha detto ricordati di me quando entrerai nel corregno. E lui gli ha detto oggi pomeriggio alle 16 siamo in paradiso insieme a giocare a boccia. E l'altro invece che non chiede niente, no? Per cui anche lì è qua. E' visto? C'è uno che guarda sotto così, che sembra la beata in mente, e l'altro che guarda qui in giù, è vero che sembra per Giovanni che è in corregno all'altro. Ma se ha avuto compassione di quello che gli ha detto ricordati di me, non ce la va molto di più per quello che non ha neanche l'anno di dirgli di darmi una mano. E si sente ormai, fregato. E' il primo che c'è. E' il primo che c'è. E questo è un fatto su. Hai in mente qualcuno che non se lo merita? Sarà il primo che c'è.