Non bisogna pensare troppo male degli abitanti di Nazareth, non ha senso, potremmo pensare molto più vicino, insomma, perché questo rifiuto è poi di fatto sempre avvenuto anche nella Chiesa del Signore. Quindi la cosa va fatta risalire un po' a Dio stesso, insomma, il problema è sempre quello di questa scelta che lui ha fatto per la sua grande impresa, che è stata impedire a cercare l'umanità, prenderla per mano e tirarsela dietro, farne la sua famiglia. E' chiaro che un'impresa grande fa pensare a forze grandi, a grandi preparazioni, a grandi dotazioni, purtroppo addirittura a grandi armate, ma appunto lui ha fatto una scelta diversa, la quale forse non riflettiamo abbastanza e che quindi ci sorprende, insomma. Cosa abbiamo detto che il mio ritardo è dovuto, infatti ho dovuto essere messo all'ospedale? All'ospedale era ancora più evidente, no? Che ci si trova in un luogo di debolezza, e in un luogo che quindi viene considerato di inefficienza, di inutilità, anzi di peso, di fatica, perché nessuno riesce a pensare in termini positivi alla debolezza e alla fragilità. Ma questa è stata la scelta di Dio. Dio per venire a riconquistare tutta l'umanità è diventato uno di noi, un bambino prima e un crocifisso poco dopo, in una sperduta colonia dell'impero romano, e si è fatto peridere da chi ha i piedi della croce, gli diceva, va, se scende dalla croce gli crederemo, altrimenti ha salvato gli altri, ma non è capace di salvare se stesso. Ecco, perché anche questa mattina noi siamo qui a celebrare di fatto questi, a celebrare questa ricerca appassionata che Dio fa di tutte le sue creature, e la ricerca fino alla morte. E vuole essere il più piccolo di tutti, perché nessuno sia lontano dalla sua mano. è un po' il contrario degli imperi del mondo e in ogni caso dei grandi domini, che stanno sopra a tutti, e lui invece si è messo sotto a tutti. Facciamo fatica, no, a pensarlo. Facilmente ci si lamenta delle nostre sconfitte, delle nostre fragilità, delle nostre povertà. Paolo con molta simpatia ci dice oggi nel testo della lettera ai Corinti che anche lui se ne lamentate. Sapete che sono stati scritti fiumi di inchiostro, spesi fiumi di inchiostro, per capire che cosa volesse dire lui quando parla di questa sfina nella carne, e se questo inviato di Satana che lo percuote, ma non ha spiegato che cos'era. E quindi chi dice una malattia, chi dice una nevrosi, chi dice una memoria angosciata della sua vita. Certo, evidentemente, è un problema non piccolo, che lo porta a un certo punto a dire al Signore di allontanare questo problema. deve annunciare il Vangelo a tutto il Mediterraneo, un eroe è poco comodo portarlo con una infermità. E il Signore gli dice basta la mia grazia. La forza, infatti, e questo è il punto, la forza, infatti, si manifesta pienamente nella debolezza. A questo punto è meglio anche forse riflettere un istante su questo, per chiederci se noi siamo proprio sempre lontani da questa esperienza, e per questo, non so, potremmo pensare delle persone importanti per la nostra vita, che sono state decisive per noi. Allora, alla svelta, abbandoneremo quelli che ci hanno dominato, abbandoneremo alla svelta i maestri troppo severi, forse dovremmo abbandonare qualche volta anche certe modalità di persone a noi affettosamente vicino, ma qualche volta forse un po' troppo burbere, un po' troppo eccessive, non so. Ma poi sempre di più nel nostro pensiero, nella nostra memoria, verranno avanti delle persone che ci faranno portare ad una frase. E quella persona mi ha dato proprio la vita. E quindi sempre di più scopriremo che le persone importanti sono quelle che ci hanno amate, ma quelle che ci hanno amate, ricordiamo come persone che non ci hanno fatto beneficenza dall'alto di un balcone, ma che ci sono spese per noi, e ci hanno regalato il loro tempo, il loro affetto, la loro passione, la loro sensibilità. E noi abbiamo ricevuto loro, quello che ci veniva da loro, come un dono straordinario, e ci veniva, fino al punto che qualche volta abbiamo pensato, ma perché fai tutto questo per me? E' detto, non è lontana dall'esperienza umana, l'esperienza di Dio. Semmai Dio, nella persona di Gesù, l'ha rivelato in tutta la sua potenza, talmente potente, questa debolezza di Dio, che ci riuniamo qui ogni domenica per fare memoria della sua croce, perché la sua croce è stata la sua vita data per noi. E siamo qui a ricordarlo, quindi come l'atto supremo della sua potenza, quello che ci salva tutti, e ci salva tutti, a non perdire i confesori severi che abbiamo fatto troppi peccati e che quindi è, ma noi siamo così convinti dell'immenso bene che Lui ci ha voluto, che ci sembra quasi impossibile che ci sarà impedito di essere amati da Lui per sempre, un amore più forte della morte, è vero? È solo una specie di mentalità greta, mondana, restrittiva, è vero? Che assegna il successo alla forza, il grande bene a chi molto può manifestarsi in potenza, e invece una vita da niente per chi non ha niente altro da offrire, se non forse, se stesso. Allora in questo senso l'esperienza di Paolo, capite, è una bella preziosa, perché è come se lui e il Signore si fossero specchiati l'uno nell'altro. E Paolo avesse potuto vedere che tutto quello che pativa, e di cui si lamentava, era di fatto tutto quello che l'era venuto a cercare, è vero? Quando gli aveva detto sulla via di Damasco, ma Paolo, perché mi perseguiti? Perché mi perseguiti? Immaginate un Signore che dice una cosa così, vero? Ecco, e anche tutta la Bibbia, vedete, e poi quindi tutto il giudizio che diamo del mondo, e bisognerebbe che chiedessimo sempre più la grande grazia di vederlo capovolto, per cui, si dica quel che se ne ha voglia, ma tutta questa povera gente che al Sant'Orsola è vero, è lì nella sua fragilità ed è esposta alla morte, e voi sapete che in realtà, direttamente per alcune persone che gli sono vicine, e per le quali stanno dando la vita, e in ogni caso come significato globale della loro vita, quello è un posto importante, è un posto di forza. E ho fatto per dire che forse anche l'omenica prossima dovremmo far tardi, quindi venite un po' a vittarvi, anche voi, perché la messa è là a dieci e mezza, non si può anticipare, si fa corta, ma per quanto un po' ci si piega, poi per il troppo caldo stavolta, in un certo punto, un vecchietto è anche svenuto, quindi ci siamo un po' fermati con la messa, insomma, e quindi le cose vanno un po' per le lunghe. Però quelli sono forse importanti, come sono importanti nella mia memoria, i luoghi delle persone, che di fatto in modo particolare, e particolarmente forse le hanno regalato il loro bene. E quindi quelle che mi hanno incontrato, non nei momenti della mia fortuna, diciamo, o della mia normalità, ma che sono venuti a cercarmi nella mia sconfitta, nella mia fuga, nella mia non fede, nel mio rifiuto, nella mia cattiveria, e quelle persone sono venute a offrirmi quello che avevano di meglio per potermi prendere per mano. Questa è l'esperienza grande che noi facciamo del Signore. Dopo si capisce che c'è una logica del mondo che ci salta continuamente addosso, capite? E quindi, è certo, che poi ritorniamo a fare i ragionamenti più istintivi, però, ormai se riflettiamo nella nostra esperienza umana più profonda, vedremo che di fatto lì ci sono i tesori più grandi della nostra vita. E anche il nostro rapporto che noi abbiamo con le persone che non sono più al mondo, provate a rifletterci, ovvero, come le ricordiamo? Se abbiamo un motivo di ricordarle con riconoscenza, con affetto e al limite con dolore, perché? Eh, perché abbiamo perso un gran bene, perché quelle persone fino all'ultimo ci hanno fatto del bene e ci hanno dato del bene. Allora, perché il Signore Gesù oggi dice che è difficile fare il profese in patria? Ovvero, perché è difficile fare il profese in patria? Perché in patria tutti ti conoscono, tutti conoscono i tuoi limiti e sanno chi tu sei e chi sei, sei niente, no? ma il Signore si compiace di questa debolezza e nasconde nella nostra debolezza tutta la sua forza. Questo è un motivo per noi di grandissima speranza. Per esempio, i padri e le madri, no? Tutti spaventati perché dicono Dio mio, ma che cosa passo ai miei figli? Che cosa posso avergli dato di buono? Eh, anche i nostri limiti, anche i nostri difetti, ma il nostro grande affetto, quello certamente, se no, è vero, era quello che diceva San Pietro quella volta che andava al Tempio e c'era un mendicante che chiedeva le lemosina e Pietro si è fermato e gli ha detto io non ho né oro né argento, ma quello che ho te lo do volentieri. E che cosa gli ha dato? Gli ha dato l'amore di Dio e quello si è messo a saltellare per l'amore di Dio. Perché tutti i miracoli, anche i grandi miracoli, non sono altro che il segno dell'amore di Dio. quando mi è capitato di dover dare una risposta a un lettore che mi scriveva dicendo ma domenica scorsa sono stato ammesso e sentivo di questi miracoli che lui faceva ma adesso non ci sono più miracoli non si fanno più miracoli ma io gli consigliamo di essere prudente perché la mia impressione è che nel tempo il Signore si sia approfondito ai Suoi miracoli e quindi di fatto li ha raccolti tutti è il miracolo dell'amore un miracolo per il quale lui continuamente ci vuole bene e addirittura promuove anche tra di noi il miracolo del nostro volerci bene è vero c'è una mia simpaticissima cugina un po' vecchiotto ormai è vero che è sposata da una trentina d'anni e ogni tanto mi fa una telefonata per dire ma non basta in trent'anni per dire che stare insieme ma no dai che mi vota è che va bene così e sicuramente si vorranno bene fino alla fine e questo è il più grande miracolo che c'è il più grande miracolo che c'è prova ne sia ma adesso andiamo avanti perché è tardi e mi capita qualche volta di conoscere qualcuno che il miracolo dell'amore l'ha avuto poco o l'ha avuto anche niente ma si vede molto si vede molto uno che non è stato amato è in una vita molto più faticosa quello che è stato amato è in una vita molto più ricca di speranza e di pace conclusione la solita abbiamo un grande dito da pagare vero? o no? con tutto quello che abbiamo ricevuto con tutto quello che riceviamo con il fatto che in questo momento siamo qui capito? è già questo che dice tutto abbiamo un grande dito di bene da pagare perché ci sono molti cuori e vicende che aspettano in qualche modo che come il Signore si è piegato su di noi anche noi possiamo accorgersi di loro e fermarci per una carezza nuova sia questa è genial Fußball ciao